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Zona di comfort: come espanderla per evolvere

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“Se non esci dalla tua zona di comfort non troverai la tua felicità!”…mai sentita questa frase? 

 

Personalmente l’ho sentita almeno un milione di volte ma mi sono sempre chiesta: ammonire qualcuno per invitarlo a uscire dalla propria comfort zone, sottolineando che se non lo fa non troverà la propria felicità, può mai davvero funzionare?

Credo di no. Perché non è cosi semplice, uscire dalla propria zona di comfort non è facile.

Messa giù in questi termini, 
mi è sempre sembrato un imperativo categorico che non rende giustizia alla complessità della vita quotidiana che ognuno di noi si trova ad affrontare. 

Quando nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire Da Te” aiuto le mie Meraviglie a dare voce al proprio cuore e mettere in ordine i propri pensieri per tornare al centro della propria vita, emerge un dato lampante: la frase ha senso, ma nessuno dice mai come si fa! 

Per questo motivo, in questo articolo voglio accompagnarti prima a capire meglio che cos’è la zona di comfort, e poi lasciarti un esercizio pratico e delle risorse per approfondire ulteriormente il tema. 

Sei pronta? Partiamo! 

Cos’è la zona di comfort?

Per qualcuna potrebbe essere il divano di casa, per un’altra il solito posto dove fare la spesa, per un’altra ancora la solita strada per andare a lavoro: la associamo spesso a un luogo fisico, ma non lo è necessariamente.

La zona di comfort è più uno stato mentale: è quello spazio interiore fatto di immagini, idee, sentimenti, regole, paradigmi da seguire che ci fanno sentire protette e al sicuro, in cui stiamo comode e riusciamo a sperimentare bassi livelli d’ansia. 

 

C’è però un piccolo dettaglio da considerare…

J. Piaget, psicologo dello sviluppo, notava che, l’evoluzione psicologica della specie umana si basa su una continua oscillazione tra due meccanismi: accomodamento e assimilazione.

L’assimilazione consiste nella capacità di selezionare e incorporare nuove esperienze e informazioni agli schemi già in possesso, mentre l’accomodamento è il meccanismo opposto, ossia la modificazione dei comportamenti e degli schemi cognitivi preesistenti in relazione al contesto circostante.

Rispetto alla zona di comfort, questo significa che, per apprendere ed evolvere, dobbiamo essere pronte a uscirne per incontrare le novità, ma anche a rientrarci per far sedimentare le nostre esperienze e far si che si allarghino i suoi confini. 

In poche parole, stare con i piedi ben piantati all’interno della nostra zona di comfort, in constante contatto con tutto quello che già conosciamo e ci è noto, non ci permette di crescere, apprendere e evolvere.

All’interno della nostra zona di comfort limitiamo il contatto con l’incertezza e l’ignoto, sentiamo di avere il controllo ed è per questo che è cosi difficile uscirne.

Allo stesso tempo finché rimaniamo nella nostra safe zone, le nostre prestazioni e i nostri comportamenti rimangono sempre uguali e rischiamo di rimanere immobili e di inibire la possibilità di cambiare.

Senza cambiamento però non c’è crescita e non c’è evoluzione, ed è proprio il cambiamento che rappresenta l’unica costante della nostra vita, anche se fa paura

Se pensi che le uniche persone che riescono a uscire dalla propria comfort zone siano quelle coraggiose, ho una notizia per te…

Il coraggio è fatto proprio di questo: è la paura tenuta quel tanto che basta per entrare nell’esperienza.

Del coraggio e del suo significato (dal latino cor-aggio, avere cuore) ne ho parlato in un articolo che puoi trovare qui: quello che ti serve sapere adesso è che per allargare i confini della tua zona di comfort ti serve fare tre cose.

  • smettere di negare o cercare di eliminare la tua paura (non puoi evitare di sentirla)
  • ascoltare il messaggio che porta con sè (piccolo spoiler: ti sta dicendo che vuole che tu faccia attenzione, non di scappare dall’esperienza)
  • rassicurare la tua parte spaventata che farai attenzione e accompagnarti nel fare esperienza, partendo da una piccola cosa.

È questo che fanno le persone coraggiose (o per lo meno quelle che non hanno bisogno di tenere tutto sotto controllo): tengono per mano la propria parte impaurita quel tanto che basta per entrare nell’esperienza, fidandosi del fatto che potranno scoprire qualcosa di nuovo e crescere. 

Se ti senti pronta per entrare insieme in questa nuova dimensione, ecco un esercizio per te.

“Una cosa nuova al giorno, allarga la comfort zone tutto intorno”

Era cosi il detto, no? 😉
Scherzi a parte, nei prossimi giorni prova a fare qualcosa che non faresti.

Buttati, con criterio, tenendo per mano la tua paura con la stessa cura che metteresti nell’aiutare una bambina piccola ad attraversare una strada trafficata. 

Può essere anche qualcosa di molto semplice come assaggiare un cibo che non hai mai mangiato o cambiare strada andando al lavoro, oppure rivolgere la parola a uno sconosciuto o, ancora, dire quello che pensi ad un collega.

Se hai voglia di metterti ancora più in gioco, puoi provare a sperimentare qualcosa di nuovo ogni giorno, dandoti un tempo – diciamo 7 giorni. Ognuna di noi ha la sua zona di comfort: ciò che è rischioso per qualcuna, non lo è per un’altra.

Ognuna di noi ha però la stessa possibilità di superare i propri limiti e varcare il confine della propria comfort zone, non perché “fuori dalla tua comfort zone c’è la vita” come dicono – quella la stai già vivendo ora – ma perché potresti incontrare nuove parti di te. 

Dalla tua comfort zone non puoi e non dovresti “uscire”

Arriviamo adesso alle buone notizie e riflettiamo insieme su questo esercizio: dalla propria comfort zone non si può davvero “USCIRE”. Tutto quello che serve  fare è abbracciare la possibilità (e darti il permesso) di allargarne i confini il più possibile, senza fretta ma senza sosta (come diceva Goethe).

Se nella tua vita hai già fatto questa esperienza e ti è sembrato facile come bere un bicchiere d’acqua, ti invito a ripensare meglio a quell’esperienza come rappresentativa di un vero e proprio allargamento dei confini perché forse non lo è stata.

Quello che intendo è che allargare i propri confini è come spostare la staccionata di un giardino: è difficile che accada senza che tu impieghi un po’ di sudore della fronte. 

Se questo è il tuo caso, non preoccuparti: puoi provarci ancora. “Ora”, il momento presente, è sempre il momento migliore per iniziare a fare qualcosa che non hai mai fatto, ed è anche l’unico in cui le cose possono davvero accadere. 

Se invece la fatica l’hai sentita eccome, probabilmente ti sarai accorta che è stato – appunto – faticoso ma forse non così pericoloso come pensavi

Hai sperimentato qualcosa di diverso e così facendo, sei stata in grado di allargare i confini della tua comfort zone, di spingerli un po’ più in là, in una sorta di “stretching dell’anima”.

Affrontare le sfide e ottenere il risultato sperato è infatti un’ottima strategia per rendere la tua zona di comfort più flessibile, più permeabile, dove il movimento è possibile. 

Ed è questo il segreto: uscire dalla propria comfort zone non vuol dire altro che allargarla, per trovarti a tuo agio in più situazioni possibili.

Per imparare ad allargare la propria zona di comfort

Voglio lasciarti, in chiusura di questo articolo, due risorse per farti ispirare nel fare pratica con l’allargamento dei confini della tua zona di comfort. 

Il primo è un film interpretato da Jim Carey che si chiama “Yes Man”: in questa commedia Jim Carrey è un uomo intento a dire NO a qualunque proposta gli venga fatta, finché non partecipa a un seminario di sviluppo personale durante il quale promette a se stesso di dire sempre SÌ.

Con la decisione di pronunciare queste due lettere con la stessa solerzia con cui pronunciava i suoi “no”, Inizia il suo viaggio al di fuori della zona di comfort, che lo porterà a divertenti avventure e, soprattutto, a inattese riflessioni.

Il SI è spesso lo strumento più efficace per avventurarsi al di fuori del campo del “conosciuto”, ma è fondamentale capirne l’equilibrio e il senso profondo.

Se dici sempre si, come dici sempre no, non cambierà molto nella qualità della tua vita: stai comunque agendo “di reazione” e in modo rigido, polarizzato.

Sono certa che questo film, oltre che a strapparti qualche risata, ti aiuterà a vedere con chiarezza questo concetto. 

L’altra risorsa che voglio lasciarti è il link al Ted di Shonda Rhimes, la donna dietro il successo di Grey’s Anatomy, che racconta del proprio “anno del sì”.

Un bellissimo esperimento che l’ha portata ad uscire dalla propria comfort zone e ad affrontare le proprie paure.

Se anche tu hai imparato a memoria tutte le infinite dichiarazioni d’amore di Meredith a Derek e chiami la tua migliore amica “la tua persona”, ti consiglio di darci uno sguardo!

Qual è il tuo prossimo passo?

In questo articolo ti ho accompagnato a de-mitizzare una delle frasi più sentite rispetto alla zona di comfort.

Abbiamo visto insieme che il punto di svolta non sta nel riuscire ad uscirne, perché significherebbe uscire da sè stessi, ma si può imparare come accompagnarsi in esperienze nuove, diverse, inoltre, per incontrare nuove parti di noi, ancora sconosciute. 

