emozioni

E se le “emozioni negative” fossero la tua vera forza?

(PSSST….AVVICINATI…PICCOLO SPOILER: IN FONDO A QUESTO POST TROVI UN ESERCIZIO PER INIZIARE A TRASFORMARLE IN STRUMENTI POTENTI PER LA TUA VITA !)

 

Un passaggio fondamentale che non manca mai quando iniziamo il Percorso #10SettimaneXRipartireDaTe è chiarire quanto potere si nasconde dietro quelle emozioni che tutto il mondo definisce come negative.

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Sì, hai letto bene, POTERE – a cui forse ti stai impedendo di accedere.

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La nostra cultura porta avanti da secoli l’idea che se ti senti arrabbiato, confuso, triste, nostalgico, disgustato, vulnerabile non va bene.

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Dovresti essere sempre e solo gioiosa, allegra, estroversa, flessibile, accomodante, comprensiva.

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Come se sentirsi tristi o arrabbiati fosse un difetto di fabbrica da nascondere o da correggere, perché chi è triste o arrabbiato non va bene per questo mondo e non sarà accettato.

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Come se non superasse il “controllo qualità”.

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Si pensa che la tristezza o la rabbia siano brutte, sconvenienti, deprecabili, assolutamente non “figo”, che danneggia gli altri – e quando sento questo penso sempre a quelle frasi che le mamme a volte dicono per consolarci quando siamo piccoli “non piangere che poi diventi brutta” o “non piangere che poi la mamma sta male”.

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Io credo invece che sentire ed essere consapevoli di tutte le proprie emozioni porti tanti doni, tante informazioni di cui sarebbe necessario iniziare a tenere conto.

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E che il problema non sia sentirle ed esprimerle, ma semmai non esserne consapevoli e agirle a caso.

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Perché tanto vengono fuori lo stesso, ma se non le accogli, un modo per manifestarsi lo trovano lo stesso e allora ti svegli con i dolori alla schiena, hai le gambe molli, hai la gastrite e ti senti sopraffatta.

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Per tornare a sentirti stabile sulle tue gambe, e padrona della tua vita con le tue emozioni, e grazie alle tue emozioni puoi 👉iniziare con un esercizio.

Ti chiedo:

Cosa sei in grado di fare proprio grazie a queste emozioni?

Cosa sei in grado di fare quando sei impaurito? e quando sei arrabbiata? e quando sei triste?

Che doni ti porta l’essere capace di sentire tutte le emozioni?

 

Ti lascio degli spunti per rispondere:.

 

❤️Sei dannatamente viva. Ci sono persone che passano giorni, mesi, anni e secoli senza avere la minima idea di dove si trova la propria “bussola” interiore.

❤️Ti danno la direzione e ti aiutano a capire quello di cui hai bisogno, così puoi muoverti nel mondo per ottenerlo.

 

❤️Smetti di sprecare le tue energie in battaglie inutili e inizi a scegliere quali vale la pena combattere, per te.

 

❤️Quando parli arrivi dritta al punto senza girarci intorno, gli altri iniziano a capirti e tu ti senti compresa, più soddisfatta e più leggera.

 

❤️Smetti di nasconderti e di farti manipolare: ti scopri più forte, coerente e autentica – che è quello che ti dà la solidità che ti serve per superare ogni tempeste.

 

❤️Capisci “che aria tira” nella relazione che stai vivendo molto più velocemente, in pochissimi istanti, e se è buona per te oppure no.

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E questi sono solo alcuni doni dello smettere di giudicare le tue emozioni e di categorizzarle come “positive” o “negative”.

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Ogni volta che giudichi le tue emozioni perdi questo potere che è cosi vasto e cosi abilitante..ed è davvero un peccato.

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Accogliere quello che senti ti aiuterà a trasformare il tuo punto di vista, come se tu avessi a un paio di “occhiali a raggi x” che ti permettono di non farti invadere e di fare attenzione ai dettagli, per ottenere di più da ogni momento della tua giornata.

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E’ solo quando hai tra le mani tutto il tuo potere che puoi usarlo per costruire la vita che vuoi.

SE vuoi il mio aiuto e TI SENTI PRONTA PER USCIRE DALLA TRAPPOLA DELL'ANSIA E VUOI TORNARE A SORRIDERE, LIBERA DAI PESI SUL CUORE E DI NUOVO PADRONA DELLA TUA VITA

5 frasi autosabotanti

5 frasi per autosabotarti

1) Scusa se ti disturbo

scusa se ti disturbo  

Quante volte hai iniziato la conversazione, al telefono o di persona, con questa frase?

 

Magari vuoi solo essere “gentile” e “ben educata” ma in realtà queste 4 parole hanno il potere di farti diventare piccolissima nella relazione con l’altra persona.

