Il perfezionismo può essere un’arma a doppio taglio: può spingerti verso l’eccellenza ma, allo stesso tempo, può portare a stress e ansia travolgenti.

Imparare a gestire il tuo perfezionismo e usarlo a tuo vantaggio è un’abilità importante da sviluppare: con un adeguato supporto professionale che ti aiuti a costruire delle strategie su misura per te, puoi non farti più bloccare dal perfezionismo, sviluppare un atteggiamento benevolo nei tuoi confronti e prosperare, realizzando i tuoi desideri.

In questo articolo voglio accompagnarti su questa strada, in modo che tu possa comprendere come funziona il perfezionismo tramite la mia esperienza personale e professionale.

Arriva a leggere fino in fondo, perché riceverai anche alcuni consigli pratici per iniziare a uscire da questo loop e sentirti di nuovo libera di vivere senza ansia la tua vita.

Come si manifesta il perfezionismo

Nel mio Percorso di psicoterapia 10 Settimane Per Ripartire Da Te” aiuto ogni giorno persone che combattono strenuamente con l’ansia e con l’idea che mai niente sia abbastanza, che si sentono paralizzate da un‘intensa paura di fallire e di essere criticate ma che – al tempo stesso – desiderano fare qualcosa di concreto per migliorare la propria qualità della vita.

Con le loro parole, mi descrivono situazioni di vita quotidiana in cui:

  • Finiscono ogni giornata con l’acqua alla gola
  • Pregano di non ammalarsi, perché non saprebbero come uscire indenni dagli incastri della loro agenda
  • Non riescono a godersi una cena in santa pace con il proprio compagno/a perché sono costantemente bombardate di notifiche sul telefono
  • Pensano che non ci sia una via d’uscita, non sanno più che fare e non si spiegano come mai non riescono a raggiungere i risultati che desiderano.

Danno tutto, letteralmente tutto (energia, tempo, spazio) a cercare di far quadrare il cerchio. Quando però arrivano a definirsi delle PERFEZIONISTE, mi sono accorta che lo fanno con un certo senso di orgoglio nascosto.

“Sto solo cercando di fare del mio meglio”: l’alibi del perfezionista

Amo lavorare con queste persone e lo faccio da più di dieci anni, perché so esattamente cosa vuol dire finire in questa trappola: sono stata una perfezionista anche io per lungo tempo e io per prima mi sono riconosciuta in questo termine con una punta di soddisfazione. Ricordo perfettamente quanto fosse rassicurante dirmi che stavo solo sforzandomi di fare del mio meglio, che era solo una dimostrazione che ci tenevo a crescere e a migliorarmi.

Eppure, non trovavo pace. La casa non era mai abbastanza pulita, lo stipendio non era mai sufficiente, i risultati che portavo a lavoro non erano mai all’altezza, il divertimento non era mai un’opzione percorribile, se prima non avevo finito tutto quello che dovevo fare. 

La mia “commissione interna” alzava le palette alla fine di ogni giornata come alla fine di una gara e sui quei maledetti cartelli c’era sempre, al massimo, un 7.5…mai un 10. Era estenuante. Tutti i giorni cosi, un giorno dopo l’altro, a ripetizione, fino a che sono andata in burn-out.

Li mi sono fatta aiutare e ho dovuto cambiare radicalmente prospettiva e iniziare a vedere cosa fosse davvero il perfezionismo. Se anche tu sei arrivata al limite e ti riconosci in questo esempio, voglio dirti cosa ha cambiato il mio punto di vista.

Cos’è davvero il perfezionismo

Il perfezionismo non è la stessa cosa che sforzarsi di fare il nostro meglio, non significa migliorare, non ha a che vedere con ottenere dei sani risultati e crescere.

Il perfezionismo è la convinzione subdola e invisibile che se viviamo in modo perfetto, se abbiamo un aspetto perfetto, se ci comportiamo in modo perfetto…Solo allora, finalmente, potremo liberarci dal dolore provocato dal senso di colpa e dalla paura del giudizio.