Questo ci aiuterà di fatto ad allargare i confini della nostra zona di comfort e ci darà utili informazioni per comprendere meglio noi stessi e cosa significa per noi raggiungere un maggior grado di benessere e felicità

Se vuoi imparare come fare nel tuo caso specifico, sono qui per aiutarti.

Nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire Da Te” accompagno persone ambiziose, stanche di accontentarsi di una vita vissuta. a metà, a ritrovare il proprio centro e imparare a gestire l’ansia per tornare padrone della propria vita.

Il primo passo per conoscerci meglio e valutare se possiamo lavorare insieme, è quello di compilare un breve questionario utile a conoscere meglio che cosa ti sta bloccando e capire quali sono le tue disponibilità per incontrarci in una video chiamata gratuita da 30 minuti. 

In chiamata approfondiremo le tue risposte al questionario cosi da capire se posso concretamente aiutarti, ti darò il mio feedback sulla tua situazione, valuterò se ci sono i presupposti per lavorare insieme e, in caso positivo, ti darò tutte le informazioni necessarie a entrare nel Percorso!

Puoi richiedere la tua chiamata cliccando qui

 
Elena Formica

Elena Formica

Ho già aiutato centinaia di persone che non si sentivano mai abbastanza a liberarsi dai pesi sul cuore, tornare a sorridere e sentirsi finalmente padrone della propria vita.

pazienza

La pazienza: 4 spunti per allenarla

pazienza

Avere pazienza non è sexy …o almeno cosi dicono.

 

In una società che corre veloce e ti invita a essere immediatamente produttiva, la pazienza è una competenza decisamente poco invitante, poco desiderabile.

Velocità e gratificazione istantanea invece si: siamo costantemente invitati a scattare per raggiungere i nostri obiettivi, nella logica del tutto e subito. 

Ci muoviamo alla velocità della luce sulle autostrade della vita, spesso dimenticandoci che intorno esiste il paesaggio. E se ti stessi perdendo qualcosa di importante?

Se ti senti una persona impulsiva o ti piacerebbe essere più paziente ma non sai da dove cominciare, in questo articolo ti aiuto a fare chiarezza sull’utilità della pazienza e ti lascio quattro spunti pratici per iniziare a portarla nella tua vita.  

 

Ci vuole pazienza ad avere pazienza?

“Elena il tuo problema con le equazioni è che non ti dai tempo, non hai pazienza, vuoi subito arrivare al risultato e ti perdi il processo”.

Eccaaaallà, dicono a Roma. “Uffa prof, ma non sono io, è che non mi riescono!” borbottavo sbuffando mentre tornavo al banco. Io, la pazienza e la matematica: una storia infinita, un triangolo pericoloso, un amore mai sbocciato.

Per lungo tempo ho creduto che pazientare, attendere fosse una cosa noiosa, un passaggio obbligato ma scomodo, uno stato di inattività passiva che mi allontanava da quello che volevo ottenere.

Non ne vedevo l’utilità, non sapevo che farmene del tempo e di me stessa. Mi sembrava un inutile ostacolo alla possibilità di ottenere una gioia, e non faceva che uccidere le mie energie.

Quando poi ho scoperto che cos’è davvero la pazienza, e come potevo applicarla alla mia vita, ho capito che non potevo farne a meno e ho iniziato a vedere il mondo con occhi nuovi.

Che cos’è la pazienza?

La pazienza non è semplicemente saper aspettare; la pazienza è cosa facciamo mentre aspettiamo! E facciamo una cosa ben precisa: SENTIRE.

Infatti, reggiti che arriva un momento nerd, il termine pazienza deriva dal greco “pathos” – sentimento. Perciò, paziente è “colui che sente, che prova sentimenti”. Detta cosi non fa cosi schifo, vero?

Se è un po’ che mi segui, me lo avrai sentito dire spesso: “senti quello che senti, e non puoi non sentire”.

Sentire, percepire, esperire, sperimentare costituiscono la porta d’accesso al nostro universo interiore, ed è li che troviamo le migliori risposte alle nostre domande esistenziali.

Soffermarsi e porre attenzione a che cosa sentiamo, momento per momento nel qui e ora, ci dà quindi la possibilità di scoprire cosa ci sta accadendo, di contattare i nostri veri desideri e di immaginare possibilità per realizzarli.

Pazienza e attesa: quello che non ti aspetti

La pazienza è “uno dei sentieri che portano lontano, verso l’orizzonte della felicità”: ho trovato questa definizione di G. Salonia molto poetica, e puntuale allo stesso tempo.  

Tutti desideriamo essere felici e dare un senso alla nostra esistenza: nel farlo, procediamo sulla scorta delle esperienze passate, nel qui e ora, tesi verso la realizzazione dei nostri progetti.

Questo vuol dire che veniamo da un passato, agiamo nel presente, compiendo azioni che inevitabilmente proiettiamo nel futuro (“pro-getto” vuol dire proprio questo, gettarsi in avanti).

Quando progettiamo, abbiamo a che fare con una visione di breve e di lungo periodo. Ci troviamo quindi a dover gestire una serie di azioni nel breve termine (il qui e ora) per costruire quello che chiamiamo (il “lì e allora”).

L’inciampo più grande (e più frequente) che osservo fare alle persone che seguo è quello di pensare che l’attesa sia qualcosa di mortale, mentre ha molto a che fare con il darsi la possibilità di tornare a vivere e a generare possibilità.  

Attesa come processo “a-tendere”: non è altro il tempo che ti concedi per creare lo spazio utile ad assimilare ciò che ti accade e dare forma i tuoi desideri in concreto, tramite azioni quotidiane

A che serve avere pazienza, aspettare?

L’attesa caratterizza la nostra esistenza fin dai primi momenti. Se ci pensi, la nostra nascita inizia in una dimensione di attesa.

È in attesa la mamma che aspetta per 9 mesi di conoscere il suo bambino, e intanto immagina che forma avrà. Lo fa con pazienza, ovvero sentendo ogni giorno i movimenti di una vita che cresce nella sua pancia, sperimentando i cambiamenti del suo corpo.

Crescendo scopriamo che è nell’attesa che possiamo fare ordine e dare senso degli avvenimenti. Nel tempo dell’attesa, le emozioni, da ingenue o euforiche si trasformano, diventano sentimenti duraturi, che ci permettono di evolvere e maturare.

Ma non solo: ecco altri 4 aspetti per cui esercitare la pazienza si rivela estremamente utile:

1. Attraverso la pazienza riscopri la TOLLERANZA

Tutti noi abbiamo una voce interna che ci guida: a volte però non ha un tono troppo benevolente. Ci auto-giudichiamo costantemente, ma questo non fa altro che sabotarci.

Quando impari la pazienza e impari a stare in contatto con ciò che senti, ti dai la possibilità di essere tollerante verso ciò che fai, errori e inciampi compresi, acquisisci potere sulla tua vita senza farti sopraffare.

2. La pazienza è l’unico modo per essere padrona del tuo TEMPO

Quante volte negli ultimi anni hai sentito di non avere il controllo della tua giornata, della tua settimana, dei mesi che passano? Quante volte hai avuto l’impressione che ti scorresse tra le mani senza riuscire a prenderlo e farlo tuo?

Puoi riappropriartene: nel momento in cui ti soffermi a sentire, torni a dargli (e a darti) valore.  

3. La pazienza aiuta a prendere DECISIONI ponderate

Solo così è possibile concentrarsi sul presente e procedere valutando ogni aspetto del problema e della realtà che ti circonda in modo attento, per mettere un piede davanti all’altro senza fare il passo più lungo della gamba.

4. Senza pazienza non c’è APPRENDIMENTO

Si impara attraverso l’esperienza, e come ci siamo già dette esperire è sinonimo di sentire, sperimentare. In ogni cosa è fondamentale ricordarsi che non si può sapere tutto e che imparare è il primo passo necessario per realizzare la propria esistenza. 

Allenare la pazienza

Ora che hai capito quanto la pazienza permea già la tua vita e a cosa è utile, arriviamo alla parte pratica: la pazienza è un’abitudine e in quanto tale necessita di allenamento quotidiano.

Attenzione: non esiste una formula magica buona per tutti, o una ricetta per la felicità pre-confezionata, perché tu sei un essere umano unico e irripetibile, e come tale dovresti trattarti.

Quello che sto per dirti rappresenta il frutto della mia esperienza e di quello che vedo funzionare con le mie Meraviglie (cosi chiamo le persone che seguo).

Voglio che li consideri come un insieme di spunti pratici per riflettere: non è detto che funzionino tutti per te, cosi come non è detto che tu debba applicarli tutti insieme.

Quello che puoi fare è sperimentarli nel tuo quotidiano e monitorare cosa ti accade, cosa senti, quanto sei comoda (spoiler: se sei una persona impulsiva e impaziente, può darsi  che tu senta un po’ di scomodità all’inizio ed è funzionale alla creazione di una nuova abitudine).

 

Ecco quattro cose che puoi fare, nella tua quotidianità, per allenare la pazienza.

 

1. Lavora sui desideri

Per allenare la pazienza è fondamentale che tu prenda contatto con i tuoi obiettivi, meglio se sotto forma di desideri.

Preferisco parlare di desideri e non di obiettivi perché quando smetti di considerare gli obiettivi come “qualcosa che DEVI fare” e inizi a considerarli in termini di desideri, viene meno quel senso di costrizione legato al devo e si apre la dimensione del “posso”.

In questo modo, essere paziente diventa uno spazio di possibilità in cui muovere il tuo primo passo verso una piccola prima conquista, e poi un’altra e un’altra ancora..fino a che, tutte insieme, contribuiranno alla tua realizzazione.