 

Le tue parole svelano chi sei e il modo in cui ti posizioni nelle relazioni.

 

Quando usi questa frase stai dicendo implicitamente che sei tu la prima a credere di “dare fastidio” perché:

 

– Scusa è la parola che usi quando fai qualcosa di sbagliato. Toglie valore a te perché mette l’altra persona nella posizione di perdonarti.

 

– Disturbo attiva nel cervello di chi ti ascolta immagini spiacevoli. Toglie valore a quello che stai per dire.

 

Del resto, pensaci: a te fa piacere che qualcuno ti disturbi? Immagino di no. Ecco, la stessa cosa vale per chi hai di fronte.

 

Esiste un modo per essere gentile e valorizzarti allo stesso tempo. Vuoi provare?

 

Tip pratico #1:

 

Nei prossimi giorni, invece di dire “Scusa che ti disturbo” prova a dire: “Ciao! Sei libera adesso?” “Puoi parlare con me ora?”

 


 

2) Mi sono spiegata/hai capito?

mi sono spiegata

Come far crescere la tua credibilità smettendo di fare due semplici domande!

Prima di dedicarmi anima e corpo al mio percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te, per 7 anni ho fatto docenza per aziende di varie dimensioni e settori in tutta Italia.

 

Quando affrontavamo un concetto particolarmente complesso, chiudevo spesso con “MI SONO SPIEGATA? AVETE CAPITO?”.

 

Un ottimo modo per minare la mia credibilità, anche se allora non lo immaginavo nemmeno lontanamente.

 

Capita anche a te di usare queste parole?

 

Se, parafrasando Mara Maionchi, “per te è sì”, presta attenzione perché:

 

– Con la prima frase, metti in dubbio la tua abilità di spiegare i concetti: ti posizioni in basso (passiva) nella relazione.

 

– Con la seconda, metti in dubbio la capacità dell’altro di capire le tue parole: ti posizioni in alto (aggressiva) nella relazione.

 

In entrambi i casi, ti allontani dall’essere assertiva, ovvero quella posizione di equilibrio tra passività e aggressività che ti permette di dire la tua opinione in modo chiaro ma rispettoso.

 

E le persone assertive riescono ad avere relazioni più soddisfacenti, uno stipendio più alto, un’autostima più salda e più tempo libero: insomma migliora tutta la qualità della tua vita.

 

Vuoi scoprire se è arrivato il senso del tuo discorso a chi ti ascolta, in modo assertivo?

 

Tip pratico #2:

 

Al prossimo incontro, prova a dire:

 

“Tutto chiaro fino a qui? Ci sono aspetti che volete approfondire ulteriormente?”

 

In questo modo, sottolinei la profondità di quanto hai già detto e ti rendi disponibile a rispondere alle loro domande, senza perdere padronanza e sicurezza!

 


 

3) Ti rubo solo due minuti

ti rubo solo 2 min

“Non voglio rubarti altro tempo”

“Ti rubo solo due minuti”

 

A meno che tu non sia Diabolik o Eva Kant, puoi fare a meno di metterti in relazione evocando l’immagine di un furto: la tua autostima ti ringrazierà.

 

Questo perché:

 

Nella testa di chi ti ascolta, “rubare” richiama l’immagine di un’azione aggressiva, rispetto a cui si rimane fregati e impotenti.

 

A nessuno piace l’idea che qualcuno entri nel proprio spazio e sottragga risorse preziose.

 

Il tempo è una di queste, soprattutto se sei a lavoro (anche tu vorresti giornate di 48h per fare tutto?).

 

Quindi se vuoi avere l’attenzione su ciò che stai per dire, non ti conviene apparire come il Lupin della situazione!

 

Non funziona nemmeno su di te, perché:

 

Quando parli, ti immedesimi in quello che stai dicendo e l’idea che tu stia rubando tempo a qualcuno darà forma al tuo atteggiamento: come sarà?

 

Inevitabilmente sottomesso e titubante: del resto, hai mai visto un ladro che entra a testa alta a rubare tutta l’argenteria?

 

Tip pratico #3:

 

Maria (nome di fantasia, per la privacy) è entrata nel Percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te per gestire al meglio la sua ansia a lavoro.

 

Usava spesso dire “ti rubo solo due minuti”.

 

Poi grazie al lavoro fatto insieme nell’ultima sessione, ha compreso che può scegliere come stare nella relazione e ha elaborato delle frasi alternative:

 

– “Devo dirti velocemente una cosa. Hai tempo?”

– “Possiamo rapidamente fare il punto della situazione?”

– “Quanto tempo hai per coprire il topic oggi?”

