comunicazione nonviolenta

Comunicazione nonviolenta: esprimiti senza fare (e farti) male

comunicazione nonviolenta

hai mille cose da dire, ma spesso ti rimangono bloccate in gola?

oppure non riesci a esprimerti per paura di far male, o per come reagiranno gli altri?

Dire quello che sentiamo, chiedere ciò di cui abbiamo bisogno e saper dire di no quando è troppo, a volte è una vera e propria sfida.

A volte entriamo in ansia per questo, e uscirne non è sempre facile. 

Ci giudichiamo quando sentiamo certe emozioni e, se proviamo a tradurre in parole quello che sentiamo, finiamo per ingoiare rospi e rimaniamo con la punta della lingua affollata di frasi mai compiute.

In questo articolo vedremo insieme cosa puoi iniziare a fare per far arrivare ciò che senti in modo chiaro, gentile ed empatico ai tuoi interlocutori, sentendoti sicurə di te.

comunicazione nonviolenta

che cos'è la comunicazione nonviolenta?

Quando ci sentiamo bloccatə nel dire qualcosa, i fattori in gioco possono essere tanti.

Spesso dipende dal contesto in cui ci troviamo, da quanto ci sentiamo capaci a parlare, da quanto ci diamo il permesso di pensarla diversa dagli altri e da quanto temiamo che la relazione possa degenerare o si possa rompere bruscamente.

Marshall Rosenberg, autore dell’approccio della Comunicazione Nonviolenta, è cresciuto in un quartiere popolare di Detroit, spesso al centro di forti contrasti razziali tra diverse etnie.

È stato in questo contesto che ha sviluppato un modello di comunicazione che ha permesso a molte persone di riuscire a esprimersi liberamente e di risolvere i conflitti (interiori e interpersonali) in maniera pacifica, senza venir meno alle proprie idee e ai propri bisogni.

I principi base della Comunicazione Nonviolenta

Secondo Rosenberg, tutti gli esseri umani sono naturalmente empatici e la violenza è il frutto di apprendimenti con cui imparano come opporsi e a difendersi.

Per dare un senso alla nostra esperienza e ottimizzare le nostre energie mentali, siamo abituati ad osservare rapidamente le situazioni e a formulare subito delle valutazioni secondo i paradigmi di giusto/sbagliato e di buono/cattivo.

Da questa posizione mentale discendono i nostri comportamenti che spesso si manifestano sotto forma di parole giudicanti, minacce, pretese, chiusure, ma che alla sono sempre guidati da emozioni e bisogni che stiamo cercando di soddisfare.

Di solito agiamo nel modo che conosciamo meglio e che ci fa sentire più sicuri: alcuni di noi partono all’attacco, altri restano in silenzio e aspettano il momento buono per esprimersi, che però non arriva mai.

Perché ci comportiamo in modo cosi diverso?

Molte volte resta in silenzio chi ha imparato che non è meritevole o capace di ottenere qualcosa di buono per sè attraverso la comunicazione: è così che si sentono cosi le persone che seguo nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire Da Te”, quando ci incontriamo per la prima volta.

Nel mio lavoro, integro l’approccio della Psicoterapia della Gestalt con i principi base della Comunicazione Nonviolenta: è cosi che aiuto le persone riconoscere i propri sentimenti e bisogni come base per fare chiarezza tra i pensieri e agire in modo da stabilire delle relazioni appaganti.

Vuoi scoprire quali sono i quattro passi della Comunicazione Nonviolenta? Continua a leggere! 

Dopo averli percorsi insieme, ti accompagnerò a vedere come posso aiutarti ad esprimerti in modo libero e meno ansioso nella vita vera.

i quattro passi della comunicazione nonviolenta

Sono quattro i passaggi fondamentali per comunicare senza farsi e fare male all’altro. 

Vediamo nel dettaglio quali sono, individuando anche la struttura di riferimento per costruire frasi secondo la Comunicazione Nonviolenta. 

1. OSSERVARE i fatti concreti

La realtà della relazione  è “intersoggettiva“, ovvero si costruisce dalle percezioni e visioni delle persone coinvolte nella relazione. 

Per creare un terreno comune di scambio onesto e autentico, dobbiamo partire da “mettere in comune” (nb. questa è una delle etimologie di comunicazione) qualcosa che sia tangibile, non solo a noi che lo percepiamo, ma anche da chi ci ascolta. 

Detto in breve, dobbiamo far vedere all’altro ciò che osserviamo dal nostro punto di vista. 

Visto che non siamo fatti di vetro, e che l’altro non vede ciò che ci passa dentro, l’unica strada che abbiamo è quella di portare fuori, attraverso le parole, ciò che stiamo percependo: partiamo dunque dalle nostre percezioni, osservandoci e facendole osservare all’altro. 

Quanto più riusciamo a riferirci ad azioni concrete che stanno avvenendo intorno a noi o nella nostra mente, tanto meglio: in questo modo diventano realmente un comune oggetto di osservazione che ci unirà al nostro interlocutore.

 

TIP PRATICO: 

Inizia a chiederti: “quali sono le azioni concrete che sto osservando (vedo, odo, ricordo, immagino) che contribuiscono (o non contribuiscono) al mio benessere?”. Una volta che hai la risposta, dai avvio alla tua comunicazione, iniziando cosi la tua frase “quando io (vedo, ascolto…)…”

2. Identificare i SENTIMENTI suscitati dai fatti

Adesso che hai individuato quello che osservi, passa ai sentimenti, a come queste azioni concrete ti fanno sentire. 

Spesso non sappiamo distinguere bene che cosa sentiamo e confondiamo sentimenti con i pensieri (che spesso diventano giudizi).

Dunque, per non percorrere una strada poco fruttuosa e vanificare il tuo tentativo di comunicare in modo non violento, attingi dalle 6 emozioni di base. Non sai quali sono? Eccole qui: paura, rabbia, tristezza, gioia, disgusto, sorpresa.

Certo, questo elenco può sembrare fin troppo semplice, come se non tenesse conto del milione di sfumature che i nostri sentimenti possono avere, ma è una buona base di partenza per capire in che zona emotiva ti trovi.

 

TIP PRATICO: 
Come andiamo avanti nella costruzione di una Comunicazione Nonviolenta? Ecco un esempio di come continuare la tua frase: “quando io (vedo, ascolto)….mi sento….”

3. Riconoscere i BISOGNI alla base dei sentimenti

È ora di esprimere le tue volontà, ciò di cui hai bisogno in questo momento.

No, non sei egoista se lo fai: sei intitolatə a farlo perché sei al mondo e hai tutto il diritto di avere anche tu dei bisogni, delle necessità, dei desideri…e di farli conoscere al mondo. 

In questo terzo step della Comunicazione Nonviolenta ti occuperai di esprimere la tua energia vitale nella forma di bisogni, valori, desideri o pensieri che stanno accompagnando i tuoi sentimenti.

 

Alcuni bisogni di base che noi tutti abbiamo, individuati da Rosenberg:

1. Bisogni fisiologici (respirare, bere, mangiare, avere un contatto fisico, un’espressione sessuale, muoversi, sentirsi protetti, riposarsi);

2. Autonomia (essere liberi di scegliere degli obiettivi e di scegliere quali mezzi utilizzare per raggiungerli);

3. Celebrazione(della vita, dei sogni realizzati e delle perdite);

4. Integrità (autenticità, auto-realizzazione, creatività, dare significato alle cose della vita);

5. Interdipendenza (accettazione, amore, appartenenza, apprezzamento, comprensione, empatia, fiducia, giustizia, intimità, onestà, rispetto, stima, sostegno);

6. Gioco (divertimento, ridere, scherzare);

7. Comunione spirituale (armonia, bellezza, pace, aspirazione, ordine).

 

TIP PRATICO:

Dopo aver osservato i fatti concreti, averli esplicitati e aver collegato ciò che senti alla situazione, la tua frase prosegue dai sentimenti cosi: “quando io (vedo, ascolto)…mi sento…; in questo momento ho bisogno di…”

4. Formulare RICHIESTE per soddisfare i bisogni

È arrivato il momento di chiedere con chiarezza ciò che potrebbe arricchire la tua vita, senza pretenderlo.

Della differenza tra richiesta e pretesa ti ho già parlato in un altro articolo, che se vuoi puoi approfondire cliccando qui.

Nel processo della Comunicazione Nonviolenta puoi fare la tua richiesta all’altro puntando il focus, bada bene, circa quello che potrebbe arricchire la tua vita.

Fai attenzione a formulare la tua richiesta in modo semplice, chiaro, comprensibile e concreto per il tuo interlocutore. Assicurati di aver toccato tutti i punti: una richiesta semplice, non sempre è anche concreta di default. 

Un esempio? “Ti chiedo di fare silenzio quando siamo dai miei” (richiesta semplice) suona molto diverso da “Per favore, ti chiedo di non parlare delle mie decisioni  al posto mio davanti ai miei genitori quando siamo a tavola tutti insieme” (richiesta concreta, che delinea in modo definito e comprensibile il margine d’azione che il nostro interlocutore ha quando si trova a casa dei nostri genitori). 

 

TIP PRATICO:
Le azioni concrete sono il denominatore che accomuna l’apertura (fase dell’osservazione) e la chiusura (fase della richiesta) del processo di Comunicazione Nonviolenta. Per cui la tua frase nonviolenta troverà la sua conclusione cosi: “quando io (vedo, ascolto)…mi sento…; in questo momento ho bisogno di…; ti chiedo di…; sei dispostə a farlo?”

limiti della Comunicazione Nonviolenta

La sensazione che alcune persone hanno quando conoscono per la prima volta il processo Comunicazione Nonviolenta, è che sembra un invito dentro il “Mulino Bianco”, dove le cose sono lineare e va sempre tutto liscio. 

Un’altra obiezione comune è che una volta percorsi i quattro passi fondamentali…ci sia il vuoto. 

“E poi…come vado avanti?” è la domanda che sorge spontanea. 

In effetti, il dato d’esperienza nella vita reale ci dice che la comunicazione non è lineare, ma circolare. Sono le molteplici interazioni comunicative che, tutte insieme, aiutano a creare e a dare forma alla relazione.

Inoltre, il punto finale delle richieste sembra avere un implicito di fondo: si fa riferimento a come l’altro può soddisfare i nostri bisogni, quasi affidandogli il ruolo di colui o colei che è responsabile di soddisfarli. 

Questo può innescare, se mal interpretato, una sorta di atteggiamento dipendente secondo la logica che siano gli altri “a salvarci”.

 

superare i limiti integrando comunicazione nonviolenta e psicoterapia della gestalt

Credo fortemente che un percorso di psicoterapia, per essere d’aiuto, debba essere concreto e aderente alla vita reale e non restare ancorato a teorie e concetti astratti. 

Per questo, adesso voglio spiegarti come tengo ciò che c’è di buono nel modello teorico della Comunicazione Nonviolenta, superando quelli che vengono percepiti come limiti dalle persone con cui lavoro nel mio Percorso, in studio oppure online

In primo luogo, in Gestalt parliamo sempre dell’esistenza di processi circolari e complessi: non a caso, è “ciclo di contatto” la parola usata per descrivere il modo in cui l’essere umano entra in relazione con il mondo e con gli altri. 

Quindi, là dove la Comunicazione Nonviolenta suggerisce la fine del processo di comunicazione, io mi assicuro che tu sappia tornare lì dove tutto nasce, ovvero alle tue emozioni e all’effetto che ti fa quello che è successo nella tua comunicazione. 

Questo passaggio è molto importante, perché la richiesta fatta alla fine del processo di Comunicazione Nonviolenta produce sempre una risposta dall’interlocutore. 

A sua volta, questa risposta crea delle sensazioni dentro di te, di cui puoi diventare consapevole per agire in modo ancora più adeguato alle tue volontà nell’interazione successiva. 

In più, non ci fermiamo alle richieste da fare all’altro, ma ci soffermiamo sulle richieste (a volte irraggiungibili) che puoi fare a te stessa, per chiarire che cosa vuoi tu PER TE E DA TE. 

Avendo questo ben chiaro in mente, sarà più semplice gestire il proseguimento della conversazione e trasformare la violenza disfunzionale in valore.  

Come posso aiutarti?

Se vuoi imparare anche tu a esprimerti senza che l’ansia ti blocchi e ti piacerebbe lavorare con me alla tua Ripartenza, clicca sul bottone che trovi qui sotto: potrai compilare il modulo di richiesta per la tua chiamata conoscitiva gratuita di 30 minuti, da fare insieme.