 

2. Presta attenzione alle tue abitudini

Poco fa ho parlato della pazienza come di un’abitudine: questo termine deriva dal latino habitudo che indicava la struttura fisica o morale e fa riferimento a tutte quelle azioni quotidiane che ripetendosi contribuiscono a dare forma a quello che sei.

Le abitudini sono dei processi che diventano pian piano interiorizzati e automatici: in questo modo saranno facilmente disponibili alla tua mente e avranno una forza tale da spingerti a continuare a fare in quello specifico modo.

Allenati ogni giorno a portare attenzione a ciò che senti e fallo diventare un’abitudine: bastano 3 minuti al giorno, in cui porsi una semplice domanda – “cosa sento, cosa provo in questo momento?” e risponderti in termini strettamente emotivi (cerca tra le 6 emozioni di base: sorpresa, rabbia, disgusto, paura, tristezza o gioia?).

 

3. Guarda alla tua vita come un grande esperimento

Sperimentare è un processo costante nella tua vita, anche se non te ne accorgi: tutte le volte che provi a fare qualcosa anche di molto piccolo stai dando vita a un esperimento, perché stai facendo un’esperienza.

Puoi allenare la tua pazienza se at-tendi (tendi verso) la sperimentazione, non solo quando le cose vanno male, quando devi trovare una soluzione e un’alternativa ai problemi.

Sperimentare non è un’azione da fare di tanto in tanto, anzi. Il momento migliore per sperimentare è proprio quando le cose vanno bene, perché è quello il momento in cui hai a disposizione più risorse, tempo e lucidità per valutare i risultati che hai ottenuto

 

4. Impara a apprezzare il fallimento

Mentirei se ti parlassi di sperimentare senza prendere in considerazione l’ipotesi del fallimento.

Mia nonna diceva sempre “chi non fa, non falla” – l’unico modo per assicurarti di non fallire mai, è non fare mai niente. Ma, in questo modo,  come potresti realizzare i tuoi desideri?

Ogni azione comporta una dose di rischio: ogni percorso è fatto di piccole conquiste, ma anche di fallimenti quotidiani perché il fallimento è parte del processo.

Uno degli insegnamenti che le persone che seguo apprezzano di più è una diversa lettura di successo fallimento: invece di fallimento, infatti, sarebbe meglio parlare di insegnamento, perché ogni volta che sbagli puoi imparare cosa non funziona per te e correggere il tiro.

Quanto al successo, se guardi bene a questo termine, ti accorgerai che parla del passato: successo, accaduto. Andato, passato, fatto. Quello su cui a te interessa concentrarti, se vuoi diventare felice, è il futuro, perché è nel futuro che c’è ancora vita.

 

Take away points di questo articolo

Ogni volta che durante il tuo percorso avrai la pazienza di  rialzarti da una caduta, sentendo quello che senti e desiderando un futuro diverso, avrai aggiunto qualcosa al tuo bagaglio.

E quando la strada da percorrere sarà finita, avrai raggiunto un livello di consapevolezza su quello che stai facendo per cui capirai che è stato il viaggiare che ti ha reso viva.

Nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire da Te” aiuto ogni giorno persone piene di impegni, abituate a portarsi al limite delle proprie energie incalzate da un tempo che non sembra bastare mai.

Arrivano da me in ansia, col timore di non essere abbastanza brave a fare tutto, e a gestire al meglio il loro tempo e quello dei propri cari. Se ne vanno riconoscendo i benefici che derivano dall’essere pazienti, l’at-tendere (il trattino è voluto), avendo capito che è la manifestazione della “felicità in divenire”.

La pazienza è infatti una delle 8 competenze che contribuiscono a realizzare un’esistenza felice, insieme al coraggio, alla saggezza, alla speranza, alla convinzione, all’impegno e alla perseveranza.

Come posso aiutarti?

Se ti interessa percorrere il tuo prossimo pezzo di strada insieme e vuoi il mio aiuto per Ripartire da Te, puoi compilare il form e inviare la tua candidatura a una chiamata gratuita di 30 minuti.

Le tue risposte mi aiuteranno a capire se posso effettivamente aiutarti e ti ricontatterò per fissare il momento migliore per conoscerci, approfondire la tua situazione e darti le informazioni che ti servono per dare avvio alla tua Ripartenza.

Elena Formica

Elena Formica

Ho già aiutato centinaia di persone che non si sentivano mai abbastanza a liberarsi dai pesi sul cuore, tornare a sorridere e sentirsi finalmente padrone della propria vita.

relazioni lavoro

Relazioni lavorative: come influiscono sul fisico

relazioni lavoro

Quel che butti fuori a calci dalla porta trova, sempre il modo di rientrare dalla finestra…

 

Se ti dico che quel mal di schiena che ti attanaglia ogni mattina non è solo un problema fisico ma ha molto a che fare con le tue relazioni, con l’ultimo “No!” che non hai detto al tuo capo o al tuo partner, con le emozioni che ti sei tenuta dentro, ti suona un po’ incredibile vero?. 

“Ma no, è solo un mal di schiena, devo assolutamente cambiare materasso!” mi dirai…Eppure è proprio così.

 

Siamo abituate a pensare che ci sia una netta divisione tra la nostra mente, il nostro cuore e il nostro corpo ma in realtà sono aspetti diversi di un’unica realtà…Te Stessa, tutta intera, nella tua unicità.

 

Partendo dal caso studio di Cristina, che ha da poco concluso il Percorso “10 Settimane Per Ripartire Da Te”, in questo articolo ti accompagno a vedere come posso aiutarti a liberarti dall’ansia e dai pesi sul cuore e tornare a sentirti padrona della tua vita.

 

 

Il caso studio di Cristina

 

Cristina è una meravigliosa donna di 45 anni, dipendente d’azienda, moglie e madre di un bimbo di 7 anni. 

Quando è arrivata da me si sentiva “come la sabbia di una clessidra quando passa dalla sua strozzatura…ansiosa, paurosa, titubante, bloccata..come contromano in una strada a senso unico. 

Non potevo continuare cosi..il mio cuore la mia mente e la mia anima erano totalmente in confusione…mi dovevo svegliare da questo torpore che rendeva tutte le mie giornate uguali..pesanti”.

C’erano tanti aspetti che non andavano in particolare in due ambiti della sua vita:

 

1) le relazioni a lavoro erano diventata insostenibili: sentiva di non essere rispettata e ascoltata dai suoi responsabili e che i suoi colleghi non vedevano l’ora di giocare a scaricabarile alla fine del proprio turno, aggravando il suo carico di lavoro.

 

2) Il suo corpo mandava segnali che non era più possibile ignorare: conviveva con un mal di pancia continuo che la costringeva a dover calcolare gli spostamenti in macchina con molta attenzione, sempre sulla base della possibilità di fermarsi in caso di necessità.

 

Il primo passo fatto con Cristina: considerare “il tutto come più della somma delle singole parti”

Uno degli autori di riferimento della Psicoterapia della Gestalt, Kurt Lewin ha teorizzato che quando una serie di elementi in un campo di forze vanno a creare un insieme (come ad esempio gli atomi di un oggetto), questi non sono più separabili tra loro.

 Vanno perciò presi in considerazione come una nuova forma, unica nel suo genere: è qualcosa di diverso dalla somma delle parti, è qualcosa di più, e come tale va gestito.

 

Per questo motivo con Cristina la prima cosa di cui ci siamo occupate è stato vedere i vari punti di blocco non come tanti pezzi sparsi, ma come un insieme unico: relazioni a lavoro e salute fisica come parti di un tutto integrato.

 

Se ti consideri divisa a compartimenti stagno, quello che ti salterà all’occhio guardando alla tua vita è che sei piena di problemi, di cose che non vanno. 

Se invece trovi il filo rosso invisibile che collega tutti i pezzi, puoi occuparti di una cosa sola, e farlo nel modo più efficace possibile.

 

Il secondo passo: ascoltare l’insieme, insieme

 

Una volta capito che esiste questo filo rosso, abbiamo provato a cambiare modo di vedere l’insieme: da uno sguardo severo e giudicante, Cristina ha imparato ad usare uno sguardo curioso e benevolente del suo corpo.

 

L’esplorazione che faccio con la persona che ho davanti è sempre diversa e specifica per ognuno, ma segue una rotta ben precisa. Con Cristina ci siamo soffermate sulle diverse sensazioni che le rimandava il suo corpo, ci siamo occupate di monitorare il suo mal di pancia nelle varie situazioni e nel qui e ora di ogni sessione.

 

Il corpo è la sede di tutto il nostro insieme, la manifestazione incarnata del nostro esistere. Senza dare niente per scontato, l’ho invitata di volta in volta a stare in ascolto di sè, e a trovare quali sensazioni fisiche accompagnavano la sua presenza nel nostro spazio.

 

Il terzo passo: dallo Spazio Fuori allo Spazio Dentro

Una volta raccolte le preziose informazioni del suo corpo, siamo andate alla ricerca delle emozioni che coloravano la sua esperienza: rabbia, paura, tristezza… restavano tutte aggrovigliate nella pancia di Cristina. 

Entrandoci finalmente in contatto e dando a ognuna lo spazio che meritava, ha iniziato a liberare ciò che sentiva, lasciando emergere di volta in volta l’utile messaggio che ogni emozione porta con sé.

 

Perché si, le emozioni sono tutte utili, ci parlano di un desiderio e ci muovono verso la sua realizzazione, se non le blocchiamo con il pensiero e con il giudizio.