 

Usa avverbi che rimandano al tempo, senza rubare nulla a nessuno.

 

In questo modo rassicurerai chi ti ascolta che ci metterai poco, senza minare la tua autostima e rimanendo salda sulla tua posizione simmetrica nella relazione.

 


 

4) Ti faccio una domanda stupida

ti faccio una domanda stupida

Prima o poi… capita che questa frase esca dalle nostre bocche!

 

Sai che ti fa apparire alle prime armi e può allontanare la tua promozione?

 

Quando ha iniziato il suo Percorso L. mi diceva “posso farti una domanda stupida?” prima di chiedermi qualsiasi cosa.

 

Ora, forse non lo sai, ma come entri in relazione con il terapeuta fa da specchio a quanto avviene in tutte le altre relazioni.

 

Così le ho chiesto se era sua abitudine dirlo anche ad altri.

 

Dopo averci riflettuto su, L. si è accorta che sì, lo diceva praticamente sempre, soprattutto a lavoro, prima di chiedere qualcosa ai suoi capi (molto giovani e smart, ma comunque i suoi capi).

 

Se ti sei appena accortə che lo dici anche tu (o usi altre frasi tipo “magari è una sciocchezza, ma…” oppure “magari non c’entra nulla, però ho pensato che…”) fai molta attenzione.

 

Il cervello (tuo, o del tuo interlocutore) ascolterà le parole che dici, farà una veloce elaborazione e valuterà te (e tutto quello che dirai dopo) sulla base di questa premessa.

 

E indovina: qual è il primo aggettivo che useresti per descrivere qualcuno che – per sua stessa ammissione – fa delle domande “stupide”?… già, proprio cosi.

 

Quando L. ha smesso di dirlo:

 

– Ha iniziato a essere presa sul serio non solo dai suoi responsabili ma anche da colleghi e clienti.

 

Dopo pochi mesi, ha ottenuto la promozione che desiderava da 2 anni.

 

Tip pratico #4:

 

– Invece di chiedere se puoi fare una domanda, falla, senza giudicarti e senza cercare di sostituirti all’altra persona.

 

– Tu hai tutto il diritto di fare domande: quando chiedi, rispondi al tuo bisogno di essere informata per poter lavorare e vivere bene.

 

– Chi ti ascolta può decidere se rispondere o meno, ma questa libertà ce l’ha già, che tu metta le mani avanti oppure no.

 

– E se proprio vuoi assicurarti il permesso di domandare, fai un favore alla tua autostima: stoppa la frase prima di inserire il giudizio di valore (“stupida”) che stai dando (ingiustamente) al tuo chiedere e a te stessa.

 


 

5) Correggimi se sbaglio

correggimi se sbaglio

Non poteva mancare questa frase perché è un evergreen degli autosabotaggi.

 

Quando la dici, succedono molte cose a livello implicito sia in te che nell’altro.

 

– Implichi che potresti sbagliare (implicito tradotto “non sono sicura di quello che dico e molto probabilmente è tutto sbagliato”)

 

– Inviti chi ti ascolta a non fidarsi di te e a farti le pulci (l’altro pensa: “mi hai avvisato che quello che dici potrebbe essere sbagliato, fammi controllare meglio”)

– Le conferisci il potere di dare il giudizio definitivo (l’altro pensa anche: “sono io che deciderò se sta sbagliando o no”)

 

Vuoi davvero questo per te?

 

Ora seguimi che andiamo nelle stanze del cuore.

 

L’emozione che di solito guida questo comportamento è la paura (di sbagliare, di essere giudicata, di fare una figuraccia).

 

Quando non sappiamo come rassicurarci da queste paure, deleghiamo all’altra persona questo compito e inneschiamo un circolo vizioso per cui ci sentiamo sempre meno capaci di farlo da sole.

 

Per questo nel Percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te ti accompagno a conoscere quali emozioni guidano il tuo comportamento e come gestirle.

 

L’effetto concreto è che migliora la tua leadership e il tuo carisma e tu ti senti libera di affrontare ogni situazione a testa alta.

 

Che fare per non cadere nella trappola e iniziare a lavorare su questo punto?

 

Tip pratico #5:

 

Con “correggimi se sbaglio” giochi d’anticipo e ti saboti.

 

Puoi concludere il tuo discorso dicendo “dimmi poi che ne pensi” oppure “mi piacerebbe conoscere la tua opinione su questo”. Apri a un confronto democratico, senza essere servile.

 

Ora tocca a te dare spazio alla creatività!

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10puntidisvolta

10 punti di svolta per la tua vita

(parte 2)

Quando affronti un periodo di confusione, in cui niente gira come vorresti e ti senti spenta e frustrata, da ogni angolo spuntano “fuffa-guru” che ti dicono che iniziare un percorso trasformativo è proprio quello che ti serve per svoltare.