Le tue risposte mi aiuteranno a capire se posso effettivamente aiutarti e ti ricontatterò per fissare il momento migliore per conoscerci, approfondire la tua situazione e darti le informazioni che ti servono per dare avvio al tuo viaggio dalla Paura al Coraggio.

Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

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flessibilità mentale

Flessibilità mentale: ecco le strategie per allenarla

flessibilità mentale

la stabilità può essere rassicurante, ma la flessibilità mentale ti sblocca e ti rende libera. tu cosa scegli?

Vuoi sapere qual è una contraddizione che ho sempre trovato affascinante, e che accomuna a tutti gli esseri umani? 

Troviamo rassicurante ciò che rimane costante e sempre uguale a sè stesso. Allo stesso tempo, non possiamo fare a meno di cambiare.

Se il cambiamento è l’unica costante della nostra vita ma ci spaventa perchè ci rende sempre diversi, come possiamo fare per superare questa contraddizione e non sentirci più in balia degli eventi?

Oggi ti accompagno a scoprire la flessibilità mentale, una competenza che ti salva vita e che ti permette di ritrovare il tuo equilibrio anche quando si alza la tempesta. 

Inoltre, ti lascerò qualche spunto concreto per poterti allenare ad aumentare la tua nostra flessibilità mentale, per promuovere il tuo benessere e migliorare la qualità della tua vita. 

L’obiettivo? Iniziare a muovere i tuoi primi passi per tornare a sentirti padronə di te stessə, riuscendo a trasformare quelli che sembrano vincoli insormontabili in opportunità.

cosa si intende per flessibilità mentale?

La flessibilità mentale è la capacità del nostro organismo (inteso in senso olistico come mente, cuore e corpo) di adattarsi a situazioni impreviste, inusuali o che richiedono un cambiamento repentino.

Risulta estremamente utile quando ci accorgiamo che il nostro pensiero o il nostro comportamento spontaneo, quello che ci viene naturale fare, non si rivela cosi funzionale come dovrebbe.

Ecco perché è importante conoscere alcune strategie per allenare la flessibilità mentale. 

Detta anche flessibilità cognitiva, è direttamente connessa alle nostre possibilità di apprendimento e di esperienza

Ma non è solo una questione di testa: è una competenza che coinvolge anche il cuore e che risulta strettamente correlata alle nostre capacità di relazione, sia con noi stesse che con gli altri. 

quali sono i vantaggi della flessibilità mentale?

A) Adattarsi ai cambiamenti in modo sostenibile

La flessibilità mentale offre molti vantaggi. Il primo e più importante è la capacità di adattarsi ai cambiamenti in un tempo congruente alla soddisfazione dei nostri desideri.

Faccio questa specifica temporale perché sono stanca di leggere ovunque che dobbiamo adattarci ai cambiamenti “velocemente”: è un compito impossibile che non fa altro che alimentare la rigidità del nostro giudice interno. 

Con il tuo tempo, con il tuo ritmo: è questo la frase che ripeto sempre alle “mie” Meraviglie (questo è il “nome di battaglia” delle persone che seguo nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire Da Te”) anche la trasformazione di schemi di comportamento rigidi non fa eccezione. 

Sapersi adattare ai cambiamenti in questo modo significa riuscire a trovare un numero maggiore di alternative per eseguire una stessa azione o per risolvere un problema  nel nostro cammino, in modo sostenibile.

 

B) Ti aiuta ad accogliere e sostenere il cambiamento

Avere un buon grado di flessibilità mentale aiuta anche ad essere più accoglienti e tolleranti verso quelle situazioni di vita che non ci vanno particolarmente a genio, o non ci risultano facili da digerire. Permette di aprire la mente, allargare la visione sulla nostra realtà e vedere le sfumature, i battiti del cuore degli eventi invece che un insulso diagramma piatto. 

Allo stesso modo, incoraggia a comprendere con maggiore lucidità dove inciampiamo, in cosa restiamo incastrate, quali ostacoli ci si presentano con maggiore frequenza. 

C) Con la flessibilità mentale torni protagonista del tuo destino

La flessibilità mentale ci aiuta a sospendere il giudizio e a riprenderci la nostra parte di responsabilità nel creare e mantenere una situazione che non ci piace più o non ci soddisfa come vorremmo. Smettiamo di dare la colpa agli altri, al mondo o a noi stesse e entriamo in una visione di noi stessi come autori e autrici del nostro cambiamento.

Infine, stimola una maggiore empatia nei confronti degli altri, favorendo il riconoscimento dei punti di incontro da cui entrambe le parti potranno trarre beneficio.

Questi processi sono fondamentali per aumentare la qualità del nostro rendimento accademico, lavorativo, e di vita in generale, offrendoci la possibilità di ottimizzare i nostri piani, di porci obiettivi e monitorare le nostre azioni in modo da intervenire per correggerle quando necessario.

spunti per allenare la tua flessibilità mentale

Durante le sessioni di terapia del mio Percorso, lavoro in modo sartoriale con ogni persona che seguo.

Questo significa che costruisco insieme a lei la strategia migliore per aumentare la sua flessibilità, sulla base delle sue esigenze specifiche e della sua situazione di vita. 

Ci sono però alcuni elementi ricorrenti, che nel tempo ho individuato come efficaci per sostenerti nel fare un cambiamento duraturo: sono ormai più di cinquanta le persone che hanno trovato insieme a me la loro “svolta” (qui trovi alcune delle loro testimonianze)

Voglio lasciarteli come spunto, per far si che anche tu possa iniziare a fare un cambiamento concreto su questo tema nella tua vita. 

1. Allena la tua capacità di OSSERVAZIONE

Entriamo in contatto con il mondo attraverso i nostri sensi e il senso che utilizziamo con maggior frequenza è la vista.

Quando siamo terrorizzatə, spalanchiamo gli occhi e il nostro sguardo si irrigidisce, si blocca su un particolare che catalizza tutta la nostra attenzione.

Se invece siamo in uno stato di quiete, il nostro sguardo è mobile e può vagare da un elemento dell’ambiente all’altro, fluttuando e lasciandosi sorprendere ora da un oggetto, ora da un altro.

Occhi e mente sono strettamente interconnessi: non a caso, la parola “idea” ha la stessa radice “-id” di “video”, cioè “vedere” in latino.

Per diventare più flessibile, puoi imparare a spostare lo sguardo che hai sulle cose, a cambiare prospettiva.

Inizia chiedendoti: “Cosa sto vedendo chiaramente di questa situazione?” e poi chiediti “cos’è che ancora non vedo o non mi risultato subito lampante?”

2. Esci dal pregiudizio dello STATUS QUO

Hai presente la frase “chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel lascia ma non sa quel che trova?”. Sappi che danneggia la tua flessibilità più della kryptonite per Superman. 

È la perfetta incarnazione del “pregiudizio dello status quo”, una trappola cognitiva che consiste nel prendere la situazione attuale (conosciuta, anche se sgradevole) come punto di riferimento e preferibile rispetto ad altre possibili, che vengono invece considerate come perdite.

Questa valutazione ovviamente non avviene su basi oggettive (per es. quando è chiaro che il cambiamento porterebbe problemi) ma quando le condizioni sono incerte e ci sono diversi fattori concomitanti da considerare. 

Riuscire a sospendere il giudizio, a metterlo in pausa, ti permette di aprirti alle nuove possibilità e di accogliere il cambiamento invece che combatterlo.

Se negli ultimi anni hai sentito di non avere il controllo della tua giornata, della tua settimana, dei mesi che passano, sappi che puoi riappropriarti del tuo tempo e riprendere in mano le redini della tua vita: nel momento in cui ti soffermi a sentire, torni a dargli (e a darti) valore.

3. Per essere flessibile, stimola la tua CREATIVITÀ

Secondo la Psicoterapia della Gestalt, la creatività caratterizza l’adattamento funzionale della persona nel proprio ambiente.

Non è quindi uno speciale talento solo per personalità fuori dal comune, ma viene definita come una capacità che appartiene ad ogni essere umano, senza distinzioni.

È l’ingrediente segreto che favorisce un adattamento funzionale nelle nostre relazioni per condurre una vita sociale sana, flessibile e appagante. 

Per questo, le attività creative sono un modo straordinario per allargare i nostri confini mentali, rinnovarsi e superare la rigidità mentale.

Ma come si fa ad essere creativi?

Prima si immagina come dare una nuova forma a quello che c’è già nel nostro ambiente (relazioni, situazioni, legami, approcci, visioni), più vicina a quella che si desidera per la nostra vita. 

In secondo luogo ci si mette alla prova, dandoci il permesso di essere agenti del proprio cambiamento.

Infine si riflette su ciò che abbiamo sperimentato, per capire come correggere il tiro e celebrare quello che invece ha funzionato. 

quella volta che una meraviglia si è tatuata un esercizio sulla flessibilità mentale...

I tre spunti che ti ho fornito qui sopra sono grandiosi punti di partenza per aumentare la tua consapevolezza e riconquistare una maggiore flessibilità mentale. 

Sono anche gli stessi che hanno guidato il viaggio di consapevolezza di Domenico, un giovane uomo (si…l’essere Meraviglie non ha a che fare con il genere!) brillante, tenace e …molto affezionato al suo “pensare”, che però lo teneva in scacco. 

Era arrivato da me col cuore infranto e una gran pesantezza in testa: non riusciva a uscire dal suo loop di pensieri e aveva iniziato a mettere in atto schemi di comportamento ripetitivi che gli impedivano di vivere la sua vita serenamente. 

Insieme abbiamo lavorato fianco a fianco per elaborare il suo vissuto emotivo doloroso. 

Grazie alle esperienze proposte, di seduta in seduta, ha trovato la via d’uscita dal dolore ed è tornato a vedere le possibilità nella sua vita. 

Di tutte le attività, una gli è rimasta particolarmente in mente, tanto che ha deciso di tatuarsela sul polso della mano destra, quella con cui fa tutto, a ricordarsi che “c’è sempre una soluzione, anche quando sembra che non ci sia”. 

Puoi immaginarti il mio stupore, e anche tanta gioia nel cuore, quando mi ha inviato questa foto per aggiornarmi sui grandi passi che era riuscito a fare per sè stesso, una volta finito il Percorso. 

Mii sono sentita davvero onorata di essere stata testimone della sua trasformazione, e sarei onorata di poter aiutare anche te. 

ALLa conquista di una maggiore flessibilità mentale, insieme

Se desideri essere accompagnata da una guida esperta nel tuo viaggio dalla Paura al Coraggio, per renderlo più leggero e veloce, ho una buona notizia per te!

Puoi prenotare la tua chiamata conoscitiva gratuita di 30 minuti con me e scoprire come funziona il mio Percorso. 

 

Clicca adesso sul bottone che trovi qui sotto!

Avrai accesso ad un breve questionario, che ti permetterà di fare fin da subito chiarezza sulla tua situazione e mi aiuterà a capire come posso aiutarti. 

Non appena avrò letto le tue risposte, ti contatterò alla mail che avrai indicato per fissare il momento migliore per incontrarci e occuparci fin da subito di ciò che conta davvero: come tornare a essere libera dai pesi sul cuore e, finalmente, padrona di te! 

Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

bonus psicologo

Bonus Psicologo: cosa devi sapere e come richiederlo

bonus psicologo

 Il 27 maggio 2022 il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato il decreto che attiva il “Bonus Psicologo” finanziato dal Parlamento con 10 milioni di euro. 

Dopo la pubblicazione del Bonus Psicologo in Gazzetta Ufficiale è adesso possibile, per chi ha un ISEE fino a 50mila euro, richiedere un contributo da utilizzare presso psicologi iscritti all’albo. Ma come funziona il Bonus Psicologi e come richiederlo? 

In questo articolo, ti aiuto a capire chi ha diritto al bonus psicologoi requisiti per ottenerlo, dove e come richiederlo online. 

Cos'è il bonus psicologo

Dopo (forse troppo) tempo, adesso il Bonus Psicologico in Italia è finalmente realtà. La firma del decreto attuativo della misura, prevista dalla legge n. 15/2022, dà finalmente il via libera ad un incentivo che potrà essere richiesto da migliaia di italiani per sostenere le spese per sessioni di psicoterapia fruibili presso specialisti privati, sia in presenza che online. 

Si tratta di un segnale positivo da parte del Governo che può incoraggiare le persone a prendersi cura di sé e spronarle a scegliere di intraprendere un percorso di cura con uno psicoterapeuta. Spesso, infatti, la resistenza a rivolgersi ad uno psicologo è legata non solo alla paura di cominciare un percorso terapeutico che può durare anni, ma anche dall’aspetto economico e dal costo di una seduta dallo psicologo.

