capire e comprendere elena formica

In una relazione felice, capire e comprendere non sono la stessa cosa

In una relazione felice capire e comprendere non sono la stessa cosa.

 

In questi giorni ho scritto un’introduzione a uno dei segreti per una relazione felice: capire e comprendere non sono la stessa cosa.

 

Spesso cadiamo nell’errore di pensare che l’altro abbia i nostri stessi valori, ragioni con le nostre modalità, i nostri criteri, la nostra visione del mondo ed abbia le nostre stesse mappe emotive.

Ma la visione del mondo che ognuno segue, se l’è formata grazie alla propria cultura di appartenenza, alle credenze ereditate in famiglia e alle esperienze acquisite.

 

Capita spesso che quello che senti si trasformi in una domanda orientata a capire quello che ti sta accadendo.

 
 

Perché è capitato proprio a me? Cosa c’è che non va nella mia vita? Perché incontro sempre persone di un certo tipo?

 

Viviamo nella pretesa che l’altro ci capisca o di capire l’altro e diamo poca attenzione alla comprensione; vogliamo riuscire a incasellare nei nostri schemi il suo comportamento, o che la vita fornisca una spiegazione plausibile, un libretto di istruzioni, a quello che ci accade – soprattutto se spiacevole.

 

Capire è qualcosa che si muove a livello cognitivo, di testa. 

 

Capiamo teorie, concetti, situazioni. Ma il nostro sentire non è parte dell’equazione, perchè non è qualcosa di razionale.

Ad esempio, capiamo che il/la nostro/a compagno/a sia stanco/a dopo una giornata di lavoro, ma non sempre lo/la comprendiamo/a. Magari vorremmo comunque che facesse altro dallo stendersi sul divano o dal rimettersi a lavorare al pc quando torna a casa, dopo tutto il giorno che non ci vediamo.

 

E scatta la discussione.

 

Capiamo quando qualche parente ci dice che ci vede ingrassati o dimagrite, ma comunque non sempre la comprendiamo, anzi per lo più ci infastidisce, sentiamo che ci vorrebbe diversi da come siamo e ci irrigidiamo.

 

Comprendere è qualcosa che si fa col cuore, ci permette di unire la riflessione alle emozioni.

 

È creare lo spazio della relazione, è connettere la testa con il cuore. E’ com-prendere se stessi nella relazione, prendersi con sé, per mano e portarsi vicino al cuore.

 

Come si fa in pratica a comprendere?

– è un’operazione intima, che si fa tra sé e sé: per farlo ti puoi connettere a ciò che senti in questo momento, rallentando e soffermandoti sulle tue sensazioni. Guarda al tuo corpo, a come si muove, a quale posizione ha assunto…che noti?

 

è togliere lo sguardo dal contenuto della situazione e portarlo sulla relazione: che relazione stai vivendo? quali sono le regole che governano questa relazione? cosa si sta muovendo dentro di te e tra di voi in questo momento?

è imparare a vedere l’invisibile: parole, parole, parole…ne volano tante..prova ad andare oltre quello che dici/ti viene detto e ascolta le emozioni, gli impliciti. Cosa c’è? tristezza? paura? rabbia? accogli queste emozioni come parte del processo relazionale, da queste puoi partire per instaurare un vero dialogo.

 

La mancanza di felicità in una relazione non è un colpa: è un movimento dell’anima che aspetta accoglienza.

 

Quando ti liberi dal senso di colpa e dal giudizio, trovi una risposta alla tua domanda di felicità.

 

Come incidono questi aspetti nella tua vita? Riesci a mettere in pratica i punti che ti ho scritto sopra? Che difficoltà incontri? Aspetto le tue risposte nei commenti, così possiamo parlare insieme di come aggiustare il tiro!

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Ansia e divertimento

Quando sei in ansia a lavoro, a tutto pensi meno che a divertirti, vero?

“Eh certo Elena”, mi dirai, “come faccio a divertirmi, sono a lavoro mica ho tempo per stare a pettinare le bambole”

 

La particolarità dell’ansia è che ti trascina nel futuro. Ti preoccupi di tutto e non riesci a fare niente.

