flessibilita in coppia

Flessibilità in coppia: il segreto per una relazione felice

flessibilita in coppia

chi impara a essere flessibile in coppia migliora la sua relazione: tu quanto ti senti così?

Saper accettare i momenti no, restare se stessi senza farsi inglobare dalla relazione, prendersi una pausa prima di reagire in base alla paura di perdersi. 

Le ricerche scientifiche dicono che chi impara il valore della flessibilità in coppia, migliora esponenzialmente la qualità delle sue relazioni. 

Meraviglia, tu quanto senti di essere flessibile in coppia? Riesci ad esprimere sempre questa competenza o solo qualche volta? 

Scopriamolo insieme in questo articolo, in cui ti spiego in che modo la flessibilità diventa un ingrediente fondamentale per una coppia che funziona e come poter integrare questo aspetto negli scambi con lə tuə partner.

flessibilità in coppia: Immagina questa scena...

Sei appena rientrata in casa e il tuo o la tua partner ti dice: “Perché non hai buttato la spazzatura? L’avevi detto, ma non l’hai fatto – come al solito!!”.

Se non aspettavi altro che tornare nel tuo spazio sicuro per rilassarti da una giornata stressante e piena di cose da fare, gestire questa “accoglienza calorosa” potrebbe metterti davvero alla prova, diventando l’innesco perfetto per una litigata epica.

Certo, sarebbe diverso se tu sapessi come liberarti della tensione accumulata durante la giornata e conoscessi un modo per disinnescare queste “bombe” nella relazione: ti aiuterebbe a rispondere con maggiore tolleranza e flessibilità a commenti taglienti, o che ti sembrano tali.

Ad esempio, potresti essere talmente consapevole di te da riconoscere le emozioni che scatena quel commento e riuscire a rispondere in modo saggio e funzionale.

Potresti anche tenere conto non solo degli effetti di quel singolo commento spiacevole, ma anche dei tuoi sentimenti complessivi nei confronti della persona amata. 

Questo ti permetterebbe di agire invece che reagire, creando una comunicazione che funziona e che ti porta a risparmiare tempo ed energie.

Qualcosa come: “Mi dispiace, mi sono dimenticatə. Sono statə sopraffattə dal lavoro e mi sono distrattə. Tu sei importante per me, come lo è la nostra vita insieme. Per non dimenticarlo, metterò un avviso sul cellulare, così diminuiranno le probabilità che riaccada di nuovo, che ne pensi?”

Bello sarebbe, vero? È anche possibile (ovviamente con parole tue), se sai come farlo. Tutto questo si appoggia alla tua capacità di essere flessibile in coppia: vediamo insieme come fare.

FLESSIBILITÀ NELLA RELAZIONE: L’ANTIDOTO AI “SOLITI CONFLITTi"

La frase dell’esempio che ti ho fatto poco fa è di Ronald Rogge, professore associato di Psicologia dell’Università americana di Rochester, che ha pubblicato uno studio sul Journal of Contextual Behaviour Science circa il ruolo della flessibilità psicologica nella felicità del rapporto di coppia e familiare. 

Di flessibilità mentale ti ho parlato già in un precedente articolo, ma facciamo un piccolo recap: è un’abilità che serve a gestire sentimenti e situazioni difficili con un approccio aperto, tollerante, consapevole ed empatico.

In pratica vuol dire sapersi aprire alle nuove esperienze, vivere le emozioni per come si manifestano senza pre-categorizzarle in positive o negative (perché tutte portano un messaggio utile alla tua sopravvivenza, in quel momento), senza rimanerci intrappolate.

 

Un aiuto verso una vita più leggera

La flessibilità aiuta a mantenere una prospettiva leggera e funzionale quando lo stress si fa più intenso, a perseguire i propri obiettivi e a progredire nonostante gli ostacoli, trovando in essi delle opportunità di crescita. 

Quando siamo in una relazione, i momenti potenzialmente conflittuali possono essere numerosi. Il motivo è semplice: dal momento che ognuno vede il mondo a suo modo, sulla base dei suoi valori, queste visioni potrebbero non essere sempre allineate. 

Nel caso delle relazioni di coppia, uno dei valori che fonda la tua esperienza con il partner potrebbe essere il sentimento che provi nei suoi confronti. 

Essere flessibili in coppia significa lavorare per integrare una o più percezioni: quella spiacevole nel momento del rimprovero e quella piacevole del sentimento provato per la persona che amiamo, e agire di conseguenza. 

Come in tutte le cose della vita, il punto di equilibrio sta nel trovare una sintesi tra i due aspetti, ovvero un modo per comprenderli entrambi, invece di agire sulla scia di uno solo dei due. 

esercizio per la flessibilità in coppia: spunto per te

La buona notizia è che la flessibilità può essere allenata: in psicoterapia della Gestalt questa è meglio conosciuta come “adattamento creativo”. 

L’adattamento creativo permette alla persona di regolare il proprio comportamento nella relazione in modo contestualizzato e creativo, secondo le sue necessità del momento. 

Nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire da Te” utilizziamo questo concetto per lavorare proprio sulla tua capacità di essere flessibile.

Insieme andiamo ad aumentare la tua consapevolezza su ciò che sta accadendo, imparando a guardare agli eventi della tua vita in modo più ampio, pieno e presente. 

Inoltre, passo dopo passo, ti accompagno a trovare nuove strade, più flessibili e creative, per governare e gestire quello che nella tua vita ti sembra bloccato e senza via d’uscita. 

In questo modo potrai scoprire quali sono i punti dove ti incastri, riconoscere qual è il tuo contributo a mantenere la situazione com’è e dove puoi agire per creare delle nuove possibilità, sentendoti di nuovo padrona di te e del tuo modo di relazionarti senza ansie.

esercizio per la flessibilità in coppia: spunto voi due

Oltre a intraprendere un percorso individuale, puoi anche provare a coinvolgere il tuo o la tua partner creando uno spazio di confronto attraverso stimoli diversi e artistici.

 

Ad esempio, se vi piace guardare film e serie tv insieme, potresti proporre di prendervi un appuntamento settimanale fisso per un mese.

Dopo la visione del film, potreste soffermarvi a riflettere su ciò che avete visto e a condividere i vostri pensieri, emozioni e sensazioni come innesco di una conversazione profonda, autentica e onesta sulla vostra relazione. 

 

Vuoi provare a mettere in pratica questo punto?

Ho preparato un pdf speciale per te, dal titolo “La trama dell’amore”.

Dentro al documento troverai le istruzioni per fare questa attività,  una lista di 20 film tra cui scegliere e una serie di domande stimolo potenti e precise che vi guideranno nella discussione.

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fammi sapere la tua esperienze di flessibilità in coppia

Vuoi farmi sapere com’è andata la tua esperienza o farmi qualsiasi domanda in merito all’esercizio?

Puoi contattarmi sul mio account Instagram (@laformicapsicologa), oppure su Facebook (mi trovi come Elena Formica Psicoterapeuta) o LinkedIn. Io ti leggo con piacere e rispondo sempre, non appena mi è possibile. 

Se invece pensi che questo articolo sia proprio quello di cui una tua amica o amico ha bisogno, condividilo! Grazie al tuo contributo, creeremo insieme un’ondata di conoscenza, consapevolezza e benessere! 

 

Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

flessibilità mentale

Flessibilità mentale: ecco le strategie per allenarla

flessibilità mentale

la stabilità può essere rassicurante, ma la flessibilità mentale ti sblocca e ti rende libera. tu cosa scegli?

Vuoi sapere qual è una contraddizione che ho sempre trovato affascinante, e che accomuna a tutti gli esseri umani? 

Troviamo rassicurante ciò che rimane costante e sempre uguale a sè stesso. Allo stesso tempo, non possiamo fare a meno di cambiare.

Se il cambiamento è l’unica costante della nostra vita ma ci spaventa perchè ci rende sempre diversi, come possiamo fare per superare questa contraddizione e non sentirci più in balia degli eventi?

Oggi ti accompagno a scoprire la flessibilità mentale, una competenza che ti salva vita e che ti permette di ritrovare il tuo equilibrio anche quando si alza la tempesta. 

Inoltre, ti lascerò qualche spunto concreto per poterti allenare ad aumentare la tua nostra flessibilità mentale, per promuovere il tuo benessere e migliorare la qualità della tua vita. 

L’obiettivo? Iniziare a muovere i tuoi primi passi per tornare a sentirti padronə di te stessə, riuscendo a trasformare quelli che sembrano vincoli insormontabili in opportunità.

cosa si intende per flessibilità mentale?

La flessibilità mentale è la capacità del nostro organismo (inteso in senso olistico come mente, cuore e corpo) di adattarsi a situazioni impreviste, inusuali o che richiedono un cambiamento repentino.

Risulta estremamente utile quando ci accorgiamo che il nostro pensiero o il nostro comportamento spontaneo, quello che ci viene naturale fare, non si rivela cosi funzionale come dovrebbe.

Ecco perché è importante conoscere alcune strategie per allenare la flessibilità mentale. 

Detta anche flessibilità cognitiva, è direttamente connessa alle nostre possibilità di apprendimento e di esperienza

Ma non è solo una questione di testa: è una competenza che coinvolge anche il cuore e che risulta strettamente correlata alle nostre capacità di relazione, sia con noi stesse che con gli altri. 

quali sono i vantaggi della flessibilità mentale?

A) Adattarsi ai cambiamenti in modo sostenibile

La flessibilità mentale offre molti vantaggi. Il primo e più importante è la capacità di adattarsi ai cambiamenti in un tempo congruente alla soddisfazione dei nostri desideri.

Faccio questa specifica temporale perché sono stanca di leggere ovunque che dobbiamo adattarci ai cambiamenti “velocemente”: è un compito impossibile che non fa altro che alimentare la rigidità del nostro giudice interno. 

Con il tuo tempo, con il tuo ritmo: è questo la frase che ripeto sempre alle “mie” Meraviglie (questo è il “nome di battaglia” delle persone che seguo nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire Da Te”) anche la trasformazione di schemi di comportamento rigidi non fa eccezione. 

Sapersi adattare ai cambiamenti in questo modo significa riuscire a trovare un numero maggiore di alternative per eseguire una stessa azione o per risolvere un problema  nel nostro cammino, in modo sostenibile.

 

B) Ti aiuta ad accogliere e sostenere il cambiamento

Avere un buon grado di flessibilità mentale aiuta anche ad essere più accoglienti e tolleranti verso quelle situazioni di vita che non ci vanno particolarmente a genio, o non ci risultano facili da digerire. Permette di aprire la mente, allargare la visione sulla nostra realtà e vedere le sfumature, i battiti del cuore degli eventi invece che un insulso diagramma piatto. 

Allo stesso modo, incoraggia a comprendere con maggiore lucidità dove inciampiamo, in cosa restiamo incastrate, quali ostacoli ci si presentano con maggiore frequenza. 

C) Con la flessibilità mentale torni protagonista del tuo destino

La flessibilità mentale ci aiuta a sospendere il giudizio e a riprenderci la nostra parte di responsabilità nel creare e mantenere una situazione che non ci piace più o non ci soddisfa come vorremmo. Smettiamo di dare la colpa agli altri, al mondo o a noi stesse e entriamo in una visione di noi stessi come autori e autrici del nostro cambiamento.

Infine, stimola una maggiore empatia nei confronti degli altri, favorendo il riconoscimento dei punti di incontro da cui entrambe le parti potranno trarre beneficio.

Questi processi sono fondamentali per aumentare la qualità del nostro rendimento accademico, lavorativo, e di vita in generale, offrendoci la possibilità di ottimizzare i nostri piani, di porci obiettivi e monitorare le nostre azioni in modo da intervenire per correggerle quando necessario.

spunti per allenare la tua flessibilità mentale

Durante le sessioni di terapia del mio Percorso, lavoro in modo sartoriale con ogni persona che seguo.

Questo significa che costruisco insieme a lei la strategia migliore per aumentare la sua flessibilità, sulla base delle sue esigenze specifiche e della sua situazione di vita. 

Ci sono però alcuni elementi ricorrenti, che nel tempo ho individuato come efficaci per sostenerti nel fare un cambiamento duraturo: sono ormai più di cinquanta le persone che hanno trovato insieme a me la loro “svolta” (qui trovi alcune delle loro testimonianze)

Voglio lasciarteli come spunto, per far si che anche tu possa iniziare a fare un cambiamento concreto su questo tema nella tua vita. 

1. Allena la tua capacità di OSSERVAZIONE

Entriamo in contatto con il mondo attraverso i nostri sensi e il senso che utilizziamo con maggior frequenza è la vista.