Il Bonus Psicologo 2022 mira proprio a rimborsare e contribuire alle spese dei cittadini che, a causa delle ripercussioni della situazione pandemica, hanno avuto – o hanno a tutt’oggi – bisogno del supporto di uno specialista.

Bonus psicologo: come funziona?

Il “Bonus Psicologo” è di fatto un contributo economico per sostenere le spese di sedute di psicoterapia presso professionisti privati, attingendo ai fondi stanziati per un valore totale di 10 milioni di euro.

Gli psicologi e gli psicoterapeuti a cui è possibile rivolgersi devono essere regolarmente iscritti all’albo degli psicologi; inoltre, devono avere comunicato all’ordine di appartenenza sia di aver conseguito la specializzazione in Psicoterapia, sia di voler aderire all’iniziativa.

Per capirci, ti spiego i passaggi che ho fatto io: in quanto psicologa psicoterapeuta iscritta all’Ordine degli Psicologi della Toscana, dopo aver verificato con l’Ordine regionale che figurassero entrambi i titoli di studio e ho provveduto a comunicare all’Ordine Nazionale degli Psicologi la mia adesione all’iniziativa. 

Tornando a come funziona il Bonus, Il contributo sarà erogato al cittadino una sola volta e potrà essere usato come voucher per scontare fino a un massimo di 50 euro per seduta. Tutto dipenderà dal reddito ISEE. La richiesta del bonus psicologo potrà essere effettuata tramite domanda online sul portale INPS.

Ma vediamo nel dettaglio chi ha diritto al bonus psicologo e i requisiti per ottenerlo.

I requisiti per ottenere il bonus psicologo

A godere dell’incentivo saranno le persone in condizione di ansiabassa autostima e depressione, stress e fragilità psicologica, a causa dell’emergenza pandemica e della conseguente crisi socio-economica, che siano nella condizione di beneficiare di un percorso psicoterapeutico. 

L’importo totale del bonus varia in base all’ISEE dei richiedenti che deve essere inferiore a 50 mila euro. Tre le fasce di reddito previste: 

  • 600 euro per le persone con ISEE fino ai 15 mila euro
  • 400 euro per le persone con ISEE tra i 15mila e i 30mila euro
  • 200 euro per le persone con ISEE tra i 30mila e i 50mila euro

 

Inizialmente, nelle intenzioni del governo, il tetto massimo per il bonus psicologo era di 500 euro, aumentato adesso a 600 euro per quanti hanno un reddito inferiore ai 15mila euro. 

come richiedere il bonus psicologo

Quali passi si devono compiere per riuscire a ottenere il bonus psicologo? La prima cosa da fare sarà inoltrare un’apposita domanda. Per poter richiedere il bonus è però necessario aspettare i 30 giorni che, in base alla normativa, devono decorrere dalla pubblicazione del decreto attuativo in Gazzetta Ufficiale (avvenuta il 27/6/2022).

L’Art. 5 dispone, infatti, che entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto “Bonus Psicologo” in Gazzetta UfficialeINPS e Ministero della Salute comunichino tramite il proprio sito internet la data dalla quale sarà possibile presentare le domande da inoltrare in via telematica all’INPS, ed il periodo di tempo (non inferiore a 60 giorni) nel quale presentare la petizione.

Quando arriva il bonus psicologo

Da quando si potrà richiedere il bonus psicologo? Giovedì 21 luglio 2002 l’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale ha già dato comunicazione sulla data di inizio delle richieste, che è fissata a lunedì 25 luglio 2022. Il Bonus Psicologo 2022 potrà essere richiesto all’INPS per sé, per minori su cui si esercita la potestà o per persone di cui si fanno le veci.

A parità di reddito, la domanda che è stata caricata cronologicamente prima avrà maggiori opportunità di essere accolta. L’indicazione che posso darti è quindi quella di procedere velocemente, se sei in possesso dei requisiti. 

Come richiederlo online

Una volta comunicato il giorno di partenza per inoltrare la richiesta del bonus, ciascun cittadino deve accedere a un apposito form sul sito INPS per richiederlo online, accertando l’identità tramite i sistemi di identificazione previsti attualmente, ovvero la Carta di Identità Elettronica (CIE), il Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale (SPID) oppure  la Carta Nazionale dei Servizi (CNS). 

È possibile richiedere il bonus psicologo anche attraverso il contact center INPS, secondo le modalità definite dall’Ente stesso. Ogni cittadino può presentare una sola domanda online. Le richieste saranno gestite da INPS fino a esaurimento delle risorse finanziarie rese disponibili dal Ministero.

Aggiornamento: Il 19 luglio 2022 l’INPS ha comunicato, attraverso una circolare, i destinatari del bonus psicologo, le modalità per fare richiesta del bonus e quelle per l’erogazione dei fondi stanziati per la misura. In aggiunta a queste “indicazioni operative per la fruizione della misura”, la data di inizio di presentazione delle domande sarà, come anticipato, lunedì 25 luglio. Sarà possibile inviare le richieste fino al 24 ottobre 2022.

Come abbiamo già accennato, sarà possibile presentare la propria richiesta solo in via telematica. Le modalità da utilizzare potranno essere

  • il portale INPS, a cui si potrà accedere con le proprie credenziali
  • il Contact Center Integrato: si potrà chiamare il numero verde 803.164 che è gratuito da rete fissa, oppure il numero 06 164.164, a pagamento da rete mobile.

La procedura da seguire

Nello specifico, per richiedere il bonus psicologo tramite portale INPS:

  • Vai su www.inps.it e accedi con SPID, CIE o CNS
  • Clicca su “Prestazioni e servizi” e poi “Servizi”
  • Clicca su “Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche”
  • Clicca su “Contributo sessioni psicoterapia”.

erogazione del bonus psicologo

L’assegnazione del beneficio è garantita, in base all’ordine di arrivo delle domande, anche se il Ministero della Salute ha specificato che si privilegerà chi ha un ISEE più basso.

Prima si compila ed invia online la propria domanda, maggiore sarà la possibilità che essa venga accolta: le stime che sono state fatte attualmente parlano di un bacino di 16mila cittadini che potranno riceverlo. 

Pensi di aver bisogno di un supporto psicologico? Scopri il mio percorso

graduatorie e scadenza del beneficio

Terminato il periodo di presentazione della domanda per il Bonus Psicologo il 24 ottobre 2022, l’INPS si occuperà di stilare le graduatorie, valide fino ad esaurimento delle risorse, distinte per regione e provincia autonoma di residenza. 

L’Istituto individua i beneficiari sulla base dell’ammontare delle risorse disponibili (10 milioni di euro), comunica ai beneficiari l’accoglimento della domanda e contestualmente associa e comunica a ciascun beneficiario UN CODICE UNIVOCO.

L’elaborazione delle graduatorie da parte dell’INPS potrebbe richiedere tempo; non è detto, pertanto, che l’incentivo sia immediatamente spendibile.

Inoltre, Il bonus dovrà essere utilizzato dalla persona entro 180 giorni dalla data di accoglimento della domanda. Una volta trascorso questo tempo, il codice univoco è automaticamente annullato e le risorse non utilizzate saranno riassegnate nel rispetto dell’ordine della graduatoria regionale o provinciale.

cosa devi fare dunque?

Se entri in graduatoria e scegli di ricevere il mio aiuto, dovrai semplicemente comunicarmi il tuo  codice univoco ai fini della prenotazione. Sarà poi io, una volta erogata la prestazione, ad emettere fattura sulla piattaforma Inps segnalando il tuo codice univoco: non dovrai quindi anticipare i soldi del contributo

L’ente previdenziale provvederà direttamente alla remunerazione delle prestazioni effettivamente erogate dai professionisti. Il pagamento avviene per seduta singola sino all’ammontare del ‘bonus’ assegnato al singolo cittadino. 

Rivolgiti a professionisti psicoterapeuti abilitati: È una tutela per la tua salute mentale

Sarò sincera: quando ho saputo che sarebbe stato possibile  usufruire dell’incentivo solo con gli psicoterapeuti abilitati aderenti all’iniziativa, ho tirato un sospiro di sollievo.

Se è un po’ che mi segui, sai che svolgo il mio lavoro facendomi guidare dalla trasparenza e dall’etica professionale in cui credo fortemente.

I professionisti iscritti all’albo sono tenuti al rispetto del codice deontologico e l’appartenenza all’Ordine consente di monitorare nella loro pratica clinica: questo significa che sono passibili di sanzioni se svolgono male il loro lavoro e per te questa è una tutela.

La lista dei professionisti abilitati aderenti all’iniziativa del Bonus Psicologo sarà pubblicata sul sito del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi e sui siti degli ordini regionali e provinciali.

Se vuoi avvalerti della mia consulenza, ti ricordo che ho aderito all’iniziativa e posso offrirti un percorso terapeutico online o in studio adeguato alle tue esigenze. Per conoscere le opinioni di chi ha già svolto il percorso con me, puoi guardare tutte le video-testimonianze qui o leggere le recensioni e i casi di studio sul mio blog. 

Un percorso di terapia può aiutarti a tornare padrona di te

Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire Da Te” aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

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zona di comfort

Zona di comfort: come espanderla per evolvere

zona di comfort

uscire dalla propria zona di comfort non è semplice.

Ogni anno tantissime persone provano a uscire dalla propria zona di comfort e finiscono per sentirsi ancora più bloccati, delusi e insoddisfatti. Riesci a immaginare perché?

Il motivo è semplice: sono circondate da persone che gli ripetono costantemente che non saranno mai felici se non escono dalla propria zona di comfort, ma nessuno gli spiega mai come fare in concreto.

In questo articolo voglio condividere con te alcuni spunti pratici che derivano dalla mia esperienza professionale, per rendere chiaro cosa occorre davvero fare con la tua zona di comfort.

In questo modo potrai iniziare a cambiare prospettiva sul tema, senza sentirti più sopraffatta. Sei pronta? Cominciamo!

che cos'è la zona di comfort?

Per qualcuna potrebbe essere rimanere sul divano di casa, per un’altra fare la spesa sempre al solito supermercato, per un’altra ancora la solita strada per andare al lavoro. 

Associamo spesso la zona di comfort a un luogo fisico, ma non è necessariamente, anzi. 

La zona di comfort è quello spazio interiore fatto di immagini, idee, sentimenti, regole e paradigmi che ci fanno sentire comode e al sicuro.

In altre parole, quella zona in cui tutto è già visto, in cui siamo in contatto con cose, situazioni, persone familiari e conosciute e in cui sentiamo di avere il pieno controllo di noi stesse. 

Non sarebbe bello se potessimo vivere la nostra vita per sempre cosi, non è vero? Beh, in realtà no. 

Infatti, c’è un piccolo dettaglio che dovresti considerare considerare: la tua crescita avviene grazie al fatto che oscilli costantemente tra l’accomodamento e l’assimilazione. Ma che vuol dire?

Nessuno si è mai evoluto stando comodo e al sicuro

J. Piaget, psicologo dello sviluppo, notava che l’evoluzione della specie umana non è mai avvenuta stando comodi e al sicuro. Avviene invece oscillando tra due meccanismi: quello di assimilazione e quello di accomodamento. 

L’assimilazione consiste nella capacità di selezionare e incorporare nuove esperienze e informazioni agli schemi che già possediamo. 

L’accomodamento, invece, è il meccanismo opposto ovvero la modifica dei comportamenti e degli schemi di pensiero pre-esistenti a seconda delle modifiche del contesto che ci circonda. 

A cosa ti serve sapere questa differenza, e cosa c’entra con la zona di comfort? 

È presto detto: questo significa che dobbiamo essere pronte a uscire dalla nostra zona di comfort per incontrare le novità, ma anche a rientrarci per far sedimentare le nostre esperienze. 

Restando dentro alla nostra zona di comfort, mettiamo un limite alle nostre prestazioni e i nostri comportamenti rimangono sempre le stesse: rischiamo di rimanere immobili, ferme al palo e cosi inibire la possibilità di cambiare.  

Senza cambiamento non c'è crescita, anche se fa paura

Senza cambiamento non c’è crescita e non c’è evoluzione, ed è proprio il cambiamento che rappresenta l’unica costante della nostra vita, anche se fa paura.

Se pensi che per uscire dalla propria zona di comfort e cambiare serva tanto coraggio e che il coraggio non c’entri niente con la paura, ho una notizia per te…

Il coraggio è la paura tenuta quel tanto che basta per entrare nelle nuove esperienze

Del coraggio e del suo significato ne ho parlato in un articolo che puoi trovare qui sul blog: quello che ti serve sapere adesso è che per diventare abbastanza coraggiosa da allargare i confini della tua zona di comfort ti serve fare tre cose.