 

Hai mai pensato che l’antidoto a questa situazione potrebbe essere proprio il divertimento?

 

Scommetto di no… Eppure solo quando ci si diverte, si sta nel momento presente e si apre la strada a scoprire qualcosa di nuovo. E questo potrebbe tornarti utile proprio a lavoro!

 

Quando ti diverti, ti alleni a guardare le cose in un altro modo, a cambiare strada con più facilità, a uscire dalla rigidità.

 

Sai perchè? Ce lo dice la parola stessa! 

 

Se mi “di-verto“, verto (giro, mi sposto) altrove, in un’altra direzione, un passettino più in là dalla scomodità, del blocco che sento.

 

E soprattutto, da pre-occuparmi di una situazione futura, torno al presente e inizio a occuparmi di me.

 

Stare in contatto con il piacere è uno dei migliori antidoti al disagio esistenziale e porta immensi benefici proprio in quelle aree di vita che meno associamo con il divertimento.

 

Personalmente ho scoperto che, se cerco il divertimento in quello che faccio, migliora anche la mia produttività e riesco a trovare modi diversi, più leggeri, per fare le attività più noiose (una di queste per me è la contabilità…).

 

Cosa faccio? Tengo a portata di mano qualche mattoncino LEGO e, prima di mettermi davanti al pc, costruisco qualcosa con i pezzi che ho a disposizione. L’odiata contabilità mi pesa decisamente meno!

 

Per ognuno funziona una cosa diversa: prova a individuare la tua!

 

COSA PUOI FARE

 

Immagina una cosa piccola e fattibile DA SUBITO che potrebbe rendere quello che fai più comodo e piacevole per te. Segnatela da qualche parte, ben visibile, come promemoria e…ogni volta che puoi, FALLA!

 

Prima che finisca la giornata, ricordati di fare qualcosa che ti diverte!

 

Go play, enjoy and have fun

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Riesci davvero a riposarti?

“Aaaaah che bella la domenica, un po’ di relax e di riposo… Ecco! Potrei fare la lavatrice, poi sistemare i piatti della cena di ieri sera, poi già che ci sono potrei dare una sistemata a quelle carte sulla scrivania che mi aspettano, cosi le tolgo di mezzo, poi dopo potrei rispondere a un paio di mail che mi sono rimaste in sospeso dalla settimana e poi…”


E poi, ciao riposo. E ciao recupero, benessere, ricarica.

 

Ti ci ritrovi?

 

Io ero solita chiamarla “l’insostenibile nullafacenza della domenica”: Il momento di riposo che non è più riposo, ma un recupero di tutte le cose non fatte della settimana.

 

Insomma, altro lavoro.

 

Ed è cosi che inizia l’esaurimento, il sintomo centrale del burn-out: comprende una profonda stanchezza fisica, cognitiva ed emotiva che mina la capacità di sentirti capace e positivo rispetto a quello che stai facendo (lavoro o vita privata che sia).

 

Quando entri in questo stato, scopri di non essere in grado di concentrarti, o di vedere il quadro generale. Anche le attività che prima erano divertenti sembrano ardue e diventa difficile andare avanti.

 

Se ti interessa ritrovare un po’ di pace, ecco un piccolo esercizio di 10 minuti che puoi fare oggi e che ti può aiutare a recuperare il tuo centro:

 

– trova un posto per te comodo, nel luogo dove ti trovi, in cui non ci siano rumori troppo forti

 

– cerca un foglio e una penna, e lasciali davanti a te (ci serviranno dopo)

 

– lascia il telefono, il computer su un tavolo lontano da te, spegni la tv

 

– ora chiudi gli occhi, respira e osserva il tuo respiro, senza cercare di modificarlo. Osserva come l’aria entra ed esce dal tuo corpo. Osserva se e cosa sta cambiando mentre lo fai.

 

Ascolta il tuo corpo: come sei seduta/o? Sei in una posizione comoda o scomoda?

In quali punti sei rilassato e in quali senti tensione?

 

per qualche minuto, occupati soltanto di osservare il corpo che abiti e che ti sostiene tutti i giorni in quello che fai.