In pochi sanno spiegarti cosa in concreto ti porti a casa quando finisce e come può essere utile per la tua vita.

Per questo ho deciso di raccogliere i 10 punti di svolta per la tua vita che impari nel Percorso #10settimaneXRipartireDaTe, tratti direttamente dalle storie dalle persone che ho seguito in questo anno.

Clicca qui per leggere la prima parte dell'articolo con i primi cinque punti o - se lo hai già letto - prosegui per conoscere gli altri cinque.

punto di svolta n. 6

Imparare ad ascoltare e sentire il tuo corpo è essenziale.

Perché?

Perché per incontrare i tuoi veri bisogni/desideri hai bisogno di contattare la sensazione che quel bisogno o desiderio produce.

Il luogo concreto dove si raccoglie questa sensazione è proprio nel tuo corpo, l'head quarter, la sede centrale della tua esistenza.

Pensa a quando hai bisogno d'acqua: prima di tutto senti la bocca secca, hai sete, ed è questa sete che ti guida alla ricerca di una modalità possibile per soddisfarla, con i mezzi a tua disposizione.

Tutto nella vita segue lo stesso processo. Quando Marta ha scoperto quante informazioni conteneva il suo corpo e come tenere conto di quelle informazioni potesse guidarla a fare scelte migliori per sè, ha svoltato nella vita e sul lavoro: un posto indeterminato da infermiera nel più grande ospedale di FirenzeI e una vita di coppia più soddisfacente.

punto di svolta n. 7

Passiamo molto del nostro tempo a lottare con i nostri sensi di colpa, a giustificarci e a pensare ai "nostri diritti".

Il tuo punto di svolta sui sensi di colpa sta nel comprendere che non si tratta di colpa, ma di responsabilità.

La "response-ability" è la tua capacità di rispondere delle tue azioni, emozioni e pensieri.

Esserne responsabile ti aiuta a riappropriartene, e tutto ciò che possiedi...non ti ingabbia.

Quando Chiara ha imparato a riappropriarsi di ciò che sentiva, pensava e faceva, ha trovato la chiave per svoltare nel suo lavoro e ha smesso di farsi assorbire dagli altri.

Ha deciso di completare la sua formazione con una specializzazione e ha lasciato un lavoro che non le corrispondeva più davvero, senza rovinare i rapporti costruiti nel tempo.

Ne parla nel video che trovi qua sotto, insieme al racconto della sua esperienza nel Percorso.

punto di svolta n. 8

I tuoi sintomi non sono "il problema".

In sintesi, i sintomi che sperimentiamo sono un richiamo (a volte, un vero e proprio grido) a mettere attenzione su ciò che non funziona più.

Invece di liberarcene, possiamo fermarci ad ascoltare e vedere quale messaggio portano.

In questo modo potrai andare alla radice della questione e non insabbiarla temporaneamente, aggravandola.

Irene racconta che quando ha iniziato ad ascoltare il suo corpo, tutto è diventato più chiaro.

Il suo mal di stomaco prima di un esame si è trasformato da "sono in ansia" a "sono consapevole di avere paura di non farcela".

Solo dopo aver riconosciuto quella paura, ha potuto iniziare ad agire su di essa per superarla e per raggiungere il risultato che desiderava.

Quale risultato? Ascoltalo direttamente dalla sua voce nel video che trovi qui sotto.

punto di svolta n. 9

Interpretare è una delle abitudini preferite della nostra mente. E non è un caso, ci serve per sopravvivere.

Solo che tra un'interpretazione e l'altra, può iniziare a girarti la testa a furia di fantasticare sulle intenzioni, i desideri degli altri, interpretando parole, gesti, silenzi... presupponendo questo o quello.

E la cosa più "divertente" è che... poi arriviamo ad agire concretamente in relazione a quelle fantasie!

Se vuoi tornare padrona della tua vita, è ora di mettere fine a questo gioco..e iniziare a dire di no quando serve e a chiedere quello che vuoi per te stessa.

Giada, ad esempio, racconta che interpretava ogni parola del suo fidanzato e aveva paura a dire di no perchè temeva che lui si allontanasse.

Quando ha smesso di interpretare e ha iniziato a chiedere ciò che voleva per sè, tutto è cambiato.

Si sente più sicura di sè e loro sono diventati più complici e più uniti. Ti racconta come è successo nel video qui sotto.

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punto di svolta n. 10

Hai fatto del tuo meglio con le risorse che avevi in quel momento. In effetti, lo fai sempre.