Quando siamo terrorizzatə, spalanchiamo gli occhi e il nostro sguardo si irrigidisce, si blocca su un particolare che catalizza tutta la nostra attenzione.

Se invece siamo in uno stato di quiete, il nostro sguardo è mobile e può vagare da un elemento dell’ambiente all’altro, fluttuando e lasciandosi sorprendere ora da un oggetto, ora da un altro.

Occhi e mente sono strettamente interconnessi: non a caso, la parola “idea” ha la stessa radice “-id” di “video”, cioè “vedere” in latino.

Per diventare più flessibile, puoi imparare a spostare lo sguardo che hai sulle cose, a cambiare prospettiva.

Inizia chiedendoti: “Cosa sto vedendo chiaramente di questa situazione?” e poi chiediti “cos’è che ancora non vedo o non mi risultato subito lampante?”

2. Esci dal pregiudizio dello STATUS QUO

Hai presente la frase “chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel lascia ma non sa quel che trova?”. Sappi che danneggia la tua flessibilità più della kryptonite per Superman. 

È la perfetta incarnazione del “pregiudizio dello status quo”, una trappola cognitiva che consiste nel prendere la situazione attuale (conosciuta, anche se sgradevole) come punto di riferimento e preferibile rispetto ad altre possibili, che vengono invece considerate come perdite.

Questa valutazione ovviamente non avviene su basi oggettive (per es. quando è chiaro che il cambiamento porterebbe problemi) ma quando le condizioni sono incerte e ci sono diversi fattori concomitanti da considerare. 

Riuscire a sospendere il giudizio, a metterlo in pausa, ti permette di aprirti alle nuove possibilità e di accogliere il cambiamento invece che combatterlo.

Se negli ultimi anni hai sentito di non avere il controllo della tua giornata, della tua settimana, dei mesi che passano, sappi che puoi riappropriarti del tuo tempo e riprendere in mano le redini della tua vita: nel momento in cui ti soffermi a sentire, torni a dargli (e a darti) valore.

3. Per essere flessibile, stimola la tua CREATIVITÀ

Secondo la Psicoterapia della Gestalt, la creatività caratterizza l’adattamento funzionale della persona nel proprio ambiente.

Non è quindi uno speciale talento solo per personalità fuori dal comune, ma viene definita come una capacità che appartiene ad ogni essere umano, senza distinzioni.

È l’ingrediente segreto che favorisce un adattamento funzionale nelle nostre relazioni per condurre una vita sociale sana, flessibile e appagante. 

Per questo, le attività creative sono un modo straordinario per allargare i nostri confini mentali, rinnovarsi e superare la rigidità mentale.

Ma come si fa ad essere creativi?

Prima si immagina come dare una nuova forma a quello che c’è già nel nostro ambiente (relazioni, situazioni, legami, approcci, visioni), più vicina a quella che si desidera per la nostra vita. 

In secondo luogo ci si mette alla prova, dandoci il permesso di essere agenti del proprio cambiamento.

Infine si riflette su ciò che abbiamo sperimentato, per capire come correggere il tiro e celebrare quello che invece ha funzionato. 

quella volta che una meraviglia si è tatuata un esercizio sulla flessibilità mentale...

I tre spunti che ti ho fornito qui sopra sono grandiosi punti di partenza per aumentare la tua consapevolezza e riconquistare una maggiore flessibilità mentale. 

Sono anche gli stessi che hanno guidato il viaggio di consapevolezza di Domenico, un giovane uomo (si…l’essere Meraviglie non ha a che fare con il genere!) brillante, tenace e …molto affezionato al suo “pensare”, che però lo teneva in scacco. 

Era arrivato da me col cuore infranto e una gran pesantezza in testa: non riusciva a uscire dal suo loop di pensieri e aveva iniziato a mettere in atto schemi di comportamento ripetitivi che gli impedivano di vivere la sua vita serenamente. 

Insieme abbiamo lavorato fianco a fianco per elaborare il suo vissuto emotivo doloroso. 

Grazie alle esperienze proposte, di seduta in seduta, ha trovato la via d’uscita dal dolore ed è tornato a vedere le possibilità nella sua vita. 

Di tutte le attività, una gli è rimasta particolarmente in mente, tanto che ha deciso di tatuarsela sul polso della mano destra, quella con cui fa tutto, a ricordarsi che “c’è sempre una soluzione, anche quando sembra che non ci sia”. 

Puoi immaginarti il mio stupore, e anche tanta gioia nel cuore, quando mi ha inviato questa foto per aggiornarmi sui grandi passi che era riuscito a fare per sè stesso, una volta finito il Percorso. 

Mii sono sentita davvero onorata di essere stata testimone della sua trasformazione, e sarei onorata di poter aiutare anche te. 

ALLa conquista di una maggiore flessibilità mentale, insieme

Se desideri essere accompagnata da una guida esperta nel tuo viaggio dalla Paura al Coraggio, per renderlo più leggero e veloce, ho una buona notizia per te!

Puoi prenotare la tua chiamata conoscitiva gratuita di 30 minuti con me e scoprire come funziona il mio Percorso. 

 

Clicca adesso sul bottone che trovi qui sotto!

Avrai accesso ad un breve questionario, che ti permetterà di fare fin da subito chiarezza sulla tua situazione e mi aiuterà a capire come posso aiutarti. 

Non appena avrò letto le tue risposte, ti contatterò alla mail che avrai indicato per fissare il momento migliore per incontrarci e occuparci fin da subito di ciò che conta davvero: come tornare a essere libera dai pesi sul cuore e, finalmente, padrona di te! 

Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

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Flessibilità lavorativa: oltre lo smartworking!

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FLESSIBILITÀ LAVORATIVA: VAI OLTRE LO SMARTWORKING!

Di rientro dalla pausa estiva ti senti già ingabbiata al pensiero di ripiombare nella routine casa-lavoro? Per rompere la catena dell’ansia e sentirti libera di vivere il tuo lavoro senza pesi sul cuore, ti serve allenare una competenza fondamentale: la flessibilità. 

Per sopravvivere in qualunque contesto lavorativo al giorno d’oggi, di flessibilità ce ne vuole a chili. 

Purtroppo però, non sempre lavoratore e datore di lavoro intendono la stessa cosa e spesso si crea confusione su che cosa significhi davvero essere flessibili e come fare per padroneggiare questa competenza.

Oggi vediamo quindi alcuni consigli e spunti pratici per integrare questa competenza nella tua vita quotidiana

Fraintendimenti e falsi miti sulla flessibilità lavorativa

Sgomberiamo subito il campo da possibili fraintendimenti e falsi miti. 

Quando parlo di flessibilità lavorativa non intendo la disponibilità a fare straordinari non pagati, accettare cambi di mansione imposti senza un’adeguata negoziazione dei termini, ecc. – perché questa non è flessibilità, è una gestione disfunzionale delle risorse umane

Mi sto riferendo piuttosto a quella capacità di adattarsi (in modo consapevole e responsabile) ai diversi scenari e sfide che ci si presentano davanti, in particolare quando siamo a lavoro. 

Guardando alla flessibilità in questa accezione, ti sarà facile comprendere che non ha a che fare nemmeno con modalità alternative di lavoro (es. lo smartworking, per come è stato inteso durante la pandemia).

Se cambia il luogo di lavoro, ma il mindset con cui gestisci le attività lavorative rimane lo stesso, le attività e le relazioni con capi, fornitori, colleghi e clienti continueranno a pesarti nello stesso modo. 

Cosa significa AVERE flessibiTà a lavoro?

La flessibilità lavorativa va intesa come una competenza trasversale che ti permette di trarre il meglio dalle situazioni e mettere in atto tutte le tue risorse, talenti e capacità, al momento giusto. 

Quando lavori ti trovi in un flusso di eventi che è dinamico, ricco di stimoli e in costante cambiamento.

Per riuscire a cavalcare l’onda senza affogare, è necessario saper cambiare di volta in volta strategie, mettendo in atto piani d’azione differenti a seconda dei bisogni emergenti e/o dei problemi che si presentano in quel momento. 

Ti faccio questa differenza tra “bisogni emergenti” e problemi appositamente, perchè so che in molti assimilano queste due competenze e considerano la flessibilità come un sinonimo della capacità di risoluzione dei problemi

Questo non è del tutto vero: infatti, non tutto quello che incontri mentre lavori è sempre un problema. A volte possono essere delle opportunità che aspettano solo di essere colte.

Quindi, è vero che avere una buona dose di problem solving a lavoro non guasta, ma di sicuro non basta. 

È più utile restare aperte all’ascolto per intercettare i vari bisogni (nostri e degli altri) che emergono nel nostro scenario di lavoro, per essere abili a vedere e sfruttare le occasioni che spesso rimangono nascoste tra le pieghe dei problemi.

cosa fa una persona CHE HA FLESSIBILITà a lavoro, in concreto?

Prima della specializzazione in psicoterapia della Gestalt, come psicologa del lavoro ho condotto decine e decine di valutazioni delle competenze trasversali per l’inserimento delle persone in aziende di diverse dimensioni e settori merceologici. 

Tutte queste realtà aziendali, senza eccezioni, ricercavano persone con un’ottima dose di flessibilità (definita solitamente come flessibilità mentale o cognitiva – se vuoi approfondire, trovi nel blog un articolo proprio su questo tema!)

Ma cosa fa una persona flessibile a lavoro? Dopo aver osservato i loro comportamenti durante le varie prove individuali e di gruppo, la valutazione era solitamente favorevole se la persona:

 

a. Sapeva accogliere rapidamente le novità introdotte nello scenario di prova

b. Riusciva tollerare i cambiamenti di schema 

c. Aveva la capacità di generare più soluzioni allo stesso problema e a valutarle per prendere una decisione

d. Entrava in relazione con facilità, creando armonia e superando “i colli di bottiglia” per raggiungere un accordo comune.

Non si tratta quindi solo di risolvere problemi, né di accettare passivamente condizioni imposte da altri!

La flessibilità è una funzione esecutiva cruciale per formulare obiettivi, pianificare, monitorare e correggere le proprie azioni sulla base dei risultati ottenuti.

Inoltre, c’è una componente che riguarda anche le relazioni: permette di considerare i valori altri, rispettare idee o modi di pensare diversi dai nostri. 

È quindi una competenza legata anche con l’empatia e alle nostre capacità di interagire nei contesti sociali. 

METTERE IN PRATICA LA FLESSIBILItÀ: COME PUOI FARE?

Ti lascio adesso qualche spunto per provare ad esercitare la tua flessibilità e sconfiggere la temuta routine:

1. Flessibilità significa avere occhi nuovi nel tuo PRESENTE

Per individuare i bisogni emergenti bisogna imparare a prestare attenzione al presente e osservare i dettagli, senza però rimanerci troppo ancorati.

Ti ricordi quando com’era quando hai iniziato a lavorare nel tuo ufficio? Tutto era nuovo, degno di nota e da memorizzare, per imparare. 

Mentre sei alla scrivania, guarda a quello che accade nel qui e ora come se fosse la prima volta che metti piede a lavoro: cosa ti salta all’occhio? Cosa noti? 

Osserva quel collega, quella scrivania, quella mail, passando lo sguardo sopra come fa un pittore con il suo pennello su una tela bianca. 

Con delicatezza, in modo leggero, sospendendo il giudizio: non sono i tratti finali prima di concludere il quadro, sono solo le prime bozze. Annota quello che osservi e vedi se cogli degli aspetti che nel solito tran tran ti erano rimasti invisibili.

2. Accogli le NOVITÀ grazie alla flessibilità

Inizia a aprirti alle novità, immaginando che ogni nuova situazione abbia in serbo per te una lezione preziosa.

Cambia percorso per arrivare a lavoro, cerca nuovi modi di fare le solite cose, o nuove sfide da affrontare: il mondo intorno a te cambia forma costantemente. 

Che cosa c’è ancora da imparare, su cui non ti sei sperimentata?

3. Metti a tacere il tuo GIUDICE INTERIORE

Presta attenzione a come ti parli. perché un’eccessiva rigidità nel comportamento è solitamente prodotta da un dialogo interno svalutante e iper-critico, tendente al perfezionismo.

Lo scopo della tua esistenza non è quello di fare le cose ottimamente, non si vince nessuna bambolina alla fine del nostro tempo su questa terra. Il fine ultimo è quello di vivere trovando il tuo equilibrio e la tua serenità

La flessibilità è una competenza anche relazionale e, per essere empatici e rispettosi con gli altri, si parte sempre dall’esperienza di empatia e rispetto che facciamo con noi stessi. 

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Se vuoi iniziare a fare un primo passo concreto per allenare la tua capacità di essere flessibile, puoi iscriverti alle Psicolettere – la newsletter pensata per essere l’appuntamento mensile di self-care per la tua anima. 

