A tutte le problem fixer o crocerossine all'ascolto! - Elena Formica

Come uscire dal ruolo di problem fixer (o crocerossina)

Hai mai fatto caso a quella sensazione che provi quando qualcuno ti racconta di stare male o piange o si arrabbia per qualcosa che gli è accaduto?

 

Ti parte dentro una vocina che non ti dà tregua finché non hai risolto il problema dell’altra persona.

 

Se ti è mai successo, allora sappi che stai cercando di risolvere altro.

 

Stai cercando di “risolvere” quella persona.

E facendolo stai cercando di risolvere te.

 

“E che c’è di male, alla fine sto solo cercando di aiutare qualcuno”… potresti dirmi.

 

In effetti, sono sicura che le tue intenzioni sono più che buone.

 

Se non fosse che ci si mette di mezzo una parte di noi – quella “crocerossina” – che non sente ragioni, a tal punto che se l’altro non accetta i nostri consigli e non li esegue, iniziamo a sentirci impotenti, frustrate e in difetto.

 

“Ma come?” Potresti iniziare a dirti tra te e te “e io che ho fatto tanto per aiutarlo/a e questo manco mi ascolta…”

 

Già.

 

La mia domanda per te: Hai fatto tanto per chi?

E se fosse che invece il disagio nel quale si trova l’altra persona sia per te insopportabile?

 

Quando eri piccola ti dicevano “non piangere dai, non è successo niente” o anche “non piangere, non sta bene” o anche “non piangere che ti sentono” anche “fai piangere la mamma cosi…”

 

Quest’ultima è super gettonata tra le mamme di chi aiuto nel Percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te.

 

“Ed è subito senso di colpa”, parafrasando una famosa poesia.

 

Inizi a pensarti (perché questo è il rimando latente) come causa delle emozioni e dello stare male altrui, solo per esserti data il permesso di esprimere le tue. E impari che non si fa.

 

Quindi: se non sei in grado di accettare il disagio, il dolore, la rabbia, la frustrazione (perché vedendole negli occhi e volti degli altri diventano così reali da essere quasi insopportabilI), chi può biasimarti?

 

Si tende ad insegnare a reprimere le emozioni, non ad accettarle.

E magari in questa rete ci sei cascata anche tu.

 

Ti sei trovata un modo tutto tuo per combattere o annullare la sofferenza dell’altro: risolvere il suo problema e il più in fretta possibile (…e fare esattamente la stessa cosa con te).

 

Cosi mentre “aggiusti” lui/lei, sistemi anche la tua mamma e non la fai piangere più.

 

Solo che così, tu, le emozioni non le accetterai mai.

 

E invece è importante.

Perché sono tue.

E quindi sono bellissime.

 
 

Un giorno alla volta, un‘emozione alla volta, un respiro alla volta: ascoltale e tieni le mani in tasca, non cercare di risolvere gli altri. Non cercare di risolvere te.

 

Perché non sei un cubo di Rubik, sei una meravigliosa molteplicità!

 
 

SE TI SENTI PRONTA PER USCIRE DALLA TRAPPOLA DELL'ANSIA E VUOI TORNARE A SORRIDERE, LIBERA DAI PESI SUL CUORE E DI NUOVO PADRONA DELLA TUA VITA