La prima cosa da fare è smettere di negare o cercare di eliminare la tua paura (non puoi evitare di sentirla). 

La seconda cosa è ascoltare il messaggio che l’emozione della paura porta con sè (se non lo sai, ti sta dicendo che devi fare attenzione a quello che c’è nel tuo contesto, non di scappare dall’esperienza.

La terza cosa da imparare a fare è rassicurare quella parte di te che è spaventata dicendoti che sei in grado di fare attenzione, e accompagnarti nel fare esperienza, partendo da una piccola cosa.

È questo che fanno le persone coraggiose (o per lo meno quelle che non hanno bisogno di tenere tutto sotto controllo): tengono per mano la propria parte impaurita quel tanto che basta per entrare nell’esperienza, fidandosi del fatto che potranno scoprire qualcosa di nuovo e crescere. 

Se ti senti pronta per entrare insieme in questa nuova dimensione, ecco un esercizio per te.

"una cosa nuova al giorno, allarga la comfort zone tutto intorno"

Va bene, forse il detto non era proprio cosi. Però leggi attentamente qui: nei prossimi giorni prova a fare qualcosa che non ti sei mai data il permesso di fare.

Buttati, con criterio, tenendo per mano la tua paura con la stessa cura che metteresti nell’aiutare una bambina piccola ad attraversare una strada trafficata.

Può essere anche qualcosa di molto semplice come assaggiare un cibo che non hai mai mangiato o cambiare strada andando al lavoro, oppure rivolgere la parola a uno sconosciuto o, ancora, dire quello che pensi ad un collega.

Se hai voglia di metterti ancora più in gioco, puoi provare a sperimentare qualcosa di nuovo ogni giorno, dandoti un tempo – diciamo 7 giorni. Ognuna di noi ha la sua zona di comfort: ciò che è rischioso per qualcuna, non lo è per un’altra.

Ognuna di noi ha però la stessa possibilità di superare i propri limiti e varcare il confine della propria comfort zone, non perché “fuori dalla tua comfort zone c’è la vita” come dicono – quella la stai già vivendo ora – ma perché potresti incontrare nuove parti di te. 

zona di comfort: non si tratta di uscire, ma di espandere.

Quello che, arrivate a questo punto, potrebbe esserti diventato chiaro è che dalla propria comfort zone non si può davvero “uscire”. Tutto quello che serve fare è abbracciare la possibilità di allargarne i confini il più possibile. 

In che modo? Senza fretta, ma senza sosta – citando Goethe. Quello che intendo è che allargare i propri confini è come spostare la staccionata di un giardino: è difficile che accada se non impieghi un po’ di sudore della fronte. 

Quando? “Ora”, perché il momento presente è sempre il momento migliore per iniziare a fare qualcosa che non hai mai fatto, ed è anche l’unico in cui le cose possono davvero accadere. 

Tutte le volte che sperimenti qualcosa di diverso, sperimenti anche la tua capacità di allargare i confini della tua comfort zone, di spingerli un po’ più in là, in una sorta di “stretching dell’anima”.

Affrontare le sfide e ottenere il risultato sperato è infatti un’ottima strategia per rendere la tua zona di comfort più flessibile, più permeabile, dove il movimento è possibile.

Ed è questo il segreto: uscire dalla propria comfort zone non vuol dire altro che espanderla, per trovarti a tuo agio in più situazioni possibili.

Vuoi imparare ad allargare la tua zona di comfort in modo concreto, specifico e mirato? Entra nel mio Percorso di 10 Settimane

Altri spunti per allargare la tua zona di comfort

Voglio lasciarti, in chiusura di questo articolo, due risorse per farti ispirare nel fare pratica con l’allargamento dei confini della tua zona di comfort.

Il primo è un film, che si chiama “Yes Man”: in questa commedia Jim Carrey è un uomo intento a dire NO a qualunque proposta gli venga fatta, finché non partecipa a un seminario di sviluppo personale durante il quale promette a se stesso di dire sempre SÌ.

Con la decisione di pronunciare queste due lettere con la stessa solerzia con cui pronunciava i suoi “no” per paura di fare nuove esperienze, inizia il suo viaggio al di fuori della zona di comfort, che lo porterà a divertenti avventure e, soprattutto, a inattese riflessioni.

Il SI è spesso lo strumento più efficace per avventurarsi al di fuori del campo del “conosciuto”, ma è fondamentale capirne l’equilibrio e il senso profondo.

Se dici sempre si, come dici sempre no, non cambierà molto nella qualità della tua vita: stai comunque agendo “di reazione” e in modo rigido, polarizzato.

Sono certa che questo film, oltre che a strapparti qualche risata, ti aiuterà a vedere con chiarezza questo concetto.

L’altra risorsa che voglio lasciarti è il link al Ted di Shonda Rhimes, la donna dietro il successo di Grey’s Anatomy, che racconta del proprio “anno del sì”.

Un bellissimo esperimento che l’ha portata ad uscire dalla propria comfort zone e ad affrontare le proprie paure.

Se anche tu hai imparato a memoria tutte le infinite dichiarazioni d’amore di Meredith a Derek e chiami la tua migliore amica “la tua persona”, ti consiglio di darci uno sguardo!

In coclusione..una porta girevole ai confini della tua zona di comfort

In questo articolo ti ho accompagnato a vedere che quando si parla di zona di comfort il punto di svolta non sta nel riuscire ad uscirne, perché significherebbe uscire da sè stessi, ma imparare come accompagnarsi in esperienze nuove, diverse.

Questo ci aiuterà a incontrare nuove parti di noi, ancora sconosciute e ci darà utili informazioni per comprendere meglio noi stessi e cosa significa per noi raggiungere un maggior grado di benessere e felicità.

Se vuoi imparare come fare nel tuo caso specifico, sono qui per aiutarti.

Nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire Da Te” accompagno persone ambiziose, stanche di accontentarsi di una vita vissuta. a metà, a ritrovare il proprio centro e imparare a gestire l’ansia per tornare padrone della propria vita.

Il primo passo per conoscerci meglio e valutare se possiamo lavorare insieme, è quello di compilare un breve questionario utile a conoscere meglio che cosa ti sta bloccando e capire quali sono le tue disponibilità per incontrarci in una video chiamata gratuita da 30 minuti. 

In chiamata approfondiremo le tue risposte al questionario cosi da capire se posso concretamente aiutarti, ti darò il mio feedback sulla tua situazione, valuterò se ci sono i presupposti per lavorare insieme e, in caso positivo, ti darò tutte le informazioni necessarie a entrare nel Percorso!

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Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

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La pazienza: 4 spunti per allenarla

pazienza

In una società che corre veloce e ti invita a essere immediatamente produttiva, ci hanno insegnato che la pazienza è qualcosa di poco desiderabile. 

Siamo costantemente invitati a scattare per raggiungere i nostri obiettivi, e la pazienza non ci permette di essere veloci e di raggiungere una gratificazione istantanea. 

Ci muoviamo alla velocità della luce sulle autostrade della vita, spesso dimenticandoci che intorno esiste il paesaggio. 

E se ci stessimo perdendo qualcosa di importante?

Per lungo tempo ho creduto che pazientare fosse un passaggio obbligato ma scomodo, uno stato di inattività passiva che mi allontanava da quello che volevo ottenere.

Quando poi ho scoperto che la pazienza serve come serve l’azione tempestiva, e come potevo applicarla alla mia vita, ho iniziato a vedere il mondo con occhi nuovi. 

Quindi, se ti senti una persona impulsiva o ti piacerebbe essere più paziente ma non sai da dove cominciare, in questo articolo ti aiuto a fare chiarezza sull’utilità della pazienza e ti lascio quattro spunti pratici per iniziare a portarla nella tua vita.  

che cos'è la pazienza?

La pazienza non è semplicemente saper aspettare; la pazienza è cosa facciamo mentre aspettiamo! E facciamo una cosa ben precisa: SENTIRE.

Infatti, reggiti che arriva un momento nerd, il termine pazienza deriva dal greco “pathos” – sentimento. Perciò, paziente è “colui che sente, che prova sentimenti”. Detta cosi non fa cosi schifo, vero?

Se è un po’ che mi segui, me lo avrai sentito dire spesso: “senti quello che senti, e non puoi non sentire”.

Sentire, percepire, esperire, sperimentare costituiscono la porta d’accesso al nostro universo interiore, ed è li che troviamo le migliori risposte alle nostre domande esistenziali.

Soffermarsi e porre attenzione a che cosa sentiamo, momento per momento nel qui e ora, ci dà quindi la possibilità di scoprire cosa ci sta accadendo, di contattare i nostri veri desideri e di immaginare possibilità per realizzarli.

pazienza e attesa: quello che non ti aspetti

La pazienza è “uno dei sentieri che portano lontano, verso l’orizzonte della felicità”: ho trovato questa definizione di G. Salonia molto poetica, e puntuale allo stesso tempo.  

Tutti desideriamo essere felici e dare un senso alla nostra esistenza: nel farlo, procediamo sulla scorta delle esperienze passate, nel qui e ora, tesi verso la realizzazione dei nostri progetti.

Questo vuol dire che veniamo da un passato, agiamo nel presente, compiendo azioni che inevitabilmente proiettiamo nel futuro (“pro-getto” vuol dire proprio questo, gettarsi in avanti).

Quando progettiamo, abbiamo a che fare con una visione di breve e di lungo periodo. Ci troviamo quindi a dover gestire una serie di azioni nel breve termine (il qui e ora) per costruire quello che chiamiamo (il “lì e allora”).

L’inciampo più grande (e più frequente) che osservo fare alle persone che seguo è quello di pensare che l’attesa sia qualcosa di mortale, mentre ha molto a che fare con il darsi la possibilità di tornare a vivere e a generare possibilità.  

Attesa come processo “a-tendere”: non è altro il tempo che ti concedi per creare lo spazio utile ad assimilare ciò che ti accade e dare forma i tuoi desideri in concreto, tramite azioni quotidiane

a che serve avere pazienza e aspettare?

L’attesa caratterizza la nostra esistenza fin dai primi momenti. 

Se ci pensi, la nostra nascita inizia in una dimensione di attesa: è in attesa la mamma che aspetta per 9 mesi di conoscere il suo bambino, e intanto immagina che forma avrà. 

Lo fa con pazienza, ovvero sentendo ogni giorno i movimenti di una vita che cresce nella sua pancia, sperimentando i cambiamenti del suo corpo.

Crescendo scopriamo che è nell’attesa che possiamo fare ordine e dare senso degli avvenimenti: nel tempo dell’attesa le emozioni, da ingenue o euforiche, diventano sentimenti duraturi, che ci permettono di evolvere e maturare.

Ma non solo: ecco altri 4 aspetti per cui esercitare la pazienza si rivela estremamente utile:

1. Attraverso la pazienza riscopri la TOLLERANZA

Tutti noi abbiamo una voce interna che ci guida: a volte però non ha un tono troppo benevolente. Ci auto-giudichiamo costantemente, ma questo non fa altro che sabotarci.

Quando impari la pazienza e impari a stare in contatto con ciò che senti, ti dai la possibilità di essere tollerante verso ciò che fai, errori e inciampi compresi, acquisisci potere sulla tua vita senza farti sopraffare.

2. La pazienza è l'unico modo per essere padrona del tuo TEMPO

Quante volte negli ultimi anni hai sentito di non avere il controllo della tua giornata, della tua settimana, dei mesi che passano? Oppure hai avuto l’impressione che ti scorresse tra le mani senza riuscire a prenderlo e farlo tuo?

Puoi riappropriartene: nel momento in cui ti soffermi a sentire, torni a dargli (e a darti) valore

3. La pazienza ti aiuta a prendere DECISIONI ponderate

Solo allenando la pazienza ti sarà possibile concentrarti sul presente e procedere valutando attentamente ogni aspetto del problema e della realtà che ti circonda. 

Così, potrai mettere un piede davanti all’altro, senza ritrovarti piena di rimpianti a pensare di aver fatto il passo più lungo della gamba.

4. Senza pazienza non c'è APPRENDIMENTO

Si impara attraverso l’esperienza, e come ci siamo già dette esperire è sinonimo di sentire, sperimentare. 

In ogni cosa è fondamentale ricordarsi che non si può sapere tutto e che imparare è il primo passo necessario per realizzare la propria esistenza. 

ALLENARE LA PAZIENZA

Ora che hai capito quanto la pazienza permea già la tua vita e a cosa è utile, arriviamo alla parte pratica: la pazienza è un’abitudine e in quanto tale necessita di allenamento quotidiano.

Attenzione: non esiste una formula magica buona per tutti, o una ricetta per la felicità pre-confezionata, perché tu sei un essere umano unico e irripetibile, e come tale dovresti trattarti.