Nell’appuntamento di questo mese ho pensato per te una checklist, in cui troverai lo spazio per definire non solo quanto stai mettendo in campo la flessibilità nella tua vita. 

Ma non solo: avrai anche lo spazio per capire in che modo lo stai facendo, cosi avrai una guida utile da utilizzare subito per fare chiarezza e guardare con lucidità alla situazione in cui ti trovi! 

Inoltre, all’iscrizione riceverai un ulteriore regalo, che ti sarà utile sia nel tuo lavoro che nella tua vita privata: ti aspetto lì! 

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Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

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Bonus Psicologo: cosa devi sapere e come richiederlo

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 Il 27 maggio 2022 il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato il decreto che attiva il “Bonus Psicologo” finanziato dal Parlamento con 10 milioni di euro. 

Dopo la pubblicazione del Bonus Psicologo in Gazzetta Ufficiale è adesso possibile, per chi ha un ISEE fino a 50mila euro, richiedere un contributo da utilizzare presso psicologi iscritti all’albo. Ma come funziona il Bonus Psicologi e come richiederlo? 

In questo articolo, ti aiuto a capire chi ha diritto al bonus psicologoi requisiti per ottenerlo, dove e come richiederlo online. 

Cos'è il bonus psicologo

Dopo (forse troppo) tempo, adesso il Bonus Psicologico in Italia è finalmente realtà. La firma del decreto attuativo della misura, prevista dalla legge n. 15/2022, dà finalmente il via libera ad un incentivo che potrà essere richiesto da migliaia di italiani per sostenere le spese per sessioni di psicoterapia fruibili presso specialisti privati, sia in presenza che online. 

Si tratta di un segnale positivo da parte del Governo che può incoraggiare le persone a prendersi cura di sé e spronarle a scegliere di intraprendere un percorso di cura con uno psicoterapeuta. Spesso, infatti, la resistenza a rivolgersi ad uno psicologo è legata non solo alla paura di cominciare un percorso terapeutico che può durare anni, ma anche dall’aspetto economico e dal costo di una seduta dallo psicologo.

Il Bonus Psicologo 2022 mira proprio a rimborsare e contribuire alle spese dei cittadini che, a causa delle ripercussioni della situazione pandemica, hanno avuto – o hanno a tutt’oggi – bisogno del supporto di uno specialista.

Bonus psicologo: come funziona?

Il “Bonus Psicologo” è di fatto un contributo economico per sostenere le spese di sedute di psicoterapia presso professionisti privati, attingendo ai fondi stanziati per un valore totale di 10 milioni di euro.

Gli psicologi e gli psicoterapeuti a cui è possibile rivolgersi devono essere regolarmente iscritti all’albo degli psicologi; inoltre, devono avere comunicato all’ordine di appartenenza sia di aver conseguito la specializzazione in Psicoterapia, sia di voler aderire all’iniziativa.

Per capirci, ti spiego i passaggi che ho fatto io: in quanto psicologa psicoterapeuta iscritta all’Ordine degli Psicologi della Toscana, dopo aver verificato con l’Ordine regionale che figurassero entrambi i titoli di studio e ho provveduto a comunicare all’Ordine Nazionale degli Psicologi la mia adesione all’iniziativa. 

Tornando a come funziona il Bonus, Il contributo sarà erogato al cittadino una sola volta e potrà essere usato come voucher per scontare fino a un massimo di 50 euro per seduta. Tutto dipenderà dal reddito ISEE. La richiesta del bonus psicologo potrà essere effettuata tramite domanda online sul portale INPS.

Ma vediamo nel dettaglio chi ha diritto al bonus psicologo e i requisiti per ottenerlo.

I requisiti per ottenere il bonus psicologo

A godere dell’incentivo saranno le persone in condizione di ansiabassa autostima e depressione, stress e fragilità psicologica, a causa dell’emergenza pandemica e della conseguente crisi socio-economica, che siano nella condizione di beneficiare di un percorso psicoterapeutico. 

L’importo totale del bonus varia in base all’ISEE dei richiedenti che deve essere inferiore a 50 mila euro. Tre le fasce di reddito previste: 

  • 600 euro per le persone con ISEE fino ai 15 mila euro
  • 400 euro per le persone con ISEE tra i 15mila e i 30mila euro
  • 200 euro per le persone con ISEE tra i 30mila e i 50mila euro

 

Inizialmente, nelle intenzioni del governo, il tetto massimo per il bonus psicologo era di 500 euro, aumentato adesso a 600 euro per quanti hanno un reddito inferiore ai 15mila euro. 

come richiedere il bonus psicologo

Quali passi si devono compiere per riuscire a ottenere il bonus psicologo? La prima cosa da fare sarà inoltrare un’apposita domanda. Per poter richiedere il bonus è però necessario aspettare i 30 giorni che, in base alla normativa, devono decorrere dalla pubblicazione del decreto attuativo in Gazzetta Ufficiale (avvenuta il 27/6/2022).

L’Art. 5 dispone, infatti, che entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto “Bonus Psicologo” in Gazzetta UfficialeINPS e Ministero della Salute comunichino tramite il proprio sito internet la data dalla quale sarà possibile presentare le domande da inoltrare in via telematica all’INPS, ed il periodo di tempo (non inferiore a 60 giorni) nel quale presentare la petizione.

Quando arriva il bonus psicologo

Da quando si potrà richiedere il bonus psicologo? Giovedì 21 luglio 2002 l’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale ha già dato comunicazione sulla data di inizio delle richieste, che è fissata a lunedì 25 luglio 2022. Il Bonus Psicologo 2022 potrà essere richiesto all’INPS per sé, per minori su cui si esercita la potestà o per persone di cui si fanno le veci.

A parità di reddito, la domanda che è stata caricata cronologicamente prima avrà maggiori opportunità di essere accolta. L’indicazione che posso darti è quindi quella di procedere velocemente, se sei in possesso dei requisiti. 

Come richiederlo online

Una volta comunicato il giorno di partenza per inoltrare la richiesta del bonus, ciascun cittadino deve accedere a un apposito form sul sito INPS per richiederlo online, accertando l’identità tramite i sistemi di identificazione previsti attualmente, ovvero la Carta di Identità Elettronica (CIE), il Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale (SPID) oppure  la Carta Nazionale dei Servizi (CNS). 

È possibile richiedere il bonus psicologo anche attraverso il contact center INPS, secondo le modalità definite dall’Ente stesso. Ogni cittadino può presentare una sola domanda online. Le richieste saranno gestite da INPS fino a esaurimento delle risorse finanziarie rese disponibili dal Ministero.

Aggiornamento: Il 19 luglio 2022 l’INPS ha comunicato, attraverso una circolare, i destinatari del bonus psicologo, le modalità per fare richiesta del bonus e quelle per l’erogazione dei fondi stanziati per la misura. In aggiunta a queste “indicazioni operative per la fruizione della misura”, la data di inizio di presentazione delle domande sarà, come anticipato, lunedì 25 luglio. Sarà possibile inviare le richieste fino al 24 ottobre 2022.

Come abbiamo già accennato, sarà possibile presentare la propria richiesta solo in via telematica. Le modalità da utilizzare potranno essere

  • il portale INPS, a cui si potrà accedere con le proprie credenziali
  • il Contact Center Integrato: si potrà chiamare il numero verde 803.164 che è gratuito da rete fissa, oppure il numero 06 164.164, a pagamento da rete mobile.

La procedura da seguire

Nello specifico, per richiedere il bonus psicologo tramite portale INPS:

  • Vai su www.inps.it e accedi con SPID, CIE o CNS
  • Clicca su “Prestazioni e servizi” e poi “Servizi”
  • Clicca su “Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche”
  • Clicca su “Contributo sessioni psicoterapia”.

erogazione del bonus psicologo

L’assegnazione del beneficio è garantita, in base all’ordine di arrivo delle domande, anche se il Ministero della Salute ha specificato che si privilegerà chi ha un ISEE più basso.

Prima si compila ed invia online la propria domanda, maggiore sarà la possibilità che essa venga accolta: le stime che sono state fatte attualmente parlano di un bacino di 16mila cittadini che potranno riceverlo. 

Pensi di aver bisogno di un supporto psicologico? Scopri il mio percorso

graduatorie e scadenza del beneficio

Terminato il periodo di presentazione della domanda per il Bonus Psicologo il 24 ottobre 2022, l’INPS si occuperà di stilare le graduatorie, valide fino ad esaurimento delle risorse, distinte per regione e provincia autonoma di residenza. 

L’Istituto individua i beneficiari sulla base dell’ammontare delle risorse disponibili (10 milioni di euro), comunica ai beneficiari l’accoglimento della domanda e contestualmente associa e comunica a ciascun beneficiario UN CODICE UNIVOCO.

L’elaborazione delle graduatorie da parte dell’INPS potrebbe richiedere tempo; non è detto, pertanto, che l’incentivo sia immediatamente spendibile.

Inoltre, Il bonus dovrà essere utilizzato dalla persona entro 180 giorni dalla data di accoglimento della domanda. Una volta trascorso questo tempo, il codice univoco è automaticamente annullato e le risorse non utilizzate saranno riassegnate nel rispetto dell’ordine della graduatoria regionale o provinciale.

cosa devi fare dunque?

Se entri in graduatoria e scegli di ricevere il mio aiuto, dovrai semplicemente comunicarmi il tuo  codice univoco ai fini della prenotazione. Sarà poi io, una volta erogata la prestazione, ad emettere fattura sulla piattaforma Inps segnalando il tuo codice univoco: non dovrai quindi anticipare i soldi del contributo

L’ente previdenziale provvederà direttamente alla remunerazione delle prestazioni effettivamente erogate dai professionisti. Il pagamento avviene per seduta singola sino all’ammontare del ‘bonus’ assegnato al singolo cittadino. 

Rivolgiti a professionisti psicoterapeuti abilitati: È una tutela per la tua salute mentale

Sarò sincera: quando ho saputo che sarebbe stato possibile  usufruire dell’incentivo solo con gli psicoterapeuti abilitati aderenti all’iniziativa, ho tirato un sospiro di sollievo.

Se è un po’ che mi segui, sai che svolgo il mio lavoro facendomi guidare dalla trasparenza e dall’etica professionale in cui credo fortemente.

I professionisti iscritti all’albo sono tenuti al rispetto del codice deontologico e l’appartenenza all’Ordine consente di monitorare nella loro pratica clinica: questo significa che sono passibili di sanzioni se svolgono male il loro lavoro e per te questa è una tutela.

La lista dei professionisti abilitati aderenti all’iniziativa del Bonus Psicologo sarà pubblicata sul sito del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi e sui siti degli ordini regionali e provinciali.

Se vuoi avvalerti della mia consulenza, ti ricordo che ho aderito all’iniziativa e posso offrirti un percorso terapeutico online o in studio adeguato alle tue esigenze. Per conoscere le opinioni di chi ha già svolto il percorso con me, puoi guardare tutte le video-testimonianze qui o leggere le recensioni e i casi di studio sul mio blog. 

Un percorso di terapia può aiutarti a tornare padrona di te

Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire Da Te” aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

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relazioni di coppia

Relazioni di coppia: saper “rompere e riparare” la rende più forte

relazioni di coppia

relazioni di coppia: un indicatore per capirne lo stato di salute

Stabilire lo stato di salute nelle relazioni di coppia non è semplice. Tuttavia, alcuni indicatori ci aiutano a capire in che “acque navigano” i partner e come possono superare le tempeste della relazione.

Ma quali inciampi o potenziali momenti di svolta ogni coppia si trova ad affrontare? Abbiamo già parlato insieme sul mio canale Telegram delle 5 fasi che i partner si trovano ad affrontare.

In questo articolo ti porto con me a vedere alcune indicazioni su cosa è più opportuno fare (e cosa non fare) per far si che la tua relazione evolva nel miglior modo possibile.

non c'è un unico modello per le relazioni di coppia

Prima di tutto, dobbiamo fare una premessa: nelle relazioni di coppia, ogni caso fa capo a sè: ogni relazione, come ogni persona, è unica e ha delle specificità che devono essere sempre tenute in considerazione. 

Per questo motivo, ogni situazione dovrebbe sempre essere valutata a sè da un professionista competente, in modo che ogni partner possa sentirsi accolto, ascoltato e compreso. 

Ad ogni modo, nei prossimi paragrafi voglio aiutarti ad avere una visione più ampia sull’argomento, soprattutto se è un po’ di tempo che le cose non girano come più come un tempo, o come vorresti. 

rottura e riparazione nelle relazioni di coppia

Uno degli indicatori che meglio racconta qualcosa della stabilità di una coppia, è la capacità che i partner hanno di “rompere e riparare la relazione”.