Non si tratta di conformarsi o lasciar perdere, si tratta di imparare a perdonare te stessa.

E una volta che sei capace di perdonare te stessa, onori quello che è stato e ti predisponi ad accogliere tutto quello che sarà.

Quando P.G. (nome di fantasia per la privacy) ha iniziato a fare questo nella sua vita, tutto ha preso una piega diversa.

Si è sbloccata all'università, si è sbloccata nelle sue relazioni. Ha iniziato a sentirsi più sicura di sè e..ha ricominciato a guidare la macchina, dicendo "ciaone" agli attacchi di panico!.

Leggi la sua testimonianza cliccando qui sotto.

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10puntidisvolta

10 punti di svolta per la tua vita

(parte 1)

Quando affronti un periodo di confusione, in cui niente gira come vorresti e ti senti spenta e frustrata, da ogni angolo spuntano “fuffa-guru” che ti dicono che iniziare un percorso trasformativo è proprio quello che ti serve per svoltare.

In pochi sanno spiegarti cosa in concreto ti porti a casa quando finisce e come può essere utile per la tua vita.

Per questo ho deciso di raccogliere i 10 punti di svolta per la tua vita che impari nel Percorso #10settimaneXRipartireDaTe, tratti direttamente dalle storie dalle persone che ho seguito in questo anno.

punto di svolta n. 1

Ci impegniamo enormemente per cambiare, ma non sempre sentiamo di riuscire a farlo.

È una lotta, in cui possiamo arrivare a spezzarci e soffrire, persi in un loop senza fine.

Accade perchè ci aspettiamo di trovare il cambiamento dove non è. È un paradosso: solo l'accettazione di tutto ciò che siamo e ciò che accade intorno a noi può portarci ad una vera trasformazione, ad un vero cambiamento.

Non serve spingere il fiume, serve imparare a osservarne il movimento e comprenderne la direzione.

Combattere contro "ciò che è" è una scommessa persa in partenza, che ti ingabbia in un processo utile solo a prosciugarti le energie.

Accettare è invece una promessa che fai a te stessa: la promessa che saprai osservare ciò che ti accade, che sarai pronta ad accogliere ciò che esiste, e a lasciare che tu sia tutto quello che sei.

Domenico racconta che quando ha fatto questo, ha scoperto che il suo cambiamento non stava dove credeva che fosse: un insegnamento che gli è entrato sotto pelle (letteralmente!

Oggi si è liberato dal peso di una relazione finita, e ha ricominciato a camminare verso il suo futuro, più libero e più leggero.

fine tirannia giudice

punto di svolta n. 2

Gli schemi mentali, emotivi e comportamentali che ti fanno soffrire hanno un significato nella tua vita.

Sono state la migliore risposta che hai trovato in passato per cavartela in situazioni dolorose e difficili.

E va bene cosi.

Giudicarti, incolparti, farti del male per aver pensato, sentito o agito nello stesso modo "di sempre" non fa altro che mantenere il problema allo stesso posto.

E' la manifestazione della tirannia del tuo giudice interno, che ti strapazza come un uovo al tegamino...e sei fritta.

Puoi uscire dal loop se impari a usare con te stessa quella che il filosofo Daisaku Ikeda chiama la Compassione e in Psicoterapia della Gestalt si definisce come Benevolenza.

Non si tratta di avere pietà nei tuoi confronti, ma di vivere "con-passione", volendo bene a tutte le parti di te, quello che sei stata, quella che sei, quella che vuoi diventare.

Giulia racconta che quando ha imparato a volersi bene e ad avere compassione per sè (invece che giudicarsi ad ogni respiro) ha raggiunto vette importanti nel suo lavoro di coach, ritrovando l'armonia nella sua vita come professionista, mogli e mamma di due splendidi cuccioli.

punto di svolta n. 3

Indossiamo tutti dei bellissimi occhiali colorati con i quali guardiamo e leggiamo la realtà.

Tante volte le persone che seguo mi hanno chiesto un parere oggettivo sulla loro situazione, ma quella dell’oggettività è una gran bufala.

Tutti interpretiamo il nostro presente con il prisma delle esperienze del nostro passato. E non ce ne accorgiamo!

Ma... questa non è una condanna: possiamo toglierci gli occhiali, pulire il nostro sguardo e cercare di essere un po' più vicini alla realtà, guardando il mondo con occhi nuovi.

Riappropriarci - e iniziare a dare valore - al nostro essere "soggetti", agenti attivi della nostra vita.

Lucia racconta di aver sentito un grande sollievo quando ha iniziato a farlo, perchè si è accorta del potere che aveva sulla sua vita, sulle tue scelte e sulle sue relazioni - sia personali che professionali.