Quello che sto per dirti rappresenta il frutto della mia esperienza e di quello che vedo funzionare con le mie Meraviglie (cosi chiamo le persone che seguo).

Voglio che li consideri come un insieme di spunti pratici per riflettere: non è detto che funzionino tutti per te, cosi come non è detto che tu debba applicarli tutti insieme.

Sperimentali nel tuo quotidiano e monitora come ti senti senti, quanto sei comoda (spoiler: se sei una persona impulsiva e impaziente, può darsi che tu senta un po’ di scomodità all’inizio ed è funzionale alla creazione di una nuova abitudine).

Vuoi iniziare a lavorare con me sulla tua capacità di essere paziente? Richiedi la tua chiamata gratuita di 30 minuti per scoprire il mio Percorso

sviluppare la pazienza: 4 cose che puoi fare nella tua quotidianità

1. Lavora sui desideri

Per allenare la pazienza è fondamentale che tu prenda contatto con i tuoi obiettivi, meglio se sotto forma di desideri.

Preferisco parlare di desideri e non di obiettivi perché quando smetti di considerare gli obiettivi come “qualcosa che DEVI fare” e inizi a considerarli in termini di desideri, viene meno quel senso di costrizione legato al devo e si apre la dimensione del “posso”.

In questo modo, essere paziente diventa uno spazio di possibilità in cui muovere il tuo primo passo verso una piccola prima conquista, e poi un’altra e un’altra ancora..fino a che, tutte insieme, contribuiranno alla tua realizzazione.

 

2. Presta attenzione alle tue abitudini

Poco fa ho parlato della pazienza come di un’abitudine: questo termine deriva dal latino habitudo che indicava la struttura fisica o morale e fa riferimento a tutte quelle azioni quotidiane che ripetendosi contribuiscono a dare forma a quello che sei.

Le abitudini sono dei processi che diventano pian piano interiorizzati e automatici: in questo modo saranno facilmente disponibili alla tua mente e avranno una forza tale da spingerti a continuare a fare in quello specifico modo.

Allenati ogni giorno a portare attenzione a ciò che senti e fallo diventare un’abitudine: bastano 3 minuti al giorno, in cui porsi una semplice domanda – “cosa sento, cosa provo in questo momento?” e risponderti in termini strettamente emotivi (cerca tra le 6 emozioni di base: sorpresa, rabbia, disgusto, paura, tristezza o gioia?).

 

3. Guarda alla tua vita come un grande esperimento

Sperimentare è un processo costante nella tua vita, anche se non te ne accorgi: tutte le volte che provi a fare qualcosa anche di molto piccolo stai dando vita a un esperimento, perché stai facendo un’esperienza.

Puoi allenare la tua pazienza se at-tendi (tendi verso) la sperimentazione, non solo quando le cose vanno male e devi trovare una soluzione e un’alternativa ai problemi.

Il momento migliore per sperimentare è proprio quando le cose vanno bene, perché è quello il momento in cui hai a disposizione più risorse, tempo e lucidità per valutare i risultati che hai ottenuto

 

4. Impara a apprezzare il fallimento

Mentirei se ti parlassi di sperimentare senza prendere in considerazione l’ipotesi del fallimento.

Mia nonna diceva sempre “chi non fa, non falla” – l’unico modo per assicurarti di non fallire mai, è non fare mai niente. Ma, in questo modo,  come potresti realizzare i tuoi desideri?

Ogni azione comporta una dose di rischio: ogni percorso è fatto di piccole conquiste, ma anche di fallimenti quotidiani perché il fallimento è parte del processo.

Uno degli insegnamenti che le persone che seguo apprezzano di più è una diversa lettura di successo fallimento: invece di fallimento, infatti, sarebbe meglio parlare di insegnamento, perché ogni volta che sbagli puoi imparare cosa non funziona per te e correggere il tiro.

Quanto al successo, se guardi bene a questo termine, ti accorgerai che parla del passato: successo, accaduto. Andato, passato, fatto. Quello su cui a te interessa concentrarti, se vuoi diventare felice, è il futuro, perché è nel futuro che c’è ancora vita.

ricapitolando...

Ogni volta che durante il tuo percorso avrai la pazienza di  rialzarti da una caduta, sentendo quello che senti e desiderando un futuro diverso, avrai aggiunto qualcosa al tuo bagaglio.

E quando la strada da percorrere sarà finita, avrai raggiunto un livello di consapevolezza su quello che stai facendo per cui capirai che è stato il viaggiare che ti ha reso viva.

Nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire da Te” aiuto ogni giorno persone piene di impegni, abituate a portarsi al limite delle proprie energie incalzate da un tempo che non sembra bastare mai.

Arrivano da me in ansia, col timore di non essere abbastanza brave a fare tutto, e a gestire al meglio il loro tempo e quello dei propri cari. 

Se ne vanno riconoscendo i benefici che derivano dall’essere pazienti, l’at-tendere (il trattino è voluto), avendo capito che è la manifestazione della “felicità in divenire”.

La pazienza è infatti una delle 8 competenze che contribuiscono a realizzare un’esistenza felice, insieme al coraggio, alla saggezza, alla speranza, alla convinzione, all’impegno e alla perseveranza.

Come posso aiutarti?

Se ti interessa percorrere il tuo prossimo pezzo di strada insieme e vuoi il mio aiuto per Ripartire da Te, puoi compilare il form che trovi qui sotto e inviare la tua richiesta per accedere a una chiamata gratuita di 30 minuti.

Le tue risposte mi aiuteranno a capire se posso effettivamente aiutarti e ti ricontatterò per fissare il momento migliore per conoscerci, approfondire la tua situazione e darti le informazioni che ti servono per dare avvio alla tua Ripartenza.

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Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

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felici

Essere felici: 4 miti da sfatare

felici

COME SI FA A ESSERE FELICI?

Sono secoli che le persone si interrogano su questa “semplice” domanda. 

Ma soprattutto..si può essere felici e realizzati? Nello speciale uscito recentemente su Netflix, Alessandro Cattelan ci porta con sè nel suo personale viaggio alla scoperta della felicità…ma non è certo il primo ad essersi interrogato su questo punto.

Ricordo ancora quando al liceo studiavo lunghe pagine di dibattiti tra filosofi greci, che sembravano non fare altro che passare il proprio tempo interrogandosi su quale tipo di felicità fosse la migliore da perseguire. 

Ancora prima, anche Confucio e Budda cercavano l’illuminazione e insegnavano ai propri discepoli le loro risposte a questa domanda, invitandoli a scavare e guardare dentro di sè.

In questo articolo ti accompagno a vedere che cosa si intende per felicità, sfatiamo insieme 4 miti intorno al tema e ti lascio con una serie di spunti pratici se vuoi realizzare una vita felice. 

che cosa si intende per felicità?

Oltre all’approccio filosofico e spirituale, in campo scientifico gli studi di Psicologia Positiva hanno fatto interessanti scoperte sulla felicità e su ciò che rende la vita degna di essere vissuta.

Un cambio di rotta importante rispetto alle teorie tradizionali, che sposta il focus dell’indagine da “sistemare ciò che è rotto” a mettere in valore e far risaltare le risorse presenti in ognuno di noi.  

Ognuno ha la propria idea di felicità e una delle cose interessanti che ho scoperto parlandone con le persone nel mio Percorso, è che il significato di felicità varia notevolmente da persona a persona, ma tutti sanno dargli una definizione.

Se dico la parola “felicità” ad alcune persone, subito pensano a un’emozione transitoria, alla sensazione di eccitazione il giorno di Natale, a una buona serata fuori con gli amici o a quella piacevole sensazione di sentire il sole caldo sul loro viso.

Altri lo vedono come qualcosa di più duraturo: la sensazione di essere contenti delle proprie vite, riconosciute come ricche perché piene di significato.

In termini psicologici, questi due tipi di felicità sono spesso indicati rispettivamente come Edonìa ed Eudamonìa, ma se vogliamo trovare un modo più accessibile per definirle, potremmo definirle come “principio di piacere” e “senso di scopo”.

felici adesso: un mix tra piacere e scopo

L’aspetto del piacere nella felicità ha a che fare con una valutazione a breve termine, con il sapersi godere il momento, mentre se guardiamo a lungo termine nelle nostre vite vediamo che lo scopo e il significato assumono una maggiore rilevanza per garantirci  un senso di “felicità” nella nostra vita in generale.

Piuttosto che discutere su quale sia il migliore, è preferibile guardare in modo olistico e sistemico alla questione, andando a concentrare la nostra attenzione sulla creazione di un equilibrio.

Abbiamo bisogno di sentire un senso di direzione e significato generali, ma dobbiamo anche saper fermarci e godere di piccoli piaceri, di “annusare le rose” lungo il percorso.

Se pensiamo alla felicità in questi termini, riusciamo anche a comprendere e incorporare le differenze culturali rispetto all’idea di felicità. Nel mondo occidentale, la felicità tende a essere vista come qualcosa associato a uno stato di forte eccitazione: eccitazione, euforia, salti di gioia.

Nel mondo orientale, invece, la felicità è associata alla calma, alla pace, al relax. C’è anche una differenza tra le età: pensa alla gioia rumorosa di un bambino che vive interamente immerso nel momento, rispetto alla gioia tranquilla del nonno che lo sta guardando.

essere felici: una questione di equilibrio

La comprensione di questi due diversi aspetti della felicità ci aiuta a capire dove a volte possiamo inciampare.

Se diamo la priorità al piacere a breve termine a scapito della direzione e del significato a lungo termine, corriamo il rischio di usare soluzioni rapide per nascondere il fatto che sentiamo una mancanza di scopo nelle nostre vite, che alla fine ci fa sentire vuoti quando questa poi svanisce.

Allo stesso modo, passare la vita a concentrarci su obiettivi e risultati a lungo termine può significare perderci i momenti di gioia: abbiamo quindi bisogno di un equilibrio che comprenda nella nostra vita entrambi i tipi di felicità.

Vuoi scoprire dove inciampi e ritrovare equilibrio per definire le tue coordinate della felicità? Nel mio Percorso 10 Settimane Per Ripartire da Te ti aiuto a farlo.

tutta la verità, vi prego, sull'essere felici

Adesso voglio accompagnarti a sfatare qualche mito sulla felicità, cosi la prossima volta che senti motivatori e guru che ti propinano queste corbellerie sarai corazzata per non cadere nella loro trappola. 

Più avanti ti offro anche degli spunti concreti per ritrovare le coordinate della TUA felicità, quindi arriva fino in fondo!

Mito n. 1: "Questo semplice trucchetto ti renderà felice"

Quante volte l’hai sentita questa? Spoiler: Non esiste una risposta semplice alla domanda su come essere felici (e dovresti diffidare da chi te ne offre). 

La realtà è che c’è un mix di cose di cui abbiamo bisogno per un funzionamento ottimale, che coinvolgono piacere e scopo, che possono variare da persona a persona, attraverso culture diverse e nel corso della vita.

Nonostante queste differenze, ci sono temi centrali che emergono quando indaghiamo su ciò che rende felici le persone, quindi più impariamo a osservarci e a chiedere a chi ci sta intorno con sincera curiosità, più possiamo riflettere e sperimentare questa conoscenza alla nostra situazione quando ci sembra appropriato. 

Mito n. 2: "Sarò felice quando..."

Un altro preconcetto comune è che saremo più felici quando succederà finalmente quel qualcosa che tanto desideriamo (una nuova macchina, un aumento al lavoro, un nuovo lavoro, vincere alla lotteria….).

Le ricerche mostrano che, sebbene questi eventi possano aumentare la nostra felicità nel breve periodo, ci abitueremo rapidamente a queste novità e i nostri livelli di felicità torneranno alla normalità (in gergo tecnico questo effetto viene chiamato “adattamento edonistico”).

Questo non significa che le circostanze esterne non influiscano sui nostri livelli di felicità: se ci troviamo ad affrontare eventi spiacevoli come malattie, la fine di una relazione o la perdita di una persona importante, è prevedibile sperimentare tristezza, apatia, disagio e infelicità (in questo articolo ti racconto a che ti servono e come farci fronte).

La notizia interessante è che in questo caso l’adattamento funzionerà a nostro favore e i nostri livelli di serenità torneranno a ristabilirsi man mano che prenderemo delle nuove misure rispetto alla nostra nuova situazione.

È importante ricordare che riusciremo ad essere più resilienti in quel momento se nella nostra vita abbiamo costruito delle solide basi di autostima e supporto sociale.