“Ma come, Elena?” mi dirai “Vuoi dire che dopo una rottura si possono riparare le cose? Se lui/lei mi ha fatto del male, le cose non torneranno mai come prima!”

Hai ragione. Dopo un momento di conflitto le cose effettivamente NON tornano come prima. Ma questo non è per forza un male, anzi. 

Due verità e una bugia sul conflitto nelle relazioni di coppia:

Partiamo da una grande bugia che circola sul conflitto nelle relazioni di coppia: non si può non litigare mai. In relazioni di coppia di lungo termine, questo è praticamente impossibile.  

Forse però, come accade per tantissime persone che seguo nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire Da Te”, il conflitto ti spaventa e cerchi comunque di farlo il meno possibile. 

Allora lascia che ti sveli due verità su questo tema:

1. Il conflitto è inevitabile. Essere sempre in completo accordo su tutto non si chiama amore, si chiama confluenza e può sfociare in dinamiche relazionali di dipendenza e controllo che sono particolarmente disfunzionali.

2. Senza conflitto non c’è crescita nella coppia: il rischio è quello di rimanere a un livello di interazione superficiale che poco ha a che fare con l’amore maturo. 

 

Rottura e riparazione per gestire i conflitti

Invece, la capacità di Rottura e Riparazione si riferisce alla gestione degli inevitabili momenti di conflitto e alla successiva ricostruzione della connessione di affetto, fiducia e intimità tra i partner coinvolti nella relazione di coppia.

Passiamo a vedere qualche indicazione pratica: sfateremo insieme dei falsi miti che imprigionano le persone in credenze disfunzionali, cosi puoi riflettere su ciò che accade nella tua relazione.

relazioni di coppia: indicazioni per allenarti a riparare (e ripartire)

1. Il principe o la principessa "azzurri" non esistono (e tu non hai bisogno di essere salvatə!)

Le relazioni di coppia infelici e instabili si fondano proprio sul “quid pro quo” che ci sia qualcuno che ha bisogno di essere salvato.

Capire che non è cosi è fondamentale per smettere di pretendere che l’altro si incarichi del ruolo di salvatore (o tu in quello di crocerossina) (per approfondire il significato della pretesa ho scritto un approfondimento qui) 

Infatti, quando le relazioni di coppia sono fondate su questo assunto si crea una condizione di fusione emotiva, tipica dell’interazione genitore-neonato e necessaria per la sopravvivenza del piccolo. 

Le relazioni di coppia che funzionano, invece, si fondano su una dinamica di scambio tra adulti differenziati, capaci di provvedere alla propria sopravvivenza in autonomia e di generare un progetto comune. 

Quindi, dare al tuo partner l’incarico di provvedere ai tuoi bisogni, lo rende qualcosa di più vicino a un genitore, che a un compagno/compagna di vita.

 Ovviamente il discorso vale anche a parti inverse, quando senti che sei tu a dover provvedere ai suoi bisogni.

Differenziarsi nelle relazioni di coppia...fa la differenza!

Per non cadere in questa trappola, il lavoro che si fa in psicoterapia è quello di imparare a fare affidamento su sé stessi, ad auto-regolarsi e a provvedere ai propri bisogni, anche se si è in una relazione di coppia. 

In gergo tecnico questo si chiama diventare “adulto differenziato”: significa che si è stati capaci di separarsi psicologicamente (non solo fisicamente) dai propri caregiver e di riconoscersi come esseri umani diversi da loro, interdipendenti e capaci di auto-sostenersi. 

Quando, ad esempio, sai come gestire la tua ansia e rassicurarti da sola, senza che debba arrivare qualcuno a soccorrerti, calmarti e rispondere alle tue necessità, sai anche come metterti al centro della tua vita, da padrona di te. 

A quel punto hai la possibilità di incontrare il tuo partner senza entrare in dinamiche di dipendenza: in questo modo la relazione può evolvere in modo sicuro, maturo e differenziato.

2. L'orgoglio non aiuta a riparare le relazioni di coppia

Il secondo mito da sfatare è quello che ci sia del valore nel non cedere per prima. I conflitti, possono essere un’occasione di crescita solo se entrambi i partner sono capaci di mettere il loro orgoglio da parte e iniziare a costruire ponti, invece che muri. 

Se rimaniamo incastrati nell’orgoglio, aumenta il tempo che spendiamo nella fase di rottura, allontanando le reali possibilità di  arrivare velocemente a una riparazione, ma non solo. 

Inoltre, aumenta anche la frustrazione e insoddisfazione personale e diminuisce la fiducia che la relazione possa essere riparata. Cosi, ogni nuovo momento di confronto diventerà lo spazio perfetto per recriminare e riportare alla luce tutto quello che in precedenza non è stato risolto. 

Quello che puoi fare in questi casi, è cercare di dare spazio una connessione funzionale mandando segnali di ricerca di contatto e riparazione. Questo non vuol dire venire meno alle tue idee, ma comunicarle con il vostro linguaggio. 

Quando parli, usa il "vostro" linguaggio

Nelle relazioni di coppia, i partner usano spesso un “linguaggio in codice”, un modo di parlare tutto loro, fatto di nomignoli ed espressioni che fanno capire all’altro che sono in uno spazio sicuro

Se sei impegnata in un conflitto, ricordati di inserire questi segnali nella tua comunicazione: sarà funzionale a permettervi di riconoscere la vostra intenzione di riparare la relazione e superare il momento di rottura insieme. 

Inoltre, cerca di fare attenzione ai segnali di questo tipo che il tuo partner ti manda rispetto al suo tentativo di riparare la relazione, senza darli per scontati. 

3. prenditi il tempo che serve per occuparti di te

Spesso, i conflitti nelle relazioni di coppia originano da inneschi molto potenti che appartengono al tempo della nostra infanzia.

Saperli osservare e riconoscere è importante per non rimanere incastrata nel passato. Solo tu puoi sapere se questo è il caso: fai una valutazione onesta e sincera con te stessa. 

Se non è ancora il momento di entrare nella fase di riparazione per te, comunicalo chiaramente: “ti amo e voglio arrivare a una soluzione; in questo momento non sono ancora pronta” può essere una frase da cui partire. 

Prenditi il tempo che ti serve per occuparti di te e guardarti dentro. Potrebbero esserci degli eventi che hai vissuto nel tuo passato che non ti permettono di gestire al meglio il tuo presente. 

Per non appesantire ulteriormente la tua relazione di coppia situazione, creando una matassa dalla quale non si riesce a venire a capo, potresti considerare di intraprendere un percorso di terapia. 

 

Iniziare un percorso di terapia ti permette di vedere più chiaramente il tuo passato e dare una nuova forma al tuo futuro, anche di coppia

andare allo stesso ritmo insieme nelle relazioni di coppia

CI sono due modi per avviare il processo di riparazione nelle relazioni di coppia:

Possiamo interrompere il ciclo disfunzionale della dis-regolazione emotiva (ad esempio, fare un “time out” e allontanarsi fisicamente quando si alzano i toni). 

Oppure, intraprendere la prima azione riparativa, come chiedere a chiare lettere ciò di cui si ha bisogno per arrivare a una soluzione

Inoltre, fai attenzione se ti trovi ad usare (o a sentire dall’altro) frasi come “io faccio sempre” e/o “tu non fai mai”. 

“Sempre” e “mai” sono un ostacolo alla danza della riparazione: Tiziana Fragomeni, avvocato esperto di mediazione e processi riparativi, fa riferimento proprio a questa metafora nel suo Ted Talk intitolato “L’invisibile del conflitto”

Quando non ci ascoltiamo, arriviamo a pestarci i piedi e la danza si interrompe; quando invece creiamo insieme il nostro ritmo, possiamo arrivare a danzare insieme fuori dal conflitto

Ricapitolando: 3 lezioni chiave sulle relazioni di coppia

Quindi, cosa puoi portarti via dalla lettura di questo articolo? Ecco tre punti chiave:

1. La capacità di saper riparare ad un conflitto è uno degli indicatori salute e stabilità nelle relazioni di coppia. Nel farlo ci sono delle accortezze a cui fare caso, per far sì che sia un processo funzionale ed efficace. 

2. È un processo che puoi attivare tu stessa, senza restare in attesa che l’altro si muova in questa direzione e senza rimanere incastrata in dinamiche disfunzionali e dipendenti. 

3. Mettersi in ascolto di sè e dell’altro non è qualcosa di automatico ma si può imparare, allenando le tue capacità di comunicazione e sviluppando una piena consapevolezza della tua storia e delle tue dinamiche personali.

 

Se vuoi il mio aiuto sulla situazione specifica che stai vivendo, ti ricordo che puoi prenotare una chiamata gratuita di 30 minuti: Insieme analizzeremo ciò che senti, farai chiarezza su ciò che desideri ottenere dalla tua vita.

 

Scopri come lavoro e valuta insieme a me se "10 Settimane Per Ripartire Da Te" è quello che ti serve per passare dalla Paura al Coraggio

Una volta ricevute le risposte, ti contatterò per fissare il momento migliore per sentirci. Intanto ti abbraccio e – come sempre – faccio il tifo per te!

Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

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zona di comfort

Zona di comfort: come espanderla per evolvere

zona di comfort

uscire dalla propria zona di comfort non è semplice.

Ogni anno tantissime persone provano a uscire dalla propria zona di comfort e finiscono per sentirsi ancora più bloccati, delusi e insoddisfatti. Riesci a immaginare perché?

Il motivo è semplice: sono circondate da persone che gli ripetono costantemente che non saranno mai felici se non escono dalla propria zona di comfort, ma nessuno gli spiega mai come fare in concreto.

In questo articolo voglio condividere con te alcuni spunti pratici che derivano dalla mia esperienza professionale, per rendere chiaro cosa occorre davvero fare con la tua zona di comfort.

In questo modo potrai iniziare a cambiare prospettiva sul tema, senza sentirti più sopraffatta. Sei pronta? Cominciamo!

che cos'è la zona di comfort?

Per qualcuna potrebbe essere rimanere sul divano di casa, per un’altra fare la spesa sempre al solito supermercato, per un’altra ancora la solita strada per andare al lavoro. 

Associamo spesso la zona di comfort a un luogo fisico, ma non è necessariamente, anzi. 

La zona di comfort è quello spazio interiore fatto di immagini, idee, sentimenti, regole e paradigmi che ci fanno sentire comode e al sicuro.

In altre parole, quella zona in cui tutto è già visto, in cui siamo in contatto con cose, situazioni, persone familiari e conosciute e in cui sentiamo di avere il pieno controllo di noi stesse. 

Non sarebbe bello se potessimo vivere la nostra vita per sempre cosi, non è vero? Beh, in realtà no. 

Infatti, c’è un piccolo dettaglio che dovresti considerare considerare: la tua crescita avviene grazie al fatto che oscilli costantemente tra l’accomodamento e l’assimilazione. Ma che vuol dire?

Nessuno si è mai evoluto stando comodo e al sicuro

J. Piaget, psicologo dello sviluppo, notava che l’evoluzione della specie umana non è mai avvenuta stando comodi e al sicuro. Avviene invece oscillando tra due meccanismi: quello di assimilazione e quello di accomodamento. 

L’assimilazione consiste nella capacità di selezionare e incorporare nuove esperienze e informazioni agli schemi che già possediamo. 

L’accomodamento, invece, è il meccanismo opposto ovvero la modifica dei comportamenti e degli schemi di pensiero pre-esistenti a seconda delle modifiche del contesto che ci circonda. 

A cosa ti serve sapere questa differenza, e cosa c’entra con la zona di comfort? 

È presto detto: questo significa che dobbiamo essere pronte a uscire dalla nostra zona di comfort per incontrare le novità, ma anche a rientrarci per far sedimentare le nostre esperienze. 

Restando dentro alla nostra zona di comfort, mettiamo un limite alle nostre prestazioni e i nostri comportamenti rimangono sempre le stesse: rischiamo di rimanere immobili, ferme al palo e cosi inibire la possibilità di cambiare.  

Senza cambiamento non c'è crescita, anche se fa paura

Senza cambiamento non c’è crescita e non c’è evoluzione, ed è proprio il cambiamento che rappresenta l’unica costante della nostra vita, anche se fa paura.

Se pensi che per uscire dalla propria zona di comfort e cambiare serva tanto coraggio e che il coraggio non c’entri niente con la paura, ho una notizia per te…

Il coraggio è la paura tenuta quel tanto che basta per entrare nelle nuove esperienze

Del coraggio e del suo significato ne ho parlato in un articolo che puoi trovare qui sul blog: quello che ti serve sapere adesso è che per diventare abbastanza coraggiosa da allargare i confini della tua zona di comfort ti serve fare tre cose.