 

Il quarto passo: dalle emozioni al pensiero, dal desiderio alla volontà

Se è vero che il pensiero può essere una gabbia limitante, devi sapere che rappresenta anche il timone della tua barca, il ponte tra quello che senti e quello che fai. Per questo, dopo aver s-catenato le emozioni e aver ascoltato i desideri nascosti sotto la coltre di mille giudizi, con Cristina ci siamo occupate di rimettere in connessione il cuore con la testa.

 

Pensava che mettere davanti gli altri, e considerare le loro esigenze più importanti delle sue, fosse l’unico modo per sentirsi sicura nelle sue relazioni e gran parte dei suoi pensieri erano rivolti a valutare le reazioni degli altri come metro di giudizio della sua amabilità.

 

Meno spesso si era interrogata su cosa fosse davvero importante per lei e cosa lei volesse dagli altri. Iniziando a chiederselo, ha iniziato a vivere serenamente anche le sue relazioni in quel luogo di lavoro che le toglieva il respiro. 

Ha imparato a chiedere, a cercare soluzioni concrete per instaurare relazioni basate sulla professionalità e non sull’assistenzialismo ed è riuscita a darsi sostegno nel difendere i propri spazi. E il mal di pancia ha iniziato a essere meno ingombrante nelle sue giornate.

 

Il quinto passo: dalla consapevolezza all’azione

Passare all’azione è importantissimo per aumentare la tua autostima e sentire di avere il potere di governare la tua vita. Una delle cose che Cristina ha apprezzato di più è che non ci siamo perse in chiacchiere inutili: perché non basta sapere cosa vuoi, per farlo accadere.

 

Per questo, ogni nostra seduta si è conclusa sempre con la ricerca di un’azione concreta da mettere in pratica in vista della sessione successiva.

Mia cara Meraviglia, sappi che non troverai nessuna soluzione pre-confezionata né un’accozzaglia di tecniche e strumenti già pronti all’uso per gestire le tue relazioni: mi fido di te e ti ritengo capace, in quanto essere umano, di trovare la tua strada fuori dal pantano. Nel mentre, io sarò al tuo fianco ad ogni passo.

 

Cristina ama scrivere poesie e ha un animo fortemente artistico e creativo: facendo leva su queste sue risorse, l’ho accompagnata a cercare le opportunità nascoste nei vincoli della sua situazione. 

Sessione dopo sessione, ha cercato soluzioni per mettere al tappeto quelli che sentiva come i suoi avversari, con non chalance, tenendo per mano una “nuova Cry”.

 

Ha funzionato?

Nella lettera che mi ha scritto alla fine del percorso, riassume cosi la sua esperienza:

Fare un percorso di psicoterapia ti serve anche a capire che la prima persona a cui devi tenere, sei te stessa e prima lo fai, prima raccogli i frutti.

 

Bisogna innaffiarla questa vita, con la consapevolezza che siamo esseri umani, con un cuore e con un’anima e che se non ce la facciamo da soli a rimettere insieme i pezzi del nostro essere basta chiedere aiuto, basta decidere di farlo.

 

Io ringrazio Elena per questo ma soprattutto ringrazio me stessa per essermi fatta questo regalo! Spesso la vita è piena di ostacoli ma è la determinazione che ci metti a superarli che la rende miracolosa..Arrendersi mai, avanti tutta e sempre con il sorriso stampato in faccia. Benvenuta nuova Cri, grazie Elena!”

 

 

testimonianza cri

 

 

Come può esserti utile l’esperienza di Cristina?

Esiste un filo rosso invisibile dietro a quello che non funziona più nella tua vita. Il tuo corpo ti invia segnali importanti quando è arrivato il momento di cambiare e quello che puoi fare è farti sostenere nella delicata attività di unire i puntini per dare forma a un nuovo modo di vivere la tua vita.

 

Se ti trovi in una situazione in cui non hai chiaro quello che senti, non sai che pesci prendere davanti a una decisione importante o vuoi sbloccarti dall’ansia in modo concreto, possiamo sentirci. 

Puoi prenotare una chiamata conoscitiva gratuita di 30 minuti in cui analizzeremo insieme la tua situazione specifica e valuterò se posso esserti concretamente d’aiuto.

 

 

Elena Formica

Elena Formica

Ho già aiutato centinaia di persone che non si sentivano mai abbastanza a liberarsi dai pesi sul cuore, tornare a sorridere e sentirsi finalmente padrone della propria vita.

essere felici

Essere felici: 4 miti da sfatare

essere felici

Sono secoli che le persone si interrogano su questa “semplice” domanda: come si fa a essere felici? 

Ma soprattutto..si può essere felici e realizzati? Nello speciale uscito recentemente su Netflix, Alessandro Cattelan ci porta con sè nel suo personale viaggio alla scoperta della felicità…ma non è certo il primo ad essersi posto questa domanda. 

Ricordo ancora quando al liceo studiavo lunghe pagine di dibattiti tra filosofi greci, che sembravano non fare altro che passare il proprio tempo interrogandosi su quale tipo di felicità fosse la migliore da perseguire. 

Ancora prima, anche Confucio e Budda cercavano l’illuminazione e insegnavano ai propri discepoli le loro risposte a questa domanda, invitandoli a scavare e guardare dentro di sè.

In questo articolo ti accompagno a vedere che cosa si intende per felicità, sfatiamo insieme 4 miti intorno al tema e ti lascio con una serie di spunti pratici se vuoi realizzare una vita felice. 


Che cosa si intende per felicità?

Oltre all’approccio filosofico e spirituale, in campo scientifico gli studi di Psicologia Positiva hanno fatto interessanti scoperte sulla felicità e su ciò che rende la vita degna di essere vissuta.

Un cambio di rotta importante rispetto alle teorie tradizionali, che sposta il focus dell’indagine da “sistemare ciò che è rotto” a mettere in valore e far risaltare le risorse presenti in ognuno di noi.  

Ognuno ha la propria idea di felicità e una delle cose interessanti che ho scoperto parlandone con le persone nel mio Percorso, è che il significato di felicità varia notevolmente da persona a persona, ma tutti sanno dargli una definizione.

Se dico la parola “felicità” ad alcune persone, subito pensano a un’emozione transitoria, alla sensazione di eccitazione il giorno di Natale, a una buona serata fuori con gli amici o a quella piacevole sensazione di sentire il sole caldo sul loro viso.

Altri lo vedono come qualcosa di più duraturo: la sensazione di essere contenti delle proprie vite, riconosciute come ricche perché piene di significato.

In termini psicologici, questi due tipi di felicità sono spesso indicati rispettivamente come Edonìa ed Eudamonìa, ma se vogliamo trovare un modo più accessibile per definirle, potremmo definirle come “principio di piacere” e “senso di scopo”.

 

Piacere e scopo

L’aspetto del piacere nella felicità ha a che fare con una valutazione a breve termine, con il sapersi godere il momento, mentre se guardiamo a lungo termine nelle nostre vite vediamo che lo scopo e il significato assumono una maggiore rilevanza per garantirci  un senso di “felicità” nella nostra vita in generale.

Piuttosto che discutere su quale sia il migliore, è preferibile guardare in modo olistico e sistemico alla questione, andando a concentrare la nostra attenzione sulla creazione di un equilibrio.

Abbiamo bisogno di sentire un senso di direzione e significato generali, ma dobbiamo anche saper fermarci e godere di piccoli piaceri, di “annusare le rose” lungo il percorso.

Se pensiamo alla felicità in questi termini, riusciamo anche a comprendere e incorporare le differenze culturali rispetto all’idea di felicità. Nel mondo occidentale, la felicità tende a essere vista come qualcosa associato a uno stato di forte eccitazione: eccitazione, euforia, salti di gioia.

Nel mondo orientale, invece, la felicità è associata alla calma, alla pace, al relax. C’è anche una differenza tra le età: pensa alla gioia rumorosa di un bambino che vive interamente immerso nel momento, rispetto alla gioia tranquilla del nonno che lo sta guardando.

 

Essere felici: una questione di equilibrio

La comprensione di questi due diversi aspetti della felicità ci aiuta a capire dove a volte possiamo inciampare.

Se diamo la priorità al piacere a breve termine a scapito della direzione e del significato a lungo termine, corriamo il rischio di usare soluzioni rapide per nascondere il fatto che sentiamo una mancanza di scopo nelle nostre vite, che alla fine ci fa sentire vuoti quando questa poi svanisce.

Allo stesso modo, passare la vita a concentrarci su obiettivi e risultati a lungo termine può significare perderci i momenti lungo il percorso che ci danno gioia: abbiamo quindi bisogno di un equilibrio che comprenda nella nostra vita entrambi i tipi di felicità.

 

Il primo mito da sfatare sulla felicità

“Questo semplice trucco ti renderà felice”

Quante volte l’hai sentita questa? Spoiler: Non esiste una risposta semplice alla domanda su come essere felici (e dovresti diffidare da chi te ne offre). 

La realtà è che c’è un mix di cose di cui abbiamo bisogno per un funzionamento ottimale, che coinvolgono piacere e scopo, che possono variare da persona a persona, attraverso culture diverse e nel corso della vita.

Nonostante queste differenze, ci sono temi centrali che emergono quando indaghiamo su ciò che rende felici le persone, quindi più impariamo a osservarci e a chiedere a chi ci sta intorno con sincera curiosità, più possiamo riflettere e sperimentare questa conoscenza alla nostra situazione quando ci sembra appropriato. 

 

Il secondo mito da sfatare sulla felicità

“Sarò felice quando…”

Un altro preconcetto comune è che saremo più felici quando succederà finalmente quel qualcosa che tanto desideriamo (una nuova macchina, un aumento al lavoro, un nuovo lavoro, vincere alla lotteria….).