Mito n. 3: "O nasci felice o non lo sarai mai"

C’è del vero nel fatto che alcune persone hanno un’indole più incline a vedere il bicchiere mezzo pieno di altre: studi mostrano che i gemelli omozigoti hanno livelli di felicità più simili di quelli dei gemelli eterozigoti.

Ma al di là della genetica e delle circostanze, sappi che hai ampio spazio di manovra: i nostri livelli di felicità possono aumentare e diminuire in base a ciò che ci accade e al modo in cui reagiamo. 

Allo stesso tempo abbiamo anche la capacità di apprendere nuovi modi di reagire a ciò che ci succede, che a loro volta influenzeranno i nostri livelli di benessere percepito.

Ancora una volta voglio presentarti le cose nel modo più diretto possibile: la buona notizia è che puoi influenzare in una certa misura i tuoi livelli di felicità, ma non nel senso che dovresti semplicemente “pensare in modo positivo” e tutto andrà bene – non è così semplice!

In particolare, aiutami a combattere lo stigma e l’iper-semplificazione che spesso c’è intorno a queste condizioni: chi soffre di depressione o disturbi del tono dell’umore non dovrebbe mai trovarsi nella posizione di essere colpevolizzato per ciò che prova, o invitato a “sforzarsi di più” per riprendersi!)

Mito n. 4: "Ma io so benissimo cosa mi rende felice"

Anche se abbiamo qualche idea su ciò che ci rende felici, ci sono anche momenti in cui notoriamente non siamo bravi a prevedere come ci sentiremo.

Ad esempio, in uno studio che esamina l’interazione sociale con estranei sui mezzi pubblici durante un normale tragitto giornaliero, le persone hanno previsto che sarebbero state più felici di leggere/guardare fuori dal finestrino piuttosto che parlare con gli altri passeggeri.

Tuttavia, quando i loro livelli di felicità sono stati testati subito dopo il tragitto, gli studiosi hanno scoperto che era vero il contrario: parlare con estranei ci rende più felici, nonostante i nostri timori iniziali.

Lo studio ha anche mostrato che anche le persone con cui si è parlato si sono sentite più felici dopo lo scambio.

Allo stesso modo, un altro studio sull’interazione uomo-natura ha mostrato che, quando posti davanti alla scelta se attraversare un campus universitario attraverso tunnel sotterranei o all’aperto, i partecipanti hanno sovrastimato il loro piacere di stare nei tunnel e hanno sottovalutato il vantaggio di camminare all’aria aperta.

Morale: non sempre quello che ci aspettiamo ci renda felici, lo fa davvero e restare aperti al cambiamento e al nuovo è fondamentale per scoprire nuovi modi per essere felici! 

spunti concreti per essere felici

Come dicevamo poco fa, la psicologia positiva offre una vasta gamma di spunti su cosa ci può rendere felici.

È impossibile entrare nel dettaglio qui tutto qui, e spesso nei miei post sul blog cerco di essere quanto più concreta e possibile, ma ecco alcuni input per spiegare alcuni dei temi importanti su che ci rende felici.

 

1. Connessione

Come esseri umani, ci siamo evoluti come animali sociali che vivono in un mondo naturale

Per questo connettersi con gli altri è cosi importante per il nostro benessere mentale: non importa se siamo persone estroverse, introverse che hanno bisogno di tempo di qualità con gli amici intimi alternati al tempo da soli, o persone che si identificano da qualche parte tra questi due estremi.

Desidero che tu ricordi che la connessione non deve essere solo con gli amici intimi: le piccole connessioni quotidiane con gli altri fanno bene anche al nostro benessere mentale.

Traiamo beneficio anche dell’essere connessi alla natura e dei sentimenti di connessione spirituale o religiosa con il resto del mondo.

Entrare in contatto e trascorrere del tempo nella natura, il giardinaggio, la coltivazione di piante d’appartamento o il trascorrere del tempo con gli animali, anche domestici, ci fa sentire più felici.

 

2. Prendersi cura del proprio corpo

Quando pensiamo alla psicologia, è facile fare riferimento cosa sta succedendo nella nostra testa e dimenticare l’importanza di prendersi cura di noi stessi fisicamente.

L’esercizio fisico, una buona alimentazione e il sonno sono tutti vitali per il nostro benessere mentale e fisico: la mente e il corpo sono strettamente collegati e ciò che influisce sull’uno avrà un impatto sull’altro.

 

3. Prendersi cura della propria mente

Allo stesso modo, cosi come i nostri corpi beneficiano dall’essere attivi, la stessa cosa succede anche alle nostre menti. Imparare cose nuove, parlare con nuove persone, fare nuove esperienze ci fa bene dal punto di vista emotivo e cognitivo.

Anche avere un significato e una direzione nella nostra vita è importante per la nostra felicità.

Molte persone parlano dell’importanza di fissare “obiettivi” e sebbene ciò abbia valore, a volte faccio fatica a usare con serenità la parola “obiettivo”, perché implica il dover sapere a tutti i costi dove stiamo andando prima di partire e non lascia grande spazio agli errori.

A volte i viaggi migliori sono quelli in cui non è tutto calcolato al minuto e ci prendiamo il tempo per guardarci intorno ed esplorare. 

Quindi, se ti piace fissare obiettivi, fantastico, ma prenditi del tempo per essere curiosa e concediti anche il tempo di esplorare e riflettere.

 

4. Apprezzare quello che abbiamo

Nel secondo mito da sfatare sulla felicità abbiamo parlato di “adattamento edonistico”, il fatto che ci abituiamo alle cose buone e smettiamo di apprezzarne i benefici.

Ma il vantaggio è che possiamo cercare di contrastare questa tendenza prendendoci del tempo per apprezzare ciò che abbiamo. Scrivere nel diario della gratitudine, assaporare, pregare con l’intenzione di ringraziare (se siamo religiosi), essere consapevoli e prestare attenzione al momento presente ci aiuterà ad apprezzare ciò che ci circonda e aumenterà i nostri livelli di felicità.

Inoltre, più prestiamo attenzione alle cose belle della nostra vita, più le notiamo, quindi questo ha un effetto continuo per aiutarci a guardare il lato positivo, anche quando il gioco si fa duro. 

riassumendo: la domanda "cosa ci rende felici" è interessante, ma non ha una risposta rapida

Ci sono dei temi di fondo comuni a tutti gli esseri umani e più impariamo, più possiamo scegliere di influenzare il nostro comportamento e le nostre azioni, che possono influenzare le nostre circostanze e il modo in cui ci sentiamo.

È anche divertente sperimentare su noi stessi: provando cose diverse, possiamo vedere cosa funziona per noi. Il diario della gratitudine potrebbe essere la mia passione, correre le maratone potrebbe essere la tua: ognuno di noi è diverso, unico, irripetibile.

La cosa interessante di adottare un approccio scientifico per comprendere questa domanda, è che possiamo iniziare a sfatare i miti e separarli dalle verità su ciò che ci renderà più felici senza cadere in trappole e credenze limitanti.

Fammi sapere in che modo ti è stato utile questo articolo: puoi scrivermi su Instagram e se mentre leggevi ti è venuto in mente qualcuno che potrebbe trarne beneficio, condividilo

Invece se hai capito che è il momento di andare alla ricerca della tua felicità e vuoi farlo con me, posso aiutarti. Ogni settimana riservo uno spazio ai primi colloqui per conoscerci e scoprire insieme se il mio Percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te è quello che ti serve per tornare padrona della tua vita e delle tue relazioni. 

Ti aiuterò a conoscerti meglio, diventare la tua migliore alleata e costruire le tue strategie per liberare testa e cuore dai pesi e dall’ansia.

Senti che è arrivato il momento di Ripartire da Te e metterti al centro della tua vita?

Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

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tristezza

A cosa serve la tristezza?

tristezza

Tra tutte le emozioni, la tristezza da sempre rimane quella più enigmatica e complessa da gestire. 

Una domanda che mi fanno spesso le mie pazienti – che io chiamo Meraviglie – è proprio questa: “a che serve la tristezza? Chi ce lo fa fare di soffrire cosi? Ma soprattutto…come si fa per eliminarla?”.

Se è più intuitivo capire che paura, rabbia, felicità, sorpresa disgusto hanno una loro precisa funzionalità, quella della tristezza rimane il vero enigma. 

In questo articolo ti accompagno a fare chiarezza su alcuni punti chiave della tristezza: potrai scoprire come mai non ti conviene cercare di eliminarla, qual è il suo messaggio e a cosa serve. 

Così, potrai evitare di farti sopraffare e saprai cosa fare quando si fa molto intensa e tu ti senti persa e senza una vita d’uscita. 

tristezza: un problema a cui trovare una soluzione?

Spesso trattiamo la nostra tristezza (o quella degli altri) come se fosse un PROBLEMA a cui dobbiamo trovare una SOLUZIONE.

Dove lo abbiamo imparato? È una regola che abbiamo imparato a interiorizzare tutte le volte che ci siamo sentite dire nel nostro passato: “Dai, Non essere triste”, “Tirati su, non piangere”, “Dai la situazione non è poi così male” oppure ancora “Prova a fare x, prova z.

Quante volte ha funzionato? Quasi mai, vero?

Quello che le persone mi riportano nelle sedute durante il Percorso è che quando ascoltano queste parole dagli altri non funziona quasi mai o – se funziona – è come un palliativo che dura poco tempo e non aiuta davvero a stare meglio.

Il fatto è che essere triste non è un "problema" con cui dobbiamo fare qualcosa, è un'esperienza emotiva.

Tutte le emozioni sono segnali intrapsichici che ci parlano di ciò che ci accade dentro, e di un bisogno che necessita di essere soddisfatto.

Con tutta probabilità. quando siamo tristi, ci è capitato qualcosa di significativo per noi e doloroso. Tutto quello che dovremmo fare è legittimare il nostro stato emotivo. e da qui lavorare dentro di noi per re-integrare quel vissuto e quella parte di noi che ha subito una perdita.

Per farlo, la tristezza ci invita ad un’azione specifica che però, nella società in cui viviamo della velocità e del tutto e subito, è contro-intuitiva.

Ci invita al raccoglimento, a smettere di fare, al fermarci per guardarci dentro e poter dare un posto a ciò che è successo nella nostra storia. 

Ascoltare noi stessi, prestare attenzione a quel movimento e dargli spazio è ciò che ci permetterà di tornare all’equilibrio. Quando cerchiamo di “aggiustare” la tristezza, la trasformiamo in un problema.

Quando cerchiamo di togliere o trovare una soluzione alla tristezza dell’altro, gli inviamo un messaggio spesso identico a quello che ci hanno insegnato a inviare a noi stessi quando siamo tristi: “non so cosa fare con te e tu mi metti a disagio (o mi spaventi), preferisco essere comodo che stare con te e sentire quello che senti.”

cosa serve fare quindi con la nostra tristezza?

Un primo punto da ricordare è che le emozioni (anche la tristezza) sono per loro natura fugaci: fisiologicamente ogni emozione è come un’ondata che dura all’incirca 90 secondi…incredibile vero?

Questo ci dice che non sono eterne e anche che non sono le emozioni con cui poi ci troviamo a fare i conti: non sono loro che ci restano appiccicate addosso come la colla.

Più duraturi nel tempo sono i pensieri legati a quell’emozione: ad esempio, “che penseranno di me se mi vedono triste?” oppure “mi vorranno bene lo stesso?”.

Questo succede perché da qualche parte nel nostro passato ci è arrivato un monito ben preciso: per alcune potrebbe essere stata una frase come “non essere triste che poi diventi brutta” o magari “non essere triste che poi anche la mamma sta male”. 

O magari ancora ci hanno insegnato che quando si è tristi, quello che serve è un bel gelato: e cosi abbiamo imparato che la tristezza non va bene e che si risolve con qualcosa di esterno, di compensatorio, che lo scacci via. Ma non funziona. 

Invece, quello che funziona è essere presenti (per noi o per gli altri) e imparare a validare la nostra emozione, darci il permesso di sentirla e di accoglierla per quello che è: un’inform-azione, ovvero qualcosa che può dare forma al nostro comportamento.

Qual è l’informazione utile che ci porta la tristezza? Per rispondere a questa domanda dobbiamo iniziare a parlare di CONFORTO, perchè è questo quello di cui abbiamo bisogno.

Che cosa è il conforto?

"Sentimento di sollievo che una persona afflitta da dolori, disgrazie, preoccupazioni e sim. prova per le parole di una persona amica o per altro"

In altre parole: per sperimentare il conforto abbiamo bisogno di sentire di avere accanto una persona amica, presente e benevolente nei nostri confronti. 

Una persona che non tema il contatto con noi che siamo doloranti, che non scappi davanti al nostro dolore. 