La prima cosa da fare è smettere di negare o cercare di eliminare la tua paura (non puoi evitare di sentirla). 

La seconda cosa è ascoltare il messaggio che l’emozione della paura porta con sè (se non lo sai, ti sta dicendo che devi fare attenzione a quello che c’è nel tuo contesto, non di scappare dall’esperienza.

La terza cosa da imparare a fare è rassicurare quella parte di te che è spaventata dicendoti che sei in grado di fare attenzione, e accompagnarti nel fare esperienza, partendo da una piccola cosa.

È questo che fanno le persone coraggiose (o per lo meno quelle che non hanno bisogno di tenere tutto sotto controllo): tengono per mano la propria parte impaurita quel tanto che basta per entrare nell’esperienza, fidandosi del fatto che potranno scoprire qualcosa di nuovo e crescere. 

Se ti senti pronta per entrare insieme in questa nuova dimensione, ecco un esercizio per te.

"una cosa nuova al giorno, allarga la comfort zone tutto intorno"

Va bene, forse il detto non era proprio cosi. Però leggi attentamente qui: nei prossimi giorni prova a fare qualcosa che non ti sei mai data il permesso di fare.

Buttati, con criterio, tenendo per mano la tua paura con la stessa cura che metteresti nell’aiutare una bambina piccola ad attraversare una strada trafficata.

Può essere anche qualcosa di molto semplice come assaggiare un cibo che non hai mai mangiato o cambiare strada andando al lavoro, oppure rivolgere la parola a uno sconosciuto o, ancora, dire quello che pensi ad un collega.

Se hai voglia di metterti ancora più in gioco, puoi provare a sperimentare qualcosa di nuovo ogni giorno, dandoti un tempo – diciamo 7 giorni. Ognuna di noi ha la sua zona di comfort: ciò che è rischioso per qualcuna, non lo è per un’altra.

Ognuna di noi ha però la stessa possibilità di superare i propri limiti e varcare il confine della propria comfort zone, non perché “fuori dalla tua comfort zone c’è la vita” come dicono – quella la stai già vivendo ora – ma perché potresti incontrare nuove parti di te. 

zona di comfort: non si tratta di uscire, ma di espandere.

Quello che, arrivate a questo punto, potrebbe esserti diventato chiaro è che dalla propria comfort zone non si può davvero “uscire”. Tutto quello che serve fare è abbracciare la possibilità di allargarne i confini il più possibile. 

In che modo? Senza fretta, ma senza sosta – citando Goethe. Quello che intendo è che allargare i propri confini è come spostare la staccionata di un giardino: è difficile che accada se non impieghi un po’ di sudore della fronte. 

Quando? “Ora”, perché il momento presente è sempre il momento migliore per iniziare a fare qualcosa che non hai mai fatto, ed è anche l’unico in cui le cose possono davvero accadere. 

Tutte le volte che sperimenti qualcosa di diverso, sperimenti anche la tua capacità di allargare i confini della tua comfort zone, di spingerli un po’ più in là, in una sorta di “stretching dell’anima”.

Affrontare le sfide e ottenere il risultato sperato è infatti un’ottima strategia per rendere la tua zona di comfort più flessibile, più permeabile, dove il movimento è possibile.

Ed è questo il segreto: uscire dalla propria comfort zone non vuol dire altro che espanderla, per trovarti a tuo agio in più situazioni possibili.

Vuoi imparare ad allargare la tua zona di comfort in modo concreto, specifico e mirato? Entra nel mio Percorso di 10 Settimane

Altri spunti per allargare la tua zona di comfort

Voglio lasciarti, in chiusura di questo articolo, due risorse per farti ispirare nel fare pratica con l’allargamento dei confini della tua zona di comfort.

Il primo è un film, che si chiama “Yes Man”: in questa commedia Jim Carrey è un uomo intento a dire NO a qualunque proposta gli venga fatta, finché non partecipa a un seminario di sviluppo personale durante il quale promette a se stesso di dire sempre SÌ.

Con la decisione di pronunciare queste due lettere con la stessa solerzia con cui pronunciava i suoi “no” per paura di fare nuove esperienze, inizia il suo viaggio al di fuori della zona di comfort, che lo porterà a divertenti avventure e, soprattutto, a inattese riflessioni.

Il SI è spesso lo strumento più efficace per avventurarsi al di fuori del campo del “conosciuto”, ma è fondamentale capirne l’equilibrio e il senso profondo.

Se dici sempre si, come dici sempre no, non cambierà molto nella qualità della tua vita: stai comunque agendo “di reazione” e in modo rigido, polarizzato.

Sono certa che questo film, oltre che a strapparti qualche risata, ti aiuterà a vedere con chiarezza questo concetto.

L’altra risorsa che voglio lasciarti è il link al Ted di Shonda Rhimes, la donna dietro il successo di Grey’s Anatomy, che racconta del proprio “anno del sì”.

Un bellissimo esperimento che l’ha portata ad uscire dalla propria comfort zone e ad affrontare le proprie paure.

Se anche tu hai imparato a memoria tutte le infinite dichiarazioni d’amore di Meredith a Derek e chiami la tua migliore amica “la tua persona”, ti consiglio di darci uno sguardo!

In coclusione..una porta girevole ai confini della tua zona di comfort

In questo articolo ti ho accompagnato a vedere che quando si parla di zona di comfort il punto di svolta non sta nel riuscire ad uscirne, perché significherebbe uscire da sè stessi, ma imparare come accompagnarsi in esperienze nuove, diverse.

Questo ci aiuterà a incontrare nuove parti di noi, ancora sconosciute e ci darà utili informazioni per comprendere meglio noi stessi e cosa significa per noi raggiungere un maggior grado di benessere e felicità.

Se vuoi imparare come fare nel tuo caso specifico, sono qui per aiutarti.

Nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire Da Te” accompagno persone ambiziose, stanche di accontentarsi di una vita vissuta. a metà, a ritrovare il proprio centro e imparare a gestire l’ansia per tornare padrone della propria vita.

Il primo passo per conoscerci meglio e valutare se possiamo lavorare insieme, è quello di compilare un breve questionario utile a conoscere meglio che cosa ti sta bloccando e capire quali sono le tue disponibilità per incontrarci in una video chiamata gratuita da 30 minuti. 

In chiamata approfondiremo le tue risposte al questionario cosi da capire se posso concretamente aiutarti, ti darò il mio feedback sulla tua situazione, valuterò se ci sono i presupposti per lavorare insieme e, in caso positivo, ti darò tutte le informazioni necessarie a entrare nel Percorso!

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Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

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pazienza

La pazienza: 4 spunti per allenarla

pazienza

In una società che corre veloce e ti invita a essere immediatamente produttiva, ci hanno insegnato che la pazienza è qualcosa di poco desiderabile. 

Siamo costantemente invitati a scattare per raggiungere i nostri obiettivi, e la pazienza non ci permette di essere veloci e di raggiungere una gratificazione istantanea. 

Ci muoviamo alla velocità della luce sulle autostrade della vita, spesso dimenticandoci che intorno esiste il paesaggio. 

E se ci stessimo perdendo qualcosa di importante?

Per lungo tempo ho creduto che pazientare fosse un passaggio obbligato ma scomodo, uno stato di inattività passiva che mi allontanava da quello che volevo ottenere.

Quando poi ho scoperto che la pazienza serve come serve l’azione tempestiva, e come potevo applicarla alla mia vita, ho iniziato a vedere il mondo con occhi nuovi. 

Quindi, se ti senti una persona impulsiva o ti piacerebbe essere più paziente ma non sai da dove cominciare, in questo articolo ti aiuto a fare chiarezza sull’utilità della pazienza e ti lascio quattro spunti pratici per iniziare a portarla nella tua vita.  

che cos'è la pazienza?

La pazienza non è semplicemente saper aspettare; la pazienza è cosa facciamo mentre aspettiamo! E facciamo una cosa ben precisa: SENTIRE.

Infatti, reggiti che arriva un momento nerd, il termine pazienza deriva dal greco “pathos” – sentimento. Perciò, paziente è “colui che sente, che prova sentimenti”. Detta cosi non fa cosi schifo, vero?

Se è un po’ che mi segui, me lo avrai sentito dire spesso: “senti quello che senti, e non puoi non sentire”.

Sentire, percepire, esperire, sperimentare costituiscono la porta d’accesso al nostro universo interiore, ed è li che troviamo le migliori risposte alle nostre domande esistenziali.

Soffermarsi e porre attenzione a che cosa sentiamo, momento per momento nel qui e ora, ci dà quindi la possibilità di scoprire cosa ci sta accadendo, di contattare i nostri veri desideri e di immaginare possibilità per realizzarli.

pazienza e attesa: quello che non ti aspetti

La pazienza è “uno dei sentieri che portano lontano, verso l’orizzonte della felicità”: ho trovato questa definizione di G. Salonia molto poetica, e puntuale allo stesso tempo.  

Tutti desideriamo essere felici e dare un senso alla nostra esistenza: nel farlo, procediamo sulla scorta delle esperienze passate, nel qui e ora, tesi verso la realizzazione dei nostri progetti.

Questo vuol dire che veniamo da un passato, agiamo nel presente, compiendo azioni che inevitabilmente proiettiamo nel futuro (“pro-getto” vuol dire proprio questo, gettarsi in avanti).

Quando progettiamo, abbiamo a che fare con una visione di breve e di lungo periodo. Ci troviamo quindi a dover gestire una serie di azioni nel breve termine (il qui e ora) per costruire quello che chiamiamo (il “lì e allora”).

L’inciampo più grande (e più frequente) che osservo fare alle persone che seguo è quello di pensare che l’attesa sia qualcosa di mortale, mentre ha molto a che fare con il darsi la possibilità di tornare a vivere e a generare possibilità.  

Attesa come processo “a-tendere”: non è altro il tempo che ti concedi per creare lo spazio utile ad assimilare ciò che ti accade e dare forma i tuoi desideri in concreto, tramite azioni quotidiane

a che serve avere pazienza e aspettare?

L’attesa caratterizza la nostra esistenza fin dai primi momenti. 

Se ci pensi, la nostra nascita inizia in una dimensione di attesa: è in attesa la mamma che aspetta per 9 mesi di conoscere il suo bambino, e intanto immagina che forma avrà. 

Lo fa con pazienza, ovvero sentendo ogni giorno i movimenti di una vita che cresce nella sua pancia, sperimentando i cambiamenti del suo corpo.

Crescendo scopriamo che è nell’attesa che possiamo fare ordine e dare senso degli avvenimenti: nel tempo dell’attesa le emozioni, da ingenue o euforiche, diventano sentimenti duraturi, che ci permettono di evolvere e maturare.

Ma non solo: ecco altri 4 aspetti per cui esercitare la pazienza si rivela estremamente utile:

1. Attraverso la pazienza riscopri la TOLLERANZA

Tutti noi abbiamo una voce interna che ci guida: a volte però non ha un tono troppo benevolente. Ci auto-giudichiamo costantemente, ma questo non fa altro che sabotarci.

Quando impari la pazienza e impari a stare in contatto con ciò che senti, ti dai la possibilità di essere tollerante verso ciò che fai, errori e inciampi compresi, acquisisci potere sulla tua vita senza farti sopraffare.

2. La pazienza è l'unico modo per essere padrona del tuo TEMPO

Quante volte negli ultimi anni hai sentito di non avere il controllo della tua giornata, della tua settimana, dei mesi che passano? Oppure hai avuto l’impressione che ti scorresse tra le mani senza riuscire a prenderlo e farlo tuo?

Puoi riappropriartene: nel momento in cui ti soffermi a sentire, torni a dargli (e a darti) valore

3. La pazienza ti aiuta a prendere DECISIONI ponderate

Solo allenando la pazienza ti sarà possibile concentrarti sul presente e procedere valutando attentamente ogni aspetto del problema e della realtà che ti circonda. 

Così, potrai mettere un piede davanti all’altro, senza ritrovarti piena di rimpianti a pensare di aver fatto il passo più lungo della gamba.

4. Senza pazienza non c'è APPRENDIMENTO

Si impara attraverso l’esperienza, e come ci siamo già dette esperire è sinonimo di sentire, sperimentare. 

In ogni cosa è fondamentale ricordarsi che non si può sapere tutto e che imparare è il primo passo necessario per realizzare la propria esistenza. 

ALLENARE LA PAZIENZA

Ora che hai capito quanto la pazienza permea già la tua vita e a cosa è utile, arriviamo alla parte pratica: la pazienza è un’abitudine e in quanto tale necessita di allenamento quotidiano.