Quando ha iniziato a usare questo potere per sè stessa, ha ricevuto una promozione a lavoro e ha dato una maggiore stabilità alla sua relazione di coppia.

Ha definito l'iscrizione al Percorso come il miglior regalo che poteva fare alla sua vita: ascolta le sue parole nel video qui sotto.

presente

punto di svolta n. 4

In tanti ti avranno parlato dell'importanza del vivere nel qui e ora, e delle grandi possibilità insite nell'essere presenti a sè stessi.

Ma che cosa significa davvero?

Essere presenti è essere integri nelle proprie sensazioni, emozioni e pensieri nell'unico tempo che ci è dato vivere, quello presente.

Non si tratta di impiegarlo cercando di indovinare il futuro o restando bloccate a rimuginare sul passato.

Si tratta di imparare a stare con te, con ciò che accade intorno a te, non con ciò che vorresti che fosse o ciò che già è stato.

Come farlo?

Poni attenzione al tuo corpo e al tuo respiro, che senza fretta, ma senza sosta ti mantiene in vita.

È una delle grandi àncore a cui tornare ogni volta che la tua attenzione si disperde e vola via.

Se vuoi ascoltare come fare questo ha portato Ilaria a trovare la sua strada come Interior Designer e a non dover più passare notti insonni in balia dell'ansia, puoi cliccare qui sotto

punto di svolta n. 5

Non siamo esseri isolati, viviamo in relazione con il nostro ambiente esterno (il mondo) e interno (noi stesse), quindi è sempre necessario tenere conto del contesto per capire noi stessi e capire le nostre esperienze e difficoltà.

Non tutto è "cosa tua" né tutto è "cosa di qualcun altro".

C'è una reciproca influenza in atto, secondo il principio dell'interdipendenza: tu influenzi il tuo ambiente, l'ambiente ti influenza.

Esistono dei confini che ti circondano: sta a te decidere quanto renderli permeabili e quanto filtrare gli scambi con il mondo e le persone che ti circondano.

Francesca racconta che quando ha capito questo, ha imparato che poteva mettere fine alle continue incursioni della sua famiglia nelle sue decisioni perchè era anche lei parte dell'equazione.

Ha iniziato a darsi valore, comprendendo che no, non poteva decidere cosa le dicessero gli altri, ma poteva smettere di accontentare sempre tutti e iniziare a prendere decisioni autonome per la sua vita...E adesso ha avverato il suo sogno di andare a vivere da sola!

clicca sul bottone per scoprire gli altri
cinque punti di svolta che ho preparato per te

Fai mille cose e ottieni pochi risultati - Elena Formica

Fai mille cose e ottieni pochi risultati?

“Come si fa a capire cosa succede quando sembra che si fanno mille cose ma nella realtà i risultati sono pochi?” (F.)

 

Questa domanda fatta qualche giorno fa da una persona che mi segue sul mio canale Telegram mi ha portato indietro di 3 anni, quando mi sentivo come in una giostra impazzita e io volevo solo fermarmi per capire cosa davvero volessi fare.

 

Non avevo il tempo (cosi mi dicevo) nemmeno di individuare la mia direzione e riacchiappare qualche sentimento.

 

Era tutto-troppo-veloce, e dannazione se volevo scendere da quel tran-tran.

 

Non volevo altro. Ero in ansia.

Non mi piaceva. Ma restavo sopra, a girare su me stessa, di continuo. Le mie amiche avevano anche coniato un soprannome: mi chiamavano “trottolina” (e no, non ero per niente amorosa).

 

Poi ho lavorato su di me, perché non potevo accettare che la mia vita fosse equiparabile a quella di un criceto.

 

Quindi, dammi la mano e vieni che ti accompagno a capire cosa succede.

 

Quello che succede è che STAI FOCALIZZANDOTI SUI RISULTATI, INVECE CHE SUI PROGRESSI.

 

E hai bisogno di focalizzarti sui progressi che stai facendo, altrimenti l’unico risultato che ottieni è che ti auto-saboti e ti anestetizzi.

 

Uno dei migliori modi che conosco per anestetizzarmi è quello di FARE. TANTISSIME. COSE. SENZA. CONSAPEVOLEZZA.

 

Questo ti porta da una parte a sentirti sollevata perché il tuo corpo registra che stai facendo cose, che sei in movimento.
E movimento=vita, quindi il tuo corpo dice “ok, stiamo andando alla grande!”

 

Dall’altra senza consapevolezza cadi nel procrastinare, e spingi un pezzettino più in là il raggiungimento di quello che desideri.

 

La brutta notizia è che non puoi individuare quello che davvero DESIDERI se non ti FERMI.

 

E dico che è una brutta notizia perché per me lo era davvero. 