 

Quando senti che è il momento giusto per te, riapri gli occhi, prendi carta e penna e scrivi ciò che hai osservato in questa esperienza, il messaggio che il tuo corpo ti ha lasciato.

 

Poi rileggilo: che effetto ti fa?

 

Se ti va, puoi scrivermi e condividere come è andata l’esperienza!

 

Io intanto lo faccio con te, mi dedico 10 minuti!

 

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movimento e lavatrice

Quando il corpo si muove per te, anche se non vuoi

Ieri parlare con un’amica mi ha illuminato: mi stava raccontando che il suo corpo si muove quando sta male.

 

Mentre parlavamo siamo state interrotte dalla sua lavatrice che ha iniziato a muoversi e ballonzolare per la stanza senza freni, fino ad arrivare a metri di distanza.

 

Mi ha detto “incredibile amica! Ho avuto un’illuminazione. Io sono come la lavatrice. Del resto, quando ho troppa roba che mi smuove dentro faccio come lei, ho il cestello troppo carico per rimanere ferma fuori”.

 

Adoro quando una situazione della vita ordinaria mi accende una lampadina: è esattamente cosi che succede anche a noi. 

Il nostro corpo si muove, eccome se si muove. A volte può lasciarci interdetti, farci preoccupare, restare basiti. A volte, non sappiamo che farci.

 

Per questo, voglio condividere con voi una metafora utile per fare un piccolo esercizio. 

 

Quando sei troppo piena/o dentro, finisce che il tuo corpo si muove per te anche se non vuoi.

 

Quando hai “il cestello pieno” (tutto il tuo mondo interno) e scatta la centrifuga (lo stress, le mille cose da fare, le preoccupazioni, i pensieri)…non puoi fare a meno di iniziare a muoverti di qua e di là: tutto questo finisce che ti ruba energia che non metti nelle cose importanti.

 

Se non te ne occupi, quello che senti alla fine viene fuori, attraverso quelle che si chiamano “somatizzazioni”…il tuo corpo, a un certo punto, non può fare a meno di muoversi, di parlare, di gridare, di segnalare che qualcosa non va.

 

E menomale, aggiungo io.

 

A volte, il “corpo che parla” è l’unico modo per rendersi conto che c’è qualcosa che non va, che hai bisogno di rallentare e prenderti il tuo tempo, di trasformare la situazione.

 

Con le persone che hanno scelto il percorso “10 Settimane Per Ripartire Da Te“, Insieme, andiamo a guardare dentro il loro “cestello”, dentro di sè, e a capire come svuotarlo, cosa mettere a stendere, cosa tenere per rilavarlo e come riavviare il ciclo in modo mirato.

 

Se anche tu adesso ti senti come in una lavatrice, con la centrifuga sempre attivata, e ti interessa iniziare a trasformare la tua situazione di vita, ecco che cosa puoi fare intanto:

– Accorgiti di quello che sta accadendo, in che situazione ti trovi qui e ora?

– Porta l’attenzione sul tuo respiro, senza cercare di modificarlo. Cosa noti?

– Quale emozione accompagna questo momento della tua giornata?

– Immagina il tuo corpo come un saggio: quale messaggio ti sta mandando in questo momento?

– Il cambiamento inizia con qualcosa di piccolo e gestibile: qual è una piccola cosa che potresti fare per portare la situazione nella direzione che vuoi?

 

Annota queste riflessioni su un foglio; una volta che hai finito, rileggilo per prendere contatto e consapevolezza di quello che ti sta accadendo.

 

E se non vuoi fare questo viaggio da sola, puoi contattarmi per prenotare la tua chiamata gratuita da 30 minuti.

 

Insieme, rivedremo l’esercizio e ti spiegherò i punti salienti del mio Percorso in modo che tu possa decidere in autonomia se è quello che fa per Te. 

SE TI SENTI PRONTA PER scoprire come si fa ad USCIRE DALLA TRAPPOLA DELL'ANSIA E TORNARE A SORRIDERE, LIBERA DAI PESI SUL CUORE E DI NUOVO PADRONA DELLA TUA VITA