Attenzione: non esiste una formula magica buona per tutti, o una ricetta per la felicità pre-confezionata, perché tu sei un essere umano unico e irripetibile, e come tale dovresti trattarti.

Quello che sto per dirti rappresenta il frutto della mia esperienza e di quello che vedo funzionare con le mie Meraviglie (cosi chiamo le persone che seguo).

Voglio che li consideri come un insieme di spunti pratici per riflettere: non è detto che funzionino tutti per te, cosi come non è detto che tu debba applicarli tutti insieme.

Sperimentali nel tuo quotidiano e monitora come ti senti senti, quanto sei comoda (spoiler: se sei una persona impulsiva e impaziente, può darsi che tu senta un po’ di scomodità all’inizio ed è funzionale alla creazione di una nuova abitudine).

Vuoi iniziare a lavorare con me sulla tua capacità di essere paziente? Richiedi la tua chiamata gratuita di 30 minuti per scoprire il mio Percorso

sviluppare la pazienza: 4 cose che puoi fare nella tua quotidianità

1. Lavora sui desideri

Per allenare la pazienza è fondamentale che tu prenda contatto con i tuoi obiettivi, meglio se sotto forma di desideri.

Preferisco parlare di desideri e non di obiettivi perché quando smetti di considerare gli obiettivi come “qualcosa che DEVI fare” e inizi a considerarli in termini di desideri, viene meno quel senso di costrizione legato al devo e si apre la dimensione del “posso”.

In questo modo, essere paziente diventa uno spazio di possibilità in cui muovere il tuo primo passo verso una piccola prima conquista, e poi un’altra e un’altra ancora..fino a che, tutte insieme, contribuiranno alla tua realizzazione.

 

2. Presta attenzione alle tue abitudini

Poco fa ho parlato della pazienza come di un’abitudine: questo termine deriva dal latino habitudo che indicava la struttura fisica o morale e fa riferimento a tutte quelle azioni quotidiane che ripetendosi contribuiscono a dare forma a quello che sei.

Le abitudini sono dei processi che diventano pian piano interiorizzati e automatici: in questo modo saranno facilmente disponibili alla tua mente e avranno una forza tale da spingerti a continuare a fare in quello specifico modo.

Allenati ogni giorno a portare attenzione a ciò che senti e fallo diventare un’abitudine: bastano 3 minuti al giorno, in cui porsi una semplice domanda – “cosa sento, cosa provo in questo momento?” e risponderti in termini strettamente emotivi (cerca tra le 6 emozioni di base: sorpresa, rabbia, disgusto, paura, tristezza o gioia?).

 

3. Guarda alla tua vita come un grande esperimento

Sperimentare è un processo costante nella tua vita, anche se non te ne accorgi: tutte le volte che provi a fare qualcosa anche di molto piccolo stai dando vita a un esperimento, perché stai facendo un’esperienza.

Puoi allenare la tua pazienza se at-tendi (tendi verso) la sperimentazione, non solo quando le cose vanno male e devi trovare una soluzione e un’alternativa ai problemi.

Il momento migliore per sperimentare è proprio quando le cose vanno bene, perché è quello il momento in cui hai a disposizione più risorse, tempo e lucidità per valutare i risultati che hai ottenuto

 

4. Impara a apprezzare il fallimento

Mentirei se ti parlassi di sperimentare senza prendere in considerazione l’ipotesi del fallimento.

Mia nonna diceva sempre “chi non fa, non falla” – l’unico modo per assicurarti di non fallire mai, è non fare mai niente. Ma, in questo modo,  come potresti realizzare i tuoi desideri?

Ogni azione comporta una dose di rischio: ogni percorso è fatto di piccole conquiste, ma anche di fallimenti quotidiani perché il fallimento è parte del processo.

Uno degli insegnamenti che le persone che seguo apprezzano di più è una diversa lettura di successo fallimento: invece di fallimento, infatti, sarebbe meglio parlare di insegnamento, perché ogni volta che sbagli puoi imparare cosa non funziona per te e correggere il tiro.

Quanto al successo, se guardi bene a questo termine, ti accorgerai che parla del passato: successo, accaduto. Andato, passato, fatto. Quello su cui a te interessa concentrarti, se vuoi diventare felice, è il futuro, perché è nel futuro che c’è ancora vita.

ricapitolando...

Ogni volta che durante il tuo percorso avrai la pazienza di  rialzarti da una caduta, sentendo quello che senti e desiderando un futuro diverso, avrai aggiunto qualcosa al tuo bagaglio.

E quando la strada da percorrere sarà finita, avrai raggiunto un livello di consapevolezza su quello che stai facendo per cui capirai che è stato il viaggiare che ti ha reso viva.

Nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire da Te” aiuto ogni giorno persone piene di impegni, abituate a portarsi al limite delle proprie energie incalzate da un tempo che non sembra bastare mai.

Arrivano da me in ansia, col timore di non essere abbastanza brave a fare tutto, e a gestire al meglio il loro tempo e quello dei propri cari. 

Se ne vanno riconoscendo i benefici che derivano dall’essere pazienti, l’at-tendere (il trattino è voluto), avendo capito che è la manifestazione della “felicità in divenire”.

La pazienza è infatti una delle 8 competenze che contribuiscono a realizzare un’esistenza felice, insieme al coraggio, alla saggezza, alla speranza, alla convinzione, all’impegno e alla perseveranza.

Come posso aiutarti?

Se ti interessa percorrere il tuo prossimo pezzo di strada insieme e vuoi il mio aiuto per Ripartire da Te, puoi compilare il form che trovi qui sotto e inviare la tua richiesta per accedere a una chiamata gratuita di 30 minuti.

Le tue risposte mi aiuteranno a capire se posso effettivamente aiutarti e ti ricontatterò per fissare il momento migliore per conoscerci, approfondire la tua situazione e darti le informazioni che ti servono per dare avvio alla tua Ripartenza.

Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

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relazioni lavoro

Relazioni lavorative: come influiscono sul fisico

relazioni lavoro

mente e corpo non sono cosi separati

Se ti dico che quel mal di schiena che ti attanaglia ogni mattina non è solo un problema fisico ma ha molto a che fare con le tue relazioni, con l’ultimo “No!” che non hai detto al tuo capo o al tuo partner, con le emozioni che ti sei tenuta dentro, ti suona un po’ incredibile vero?. 

“Ma no, è solo un mal di schiena, devo assolutamente cambiare materasso!” mi dirai…Eppure è proprio così.

Siamo abituate a pensare che ci sia una netta divisione tra la nostra mente, il nostro cuore e il nostro corpo ma in realtà sono aspetti diversi di un’unica realtà…Te Stessa, tutta intera, nella tua unicità.

Partendo dal caso studio di una mia paziente che ha da poco concluso il Percorso “10 Settimane Per Ripartire da Te” , in questo articolo ti accompagno a vedere come posso aiutarti a liberarti dall’ansia e dai pesi sul cuore e tornare a sentirti padrona della tua vita.

Il caso studio di Cristina: tra corpo e relazioni lavorative

Cristina è una meravigliosa donna di 45 anni, dipendente d’azienda, moglie e madre di un bimbo di 7 anni. 

Quando è arrivata da me si sentiva “come la sabbia di una clessidra quando passa dalla sua strozzatura…ansiosa, paurosa, titubante, bloccata..come contromano in una strada a senso unico. 

Non potevo continuare cosi..il mio cuore la mia mente e la mia anima erano totalmente in confusione…mi dovevo svegliare da questo torpore che rendeva tutte le mie giornate uguali..pesanti”.

C’erano tanti aspetti che non andavano, in particolare in due ambiti della sua vita:

1) le relazioni a lavoro erano diventata insostenibili: sentiva di non essere rispettata e ascoltata dai suoi responsabili e che i suoi colleghi non vedevano l’ora di giocare a scaricabarile alla fine del proprio turno, aggravando il suo carico di lavoro.

2) Il suo corpo mandava segnali che non era più possibile ignorare: conviveva con un mal di pancia continuo che la costringeva a dover calcolare gli spostamenti in macchina con molta attenzione, sempre sulla base della possibilità di fermarsi in caso di necessità.

Il primo passo con Cristina: "considerare il tutto come più della somma delle singole parti"

Uno degli autori di riferimento della Psicoterapia della Gestalt, Kurt Lewin ha teorizzato che quando una serie di elementi in un campo di forze vanno a creare un insieme (come ad esempio gli atomi di un oggetto), questi non sono più separabili tra loro.

Vanno perciò presi in considerazione come una nuova forma, unica nel suo genere: è qualcosa di diverso dalla somma delle parti, è qualcosa di più, e come tale va gestito.

Per questo motivo con Cristina la prima cosa di cui ci siamo occupate è stato vedere i vari punti di blocco non come tanti pezzi sparsi, ma come un insieme unico: relazioni a lavoro e salute fisica come parti di un tutto integrato.

Se ti consideri divisa a compartimenti stagno, quello che ti salterà all’occhio guardando alla tua vita è che sei piena di problemi, di cose che non vanno. 

Se invece trovi il filo rosso invisibile che collega tutti i pezzi, puoi occuparti di una cosa sola, e farlo nel modo più efficace possibile.

Il secondo passo: ascoltare l'insieme, insieme

Una volta capito che esiste questo filo rosso, abbiamo provato a cambiare modo di vedere l’insieme: da uno sguardo severo e giudicante, Cristina ha imparato ad usare uno sguardo curioso e benevolente del suo corpo.

L’esplorazione che faccio con la persona che ho davanti è sempre diversa e specifica per ognuno, ma segue una rotta ben precisa. 

Con Cristina ci siamo soffermate sulle diverse sensazioni che le rimandava il suo corpo, ci siamo occupate di monitorare il suo mal di pancia nelle varie situazioni e nel qui e ora di ogni sessione.

Il corpo è la sede di tutto il nostro insieme, la manifestazione incarnata del nostro esistere. Senza dare niente per scontato, l’ho invitata di volta in volta a stare in ascolto di sè, e a trovare quali sensazioni fisiche accompagnavano la sua presenza nel nostro spazio.

Il terzo passo: dallo spazio fuori allo spazio dentro

Una volta raccolte le preziose informazioni del suo corpo, siamo andate alla ricerca delle emozioni che coloravano la sua esperienza: rabbia, paura, tristezza… restavano tutte aggrovigliate nella pancia di Cristina. 

Entrandoci finalmente in contatto e dando a ognuna lo spazio che meritava, ha iniziato a liberare ciò che sentiva, lasciando emergere di volta in volta l’utile messaggio che ogni emozione porta con sé.

Perché si, le emozioni sono tutte utili, ci parlano di un desiderio e ci muovono verso la sua realizzazione, se non le blocchiamo con il pensiero e con il giudizio.

Il quarto passo: dalle emozioni al pensiero, dal desiderio alla volontà

Se è vero che il pensiero può essere una gabbia limitante, devi sapere che rappresenta anche il timone della tua barca, il ponte tra quello che senti e quello che fai. Per questo, dopo aver s-catenato le emozioni e aver ascoltato i desideri nascosti sotto la coltre di mille giudizi, con Cristina ci siamo occupate di rimettere in connessione il cuore con la testa.

Pensava che mettere davanti gli altri, e considerare le loro esigenze più importanti delle sue, fosse l’unico modo per sentirsi sicura nelle sue relazioni e gran parte dei suoi pensieri erano rivolti a valutare le reazioni degli altri come metro di giudizio della sua amabilità.

Meno spesso si era interrogata su cosa fosse davvero importante per lei e cosa lei volesse dagli altri. Iniziando a chiederselo, ha iniziato a vivere serenamente anche le sue relazioni in quel luogo di lavoro che le toglieva il respiro. 

Ha imparato a chiedere, a cercare soluzioni concrete per instaurare relazioni basate sulla professionalità e non sull’assistenzialismo ed è riuscita a darsi sostegno nel difendere i propri spazi. E il mal di pancia ha iniziato a essere meno ingombrante nelle sue giornate.

Il quinto passo: dalla consapevolezza all'azione

Passare all’azione è importantissimo per aumentare la tua autostima e sentire di avere il potere di governare la tua vita. Una delle cose che Cristina ha apprezzato di più è che non ci siamo perse in chiacchiere inutili: perché non basta sapere cosa vuoi, per farlo accadere.

Per questo, ogni nostra seduta si è conclusa sempre con la ricerca di un’azione concreta da mettere in pratica in vista della sessione successiva.

Mia cara Meraviglia, sappi che non troverai nessuna soluzione pre-confezionata né un’accozzaglia di tecniche e strumenti già pronti all’uso per gestire le tue relazioni. 