 

Avevo il completo terrore di fermarmi, perché per me voleva dirmi avvicinarmi ad uno stato di pre-morte.

 

Non sto esagerando, pensaci: chi sta fermo? Chi sta male, chi sta morendo, chi non ce la fa.

 

E io volevo farcela, non volevo stare male, e di certo non volevo essere una morta vivente.

 

Ma mi stavo ammazzando da sola.

E stavo allontanando dal mio benessere.

 

Spesso ti dico che nella chiamata conoscitiva gratuita obbligatoria per accedere al mio Percorso #10SettimaneXRipartireDaTe scopriremo se siamo un buon match: non te lo dico a caso.

 

La maggior parte delle persone che seguo, quando parliamo di fermarsi e riposarsi, mi dice esattamente la stessa cosa che la mia vocina interiore mi ripeteva costantemente.

 

“Fermarmi? Giammai! Non ci penso proprio…

E poi come faccio?

E chi le fa le cose che ho da fare?

E chi la manda avanti la baracca?

Sei impazzita?”

(ok questo non me lo dicono, perché sono persone piuttosto educate, ma è altamente probabile che gli sia passato per la mente…)

 

Fermarsi è spaventoso, ok.

 

Io ho cominciato con il RALLENTARE, che era più sostenibile.

 

Questo è quello che ti invito a fare, se vuoi lavorare sul raggiungere i risultati che ti interessano e fermare la giostra.

 

Metti spazio, rallenta, fai un millimetrico passo indietro e allarga la visione.

 

Perché quando hai paura di non farcela, il tuo sguardo si restringe.

 

E allora devi prima riconoscere che senti questa paura e riconoscere che anche la paura fa parte di te, perché sei umana (se è un po’ che mi segui sai che sono “portatrice sana di paura”…e sono arrivata ad andarne piuttosto fiera).

 

La paura è un ottimo segnale, alleato: serve per capire che tutto quello che stai facendo è rilevante per te e degno di attenzione.

 

Ora che hai riconosciuto la rilevanza della questione e hai iniziato a darti attenzione grazie alla paura, acccompagnati a guardare l’insieme (sono qui con te, respira).

 

Se allarghi la visione, scoprirai che PRIMA della bandierina, in fondo alla strada, c’è LA STRADA.

 

E la strada è fatta di PASSI.

 

Passi che puoi scegliere COME fare: quanto ampi, quanto numerosi, quanto frequenti.

 

Un passo dopo l’altro, è tutto quello che ti serve di fare.

 

—-

Ora, prendi un foglio, scrivi il risultato che vuoi ottenere, circostanzialo bene (nb. “essere felice” non vuol dire niente, non ci provare… vai più nello specifico!)

 

In merito a cosa vuoi essere felice? In quale ambito? In quali circostanze? Entro quando?

 

Ma soprattutto: 

Perché è cosi interessante per te essere felice in quel modo li?

So che ti sembrerà una domanda assurda ma è di vitale importanza che tu veda chiaramente e ti dica onestamente

 

Per-che-cosa lo stai facendo?

 

È davvero la tua felicità o è quello che ti hanno detto che dovevi ottenere arrivata a quest’età?

 

Fatti delle domande, rallenta.

 

Scomponi a ritroso il risultato, spezzettalo in piccoli passi.

 

Ora guarda ai passi che hai già fatto, prima di fermarti qui con me.

 

Li vedi? Cosa hai raggiunto fino ad ora? Come hai fatto?

 

C’è qualcosa che puoi migliorare?

 

Soprattutto…

 

Riesci a vedere quanto di quello che hai fatto è stato funzionale ed efficace per arrivare dove sei?

(se dici di no, dovrai poi spiegarmi come diavolo hai fatto a vivere fino ad adesso…;) )

 

Riconosci i tuoi progressi. È importante. Davvero.

 

Con Giulia, nel percorso, abbiamo chiamato questo pezzo “momento celebration” ed è stato una delle sue svolte più grandi.

 

Il bello è che fare questo dura pochi minuti, ma ha un impatto gigante sulla tua giornata.

 

È il momento in cui fermi la giostra e ti prendi il tempo di guardare a quello che c’è e stare con te.

 

Perché di fatto:

 

Concentrarti sui risultati non ti farà fare progressi. Concentrarti sui tuoi progressi è quello che ti permetterà di ottenere risultati.

 

Tu come te la vivi? Quali sono le tue strategie? Se pensi che gli strumenti che hai nella tua cassetta degli attrezzi non siano più efficaci e vuoi scoprire un modo nuovo e collaudato per tornare al centro della tua vita…sei nel posto giusto!