Le ricerche mostrano che, sebbene questi eventi possano aumentare la nostra felicità nel breve periodo, ci abitueremo rapidamente a queste novità e i nostri livelli di felicità torneranno alla normalità (in gergo tecnico questo effetto viene chiamato “adattamento edonistico”).

Questo non significa che le circostanze esterne non influiscano sui nostri livelli di felicità: se ci troviamo ad affrontare eventi spiacevoli come malattie, la fine di una relazione o la perdita di una persona importante, è prevedibile sperimentare tristezza, apatia, disagio e infelicità (in questo articolo ti racconto a che ti servono e come farci fronte).

La notizia interessante è che in questo caso l’adattamento funzionerà a nostro favore e i nostri livelli di serenità torneranno a ristabilirsi man mano che prenderemo delle nuove misure rispetto alla nostra nuova situazione.

È importante ricordare che riusciremo ad essere più resilienti in quel momento se nella nostra vita abbiamo costruito delle solide basi di autostima e supporto sociale.

 

Il terzo mito da sfatare sulla felicità

“O nasci felice o non lo sarai mai”.

C’è del vero nel fatto che alcune persone hanno un’indole più incline a vedere il bicchiere mezzo pieno di altre: studi mostrano che i gemelli omozigoti hanno livelli di felicità più simili di quelli dei gemelli eterozigoti.

Ma al di là della genetica e delle circostanze, sappi che hai ampio spazio di manovra: i nostri livelli di felicità possono aumentare e diminuire in base a ciò che ci accade e al modo in cui reagiamo. 

Allo stesso tempo abbiamo anche la capacità di apprendere nuovi modi di reagire a ciò che ci succede, che a loro volta influenzeranno i nostri livelli di benessere percepito.

Ancora una volta voglio presentarti le cose nel modo più diretto possibile: la buona notizia è che puoi influenzare in una certa misura i tuoi livelli di felicità, ma non nel senso che dovresti semplicemente “pensare in modo positivo” e tutto andrà bene – non è così semplice!

In particolare, aiutami a combattere lo stigma e l’iper-semplificazione che spesso c’è intorno a queste condizioni: chi soffre di depressione o disturbi del tono dell’umore non dovrebbe mai trovarsi nella posizione di essere colpevolizzato per ciò che prova, o invitato a “sforzarsi di più” per riprendersi!)

 

Il quarto mito da sfatare sulla felicità

“Ma io so benissimo cosa mi rende felice”

Anche se abbiamo qualche idea su ciò che ci rende felici, ci sono anche momenti in cui notoriamente non siamo bravi a prevedere come ci sentiremo.

Ad esempio, in uno studio che esamina l’interazione sociale con estranei sui mezzi pubblici durante un normale tragitto giornaliero, le persone hanno previsto che sarebbero state più felici di leggere/guardare fuori dal finestrino piuttosto che parlare con gli altri passeggeri.

Tuttavia, quando i loro livelli di felicità sono stati testati subito dopo il tragitto, gli studiosi hanno scoperto che era vero il contrario: parlare con estranei ci rende più felici, nonostante i nostri timori iniziali.

Lo studio ha anche mostrato che anche le persone con cui si è parlato si sono sentite più felici dopo lo scambio.

Allo stesso modo, un altro studio sull’interazione uomo-natura ha mostrato che, quando posti davanti alla scelta se attraversare un campus universitario attraverso tunnel sotterranei o all’aperto, i partecipanti hanno sovrastimato il loro piacere di stare nei tunnel e hanno sottovalutato il vantaggio di camminare all’aria aperta.

Morale: non sempre quello che ci aspettiamo ci renda felici, lo fa davvero e restare aperti al cambiamento e al nuovo è fondamentale per scoprire nuovi modi per essere felici! 

 

Come fare quindi per essere felici?

Come dicevamo poco fa, la psicologia positiva offre una vasta gamma di spunti su cosa ci può rendere felici.

È impossibile entrare nel dettaglio qui tutto qui, e spesso nei miei post sul blog cerco di essere quanto più concreta e possibile, ma ecco alcuni input per spiegare alcuni dei temi importanti su che ci rende felici.

 

1. Connessione

Come esseri umani, ci siamo evoluti come animali sociali che vivono in un mondo naturale

Per questo connettersi con gli altri è cosi importante per il nostro benessere mentale: non importa se siamo persone estroverse, introverse che hanno bisogno di tempo di qualità con gli amici intimi alternati al tempo da soli, o persone che si identificano da qualche parte tra questi due estremi.

Desidero che tu ricordi che la connessione non deve essere solo con gli amici intimi: le piccole connessioni quotidiane con gli altri fanno bene anche al nostro benessere mentale.

Traiamo beneficio anche dell’essere connessi alla natura e dei sentimenti di connessione spirituale o religiosa con il resto del mondo.

Entrare in contatto e trascorrere del tempo nella natura, il giardinaggio, la coltivazione di piante d’appartamento o il trascorrere del tempo con gli animali, anche domestici, ci fa sentire più felici.

 

2. Prendersi cura del proprio corpo

Quando pensiamo alla psicologia, è facile fare riferimento cosa sta succedendo nella nostra testa e dimenticare l’importanza di prendersi cura di noi stessi fisicamente.

L’esercizio fisico, una buona alimentazione e il sonno sono tutti vitali per il nostro benessere mentale e fisico: la mente e il corpo sono strettamente collegati e ciò che influisce sull’uno avrà un impatto sull’altro.

 

3. Prendersi cura della propria mente

Allo stesso modo, cosi come i nostri corpi beneficiano dall’essere attivi, la stessa cosa succede anche alle nostre menti. Imparare cose nuove, parlare con nuove persone, fare nuove esperienze ci fa bene dal punto di vista emotivo e cognitivo.

Anche avere un significato e una direzione nella nostra vita è importante per la nostra felicità.

Molte persone parlano dell’importanza di fissare “obiettivi” e sebbene ciò abbia valore, a volte faccio fatica a usare con serenità la parola “obiettivo”, perché implica il dover sapere a tutti i costi dove stiamo andando prima di partire e non lascia grande spazio agli errori.

A volte i viaggi migliori sono quelli in cui non è tutto calcolato al minuto e ci prendiamo il tempo per guardarci intorno ed esplorare. 

Quindi, se ti piace fissare obiettivi, fantastico, ma prenditi del tempo per essere curiosa e concediti anche il tempo di esplorare e riflettere.

 

4. Apprezzare quello che abbiamo

Nel secondo mito da sfatare sulla felicità abbiamo parlato di “adattamento edonistico”, il fatto che ci abituiamo alle cose buone e smettiamo di apprezzarne i benefici.

Ma il vantaggio è che possiamo cercare di contrastare questa tendenza prendendoci del tempo per apprezzare ciò che abbiamo. Scrivere nel diario della gratitudine, assaporare, pregare con l’intenzione di ringraziare (se siamo religiosi), essere consapevoli e prestare attenzione al momento presente ci aiuterà ad apprezzare ciò che ci circonda e aumenterà i nostri livelli di felicità.

Inoltre, più prestiamo attenzione alle cose belle della nostra vita, più le notiamo, quindi questo ha un effetto continuo per aiutarci a guardare il lato positivo, anche quando il gioco si fa duro. 

 

Cosa ti puoi portare a casa da questo articolo sull’essere felici…

La domanda “cosa ci rende felici” è interessante, ma non ha una risposta rapida.

Ci sono dei temi di fondo comuni a tutti gli esseri umani e più impariamo, più possiamo scegliere di influenzare il nostro comportamento e le nostre azioni, che possono influenzare le nostre circostanze e il modo in cui ci sentiamo.

È anche divertente sperimentare su noi stessi: provando cose diverse, possiamo vedere cosa funziona per noi. Il diario della gratitudine potrebbe essere la mia passione, correre le maratone potrebbe essere la tua: ognuno di noi è diverso, unico, irripetibile.

La cosa interessante di adottare un approccio basato sulla scienza per comprendere questa domanda, è che possiamo iniziare a sfatare i miti e separarli dalle verità su ciò che ci renderà più felici senza cadere in trappole.

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Un abbraccio, alla prossima!

Elena Formica

Elena Formica

Ho già aiutato centinaia di persone che non si sentivano mai abbastanza a liberarsi dai pesi sul cuore, tornare a sorridere e sentirsi finalmente padrone della propria vita.

pretesa

La trappola della pretesa

Possiamo rendere le nostre relazioni felici e appaganti?

Si, ma dobbiamo fare attenzione a non cadere in una trappola insidiosa, quella della PRETESA!

 

 

In questo articolo ti parlo di che cosa è pretesa, in cosa si differenzia dalla richiesta e ti lascio 3 spunti concreti  in modo che tu possa mettere le basi per costruire relazioni più efficaci a lavoro e nella tua vita privata! 

Quando lavoro con donne che non si sentono mai abbastanza e che vogliono uscire dalla trappola dell’ansia, spesso non si sentono capite e comprese dal proprio partner. 

 

La relazione si trasforma un vero e proprio campo di battaglia e diventa sempre più difficile comunicare ciò che sentono, mentre si trovano intrappolate in un turbinio di emozioni e pensieri spiacevoli che le lasciano sopraffatte.

 

Il primo punto su cui lavoriamo insieme è fare chiarezza sulle diverse modalità usate per entrare in relazione con l’altro e sulla sostanziale differenza che c’è tra richiedere e pretendere. 