MIi fido di te e ti ritengo capace, in quanto essere umano, di trovare la tua strada fuori dal pantano. Nel mentre, io sarò al tuo fianco ad ogni passo.

Cristina ama scrivere poesie e ha un animo fortemente artistico e creativo: facendo leva su queste sue risorse, l’ho accompagnata a cercare le opportunità nascoste nei vincoli della sua situazione. 

Sessione dopo sessione, ha cercato soluzioni per mettere al tappeto quelli che sentiva come i suoi avversari, con non chalance, tenendo per mano una “nuova Cry”.

Scopriamo insieme come far emergere una nuova versione di te: richiedi la tua chiamata conoscitiva gratuita di 30 minuti

ha funzionato?

Nella lettera che mi ha scritto alla fine del percorso, riassume cosi la sua esperienza:

Fare un percorso di psicoterapia ti serve anche a capire che la prima persona a cui devi tenere, sei te stessa e prima lo fai, prima raccogli i frutti.

 

Bisogna innaffiarla questa vita, con la consapevolezza che siamo esseri umani, con un cuore e con un’anima e che se non ce la facciamo da soli a rimettere insieme i pezzi del nostro essere basta chiedere aiuto, basta decidere di farlo.

 

Io ringrazio Elena per questo ma soprattutto ringrazio me stessa per essermi fatta questo regalo! Spesso la vita è piena di ostacoli ma è la determinazione che ci metti a superarli che la rende miracolosa..Arrendersi mai, avanti tutta e sempre con il sorriso stampato in faccia. Benvenuta nuova Cri, grazie Elena!”

testimonianza relazioni

come può esserti utile l'esperienza di cristina?

Esiste un filo rosso invisibile dietro a quello che non funziona più nella tua vita. Il tuo corpo ti invia segnali importanti quando è arrivato il momento di cambiare e quello che puoi fare è farti sostenere nella delicata attività di unire i puntini per dare forma a un nuovo modo di vivere la tua vita.

 

Se ti trovi in una situazione in cui non hai chiaro quello che senti, non sai che pesci prendere davanti a una decisione importante o vuoi sbloccarti dall’ansia in modo concreto, possiamo sentirci. 

Puoi prenotare una chiamata conoscitiva gratuita di 30 minuti in cui analizzeremo insieme la tua situazione specifica e valuterò se posso esserti concretamente d’aiuto.

Ritrova chiarezza, serenità e autostima iniziando il tuo viaggio con me dalla Paura al Coraggio

Chi sono

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Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

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felici

Essere felici: 4 miti da sfatare

felici

COME SI FA A ESSERE FELICI?

Sono secoli che le persone si interrogano su questa “semplice” domanda. 

Ma soprattutto..si può essere felici e realizzati? Nello speciale uscito recentemente su Netflix, Alessandro Cattelan ci porta con sè nel suo personale viaggio alla scoperta della felicità…ma non è certo il primo ad essersi interrogato su questo punto.

Ricordo ancora quando al liceo studiavo lunghe pagine di dibattiti tra filosofi greci, che sembravano non fare altro che passare il proprio tempo interrogandosi su quale tipo di felicità fosse la migliore da perseguire. 

Ancora prima, anche Confucio e Budda cercavano l’illuminazione e insegnavano ai propri discepoli le loro risposte a questa domanda, invitandoli a scavare e guardare dentro di sè.

In questo articolo ti accompagno a vedere che cosa si intende per felicità, sfatiamo insieme 4 miti intorno al tema e ti lascio con una serie di spunti pratici se vuoi realizzare una vita felice. 

che cosa si intende per felicità?

Oltre all’approccio filosofico e spirituale, in campo scientifico gli studi di Psicologia Positiva hanno fatto interessanti scoperte sulla felicità e su ciò che rende la vita degna di essere vissuta.

Un cambio di rotta importante rispetto alle teorie tradizionali, che sposta il focus dell’indagine da “sistemare ciò che è rotto” a mettere in valore e far risaltare le risorse presenti in ognuno di noi.  

Ognuno ha la propria idea di felicità e una delle cose interessanti che ho scoperto parlandone con le persone nel mio Percorso, è che il significato di felicità varia notevolmente da persona a persona, ma tutti sanno dargli una definizione.

Se dico la parola “felicità” ad alcune persone, subito pensano a un’emozione transitoria, alla sensazione di eccitazione il giorno di Natale, a una buona serata fuori con gli amici o a quella piacevole sensazione di sentire il sole caldo sul loro viso.

Altri lo vedono come qualcosa di più duraturo: la sensazione di essere contenti delle proprie vite, riconosciute come ricche perché piene di significato.

In termini psicologici, questi due tipi di felicità sono spesso indicati rispettivamente come Edonìa ed Eudamonìa, ma se vogliamo trovare un modo più accessibile per definirle, potremmo definirle come “principio di piacere” e “senso di scopo”.

felici adesso: un mix tra piacere e scopo

L’aspetto del piacere nella felicità ha a che fare con una valutazione a breve termine, con il sapersi godere il momento, mentre se guardiamo a lungo termine nelle nostre vite vediamo che lo scopo e il significato assumono una maggiore rilevanza per garantirci  un senso di “felicità” nella nostra vita in generale.

Piuttosto che discutere su quale sia il migliore, è preferibile guardare in modo olistico e sistemico alla questione, andando a concentrare la nostra attenzione sulla creazione di un equilibrio.

Abbiamo bisogno di sentire un senso di direzione e significato generali, ma dobbiamo anche saper fermarci e godere di piccoli piaceri, di “annusare le rose” lungo il percorso.

Se pensiamo alla felicità in questi termini, riusciamo anche a comprendere e incorporare le differenze culturali rispetto all’idea di felicità. Nel mondo occidentale, la felicità tende a essere vista come qualcosa associato a uno stato di forte eccitazione: eccitazione, euforia, salti di gioia.

Nel mondo orientale, invece, la felicità è associata alla calma, alla pace, al relax. C’è anche una differenza tra le età: pensa alla gioia rumorosa di un bambino che vive interamente immerso nel momento, rispetto alla gioia tranquilla del nonno che lo sta guardando.

essere felici: una questione di equilibrio

La comprensione di questi due diversi aspetti della felicità ci aiuta a capire dove a volte possiamo inciampare.

Se diamo la priorità al piacere a breve termine a scapito della direzione e del significato a lungo termine, corriamo il rischio di usare soluzioni rapide per nascondere il fatto che sentiamo una mancanza di scopo nelle nostre vite, che alla fine ci fa sentire vuoti quando questa poi svanisce.

Allo stesso modo, passare la vita a concentrarci su obiettivi e risultati a lungo termine può significare perderci i momenti di gioia: abbiamo quindi bisogno di un equilibrio che comprenda nella nostra vita entrambi i tipi di felicità.

Vuoi scoprire dove inciampi e ritrovare equilibrio per definire le tue coordinate della felicità? Nel mio Percorso 10 Settimane Per Ripartire da Te ti aiuto a farlo.

tutta la verità, vi prego, sull'essere felici

Adesso voglio accompagnarti a sfatare qualche mito sulla felicità, cosi la prossima volta che senti motivatori e guru che ti propinano queste corbellerie sarai corazzata per non cadere nella loro trappola. 

Più avanti ti offro anche degli spunti concreti per ritrovare le coordinate della TUA felicità, quindi arriva fino in fondo!

Mito n. 1: "Questo semplice trucchetto ti renderà felice"

Quante volte l’hai sentita questa? Spoiler: Non esiste una risposta semplice alla domanda su come essere felici (e dovresti diffidare da chi te ne offre). 

La realtà è che c’è un mix di cose di cui abbiamo bisogno per un funzionamento ottimale, che coinvolgono piacere e scopo, che possono variare da persona a persona, attraverso culture diverse e nel corso della vita.

Nonostante queste differenze, ci sono temi centrali che emergono quando indaghiamo su ciò che rende felici le persone, quindi più impariamo a osservarci e a chiedere a chi ci sta intorno con sincera curiosità, più possiamo riflettere e sperimentare questa conoscenza alla nostra situazione quando ci sembra appropriato. 

Mito n. 2: "Sarò felice quando..."

Un altro preconcetto comune è che saremo più felici quando succederà finalmente quel qualcosa che tanto desideriamo (una nuova macchina, un aumento al lavoro, un nuovo lavoro, vincere alla lotteria….).

Le ricerche mostrano che, sebbene questi eventi possano aumentare la nostra felicità nel breve periodo, ci abitueremo rapidamente a queste novità e i nostri livelli di felicità torneranno alla normalità (in gergo tecnico questo effetto viene chiamato “adattamento edonistico”).

Questo non significa che le circostanze esterne non influiscano sui nostri livelli di felicità: se ci troviamo ad affrontare eventi spiacevoli come malattie, la fine di una relazione o la perdita di una persona importante, è prevedibile sperimentare tristezza, apatia, disagio e infelicità (in questo articolo ti racconto a che ti servono e come farci fronte).

La notizia interessante è che in questo caso l’adattamento funzionerà a nostro favore e i nostri livelli di serenità torneranno a ristabilirsi man mano che prenderemo delle nuove misure rispetto alla nostra nuova situazione.

È importante ricordare che riusciremo ad essere più resilienti in quel momento se nella nostra vita abbiamo costruito delle solide basi di autostima e supporto sociale.

Mito n. 3: "O nasci felice o non lo sarai mai"

C’è del vero nel fatto che alcune persone hanno un’indole più incline a vedere il bicchiere mezzo pieno di altre: studi mostrano che i gemelli omozigoti hanno livelli di felicità più simili di quelli dei gemelli eterozigoti.

Ma al di là della genetica e delle circostanze, sappi che hai ampio spazio di manovra: i nostri livelli di felicità possono aumentare e diminuire in base a ciò che ci accade e al modo in cui reagiamo. 

Allo stesso tempo abbiamo anche la capacità di apprendere nuovi modi di reagire a ciò che ci succede, che a loro volta influenzeranno i nostri livelli di benessere percepito.

Ancora una volta voglio presentarti le cose nel modo più diretto possibile: la buona notizia è che puoi influenzare in una certa misura i tuoi livelli di felicità, ma non nel senso che dovresti semplicemente “pensare in modo positivo” e tutto andrà bene – non è così semplice!

In particolare, aiutami a combattere lo stigma e l’iper-semplificazione che spesso c’è intorno a queste condizioni: chi soffre di depressione o disturbi del tono dell’umore non dovrebbe mai trovarsi nella posizione di essere colpevolizzato per ciò che prova, o invitato a “sforzarsi di più” per riprendersi!)

Mito n. 4: "Ma io so benissimo cosa mi rende felice"

Anche se abbiamo qualche idea su ciò che ci rende felici, ci sono anche momenti in cui notoriamente non siamo bravi a prevedere come ci sentiremo.

Ad esempio, in uno studio che esamina l’interazione sociale con estranei sui mezzi pubblici durante un normale tragitto giornaliero, le persone hanno previsto che sarebbero state più felici di leggere/guardare fuori dal finestrino piuttosto che parlare con gli altri passeggeri.

Tuttavia, quando i loro livelli di felicità sono stati testati subito dopo il tragitto, gli studiosi hanno scoperto che era vero il contrario: parlare con estranei ci rende più felici, nonostante i nostri timori iniziali.

Lo studio ha anche mostrato che anche le persone con cui si è parlato si sono sentite più felici dopo lo scambio.

Allo stesso modo, un altro studio sull’interazione uomo-natura ha mostrato che, quando posti davanti alla scelta se attraversare un campus universitario attraverso tunnel sotterranei o all’aperto, i partecipanti hanno sovrastimato il loro piacere di stare nei tunnel e hanno sottovalutato il vantaggio di camminare all’aria aperta.

Morale: non sempre quello che ci aspettiamo ci renda felici, lo fa davvero e restare aperti al cambiamento e al nuovo è fondamentale per scoprire nuovi modi per essere felici! 

spunti concreti per essere felici

Come dicevamo poco fa, la psicologia positiva offre una vasta gamma di spunti su cosa ci può rendere felici.

È impossibile entrare nel dettaglio qui tutto qui, e spesso nei miei post sul blog cerco di essere quanto più concreta e possibile, ma ecco alcuni input per spiegare alcuni dei temi importanti su che ci rende felici.

 

1. Connessione

Come esseri umani, ci siamo evoluti come animali sociali che vivono in un mondo naturale

Per questo connettersi con gli altri è cosi importante per il nostro benessere mentale: non importa se siamo persone estroverse, introverse che hanno bisogno di tempo di qualità con gli amici intimi alternati al tempo da soli, o persone che si identificano da qualche parte tra questi due estremi.