Qualcuno che sia disponibile a stare con noi che in quel momento soffriamo, a prescindere dalla sensatezza o ragionevolezza della nostra sofferenzasenza giudicarla

È questo aspetto che ci permette di sentire sollievo: la presenza, il semplice – ma non scontato – fatto di essere lì insieme, pronte a sospendere il giudizio e ascoltare con le “orecchie del cuore”.

Vorrei ora portare la tua attenzione su un aspetto fondamentale: essere presenti non richiede di avere una soluzione in tasca, nè di essere brillanti e performanti, ma semplicemente di STARE con sè e con l’altro. 

Se vuoi imparare a confortare te stessa e gli altri senza farti sopraffare, puoi entrare nel mio Percorso dove lavoriamo fianco a fianco per tornare padrona di te e di tutte le tue emozioni.

IMPARA A ESSERE PRESENTE PER TE E PER GLI ALTRI

Avendo chiaro che la tristezza chiama conforto e che non è un problema a cui trovare una soluzione, si apre davanti a noi un nuovo panorama: possiamo imparare ad essere presenti per gli altri e per noi stesse.

Tutte le volte che attueremo questo comportamento, invece di affannarci alla ricerca di una pillola magica che scacci via la tristezza, invieremo a noi stesse e agli altri  un messaggio molto potente: quello della POSSIBILITÀ DI ESISTERE NELLA NOSTRA FORMA PRESENTE, ESATTAMENTE COSI COME SIAMO, SENZA CERCARE DI CAMBIARCI.

Quando cerchiamo di non sentire le nostre emozioni ed evitiamo di occuparcene ed esprimerle, è quello il momento in cui le manipoliamo e creiamo un ostacolo che può tenerci in gabbia per lungo tempo, trattenendoci dall’essere autenticamente noi stesse.

Posso aiutarti a gestire la tua tristezza e superare i momenti dolorosi

Nel mio percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te lavoriamo con le tue emozioni, rivolgiamo loro attenzione e ti aiuto a trovare il tuo modo di entrare in relazione con gli altri e come gestirle per generare un maggior benessere e equilibrio emotivo.

Fare questo rappresenta il primo passo di un cambiamento concreto e sostenibile nel tempo, che si riversa in tutti gli ambiti della tua vita: dalle tue relazioni di coppia, al benessere nel luogo di lavoro, ad una relazione armoniosa nella tua famiglia.

Se ti è stato utile, condividi questo articolo con le persone che possono trarne beneficio, che stanno cercando di venirne a capo per non farsi sopraffare da questa emozione, così importante e così difficile a volte da mettere in contatto.

E se vuoi ricevere ogni settimana degli stimoli di riflessione extra, dei suggerimenti per crescere e migliorare la tua vita puoi iscriverti nel box qui sotto alle Psicolettere, la mia newsletter pensata per essere il momento mensile di self-care per la tua anima. 

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elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

ansia non ti fa dormire

Quando l’ansia non ti fa dormire: il caso di studio di G.F.

ansia non ti fa dormire

ti è mai capitato di avere l'ansia non ti fa dormire, di passare notti insonni, di risvegliarti esausta e senza energie?

Uno studio rivela che non sei la sola: i ricercatori hanno scoperto che nell’ultimo secolo abbiamo perso oltre un’ora di sonno per ogni notte.

Questo accade perché, sovraccarichi di stress e impegni, e travolti dai mille stimoli che la tecnologia ci fornisce, non riusciamo a dedicare al riposo notturno l’attenzione e la cura che invece meriterebbe.

Ci risvegliamo esausti, senza energie per affrontare il giorno successivo. Inoltre, dopo aver passato una notte insonne, a fine giornata torniamo a letto impauriti di fare il bis e di entrare in un loop senza fine.

È proprio con queste preoccupazioni che G.F., tenace e ironica donna calabrese di 35 anni che si occupa di marketing e comunicazione, è arrivata nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire DaTe”:

Il Percorso è stato per lei la soluzione e in questo articolo prendo spunto dal suo caso per parlarti di cosa c’è sotto all’ansia notturna e di come abbiamo lavorato insieme per aiutarla a Ripartire Da sè stessa. 

come mai l'ansia non ti fa dormire

Durante la chiamata conoscitiva gratuita di 30 minuti che riservo a chi vuole scoprire se possiamo lavorare insieme, G. mi ha rivelato di essere davvero arrivata a saturazione.

Come sempre, le ho chiesto di raccontarmi cosa stesse succedendo nella sua vita, per permetterle di allargare un po’ lo sguardo su di sè e comprendere quali eventi di vita e situazione si trovava a fronteggiare in quel momento. 

Chiedere questo serve ad aiutarti fin da subito a fare chiarezza sui tuoi sintomi, e capire fin da subito che i tuoi sintomi non sono il “nemico”. 

 

L'ansia non ti fa dormire per avvertirti che non puoi andare avanti cosi

Infatti, l’ansia che non ti fa dormire non arriva per caso e non emerge dal niente: è il modo migliore che il tuo organismo ha trovato per avvertirti che c’è qualcosa che non va, che non puoi andare avanti cosi. 

G.F. mi racconta che è un po’ di tempo che la paura di avere un attacco di panico la bloccava anche nelle cose più semplici: li aveva avuti in passato e temeva potessero tornare. 

Faceva le cose di tutti i giorni senza riuscire a “sentire” niente dentro, nemmeno la consapevolezza di voler fare quelle cose o meno. Si sentiva spenta. 

"Sempre a disposizione...ma chi si occupa di te?!

Sentiva anche di doversi mettere sempre a disposizione di ogni richiesta familiare, della sua compagna, del suo capo a lavoro: sono tutti incasinati, e le chiedono aiuto. 

Finisce che si ritrova in affanno, le sembra di non avere più il tempo per occuparsi di sè e fare bene il suo lavoro. Ogni richiesta le toglie tempo, forze ed energie, ma dire di no non è previsto: si sentirebbe mortalmente in colpa, come se li abbandonasse. 

“Eppure sono tutti adulti, maggiorenni e vaccinati…sono in grado di badare a sè stessi, o potrebbero farlo…Ma mentre tu ti occupi di tutti, chi si occupa di te?”, le dico. 

Gli accordi impliciti che sostengono la tua ansia

È rimasta interdetta, poi gli occhi si sono velati di lacrime. Da qui è iniziato il nostro lavoro di esplorazione del suo ruolo in famiglia e di come avesse imparato a essere sempre a disposizione per gli altri. 

Ha iniziato ad accorgersi di come questo “accordo implicito” che sarebbe stata lei a incaricarsi di tutti i problemi e della loro soluzione, la lasciasse a corto di energie per occuparsi di sè. 

Quando non ci diamo spazio e tempo per occuparci di noi stesse durante la giornata, l’unico momento che ci resta…è la notte. Quel momento in cui ci rilassiamo, lasciamo andare e ci concediamo il riposo. Quel momento in cui si crea un vuoto, e possiamo finalmente ascoltarci. 

Lo strano modo di operare dell'ansia che non ti fa dormire

Devi sapere che l’ansia è una paura senza oggetto, e che lo scopo della paura è quello di avvertirci di fare attenzione, che c’è un pericolo in arrivo: essendo un meccanismo primordiale di aiuto e di difesa per il nostro organismo, trova il modo di farsi ascoltare. 

Se la nostra vita è estremamente piena di impegni e di affanni durante la giornata, aspetta che siamo libere per farsi sentire e assicurarsi che il messaggio che vuole portare ci arrivi forte e chiaro. Anche se poi ci lascia sveglie in sua compagnia tutta la notte. 

farsi sentire per farti sentire: ecco lo scopo dell'ansia che non ti fa dormire

Quando a fine percorso ho chiesto a G. F. che cosa avesse scoperto di sè che prima non sapeva, ha risposto che sentire è stata la sua grande scoperta. 

“Non conoscevo esattamente le mie emozioni, e ne avevo paura. Ora so che sono amiche e alleate. Grazie al lavoro con te, ho cominciato a fare più caso al sentire, anzichè analizzare tutto solo razionalmente. 

Gli attacchi di ansia e panico venivano perché non davo la giusta attenzione a ciò che provavo IO prima di tutto e di tutti”. 

Ed è questo che vorrei che ti fosse chiaro da qui in poi, per la tua vita: l’ansia arriva per far si che tu faccia attenzione a un pericolo. 

Qual è il pericolo? Arrivare ad anestetizzarti e non darti l’attenzione e l’ascolto che meriti.

Per questo, ascoltare le tue emozioni e imparare come gestire la tua vita è un ottimo antidoto a sentirti bloccata in una vita che non ti piace.

Se vuoi imparare a gestire la tua ansia e amarti nel modo che meriti, puoi prenotare la tua chiamata gratuita di 30 minuti per scoprire il mio Percorso

l'ansia che non ti fa dormire...può sparire!

Dopo 10 settimane G.F. ha terminato il suo percorso con me. Nella sessione finale ci siamo soffermate insieme a fare il punto della situazione, riguardare insieme da dove era partita, quali erano i suoi obiettivi e se sentiva di averli raggiunti. 

Ritengo che questo sia un passaggio imprescindibile da fare, perché io lavoro al tuo fianco affinché la svolta che vuoi per la tua vita si realizzi. 

Mi sembra quindi doveroso chiederci quali sono gli aspetti che hanno funzionato meglio per te, affinché tu possa lasciarli sedimentare e replicarli in autonomia quando ti serve

Quali sono stati i risultati concreti che G.F. ha raggiunto?

1. Sente di aver ritrovato la bussola della sua vita e di aver imparato come si può tornare a sentirsi stabili sulle proprie gambe

2. È tornata a dormire sonni tranquilli perché sa quali sono i meccanismi che innescavano il panico e come fronteggiarli

3. Quando lavora, ha imparato a comunicare i suoi bisogni e sa quando e come dire di no, per proteggersi dalle richieste eccessive

4. In famiglia, ha elaborato parti della sua storia che erano rimaste bloccate, riscoprendo la possibilità di dare e ricevere affetto e comprensione (e non solo soluzioni)

Ha smesso di tenere tutto dentro, ha iniziato a esprimersi e fiorire, dicendo “ciaone!” al senso di colpa. 

Con le sue parole..

 

Nella sua riflessione post-percorso, G.F. ha scritto: 

“A volte si ha la paura di perdere persone, occasioni o la stima di un datore di lavoro se non accontentiamo o non siamo sempre presenti. 

In realtà non è cosi. Bisogna prima di tutto non perdere sè stessi. 

Ora so conciliare le mie priorità con le richieste degli altri, so mettere limiti e sto imparando a definire i miei tempi. 

Esistevano dei meccanismi in cui io mi rendevo disponibile ancor prima che venisse richiesta la mia presenza. I sensi di colpa sono difficili da mandare via, ma quando TU diventi la tua priorità, quasi spariscono da soli”

Adesso è lei che tiene le mani saldamente intorno al timone della sua vita. È lei che sceglie la sua rotta e il suo equipaggio. 

Anche a te l'ansia non ti fa dormire e vuoi ritrovare il centro della tua esistenza?

Scegliere di iniziare un Percorso di terapia non è facile e devi fare attenzione a trovare il professionista che davvero risuoni con te. 

Quando hai davanti una persona affidabile e competente che può essere la guida per il tuo cammino e vibrate sulle stesse corde, la terapia diventa un appuntamento desiderato in cui imparare a prenderti cura di te e liberarti dai pesi sul cuore, in modo concreto.  

L’ho sperimentato con la mia terapeuta (spoilerone: anche i terapeuti vanno in terapia!) e lo sperimento da terapeuta con le persone che seguo. 

Se, leggendo come io e G.F. abbiamo lavorato insieme, hai sentito che è il momento per dare una svolta alla tua vita e vuoi conoscere meglio. me e come lavoro, puoi prenotare la tua videochiamata conoscitiva gratuita di 30 minuti.

 

Come funziona la chiamata?

All’interno questionario conoscitivo potrai parlarmi di te e di quello che ti blocca; inoltre, trovi lo spazio farmi conoscere le tue disponibilità per sentirci: in questo modo potremo fissare il momento migliore per farlo. 

Nella video-chiamata approfondiremo ciò che hai scritto nel questionario e analizzeremo la tua situazione specifica, valutando entrambe se possiamo essere una buona squadra di lavoro per aiutarti a raggiungere i tuoi risultati.

Il percorso fa per te se...

– Ti senti pronta per un’esperienza trasformativa che cambierà il tuo modo di guardare il mondo e di approcciarti agli impegni e alle difficoltà, pur rimanendo te stessa;

– Sei pronta per diventare padrona di te e della tua vita, senza che pensieri, aspettative, sensi di colpa e l’intensità delle tue emozioni continuino ad intralciare il tuo cammino;

– Vuoi rompere le catene di quei meccanismi automatici, che continui a ripetere anche se non vuoi e che ti tengono bloccata in una vita che non ti piace.