 

Se anche tu ti trovi a vivere questa situazione e non ti spieghi come mai finisce sempre che ti sembra di parlare arabo antico con il tuo o la tua partner, vediamola insieme.

 

Qual è la differenza tra richiesta e pretesa?

 

La pretesa è una formula comunicativa che prevede un aut-aut:  chi la riceve ha la sensazione che sarà giudicato o punito se dirà di no. In pratica è come se riconoscesse nelle parole di chi parla un messaggio implicito: “Se non fai …allora avrai/sarai/meriterai…. (qualcosa di spiacevole e indesiderato)”.

 

Quando avvertiamo un’imposizione, possiamo scegliere di rispondere in due modi diversi: acconsentire o opporci.  Sono entrambe fonte di una certa scomodità: se acconsento senza protestare, proverò una spiacevole sensazione di sottomissione; se mi oppongo, potrei mettere a repentaglio la tenuta della relazione.

 

Visto il senso di costrizione che dà trovarsi davanti a una pretesa,  iniziamo a cercare delle scappatoie: ad esempio, al lavoro, potremmo arrivare a dire di “si” al capo per rispetto delle gerarchie di potere e contemporaneamente attuare una serie di comportamenti di boicottaggio in “back office”.

 

Se da un lato questo ci consentirà di mantenere formalmente intatta la relazione, dall’altro andremo a creare una serie di non detti e rancori che porteranno più avanti ad un inasprimento dei rapporti, fino ad arrivare a veri e propri scontri o situazioni di burn-out relazionale. 

 

Al contrario, la richiesta è un modo onesto di comunicare all’altro “ciò che vorremmo da lui/lei” per soddisfare un nostro bisogno. Chi la riceve avverte la libertà di poter decidere se acconsentire oppure no senza paura delle conseguenze o dei giudizi.

 

Oltre a questo, la nostra comunicazione risulterà molto più chiara e potente e aumenteremo anche le probabilità di sentirci comprese e di vedere soddisfatti i nostri bisogni.  

 

Due modalità diverse di entrare in relazione

 

Richiesta e pretesa si basano su due diversi modelli relazionali: quello fondato sullo scambio e quello fondato sul controllo.

 

Quando una persona usa il modello dello scambio, rispetta nell’altro il suo diritto di essere libero di scegliere e di decidere. In pratica, offre e chiede, accetta o rifiuta le proposte dell’altro, permettendo contemporaneamente all’altro di accettare e rifiutare ogni sua proposta.

 

Questa modalità di relazione si fonda sull’idea che sia possibile fidarsi degli altri, che sia cioè possibile costruire delle alleanze proficue con persone diverse (logica win-win), ma soprattutto che sia possibile fidarsi di sè e della propria capacità di poter sopravvivere e realizzarsi comunque se si riceve un no come risposta. 

 

In questa modalità di relazione le regole della relazione vengono negoziate da entrambi gli interlocutori: nel modello fondato sul controllo, invece, si cerca di imporre la propria volontà e determinare le regole della relazione, nell’ottica di ottenere il massimo del guadagno senza dare niente in cambio (logica win-lose).

 

Cosa succede quando avanziamo una pretesa?

 

Non sempre siamo consapevoli di quale modello di relazione stiamo attuando e, anche se intuitivamente sappiamo che il modello più funzionale è quello fondato sullo scambio, non sempre riusciamo a metterlo davvero in pratica.

 

La difficoltà può nascere dal fatto che l’abitudine a pretendere è spesso l’unica conosciuta da chi la applica, ed è anche quella che più frequentemente è stata sperimentata nel proprio contesto familiare d’appartenenza: questo è quello che ho notato lavorando con centinaia di persone nelle aziende o nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire Da Te”. 

Esistono poi per tutti noi dei momenti in cui perdiamo fiducia negli altri, reagiamo sulla scia dell’impulso e finiamo per cadere nello stile di comunicazione fondato sul controllo: sono i momenti nei quali siamo sotto stress emotivo.

 

In questi momenti la nostra corteccia perde il controllo sul cervello e la nostra intenzionalità viene ad essere temporaneamente inibita dalle potentissime percezioni che si generano nel nostro cervello più arcaico.

 

Allora reagiamo e finiamo per alzare il tono di voce, urlare, tenere il muso, fingere, violare le regole di nascosto, sparire, minacciare, ricattare: scivoliamo cioè, senza averne la consapevolezza, in quegli atteggiamenti che definiamo attacchi e iniziamo a pretendere, invece di fermarci a sentire le nostre emozioni e formulare richieste chiare e potenti.

 

Esci dal loop: come si fa a fare una richiesta potente?

 

Fare una richiesta prevede che prima ci siamo impegnati nel processo di osservazione e presa di consapevolezza di ciò che sentiamo e dei bisogni che abbiamo.

 

Quando ci siamo occupate di fare  questo, la richiesta diventa un’espressione di “che cosa vorremmo chiedere agli altri allo scopo di arricchire la nostra vita”.

 

Voglio lasciarti 3 punti chiave per aiutarti a raggiungere il tuo scopo:

 

Uno. Spesso non siamo consapevoli delle nostre richieste ma esprimiamo solo ciò che sentiamo/proviamo e questo non è sufficiente a far capire all’altro cosa vogliamo che lui/lei faccia. Rendi chiaro in primis a te stessa cosa vuoi ottenere dall’altro: cosi sarà nettamente più probabile che tu lo ottenga.

 

Due. Diventa consapevole della potenza delle parole che usi: per formulare una richiesta puoi utilizzare un linguaggio d’azione positivo, cioè richiedere azioni concrete su ciò che vuoi, rivolte al presente.

Ti faccio un esempio: “Vorrei che mi portassi rispetto!” è una Pretesa, mentre “Vorrei che mi salutassi quando mi incontri in corridoio, sei disposto a farlo?” è una Richiesta con linguaggio positivo

 

Tre. Guarda all’altro dopo che ti sei espressa con onestà. Chiedigli come si sente e cosa sta pensando e se è disposto a intraprendere una determinata azione.

Educhiamo gli altri a come vogliamo essere trattate con ogni nostro gesto comunicativo (te ne ho già parlato in questo articolo): più l’altro si sentirà visto, accolto e accettato da te, più è probabile che si attivi tra di voi un circolo virtuoso di ascolto ed empatia!

 

Conclusioni

 

Utilizzare il modello dello scambio, e formulare richieste invece che pretese, è la strada maestra per costruire relazioni efficaci, che ti facciano sentire più sicura, felice e appagata. 

 

In questo articolo hai trovato alcuni spunti concreti che possono aiutarti a tornare al centro delle tue relazioni e uscire dal modello disfunzionale della pretesa e del controllo.

 

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Elena Formica

Elena Formica

Ho già aiutato centinaia di persone che non si sentivano mai abbastanza a liberarsi dai pesi sul cuore, tornare a sorridere e sentirsi finalmente padrone della propria vita.

federica

Come gestire la fine di una relazione e realizzarti

come si fa a gestire la fine di una relazione, cambiare lavoro e tornare a stare bene da soli? 

 

La fine di una relazione è un momento che può mettere a dura prova: sono tante le domande che possono attraversarti il cuore e lasciarti dubbiosa, in ansia sul tuo futuro e sulla possibilità di tornare ad amare, tornare ad essere amata.

 

Quello che so è che può anche essere l’occasione di una svolta di vita importante, forse quella che aspettavi da tempo. 

 

Ne parliamo oggi insieme a Federica, una meravigliosa professionista che ha da poco concluso la sua esperienza nel mio Percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te.

In questa intervista racconta quali sono stati i passi chiave per tornare a sentirsi stabile sulle sue gambe e capace di trasformare la sua vita dall’interno, libera da giudizi e condizionamenti e che in poco tempo l’ha portata a sentire di poter arrivare a conquistare tutto ciò che desiderava per la sua evoluzione!

 

 

Puoi ascoltare direttamente le sue parole nel video qui sotto oppure, se ti va di continuare a leggere, puoi proseguire dopo il video! 

Che situazione stava vivendo Federica?

Quando ci siamo sentite per la prima volta nella call gratuita di 30 minuti, Federica mi ha raccontato che si sentiva bloccata, insoddisfatta e aveva bisogno di fare chiarezza su ciò che voleva dalla vita sia personale che professionale.

 

Mi è da subito apparsa come una ragazza determinata e piena di risorse: sapeva che era arrivato il momento di scrivere una nuova pagina della sua vita, ma al tempo stesso era anche spaventata. 

 

Come non comprenderla? Come spesso accade alla fine di una relazione, oltre all’elaborazione di ciò che è stato, rimangono da gestire degli aspetti pratici che possono diventare l’innesco di ulteriori discussioni, recriminazioni e colpi bassi…

 

Il tutto condito dalla necessità di essere sul pezzo a lavoro e trovare un nuovo assetto alla propria vita!  

 

Per questo, prima di voltare pagina e guardare avanti, voleva sentirsi sicura di sè sia per comprendere come gestire al meglio questo momento, ma anche per arrivare a sciogliere una volta per tutte quei nodi che la tenevano in stallo in un contesto di vita che non la rendeva completamente felice.

 

Nel lavoro che abbiamo fatto insieme ha scoperto quanto può essere facile cadere nella trappola di aggrapparsi agli altri per paura di rimanere da soli, ma anche che può essere paradossalmente comodo lasciare che gli altri si aggrappino a noi. 

 

Nella prima parte del Percorso ci siamo soffermate a fare un’analisi della sua vita a 360°, un passaggio fondamentale per prendere consapevolezza di quello che non funziona più e che non ti porta a raggiungere i risultati che desideri. 