Desidero che tu ricordi che la connessione non deve essere solo con gli amici intimi: le piccole connessioni quotidiane con gli altri fanno bene anche al nostro benessere mentale.

Traiamo beneficio anche dell’essere connessi alla natura e dei sentimenti di connessione spirituale o religiosa con il resto del mondo.

Entrare in contatto e trascorrere del tempo nella natura, il giardinaggio, la coltivazione di piante d’appartamento o il trascorrere del tempo con gli animali, anche domestici, ci fa sentire più felici.

 

2. Prendersi cura del proprio corpo

Quando pensiamo alla psicologia, è facile fare riferimento cosa sta succedendo nella nostra testa e dimenticare l’importanza di prendersi cura di noi stessi fisicamente.

L’esercizio fisico, una buona alimentazione e il sonno sono tutti vitali per il nostro benessere mentale e fisico: la mente e il corpo sono strettamente collegati e ciò che influisce sull’uno avrà un impatto sull’altro.

 

3. Prendersi cura della propria mente

Allo stesso modo, cosi come i nostri corpi beneficiano dall’essere attivi, la stessa cosa succede anche alle nostre menti. Imparare cose nuove, parlare con nuove persone, fare nuove esperienze ci fa bene dal punto di vista emotivo e cognitivo.

Anche avere un significato e una direzione nella nostra vita è importante per la nostra felicità.

Molte persone parlano dell’importanza di fissare “obiettivi” e sebbene ciò abbia valore, a volte faccio fatica a usare con serenità la parola “obiettivo”, perché implica il dover sapere a tutti i costi dove stiamo andando prima di partire e non lascia grande spazio agli errori.

A volte i viaggi migliori sono quelli in cui non è tutto calcolato al minuto e ci prendiamo il tempo per guardarci intorno ed esplorare. 

Quindi, se ti piace fissare obiettivi, fantastico, ma prenditi del tempo per essere curiosa e concediti anche il tempo di esplorare e riflettere.

 

4. Apprezzare quello che abbiamo

Nel secondo mito da sfatare sulla felicità abbiamo parlato di “adattamento edonistico”, il fatto che ci abituiamo alle cose buone e smettiamo di apprezzarne i benefici.

Ma il vantaggio è che possiamo cercare di contrastare questa tendenza prendendoci del tempo per apprezzare ciò che abbiamo. Scrivere nel diario della gratitudine, assaporare, pregare con l’intenzione di ringraziare (se siamo religiosi), essere consapevoli e prestare attenzione al momento presente ci aiuterà ad apprezzare ciò che ci circonda e aumenterà i nostri livelli di felicità.

Inoltre, più prestiamo attenzione alle cose belle della nostra vita, più le notiamo, quindi questo ha un effetto continuo per aiutarci a guardare il lato positivo, anche quando il gioco si fa duro. 

riassumendo: la domanda "cosa ci rende felici" è interessante, ma non ha una risposta rapida

Ci sono dei temi di fondo comuni a tutti gli esseri umani e più impariamo, più possiamo scegliere di influenzare il nostro comportamento e le nostre azioni, che possono influenzare le nostre circostanze e il modo in cui ci sentiamo.

È anche divertente sperimentare su noi stessi: provando cose diverse, possiamo vedere cosa funziona per noi. Il diario della gratitudine potrebbe essere la mia passione, correre le maratone potrebbe essere la tua: ognuno di noi è diverso, unico, irripetibile.

La cosa interessante di adottare un approccio scientifico per comprendere questa domanda, è che possiamo iniziare a sfatare i miti e separarli dalle verità su ciò che ci renderà più felici senza cadere in trappole e credenze limitanti.

Fammi sapere in che modo ti è stato utile questo articolo: puoi scrivermi su Instagram e se mentre leggevi ti è venuto in mente qualcuno che potrebbe trarne beneficio, condividilo

Invece se hai capito che è il momento di andare alla ricerca della tua felicità e vuoi farlo con me, posso aiutarti. Ogni settimana riservo uno spazio ai primi colloqui per conoscerci e scoprire insieme se il mio Percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te è quello che ti serve per tornare padrona della tua vita e delle tue relazioni. 

Ti aiuterò a conoscerti meglio, diventare la tua migliore alleata e costruire le tue strategie per liberare testa e cuore dai pesi e dall’ansia.

Senti che è arrivato il momento di Ripartire da Te e metterti al centro della tua vita?

Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

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La trappola della pretesa: come evitarla per relazioni felici

pretesa

ti sei mai sentita in trappola nelle tue relazioni?

Probabilmente hai risposto di si a questa domanda. Ma c’è trappola e trappola, quando si parla di relazioni di coppia. Oggi voglio parlarti di una delle più frequenti e delle più insidiose: la trappola della pretesa. 

Quando lavoro con le mie pazienti, spesso mi raccontano che non si sentono capite e comprese dal proprio partner. La relazione si trasforma un vero e proprio campo di battaglia: diventa sempre più difficile comunicare ciò che sentono e si trovano prese in un turbinio di emozioni e pensieri spiacevoli che le lasciano sopraffatte.

Se anche tu non ti spieghi come mai finisci sempre per non sentirti capita al 100% dal tuo partner, nell’articolo di oggi voglio parlare con te di che cosa si intende esattamente in psicologia per pretesa.

Capiremo insieme anche come si può passare dalla pretesa alla richiesta e ti lascerò tre spunti concreti come strumenti per costruire relazioni più appaganti e serene sia nella tua vita privata che a lavoro! 

qual è la differenza tra richiesta e pretesa?

Prima di tutto dobbiamo riconoscere e comprendere che c’è una sostanziale differenza tra fare una richiesta e pretendere. 

Devi sapere che quando siamo davanti ad un’altra persona, possiamo usare modalità molto diverse per comunicare e relazionarci con lei, che ci faranno ottenere diversi risultati e daranno forma alla relazione, tramite ogni interazione che mettiamo in atto.

Cosa succede quando pretendiamo?

La pretesa suona come un aut-aut:  chi la riceve ha la sensazione che sarà giudicato o punito se dirà di no. In pratica è come se ascoltasse un messaggio implicito: “Se non fai …allora avrai/sarai/meriterai…. (qualcosa di spiacevole e indesiderato)”.

Quando avvertiamo un’imposizione, possiamo scegliere di rispondere in due modi diversi: acconsentire o opporci. Sono entrambe abbastanza “scomode”:

Uno. Se acconsento senza protestare, proverò una spiacevole sensazione di sottomissione;

Due. Se mi oppongo, potrei mettere a repentaglio la tenuta della relazione.

Per questo, iniziamo a cercare delle scappatoie: ad esempio, al lavoro, potremmo arrivare a dire di “si” al capo per rispetto delle gerarchie di potere e contemporaneamente attuare una serie di comportamenti di boicottaggio in “back office”.

Se da un lato questo ci consentirà di mantenere formalmente intatta la relazione, dall’altro andremo a creare una serie di non detti e rancori che porteranno più avanti ad un inasprimento dei rapporti; in questo modo si può arrivare ad avere veri e propri scontri, fino a situazioni di burn-out relazionale.

Che cos'è invece la richiesta?

Al contrario, la richiesta è un modo onesto di comunicare all’altro ciò che vorremmo da lui/lei per soddisfare un nostro bisogno.

Di conseguenza, chi la riceve avverte la libertà di poter decidere se acconsentire oppure no senza paura delle conseguenze o dei giudizi.

Inoltre, la nostra comunicazione risulterà molto più chiara e potente e aumenteranno anche le probabilità di sentirci comprese e di vedere soddisfatti i nostri bisogni.

scambio e controllo: Due modelli diversi per entrare in relazione

Richiesta e pretesa si basano su due diversi modelli relazionali: quello fondato sullo scambio e quello fondato sul controllo.

Quando una persona usa il modello dello scambio:

  • Rispetta nell’altro il suo diritto di essere libero di scegliere e di decidere.
  • Offre e chiede, accetta o rifiuta le proposte dell’altro, permettendogli di fare lo stesso 
  • Riesce a fidarsi degli altri e a costruire delle alleanze proficue (logica win-win)
  • Riesce a fidarsi di sè, della sua capacità di poter sopravvivere (e realizzarsi comunque) anche quando si riceve un no come risposta.
  • Negozia le regole della relazione insieme al suo interlocutore
 

Nel modello fondato sul controllo, invece, si cerca di imporre la propria volontà e determinare le regole della relazione, nell’ottica di ottenere il massimo del guadagno senza dare niente in cambio (logica win-lose)

cosa succede quando avanziamo una pretesa?

Non è facile essere consapevoli di quale modello stiamo usando quando siamo dentro la relazione. Inoltre, anche se intuitivamente sappiamo che il modello più funzionale è quello fondato sullo scambio, non sempre riusciamo a metterlo davvero in pratica.

Potremmo avere difficoltà a passare da una modalità all’altra, soprattutto se la pretesa è l’unica strada che conosciamo, o quella che più hanno utilizzato con noi durante la nostra crescita. Questo è quello che ho notato lavorando con centinaia di persone nelle aziende o nel mio Percorso “1 Settimane Per Ripartire Da Te”.

Esistono poi dei momenti in cui perdiamo fiducia negli altri e agiamo sulla scia dell’impulso: sono i momenti in cui ci sentiamo sotto stress emotivo.

È qui che la nostra corteccia perde il controllo sul cervello e la nostra intenzionalità viene temporaneamente inibita dalle potentissime percezioni che si generano nel nostro cervello più arcaico.

Allora alziamo il tono di voce, urlando, tenendo il muso, fingendo, violando le regole di nascosto oppure finiamo per sparire, minacciare, ricattare.

Scivoliamo, senza esserne consapevoli, in quegli atteggiamenti che definiamo “attacchi” e iniziamo a pretendere, invece di ascoltarci e impegnarci a formulare richieste chiare e potenti.

Scopri come educare gli altri a trattarti come meriti: smetti affannarti dietro la pretesa, entra nel mio percorso e aumenta la tua autostima

3 spunti concreti per uscire dalla pretesa e fare una richiesta potente

Prima di fare una richiesta, dobbiamo esserci impegnati in due processi: l’osservazione e la presa di consapevolezza di ciò che sentiamo e dei nostri bisogni.

Una volta fatto questo, la richiesta diventa un’espressione di “che cosa vorremmo chiedere agli altri allo scopo di arricchire la nostra vita”.

Voglio lasciarti 3 punti chiave per aiutarti a raggiungere il tuo scopo:

 

Primo punto chiave.

Spesso esprimiamo solo ciò che sentiamo/proviamo, ma questo non è sufficiente a far capire all’altro cosa vogliamo che lui/lei faccia. Rendi chiaro in primis a te stessa cosa vuoi ottenere dall’altro: cosi sarà nettamente più probabile che tu lo ottenga.

Secondo punto chiave.

Diventa consapevole della potenza delle parole che usi: per formulare una richiesta puoi utilizzare un linguaggio d’azione positivo, cioè richiedere azioni concrete su ciò che vuoi, rivolte al presente.

Ti faccio un esempio: “Vorrei che mi portassi rispetto!” è una Pretesa, mentre “Vorrei che mi salutassi quando mi incontri in corridoio, sei disposto a farlo?” è una Richiesta con linguaggio positivo

Terzo punto chiave.

Guarda all’altro dopo che ti sei espressa con onestà. Chiedigli come si sente e cosa sta pensando e se è disposto a intraprendere una determinata azione.

Educhiamo gli altri a come vogliamo essere trattate con ogni nostro gesto comunicativo (te ne ho già parlato in questo articolo): più l’altro si sentirà visto, accolto e accettato da te, più è probabile che si attivi tra di voi un circolo virtuoso di ascolto ed empatia!

 

RIASSUMENDO: come costruire una RELAZIONe di coppia FELICe SENZA PRETEndere

Utilizzare il modello dello scambio, e formulare richieste invece che pretese, è la strada maestra per costruire relazioni efficaci, che ti facciano sentire più sicura, felice e appagata. 

In questo articolo hai trovato alcuni spunti concreti che possono aiutarti a tornare al centro delle tue relazioni e uscire dal modello disfunzionale della pretesa e del controllo.

Se vuoi, puoi scrivermi su Instagram per farmi sapere che ne pensi (io rispondo sempre e non vedo l’ora di conoscerti!) oppure condividerlo con qualcuno a cui potrebbe essere d’aiuto.

Se hai capito che hai bisogno di lavorare su questo punto, possiamo farlo insieme. Ogni settimana ho uno spazio dedicato ai primi colloqui per chi sente che è arrivato il momento di dare una svolta alla sua vita.

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Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

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