Il percorso non fa per te se...

Non lavoro con tutte le persone che mi contattano, ma solo con chi è davvero motivata a prendere in mano le redini della sua vita e occuparsi di sè stessa! Se pensi che ancora non sia il momento di cambiare, non contattarmi.  

Inoltre, i posti disponibili per lavorare insieme ogni mese sono limitati perché voglio garantire alle persone che seguo tutta la mia attenzione e un adeguato numero di disponibilità durante la settimana. Se questo non risuona con te, anche in questo caso, non contattarmi. 

Se invece senti che è arrivato il momento di Ripartire da Te, il tuo prossimo passo è quello di compilare il questionario conoscitivo!

Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

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emozioni negative

Emozioni “negative”: la cosa più importante da sapere

Ti hanno detto per una vita che puoi gestire le tue “emozioni negative” e ti hanno anche detto come farlo. Si sono però dimenticati di dirti prima una cosa, la più importante: le emozioni negative non esistono.

SI SI, HAI LETTO BENE. LE EMOZIONI NEGATIVE NON ESISTONO.

L’ho voluto ripetere due volte, per sicurezza, perché desidero davvero sfatare questo falso mito una volta per tutte insieme a te.

Ma non preoccuparti, lo faremo insieme in questo articolo e ti accompagnerò a vedere punto per punto cosa fare per vivere la tua vita in modo integrato, sentendoti sempre padrona di te.

Arriva fino in fondo all’articolo, perché troverai anche un esercizio per iniziare a trasformare queste famose “emozioni negative” in strumenti potenti per la tua vita.

Sei pronta? Cominciamo!

 

cosa ti hanno detto circa le emozioni negative

Si pensa che la tristezza o la rabbia siano brutte, sconvenienti, deprecabili, qualcosa di assolutamente non “figo”, che può danneggiare gli altri. 

La nostra cultura porta avanti da secoli l’idea che se ti senti arrabbiato, confuso, triste, nostalgico, disgustato, vulnerabile non va bene. Dovresti essere sempre e solo gioiosa, allegra, estroversa, flessibile, accomodante e comprensiva, sopratutto se sei una donna. 

Come se sentirsi tristi o arrabbiati fosse un difetto di fabbrica da nascondere o da correggere, perché chi è triste o arrabbiato non va bene per questo mondo e non sarà accettato. Come se non superasse il controllo qualità.

Se hai la sensazione di subire costantemente una pressione in questo senso, posso tranquillizzarti: non è solo la tua immaginazione, e la cosa va avanti più o meno da quando sei nata. 

Pensa alle frasi che tante madri (spesso in assoluta buona fede) dicono per cercare di consolare i propri piccoli: “non piangere che poi diventi brutta” o “non piangere, che poi la mamma sta male”…hai presente no? 

Cosa ti aspetti che apprendano quei bambini? Probabilmente che esprimere quelle emozioni che gli stanno causando sofferenza sia qualcosa di “negativo”. 

Credo invece che sentire ed essere consapevoli di tutte le proprie emozioni porti tanti doni, tante informazioni di cui è necessario iniziare a tenere conto, se uno vuole vivere pienamente la propria vita. 

 

E credo anche che il problema non sia sentire ed esprimere le proprie emozioni, ma non esserne consapevoli e agirle a caso.

 

cosa dice la PSICOLOGIA: esistono le EMOZIONI NEGATIVE?

Vediamo insieme cosa dicono le principali teorie psicologiche riguardo alle emozioni e se ci sono riscontri circa un’attribuzione negativa o positiva ad alcune di esse.

Le emozioni sono definite come un:

“segnale intrapsichico fisiologico che avverte di un cambiamento, nello stato del mondo esterno o interno, che viene soggettivamente percepito come saliente, come rilevante”. 

 

Tanti diversi studiosi (tra cui Charles Darwin, Daniel Goleman, Paul Ekman, per citare.i più conosciuti) nel corso degli anni, hanno elaborato le loro teorie circa le emozioni. 

In nessun caso si fa riferimento alla negatività o positività delle emozioni, e il motivo è semplice: tutte le emozioni sono necessarie alla sopravvivenza dell’essere umano.

Sarebbe quindi un clamoroso autogol del nostro organismo se avessimo messo “a sistema” qualche meccanismo che mette a repentaglio le nostre possibilità di adattamento, non credi?

Tuttavia, diverse scuole di pensiero, soprattutto agli inizi della storia della psicologia, hanno considerato alcune emozioni come fattori di disturbo, soprattutto a causa delle alterazioni nel corpo che queste possono provocare, specialmente se intense.

Questo può essere vero per determinate azioni e comportamenti (pensiamo al guidare in condizioni di rischio o alla necessità di prendere decisioni in modo tempestivo) ma iniziamo a vedere come possa diventare problematica non l’emozione in sè, ma la risposta comportamentale che da questa emozione si genera in noi. 

 

COSA TI FA DIRE CHE LE TUE EMOZIONI SONO NEGATIVE

Ora che ti è chiaro che questa distinzione tra emozioni positive ed emozioni negative non ha alcuna base teorica, vediamo insieme come mai questa definizione ha avuto senso nella tua testa per tutto questo tempo.

Quello che ci aiuta nel definire alcune delle nostre emozioni come “negative” è l’esperienza che viviamo quando si presentano.

Quando senti rabbia è probabile che ti si annodi lo stomaco, si irrigidisca tutto il tuo corpo e tu senta la pancia che ribolle e questo è poco piacevole.

Allo stesso modo, quando senti la paura il tuo corpo inizia a sudare, ti batte forte il cuore e ti si accorcia il respiro. Anche in questo caso, la sensazione è spiacevole. 

Con la tristezza che succede? Il corpo rallenta, ti senti senza forze, il mondo intorno a te perde di senso e ti sembra di avere un macigno sul petto che ti impedisce di respirare. Non c’è bisogno di dirlo, anche in questo caso zero piacere. 

Ricapitolando, quello che ti fa definire queste emozioni come negative è l’esperienza di spiacevolezza che le accompagna. Se però, accanto a questo, impari a che cosa servono, qual è il loro scopo in quel momento e che cosa stanno provando a dirti, puoi smettere di evitare di sentire e iniziare a usarle in modo utile per la tua vita. 

È proprio facendo questo che puoi sbloccare il tuo potere e tornare a sentirti padrona di te anche in queste circostanze: per questo motivo il lavoro sulle emozioni è il punto di inizio del mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire Da Te” che aiuta le persone a superare le difficoltà a testa alta, ritrovare la propria autostima e tornare a sentirsi al centro della propria vita. 

 

COSA PUOI FARE CON LE TUE EMOZIONI, GRAZIE ALLE TUE EMOZIONI: UN ESERCIZIO PER TE

Abbiamo visto che non ci sono emozioni positive o emozioni negative: adesso passiamo alla pratica. 

Per non farti sopraffare dalla spiacevolezza quando le tue emozioni sono troppo intense, ho preparato per te qualche domanda che ti aiuta a sentirti stabile sulle tue gambe e padrona della tua vita. 

Prova a chiederti:

  1. Che emozione che sento in questo momento?

  2. Qual è il cambiamento rilevante nel mio mondo interno o fuori, nel mondo esterno che ho bisogno di notare?

  3. Cosa sono in grado di fare proprio grazie all’emozione che sento adesso?

  4. Se ci fosse un dono inaspettato che posso ricevere se mi concedo di essere triste, impaurita o arrabbiata ora, quale sarebbe? 

CONSIDERA UNA NUOVA PROSPETTIVA 

Voglio lasciarti anche degli spunti per rispondere a queste domande, dal mio punto di vista, che spero ti aiutino a considerare una nuova prospettiva. 

1. Sei dannatamente viva: grazie alle tue emozioni, tutte – nessuna esclusa, puoi riconoscere che hai ancora spazio per agire e portare un cambiamento nella tua vita, Ci sono persone che passano giorni, mesi, anni e secoli senza avere la minima idea di dove si trova la propria “bussola” interiore.

2. Le tue emozioni ti danno la direzione: ti aiutano a capire quello di cui hai bisogno, cosi puoi muoverti nel mondo per ottenerlo.

3. Smetti di sprecare le tue energie in battagli inutili e inizi a scegliere quali vale la pena combattere, per te.

4. Riesci a comunicare meglio con gli altri: quando arrivi dritta al punto senza girarci intorno, gli altri iniziano a capire quello che vuoi – cosi tu ti senti compresa, soddisfatta e più leggera. 

5. Smetti di nasconderti e di farti manipolare: quando accogli le tue emozioni invece di evitarle, ti scopri più forte, coerente e autentica – spoilerino: è questo quello che ti dà la solidità che ti serve per superare ogni tempesta.

6. Capisci “che aria tira” nelle tue relazioni molto più velocemente e, in pochi istanti, riesci a capire se è buona per te oppure no. 

Questi sono solo alcuni doni dello smettere di giudicare le tue emozioni e di categorizzarle come positive o negative.

 

Ogni volta che giudichi così le tue emozioni, ne eviti alcune e perdi questo potere che è cosi vasto e cosi abilitante per far emergere tutti i tuoi talenti…ed è davvero un peccato. 

 

per concludere

Accogliere quello che senti ti aiuterà a trasformare il tuo punto di vista, come se tu avessi a un paio di “occhiali a raggi x” che ti permettono di non farti invadere e di fare attenzione ai dettagli, per ottenere di più da ogni momento della tua giornata.

È solo quando hai tra le mani tutto il tuo potere che puoi usarlo per costruire la vita che vuoi.

 

Se senti che è arrivato il momento per te di iniziare a trasformare ciò che non funziona più nella tua vita e vuoi il mio aiuto professionale, compila il form cliccando qui per richiedere la tua chiamata conoscitiva gratuita di 30 minuti. 

Una volta ricevute le tue risposte, valuterò se posso effettivamente aiutarti e – in caso positivo – ti contatterò per fissare il momento migliore per sentirci. 

Durante la chiamata analizzeremo insieme la tua situazione e ti darò tutti i dettagli che ti servono per capire come funziona il mio Percorso, in modo che tu possa decidere liberamente se fa per te.

 

 

Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

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creatività

Creatività: come incide sulla tua resilienza

Eccoci arrivati alla tappa finale del nostro mini-viaggio sul tema della resilienza: oggi ti parlo del quinto, e ultimo, pilastro che serve mettere per costruire una resilienza solida..il problem solving creativo!

Perchè ti parlo di creatività legata alla risoluzione dei problemi e come ha a che fare questo con la tua capacità di essere resiliente?

Perchè se non utilizzi un approccio creativo:

1. Rimani sullo stesso piano logico che ha creato il problema;

2. Tenti di semplificare un problema che sembra complicato ma è solo complesso, ostinandoti a applicare vecchie regole che magari hanno funzionato in passato ma che ora non funzionano più;

3. Non vai a scardinare la struttura portante del problema stesso;

4. Rimani nella tua zona di comfort, protagonista di un film che hai già visto mille volte e che non ti piace.

Cosa trovi in questo video:
Provo a sfatare alcuni miti legati al problem solving e ti accompagno a scoprire come grazie alla creatività puoi imparare a fare un salto di piano logico, a uscire dalla logica schematica e limitante del "problema-soluzione"!

Questo ti sarà utile ogni volta che ti troverai davanti a una sfida nella tua vita quotidiana, che sia in ambito lavorativo o personale, e potrai iniziare a comprendere come far tornare a galla la tua "barca" e portarla in acque più tranquille, per continuare a navigare spedita verso i tuoi desideri, senza ansia.

Schiaccia PLAY e scopri di più...

Perchè "se continui a fare quello che hai sempre fatto, otterrai quello che hai sempre ottenuto" (A. EINSTEIN).

TIP PRATICO:

Ora che hai visto il video, rifletti su questo punto:

Quali sono le tue strategie vincenti per risolvere i problemi?

E quali sono quelle che continui ad applicare anche se hai scoperto che non funzionano più cosi tanto bene?

Se vuoi migliorare il tuo livello di problem solving creativo lavorando con me nel Percorso #10SettimaneXRipartireDaTe, clicca sul bottone qui sotto per richiedere la tua Chiamata conoscitiva gratuita di 30 minuti.

Durante la chiamata faremo un'analisi della tua situazione attuale e sarà l'occasione per darti mio feedback personalizzato e tutti i dettagli per valutare se il Percorso è quello che ti serve per svoltare in questo momento della tua vita.