 

Grazie a questo primo pezzo di lavoro insieme, Federica ha potuto unire i punti e accorgersi che l’abitudine ad accontentarsi nella sfera privata stava avendo conseguenze importanti anche nella sfera professionale: si ritrovava immersa in una posizione lavorativa che non le portava soddisfazione economica e non le permetteva di crescere e diventare la professionista che desiderava essere.

 

Il Percorso ha funzionato?

Oggi Federica è tornata a sorridere e a sentirsi libera dai condizionamenti, di nuovo padrona di sè: questo è quello che ha raggiunto durante le 10 Settimane insieme. Stare da sola non la spaventa più, anzi!

 

Ha smesso di giudicarsi e riesce pienamente a godere della sua compagnia. Ha trovato la forza e il coraggio per cambiare città e lavoro, accedendo a un ruolo importante in una multinazionale.

 

Si sente libera e leggera, ha fatto nuove importanti amicizie con cui condivide la passione per i viaggi e si è concessa del tempo per esplorare il mondo, come desiderava fare da tanto tempo…decidendo lei l’itinerario giorno dopo giorno. In poche parole…Si sente viva, sa esattamente cosa vuole dalla vita e come viverla al meglio! Io sono fiera di lei e onorata di essere stata scelta come guida e testimone della sua rifioritura!

 

Stai cercando anche tu di portare questa trasformazione nella tua vita ma non sai come fare?

Puoi compilare il form che serve per richiedere la tua Chiamata conoscitiva gratuita di 30 minuti.

 

Cosa succede dopo? Una volta ricevute le tue risposte alle domande che trovi nel form, ti contatterò per fissare il momento migliore per sentirci. Durante la call faremo un’analisi dettagliata della tua situazione, valuterò se possiamo essere una buona squadra di lavoro e ti darò tutte le informazioni necessarie per decidere in autonomia se il Percorso è quello che ti serve in questo momento. 

tristezza

A cosa serve la tristezza?

tristezza

Tra tutte le emozioni, la tristezza da sempre è da sempre quella più  enigmatica e la più complessa da gestire. Una domanda su cui vengo spesso interrogata nel mio studio è proprio questa: “ma a che serve la tristezza? perchè ci capita di essere tristi? Chi ce lo fa fare di soffrire cosi? Ma soprattutto…posso eliminarla?”.

 

Se è più intuitivo capire che paura, rabbia, felicità, sorpresa, disgusto hanno una loro funzionalità, la funzionalità della tristezza rimane il vero enigma.

 

In questo articolo ti accompagno a fare chiarezza su alcuni punti chiave, cosi potrai scoprire come mai la tristezza è ineliminabile, qual è il messaggio utile che manda e cosa serve per non farti sopraffare quando si fa troppo intensa e tu ti senti persa e senza una via d’uscita. 

 

Un problema a cui trovare una soluzione?

Spesso trattiamo la nostra tristezza (o quella degli altri) come se fosse un PROBLEMA a cui dobbiamo trovare una SOLUZIONE.

 

Dove lo abbiamo imparato? È una regola che abbiamo imparato a interiorizzare tutte le volte che ci siamo sentite dire nel nostro passato: “Dai, Non essere triste”, “Tirati su, non piangere”, “Dai la situazione non è poi così male” oppure ancora Prova a fare x, prova z.

Quante volte ha funzionato?  Quello che le persone mi riportano nelle sedute durante il Percorso è che quando ascoltano queste parole dagli altri non funziona quasi mai o – se funziona – è come un palliativo che dura poco tempo e non aiuta davvero a stare meglio.

 

IL FATTO È CHE ESSERE TRISTE NON è UN “PROBLEMA” con cui dobbiamo fare qualcosa, è UN’ESPERIENZA EMOTIVA.

 

Tutte le emozioni sono segnali intrapsichici che ci parlano di ciò che ci accade dentro (è successo qualcosa di doloroso) e di un bisogno che necessita di essere soddisfatto (legittimare il nostro stato emotivo, validarlo. e riuscire a integrare quell’esperienza dolorosa, e quella parte di noi dolorante, che ha subito una perdita, che è stata ferita, con tutte le altre parti di noi).

 

Per farlo, la tristezza ci invita ad un’azione specifica che però, nella società in cui viviamo della velocità e del tutto e subito, è quasi contro-intuitiva.

 

Ci invita al raccoglimento, a smettere di fare,  fermarci per guardarci dentro e poter dare un posto a ciò che è successo nella nostra storia. 

 

Ascoltare noi stessi, prestare attenzione a quel movimento e dargli spazio è ciò che ci permetterà di tornare all’equilibrio. Quando cerchiamo di “aggiustare” la tristezza, la trasformiamo in un problema.

 

Quando cerchiamo di togliere o trovare una soluzione alla tristezza dell’altro, gli inviamo un messaggio spesso identico a quello che ci hanno insegnato a inviare a noi stessi quando abbiamo a che fare con questa emozione: “non so cosa fare con te e tu mi metti a disagio (o mi spaventi), preferisco essere comodo che stare con te e sentire quello che senti.”

 

Cosa serve fare quindi con la propria tristezza?

Un primo punto da ricordare è che le emozioni per loro stessa natura sono fugaci: fisiologicamente ogni emozione è come un’ondata che dura all’incirca 90 secondi…incredibile vero?

 

Questo ci dice che non sono eterne e anche che non sono le emozioni con cui poi ci troviamo a fare i conti: non sono loro che ci restano appiccicate addosso.

 

Quello che non se ne va cosi facilmente e ci resta attaccato addosso come la colla sono i pensieri legati a quell’emozione: ad esempio, “che penseranno di me se mi vedono triste?” oppure “mi vorranno bene lo stesso?”.

 

Questo succede perchè da qualche parte nel nostro passato ci è arrivato un monito ben preciso: per alcune potrebbe essere stata una frase come “non essere triste che poi diventi brutta” o magari “non essere triste che poi anche la mamma sta male”. 

 

O magari ancora ci hanno insegnato che quando si è tristi, quello che serve è un bel gelato: e cosi abbiamo imparato che la tristezza non va bene e che si risolve con qualcosa di esterno, di compensatorio, che lo scacci via. 

 

Ma non funziona: quello che invece funziona è essere presenti (per noi o per gli altri) e imparare a validare la nostra emozione, darci il permesso di sentirla e di accoglierla per quello che è: un’inform-azione utile, qualcosa che può dare forma al nostro comportamento.

 

Qual è l’informazione utile che ci porta la tristezza? Per rispondere a questa domanda dobbiamo iniziare a parlare di CONFORTO, perchè è questo quello di cui abbiamo bisogno.

 

Che cos’è il conforto?

Il conforto viene definito come:

 

“Un sentimento di sollievo che una persona afflitta da dolori, disgrazie, preoccupazioni e sim. prova per le parole di persona amica o per altro”

 

Ecco: per trovare sollievo, abbiamo bisogno di sentire di avere accanto una persona amica, presente e benevolente nei nostri confronti.

 

Una persona che non tema il contatto con noi doloranti, che non scappi davanti al nostro dolore, che sia disponibile a stare con noi che in quel momento soffriamo, a prescindere dalla sensatezza o ragionevolezza della nostra sofferenza, senza giudicarla.

 

È questo aspetto che ci permette di sentire sollievo (o di fornirlo se chi soffre è la persona che abbiamo davanti): la presenza, il “semplice” (ma non scontato) fatto di essere lì pronte a sospendere il nostro giudizio e ad ascoltare con le orecchie del cuore.

 

Vorrei portare la tua attenzione su un aspetto fondamentale: quello di cui puoi accorgerti se guardi bene è che fare questo non richiede l’avere una soluzione in tasca, la panacea che risolverà tutti i mali del mondo.

 

Conclusioni:

Avendo chiaro che la tristezza chiama conforto e che non è un problema a cui trovare una soluzione, si apre davanti a noi un nuovo panorama: possiamo imparare ad essere presenti per gli altri e per noi stesse.

 

Tutte le volte che attueremo questo comportamento, invece di affannarci alla ricerca di una pillola magica che scacci via la tristezza, invieremo a noi stesse e agli altri  un messaggio molto potente: quello della POSSIBILITÀ DI ESISTERE NELLA NOSTRA FORMA PRESENTE, ESATTAMENTE COSI COME SIAMO, SENZA CERCARE DI CAMBIARCI.

Quando cerchiamo di non sentire le nostre emozioni ed evitiamo di occuparcene ed esprimerle, è quello il momento in cui le manipoliamo e creiamo un ostacolo che può tenerci in gabbia per lungo tempo, trattenendoci dall’essere autenticamente noi stesse.

 

Nel mio percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te lavoriamo con le tue emozioni, rivolgiamo loro attenzione e ti aiuto a trovare il tuo modo di entrare in relazione con gli altri e come gestirle per generare un maggior benessere e equilibrio emotivo.

 

Fare questo rappresenta il primo passo di un cambiamento concreto e sostenibile nel tempo, che si riversa in tutti gli ambiti della tua vita: dalle tue relazioni di coppia, al benessere nel luogo di lavoro, ad una relazione armoniosa nella tua famiglia.

 

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E se vuoi ricevere ogni settimana degli stimoli di riflessione extra, dei suggerimenti per crescere e migliorare la tua vita puoi unirti al mio canale Telegram e metterti in cammino verso la tua felicità.

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L’esperienza di G.F.

Chi: G.F., tenace e ironica 35enne calabrese che si occupa di marketing e comunicazione.