Ma questo non accade mai. Anzi, il perfezionismo aumenta le probabilità di provare queste emozioni dolorose e spesso porta ad auto-accusarsi. Ti sei mai chiesta perché?

Il perfezionismo è uno scudo di venti tonnellate che ci trasciniamo dietro, pensando che ci proteggerà da tutto, ma in realtà è proprio quello che ci impedisce di spiccare il volo.

Nella mia esperienza, la maggior parte dei perfezionisti è cresciuta a “pane e rinforzi” per i risultati ottenuti e per le proprie performance (buoni voti a scuola, essere educati, seguire le regole, piacere alla gente, avere un bell’aspetto, essere eccellenti nello sport).

In questo modo diventa chiaro, esperienza dopo esperienza, che – cosi facendo – possiamo aspirare (attenzione: senza mai diventarlo realmente) ad essere l’orgoglio di mamma e papà, concetto che si declina in vari modi: non farli soffrire, non far fare loro brutte figure con amici e parenti, non farli stare in pensiero per noi.

Questo innesca un corollario pericoloso: “io sono quello che realizzo e il modo in cui lo realizzo”. Piacere, offrire una buona prestazione, essere perfetto.

Cosa succede quando ti sale l’ansia da perfezionismo

Ogni volta che aiuto una mia paziente nel percorso 10 Settimane Per Ripartire da Te a sbarazzarsi del perfezionismo, facciamo attenzione a due elementi:

  1. Il primo è che il perfezionismo sposta l’asse dei tuoi obiettivi dal piacere di essere al dovere essere, dal movimento fluido di fare le cose che sono davvero utili alla rigidità scomoda di dover seguire un certo modus operandi a tutti i costi;
  2.  Il secondo è che il perfezionismo si attiva nel momento in cui ti senti insicura, senti che ti manca la terra sotto ai piedi.

Per non sentirci in balia dell’insicurezza, iniziamo a fare attenzione a ogni singola mossa, ogni singolo battito di ciglia, ogni singola informazione con cui possiamo confermare che stiamo facendo bene, che siamo nella direzione giusta.

Tendiamo la mano al perfezionismo credendo alla promessa che ci tirerà fuori dalla tempesta, salvo poi ritrovarcela stritolata.

L’attenzione microscopica a non fare il minimo errore inizia a diventare il setaccio con cui analizziamo ogni fotogramma della nostra vita, e le maglie di questo setaccio diventano cosi fini che lasciano passare sempre meno cose: così diventiamo super intransigenti con noi stesse, ci imponiamo di superare asticelle sempre più alte, e ci troviamo a pagare costi energetici sempre più salati.

Il perfezionismo ha a che fare con le relazioni

Siamo abituati a pensare che il perfezionismo abbia a che fare con sé stessi e con i risultati che raggiungiamo. La pensi anche tu cosi?

Quello di cui mi sono accorta è che il perfezionismo non mi ha portato ad avere risultati. Mi ha portato a dirmi “potevi fare di più, non sei stata in grado di prevedere tutto, di controllare tutte le variabili e tutte le possibili conseguenze nella situazione…”. E mi ha spesso portato a finire il barattolo della nutella. Conosci la sensazione?

Questo atteggiamento invisibile che conduce la tua vita non ti porta a concentrarti davvero su di te ma a concentrarti sugli altri, e su quanto sei in grado di soddisfare le loro aspettative. Cosi, stai consegnando loro tutto il potere della tua felicità. 

E diventa una questione di percezione: non vogliamo essere davvero perfetti, vogliamo che gli altri ci percepiscano come perfetti, a prescindere da quanto tempo e da quanta energia spendiamo per riuscirci.

