Fai sentire la tua voce a lavoro?

Ti capita mai, durante un confronto acceso sul lavoro o durante una riunione, di avere mille cose da dire e voler far valere la tua voce e di accorgerti che invece rimani bloccata e ti ingoi il rospo?

 

Che sia smartworking o lavoro in presenza, mi capita spesso di lavorare su questi temi con le persone che seguo nel mio Percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te.

 

In quei momenti mi raccontano che vorrebbero tanto aprire le dighe e liberarsi finalmente di tutto quello che pensano del collega scontroso o del capo ingiusto e invece finisce che…

 

“tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.

 

Nella mia esperienza professionale, mi sono resa conto che a volte c’è di mezzo l’ansia.

 

L’Ansia è una paura senza oggetto: ti blocca nell’azione mentre dentro di te ti arrovelli a pensare a tutto quello che di catastrofico potrebbe succedere se solo stavolta ti dessi il permesso di agire!

 

Come Valentina (nome di fantasia per la privacy), una ragazza che ha finito da poco il nostro viaggio insieme nel Percorso.

Dopo essere stata messa in cattiva luce da una collega durante una riunione (per l’ennesima volta), Valentina aveva un bel cumulo di rabbia.

Erano tante le parole che avrebbe voluto dirle e che le ribollivano dentro ma, come da copione, era rimasta per l’ennesima volta bloccata e completamente in silenzio.

 

Poi, una volta a casa si era immaginata tutta la conversazione.

 

Doveva sottolineare quello, ribadire quell’altro, chiarire quell’altro ancora… ma di fatto lei, con le sue ragioni e con il suo buon lavoro svolto, era rimasta spettatrice di un brutto film, per altro già visto e rivisto, in balia degli eventi.

 

Se questa situazione non ti è nuova e capita anche a te di rimanere ferma a ingoiare il rospo, voglio raccontarti come l’ho aiutata a ritrovare parole (e potere personale) nelle relazioni di lavoro.

 

Per prima cosa, per liberarti dal giogo dell’ansia, devi allenarti a riconoscere l’oggetto delle tue paure.

 

Che cosa temi davvero che succeda? Qual è la minaccia reale?

 

Nel caso di Valentina,  era rimasta zitta perché “chissà che figura ci faccio? Chissà cosa diranno di me i colleghi dopo? Chissà quali altre scorrettezze potrebbe farmi la collega nei prossimi giorni?”

 

Il primo punto importante del nostro lavoro è stato dare ascolto al messaggio portato da quelle paure.

 

Vale sempre la pena di dargli ascolto.

 

Ma devi fare attenzione: un ascolto di cuore, e non di testa.

Quando ascolti di testa le tue paure, non faranno altro che bloccarti.

 

Se le ascolti con il cuore ti puoi accorgere di ciò che ti importa davvero.

 

Con la mia guida durante la sessione, Valentina si è ben presto accorta che il tema in ballo era riuscire a mantenere delle relazioni positive sul lavoro, che le permettessero di sentirsi al sicuro per esprimere il suo Valore e per essere riconosciuta per la gran professionista che è, competente e capace.

 

Seconda di poi, una volta identificato quello che ti sta davvero a cuore, è utile definire onestamente con te stessa cosa vuoi ottenere da quella situazione.

 

Si tratta di vincere contro l’altro o c’è un desiderio a cui non stai dando voce?

 

Valentina si è resa conto che non era tanto importante “vincere contro qualcuno” ma “imparare a combattere per sé stessa”.

 

Poteva smollare la presa sul far rimangiare alla collega tutto ciò che aveva detto e agire per allearsi con la parte di sé che aveva lavorato duro e tenacemente per garantire risultati di qualità nel progetto.

 

Il terzo punto chiave in questa esplorazione è stato riconoscere che in ogni momento ci sono mille strade diverse che si aprono davanti a noi.

 

Il problema è che siamo abituati a vederne solo alcune perché guidati dalle nostre esperienze e apprendimenti passati.

 

La strada vecchia, conosciuta ma inefficace, era quella di rimanere in silenzio e covare risentimento.

La strada nuova, tutta da sperimentare, era trovare delle alternative, usando la creatività.

 

Quando individui quello che davvero conta per te sul lungo termine (combattere per te stessa), puoi dare sfogo alla tua creatività, che ti permette di vedere le alternative in quello che prima era un vicolo cieco.

 

Dopo aver immaginato tante diverse alternative, Valentina ha scelto quella più adatta per sé, quella che la faceva sentire comoda e al comando:

 

Ritagliarsi un momento di confronto vis-a-vis con la collega, con il preciso intento di dare voce a quello che sentiva, senza nascondersi dietro le quinte.

 

COME È ANDATA A FINIRE?

 

Valentina ha raccolto tutta la sua determinazione e ha chiesto un confronto diretto con la collega qualche giorno dopo la nostra sessione.

 

Quando si sono viste, le ha parlato con fermezza di quello che era disposta ad accettare e di quello che non era più disposta a subire nella loro relazione.

 

E con sua grande sorpresa, la collega si è aperta e scusata.

 

Le ha anche mostrato la sua visione di quello che era accaduto, che era stata dettata -paradossalmente – da altre paure, simili alle sue.

 

Quando impari ad ascoltare te, impari anche ad ascoltare gli altri e puoi trarne un grande vantaggio.

 

Adesso, Valentina e la collega hanno stabilito una comunicazione più autentica e onesta e riescono a collaborare efficacemente per i progetti di lavoro.

 

No, non è un film di Natale: non vanno fuori a prendersi una birra insieme, ma Valentina adesso sa che i momenti di confronto possono diventare opportunità per esprimersi.

 

Quando si è ascoltata, si è presa cura delle sue paure e non le ha scacciate vie o nascoste sotto il tappeto del “non è niente, sono superiore”, ha capito che poteva provare una strada diversa.

– Si è alleata con se stessa.

– Si è chiarita sulle sue reali intenzioni, senza farsi sviare dalla rabbia.

– Si è data il permesso di immaginare con creatività diverse possibilità di risoluzione del suo problema

– SI è accorta che poteva essere lei a stabilire quali erano i suoi confini e farli rispettare.

– Si è accolta con le sue paure e i suoi desideri, e ha ritrovato un senso di potere che ha sempre avuto dentro di sè, ma che rimaneva “chiuso in cantina”.


Quando scopri che non sei sola dentro di te e ti accogli per quella che sei, scopri che hai un doppio potere, che puoi trovare il coraggio di superare i tuoi limiti.

 

E dopo averli superati:

 

– Ti accorgi che si può fare.

– Ti accorgi che puoi prendere il timone della tua vita.

– Ti accorgi che sei piena di risorse e di possibilità.

 

Quindi, tra il dire e il fare non c’è di mezzo il mare. C’è di mezzo il coraggio.

Il coraggio di lavorare su di te, per abbandonare i vecchi schemi e trovarne di nuovi, più funzionali.

 

Il coraggio di sperimentare.

 

Il coraggio di lasciarti alle spalle la mentalità del “sono fatta così, tanto non mi riesce”.

 

Il coraggio di ESSERE TE E REALIZZARE I TUOI OBIETTIVI.

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