 

Problema: quando ci siamo sentite durante la chiamata conoscitiva gratuita di 30 minuti G. era arrivata a saturazione.

Sempre a disposizione di ogni richiesta familiare e lavorativa, era arrivata a sentirsi spenta, sfinita ed esausta perchè non dormiva più la notte e il giorno…viveva con l’ansia, come dama di compagnia.

 

Soluzione: il mio Percorso #10SettimaneXRipartireDaTe che aiuta chi è stanca di vivere sempre di corsa e non sentirsi mai abbastanza a liberare testa e cuore dall’ansia e a tornare padrona della sua vita, personale e professionale.


Ha funzionato? Decisamente si.

 

✅  Adesso G. F. ha ritrovato la bussola della sua vita e ha imparato come si può tornare a sentirsi STABILI SULLE PROPRIE GAMBE!

 

✅. È tornata a dormire sonni tranquilli perchè sa esattamente quali sono i meccanismi che innescavano il panico e sa come fronteggiarli.

 

✅. A lavoro ha imparato a comunicare i suoi bisogni e sa quando può dire di no per proteggersi dalle richieste eccessive.

 

✅. In famiglia, ha elaborato parti della sua storia che erano rimasti bloccate, riscoprendo la possibilità di dare e ricevere affetto e comprensione.

 

Ma più di tutto, ha scoperto come NON PERDERE PIù Sè STESSA.

 

Ha smesso di tenere tutto dentro, ha iniziato a esprimersi e questo le ha permesso di dire “ciaone!” al senso di colpa.

 

Adesso è lei che tiene le mani saldamente intorno al timone della sua vita. È lei che sceglie la rotta E l’equipaggio.

 

Mi sono emozionata a leggere la sua testimonianza: la trovi tutta – parola per parola – nelle immagini che ho preparato per te qui sotto. 

 

Se anche a te interessa ritrovare il centro della tua esistenza, ho una buona notizia per te: puoi richiedere la tua chiamata conoscitiva gratuita da 30 minuti per conoscere il Percorso!

 

 

COME FUNZIONA?

Nella Chiamata analizzeremo la tua situazione specifica e valuteremo entrambe se possiamo essere una buona squadra di lavoro per aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi. 

FA PER TE SE:

 

Se ti senti pronta per un’esperienza trasformativa che cambierà il tuo modo di approcciarti agli impegni e alle difficoltà…

Se ti senti pronta per diventare padrona di te e della tua vista, senza che pensieri, aspettative, sensi di colpa ed emozioni intense continuino ad intralciare il tuo cammino

Se ti senti pronta per rompere le catene di quei meccanismi automatici che continui a ripetere anche se non vuoi…


ATTENZIONE:

 

Non lavoro con tutte, ma solo con chi è davvero motivata a prendere in mano le redini della sua vita! Inoltre, offro un numero limitato di posti a disposizione ogni mese per garantire standard di alta qualità.

 

Senti che quello che hai letto ti rispecchia in pieno?


Allora il tuo prossimo passo è compilare il form di richiesta! non ti resta che cliccare sul bottone che trovi qua sotto.

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L’esperienza di Antonella

Oggi ti racconto l’esperienza di Antonella, meravigliosa docente e ricercatrice 36enne toscana che – dopo sole 8 sessioni – si è liberata dalla trappola del perfezionismo e ha ripreso in mano la sua vita.

Voglio farlo partendo proprio dalle sue parole, perchè credo che niente possa descrivere meglio il suo stato d’animo.

 

Ho smesso di inseguire la perfezione dato che non esiste.
La perfezione sta nella mia felicità concreta

Non male, eh? Forse basterebbe questa frase per riassumere il suo percorso,  ma c’è di più.

 

Quando ci siamo sentite la 1° volta, si sentiva davvero confusa, poco a fuoco, sopraffatta. Del resto, come non capirla?

 

Aveva appena ottenuto una promozione a lavoro, era diventata mamma da qualche mese e stava per lasciare la casa a cui era molto legata, in cui aveva vissuto per anni.

 

Fare sport, mantenere la calma, convincersi che non era niente – no, non avevano funzionato. L’ansia era sempre li.

 

Sentiva che aveva bisogno di qualcosa di diverso, qualcosa che l’aiutasse una volta per tutte a riprendere in mano la sua vita.

 

Quindi, dopo essersi vista tutte le testimonianze sul mio sito, ha deciso di candidarsi per entrare nel mio percorso #10SettimaneXRipartireDaTe, che aiuta chi si sente in balia di una vita troppo piena a liberarsi dai pesi sul cuore per sentirsi di nuovo felice e padrona di sè.

 

Ha funzionato? Eccome!

 

Prima ancora di terminare le 10 sessioni previste dal Percorso, Antonella si è ✨ illuminata! ✨

 

 
CHE COSA HA OTTENUTO?

Dopo ogni sessione sentiva di essere più lucida, più focalizzata nel mettere in pratica quello che elaboravamo insieme in seduta e cosi:

👉 Si è liberata del manuale della “mamma perfetta” e della “docente perfetta”: adesso sa la perfezione non esiste e che quello che conta davvero è la sua FELICITÀ CONCRETA
👉 Ha capito che se la sua agenda scoppia di impegni, non è detto che le debba toccare la stessa sorte perchè…semplicemente… LEI NON è LA SUA AGENDA!
👉 Ha imparato a gestire i giudizi degli altri, ha smesso di auto-sabotarsi e ha trovato le sue modalità per essere la donna, la mamma e la professionista che DESIDERA ESSERE e non quella che gli altri vogliono che sia.

 

Io sono fiera di come si è dedicata a sè stessa, onorata della sua scelta e grata di essere stata parte del suo viaggio! 

LEGGI LE SUE PAROLE SCORRENDO LE IMMAGINI CHE TROVI QUI SOTTO

Anche tu ti senti pronta per uscire dalla trappola dell'ansia e tornare a sorridere, libera dai pesi sul cuore e di nuovo padrona della tua vita?

se sei davvero motivata a dare una svolta alla tua vita, Ho riservato per te

una videochiamata gratuita da 30 minuti!

Come fare per ottenerla?
Compila il form cliccando sul bottone che trovi qui sotto!

Sarà l'occasione per conoscerci di persona, analizzare nel dettaglio la tua situazione specifica e - se saremo un buon match - ti darò tutte le info utili per valutare la possibilità di lavorare insieme!

eva copertina

L’esperienza di Eva

da essere bloccata e sotto attacco a lavoro

a sentirsi di nuovo grintosa e libera di essere sè stessa.



si può fare?

 

Eva ce l’ha fatta, eccome!

Chi: Eva è una brand marketing manager, seo copywriter e ux designer piena di talento e di energia.

 

Quando mi ha contattata stava vivendo una situazione di #mobbing sul lavoro che non le permetteva di alzarsi la mattina serena, pronta ad affrontare la giornata dando il meglio di sè.

 

Ha sentito che era il momento di fare un passo concreto verso la sua felicità, perchè lo doveva a sè stessa: agli anni di studio fatti, ai sacrifici, alle sue ambizioni, ai suoi sogni.

 

Da super professionista qual è, sapeva bene quanto il benessere interiore si riflettesse sulle prestazioni lavorative e no..non poteva accettare di rimanere in quel limbo, in gabbia, accontentandosi dello status quo

 

Qui sotto trovi le sue parole, la sua testimonianza diretta con cui descrive quello che l’ha portata a decidere di iniziare il mio Percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te .

 

Se ancora non lo conosci, è un Percorso di 10 Settimane super collaudato che aiuta chi sente di aver perso le coordinate della propria felicità a tornare a sorridere e sentirsi di nuovo padrona della propria vita. 

eva 1

 

Ti stai chiedendo se il Percorso ha funzionato?

 

Ebbene si…e sono super fiera di come si è approcciata al Percorso e di quello che ha raggiunto! 😎

Già dai primi momenti di lavoro insieme, Eva ha messo in gioco tutta sè stessa, con coraggio e determinazione, cambiando non solo ambiente di lavoro ma anche il suo mindset e la sua visione del mondo.

👉Ci siamo fin da subito concentrate sul cuore del suo blocco senza perderci in mille rivoli per sciogliere quei nodi che la tenevano ingabbiata, scomoda e poco a suo agio.

📌Ha scoperto che immaginarsi infallibile era quello che la teneva bloccata e che conoscere i suoi limiti era solo la porta d’accesso per sbloccare tutto il suo potenziale!

eva 2

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💬 Come dice lei stessa “sono riuscita ad accettare i miei limiti, non in quanto tali, ma come momento in cui riflettere e capire come posso #evolvere!”

 

 

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🦁 Oggi si sente grintosa e libera di essere sè stessa, completamente.

💥 Ha smesso di dire sempre “si” per rendere felici gli altri e risultare adeguata al contesto: adesso la sua attenzione è rivolta a sè, al suo benessere e alla sua felicità!

 

 

eva 6

 

Ci ha anche tenuto ad aggiungere che….

eva 7

 

 

🤗 E io non potrei essere più felice di averla accompagnata in questo viaggio e grata di essere stata testimone della sua Ripartenza!

 

 

Se vuoi anche tu, come Eva, riscoprirti capace di affrontare le sfide della vita a testa alta

 

 

Puoi inviare la tua candidatura per iscriverti al mio Percorso!

Il primo passo sarà conoscerci in una videochiamata gratuita di 30 minuti e lì valuteremo insieme se posso aiutare anche te a raggiungere gli obiettivi che desideri.

 

Per inviare la tua richiesta puoi compilare il form che trovi qui sotto!