Sai già che tutto questo è devastante: allora come puoi uscire da questo gioco impossibile?

perfezionismo 2

Come fare per uscire dal loop del perfezionismo

Quando accompagno le mie Viaggiatrici nel percorso che le conduce dalla paura al coraggio di essere sè stesse, spiego loro che con il perfezionismo si hanno davanti due strade da percorrere, ognuna con il suo “pedaggio” da pagare:

  • Finire completamente le proprie energie, pur di controllare come gli altri ti percepiscono (nella speranza di tenerli tutti vicini a sè);
  • Smettere di renderli tutti contenti ad ogni costo, e iniziare ad accontentare  un po’ più sè stessi

Controllare come gli altri ti percepiscono è un compito letteralmente impossibile, perché ognuno avrà sempre qualcosa da ridire e non riuscirai a corrispondere perfettamente alle loro aspettative. È come giocare una partita servendo sempre la palla ai giocatori della squadra avversaria, finché non fanno punto. In più rischi di perdere di vista ciò che davvero conta, la connessione con te stessa e con le persone a cui vuoi davvero bene.

Accogli l’imperfezionista che è in te

Se rispondere alle aspettative di quelli che ti circondano è dannatamente impossibile, tanto vale iniziare a giocare nella tua squadra, con il preciso obiettivo di rendere contenta te stessa e di agire per quello che per te ha realmente valore.

Dopo anni di perfezionismo, ho capito che se non iniziavo a giocare nella mia squadra, a fare il tifo per me e a passarmi la palla quando serve, non avrei mai trovato la forza per preservare le mie energie, per essere presente per me e per il mio compagno, riuscendo a godermi una cena in pace senza scattare ad ogni notifica del telefono.

Per farlo ho dovuto dirigere l’attenzione dal risultato, al processo. Dal cosa raggiungevo, al come lo raggiungevo. 

Ho dato un nome alla mia squadra interiore –  “Aspirante Abbastanza Brava”: un nome che mi ricorda di amarmi per quella che sono e di guardarmi con passione e con stima per tutti gli sforzi che faccio ogni giorno, senza pietà e giudizio.

Mi ricorda anche che posso essere Abbastanza Brava per Me, rinunciando alla tortura di essere Bravissima per tutti. E vivere finalmente felice. 

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Sintonizzati sui tuoi bisogni

Le persone felici e realizzate sono quelle che hanno abbracciato l’imperfezione, smettendo di combatterla. Come hanno fatto? Non si tratta di magia, né di accontentarsi di risultati mediocri.

Accade quando si è capaci di sintonizzarsi su di sè, sui propri bisogni, su quello che ti serve e che desideri, invece di essere occupata a mantenere in piedi aspettative e posizioni che non sono più tue e forse non lo sono mai state.

Tu che cosa scegli per te?

Se avessi continuato a soddisfare le aspettative che gli altri avevano nei miei confronti, non mi sarei mai trasferita, non avrei mai lasciato il mio vecchio lavoro e probabilmente adesso non mi troverei in una vita piena, appagante – certo a volte stancante, ma ricca di stimoli che mi fanno sentire viva.

Vuoi un aiuto concreto e professionale?

Se stai cercando il modo migliore per uscire dalla trappola del perfezionismo, possiamo conoscerci in una videochiamata gratuita di 30 minuti.

Ti spiegherò come posso aiutarti concretamente e ti darò tutti i dettagli su come funziona il mio percorso: ti basta cliccare qui per compilare il questionario e riservare uno dei posti limitati che ho a disposizione per questo mese.

Se invece vuoi iniziare a lavorare su di te insieme ma non ti senti pronta per un percorso trasformativo, iscriviti alla mia newsletter, le Psicolettere. 

Riceverai subito in regalo l’ebook “Autostima: 5 frasi da non dire più se vuoi farla crescere” in cui ho preparato per te esercizi pratici e spunti concreti che ti aiuteranno a sentirti più sicura e solida sulle tue gambe. Trovi il form qui sotto!

 

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Elena Formica

PSICOTERAPEUTA DELLA GESTALT

Sentire, Pensare e Agire sono i tre pilastri della mia vita, professionale e personale.

Non offro risposte pre-confezionate, sono una ninja delle domande. Ti accompagno a mettere in pratica quello che gli altri ti spiegano in teoria.

Dal 2015 ho aiutato più di 100 persone a liberarsi dal peso dell’ansia e a tornare padrone della propria vita con il mio Percorso di psicoterapia “10 Settimane Per Ripartire Da Te”.

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