Fai mille cose e ottieni pochi risultati - Elena Formica

Fai mille cose e ottieni pochi risultati?

“Come si fa a capire cosa succede quando sembra che si fanno mille cose ma nella realtà i risultati sono pochi?” (F.)

 

Questa domanda fatta qualche giorno fa da una persona che mi segue sul mio canale Telegram mi ha portato indietro di 3 anni, quando mi sentivo come in una giostra impazzita e io volevo solo fermarmi per capire cosa davvero volessi fare.

 

Non avevo il tempo (cosi mi dicevo) nemmeno di individuare la mia direzione e riacchiappare qualche sentimento.

 

Era tutto-troppo-veloce, e dannazione se volevo scendere da quel tran-tran.

 

Non volevo altro. Ero in ansia.

Non mi piaceva. Ma restavo sopra, a girare su me stessa, di continuo. Le mie amiche avevano anche coniato un soprannome: mi chiamavano “trottolina” (e no, non ero per niente amorosa).

 

Poi ho lavorato su di me, perché non potevo accettare che la mia vita fosse equiparabile a quella di un criceto.

 

Quindi, dammi la mano e vieni che ti accompagno a capire cosa succede.

 

Quello che succede è che STAI FOCALIZZANDOTI SUI RISULTATI, INVECE CHE SUI PROGRESSI.

 

E hai bisogno di focalizzarti sui progressi che stai facendo, altrimenti l’unico risultato che ottieni è che ti auto-saboti e ti anestetizzi.

 

Uno dei migliori modi che conosco per anestetizzarmi è quello di FARE. TANTISSIME. COSE. SENZA. CONSAPEVOLEZZA.

 

Questo ti porta da una parte a sentirti sollevata perché il tuo corpo registra che stai facendo cose, che sei in movimento.
E movimento=vita, quindi il tuo corpo dice “ok, stiamo andando alla grande!”

 

Dall’altra senza consapevolezza cadi nel procrastinare, e spingi un pezzettino più in là il raggiungimento di quello che desideri.

 

La brutta notizia è che non puoi individuare quello che davvero DESIDERI se non ti FERMI.

 

E dico che è una brutta notizia perché per me lo era davvero. 

 

Avevo il completo terrore di fermarmi, perché per me voleva dirmi avvicinarmi ad uno stato di pre-morte.

 

Non sto esagerando, pensaci: chi sta fermo? Chi sta male, chi sta morendo, chi non ce la fa.

 

E io volevo farcela, non volevo stare male, e di certo non volevo essere una morta vivente.

 

Ma mi stavo ammazzando da sola.

E stavo allontanando dal mio benessere.

 

Spesso ti dico che nella chiamata conoscitiva gratuita obbligatoria per accedere al mio Percorso #10SettimaneXRipartireDaTe scopriremo se siamo un buon match: non te lo dico a caso.

 

La maggior parte delle persone che seguo, quando parliamo di fermarsi e riposarsi, mi dice esattamente la stessa cosa che la mia vocina interiore mi ripeteva costantemente.

 

“Fermarmi? Giammai! Non ci penso proprio…

E poi come faccio?

E chi le fa le cose che ho da fare?

E chi la manda avanti la baracca?

Sei impazzita?”

(ok questo non me lo dicono, perché sono persone piuttosto educate, ma è altamente probabile che gli sia passato per la mente…)

 

Fermarsi è spaventoso, ok.

 

Io ho cominciato con il RALLENTARE, che era più sostenibile.

 

Questo è quello che ti invito a fare, se vuoi lavorare sul raggiungere i risultati che ti interessano e fermare la giostra.

 

Metti spazio, rallenta, fai un millimetrico passo indietro e allarga la visione.

 

Perché quando hai paura di non farcela, il tuo sguardo si restringe.

 

E allora devi prima riconoscere che senti questa paura e riconoscere che anche la paura fa parte di te, perché sei umana (se è un po’ che mi segui sai che sono “portatrice sana di paura”…e sono arrivata ad andarne piuttosto fiera).

 

La paura è un ottimo segnale, alleato: serve per capire che tutto quello che stai facendo è rilevante per te e degno di attenzione.

 

Ora che hai riconosciuto la rilevanza della questione e hai iniziato a darti attenzione grazie alla paura, acccompagnati a guardare l’insieme (sono qui con te, respira).

 

Se allarghi la visione, scoprirai che PRIMA della bandierina, in fondo alla strada, c’è LA STRADA.

 

E la strada è fatta di PASSI.

 

Passi che puoi scegliere COME fare: quanto ampi, quanto numerosi, quanto frequenti.

 

Un passo dopo l’altro, è tutto quello che ti serve di fare.

 

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Ora, prendi un foglio, scrivi il risultato che vuoi ottenere, circostanzialo bene (nb. “essere felice” non vuol dire niente, non ci provare… vai più nello specifico!)

 

In merito a cosa vuoi essere felice? In quale ambito? In quali circostanze? Entro quando?

 

Ma soprattutto: 

Perché è cosi interessante per te essere felice in quel modo li?

So che ti sembrerà una domanda assurda ma è di vitale importanza che tu veda chiaramente e ti dica onestamente

 

Per-che-cosa lo stai facendo?

 

È davvero la tua felicità o è quello che ti hanno detto che dovevi ottenere arrivata a quest’età?

 

Fatti delle domande, rallenta.

 

Scomponi a ritroso il risultato, spezzettalo in piccoli passi.

 

Ora guarda ai passi che hai già fatto, prima di fermarti qui con me.

 

Li vedi? Cosa hai raggiunto fino ad ora? Come hai fatto?

 

C’è qualcosa che puoi migliorare?

 

Soprattutto…

 

Riesci a vedere quanto di quello che hai fatto è stato funzionale ed efficace per arrivare dove sei?

(se dici di no, dovrai poi spiegarmi come diavolo hai fatto a vivere fino ad adesso…;) )

 

Riconosci i tuoi progressi. È importante. Davvero.

 

Con Giulia, nel percorso, abbiamo chiamato questo pezzo “momento celebration” ed è stato una delle sue svolte più grandi.

 

Il bello è che fare questo dura pochi minuti, ma ha un impatto gigante sulla tua giornata.

 

È il momento in cui fermi la giostra e ti prendi il tempo di guardare a quello che c’è e stare con te.

 

Perché di fatto:

 

Concentrarti sui risultati non ti farà fare progressi. Concentrarti sui tuoi progressi è quello che ti permetterà di ottenere risultati.

 

Tu come te la vivi? Quali sono le tue strategie? Se pensi che gli strumenti che hai nella tua cassetta degli attrezzi non siano più efficaci e vuoi scoprire un modo nuovo e collaudato per tornare al centro della tua vita…sei nel posto giusto!

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