Le tue relazioni non vanno mai come vorresti - Elena Formica

Le tue relazioni non vanno mai come vorresti?

Ho qui per te un concetto scomodo e un tip pratico per smettere di buttare energie al vento e riappropriarti di te.

 

Quando aiuto le persone nel mio Percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te a diventare padrone di sé nelle relazioni lavorative, familiari e affettive, c’è uno scoglio in cui ci imbattiamo quasi sempre e che desta non poca meraviglia.

 

Crediamo di conoscere chi abbiamo davanti ma di fatto non è così.

 

Cosa voglio dire con questo?

 

Che nella relazione, ci sono io, c’è l’altro.

 

E – purtroppo o per fortuna – l’altro è… fondamentalmente, inconoscibile.

 

Abbiamo spesso la pretesa di sapere cosa sente, pensa, dirà, farà la persona davanti a noi, ma di fatto non è così.

 

Certo, cercare di prevedere, e pre-sumere (cioè assumere prima, il prima possibile) il comportamento dell’altro è di vitale importanza per la nostra sopravvivenza.

 

Viene naturale chiedersi: “Questa persona mi vorrà fare del male? Del bene? Questa relazione mi renderà felice? Triste? Scontenta? Delusa? Soddisfatta? Nutrita?”

 

Sono tutte domande che legittimamente ci poniamo per assicurarci una migliore sopravvivenza.

 

Del resto, l’essere umano è spinto principalmente da due grandi forze: evitare il dolore e ricercare il piacere.

 

Ma c’è un problema.

 

Fatichiamo a dare una risposta in anticipo a queste domande, una risposta che abbia almeno un vago sentore di certezza perché aveva ragione l’amico Lorenzo Il Magnifico “del diman non v’è certezza” e quindi… da esseri umani, cerchiamo di metterci una pezza.

 

Per farlo, facciamo una cosa molto semplice e molto pericolosa, che è quella che poi porta alla maggior parte dei conflitti, delle delusioni, delle aspettative, dei giudizi…

 

Attiviamo la nostra immaginazione e, invece di prenderla come un’ipotesi, la scambiamo per dato certo.

 

Ti faccio qualche esempio, per chiarire cosa intendo, prendendo spunto dalle conversazioni avute nell’ultima settimana con le persone che seguo nel Percorso.

 

Ti è mai capitato di pensare:

 

“Come sempre, gli ho mandato un messaggio, lui ha visualizzato e mi ha risposto dopo tre giorni, quindi non gli interesso”

 

“Mia madre è cosi, si preoccupa sempre per ogni cosa, quindi evito di raccontarle cosa mi succede se no mi manda ancora più in ansia”

 

Riesci a vedere cosa succede?

 

Prendiamo il primo esempio:

 

Mando un messaggio,

L’altro non mi risponde

Non so perché

Vado in allarme

Mancano dati certi, è fastidioso, trovo sollievo immaginandomi la causa (non gli piaccio abbastanza, non mi vuole),

Prendo questa assunzione come dato certo

Sto male, mi sento uno schifo

 

Quando ci mancano informazioni, le cerchiamo disperatamente e colmiamo quel vuoto creando un’immagine dell’altro, assumendo il perché e il per come del suo comportamento.

 

Ci incastriamo perché giochiamo a fare un po’ Dio, ovvero questa immagine ce la creiamo “a nostra immagine e somiglianza”, usando le nostre lenti con cui siamo solite leggere il mondo.

 

Attiviamo una sorta di “cinema” interiore, diamo avvio alla proiezione e, in base alle immagini che ci costruiamo e che vediamo scorrere davanti, impostiamo la nostra relazione e la nostra re-azione.

 

A complicare le cose, succede che l’altro – nostra madre, nostro padre, nostro fratello, il nostro compagno, compagna, amico, vicino… fa la stessa identica cosa.

 

Questa immagine, o meglio questa serie di immagini, le creiamo in base a quanto di disponibile c’è dentro di noi – emozioni, pensieri, giudizi, sentimenti.

 

Come piccoli pezzi di Lego, incastriamo mattoncino su mattoncino, costruiamo la nostra “versione dell’altro” e con quella ci rapportiamo.

 

Cosa fare in questi casi?

 

SOSPENDI IL GIUDIZIO E TORNA A TE.

 

Ovvero, smetti di occuparti dell’altro e inizia a occuparti di te.

 

Invece di andare alla ricerca delle cause del comportamento dell’altro (il perché), sposta l’attenzione sulla tua persona.

 

Cosa senti?

Cosa desideri, per te stessa e da te stessa in questo momento?

Stai assumendo di sapere già tutto della situazione o c’è qualcosa per cui puoi ancora incuriosirti?

Che cosa puoi scoprire se inizi a osservare te stessa con più attenzione?

 

Quando in sessione faccio soffermare i miei pazienti su questo punto, si sentono sollevate perché scoprono che possono rimettersi al centro e dedicarsi a sé, invece di entrare in un loop di disagio e frustrazione.

 

Tutto quello di cui si preoccupavano è farsi capire dall’altro, senza capirsi loro per prime.

 

E questo crea un corto circuito non da poco, da cui è difficile uscire se prima non ti accorgi di quanto ti sta accadendo.

 

guardare a cosa senti e cosa desideri nella relazione, ti aiuta a ritrovare la bussola e una direzione chiara per guidare la tua vita verso i tuoi desideri.

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