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bari lungomare

Quando la vita scorre a 2x

Quante volte sei caduta nella trappola dell’"AVANTI VELOCE" senza riuscire ad assaporare le tue giornate, a trattenerne momenti, ricordi per renderle uniche e significative? A volte sembra che tutto si allinei per farti andare avanti a velocità 2x...ci si è messo anche Whatsapp ultimamente!

Ti ritrovi come dentro a un FRULLATORE, in balia dei mille impegni presi e dell’agenda sotto mano, proiettata nel domani...

Il qui ed ora, questo sconosciuto! 🙄

Ma guardando bene…

Ti sei accorta che passi la maggior parte del tuo tempo in attività che né ti coinvolgono né ti danno energia? Quando ci soffermiamo con le persone che seguo a valutare la qualità della loro vita, si accorgono che per la maggior parte del tempo sono "super-impegnate" a fare qualcosa di cui non gli importa davvero...

Lo fanno solo perchè "devono".

Sei sicura che non ci sia altro da fare che continuare così?

Ti svelerò un segreto… In realtà hai tante alternative molto più allettanti della modalità 2x in cui ti sei cacciata...e hanno a che fare con la tua capacità di riconoscere quello che ti coinvolge e ti dà energia.

Puoi raggiungere una qualità di vita che ti permetta di goderti ogni momento di quello che stai facendo.

E' possibile diventare padrona di te e non succube degli eventi che ti accadono… ma serve spegnere la modalità 2x, rallentare e diventare consapevole di ciò che senti profondamente.
Prendi la giornata di oggi: sto lavorando al back-office del Percorso in vista della ripresa delle sessioni lunedi..ma oggi fermo il mio 2x nel mio rifugio preferito: il LUNGOMARE!

La spesa può aspettare e non succede niente se a cena mangeremo un piatto di pasta in bianco…

Perché ciò che conta… è come ci arrivi alla cena 🙂

Se pensi che sia arrivato il momento di riprenderti il tuo tempo e la tua vita, puoi richiedere la tua chiamata conoscitiva gratuita da 30 minuti con me.

Insieme andremo a scoprire qual è la situazione che ti fa sentire bloccata e ti accompagnerò a trovare le tue modalità per tornare a sentirti capace di prendere le tue decisioni con il sorriso, fedele a te e a quello che senti.

Clicca qui sotto per accedere al form e inviare la tua candidatura.

Sai riconoscere la manipolazione di un love-bomber e non farti fregare - Elena Formica

Lovebombing: non farti fregare!

Sembrava amore, e invece… era Lovebombing.

 

“Come si fa a non cascare in una dinamica di love bombing con un narcisista?”

 

Sai cos’è il LoveBombing?

È quella pratica in cui una nuova conoscenza ti bombarda di attenzioni, messaggi d’amore e promesse eterne.

 

Sembra un corteggiamento serrato, ma c’è molto di più dietro.

 

È una forma sottile di manipolazione in cui l’altro si manifesta come il partner ideale, amico e amante perfetto, con comportamenti che superano ogni tua aspettativa e che ti lasciano interdetta per la loro grandiosità.

 

Ad esempio, ti dice subito che vuole farti conoscere la sua famiglia, pianifica una vacanza romantica, ti chiede di andare a vivere insieme…

 

Tutto il pacchetto ti fa pensare che stai sognando e la bambina che è dentro di te, allevata a pane e Disney, dentro esclama:

 

“Sìììì! lo sapevo! il principe azzurro esiste davvero!”

 

Perché, diciamocelo, se sei cresciuta come me nei primi anni ’90 – sai bene che le “Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli” non erano ancora uno strumento educativo accessibile!

 

Di fatto, quello che accade nel Lovebombing non è tanto lontano da quello che fanno gli squali quando girano intorno alla preda.

 

Ti sta prendendo le misure, cogliendo i tuoi punti di vulnerabilità, entrando nel tuo spazio “con la vasellina” delle lusinghe e dell’adorazione.

 

Tutta la pratica avviene solitamente in 5 fasi:

 

1. Piedistallo: tu sei l’unico grande amore della sua vita, mai nessuno come te è riuscita nell’ardua impresa di sbloccare il suo cuore

 

2. Isolamento: tagli i ponti con il mondo esterno quasi senza rendertene conto, come magnetizzata dalla sua presenza. State sempre insieme, non c’è spazio per vedere o sentire nessun altro (nemmeno parenti e amici)

 

3. Controllo, in nome dell’Amore: non puoi più fare determinate cose prima normalissime (es. se davvero mi ami, non esci con quel vestito)

 

4. Disorientamento e distorsione della realtà: quando ci parli, ti sembra di essere in un labirinto – ne esci solo se concordi con lui, l’unica opinione accettabile è il sua… a te, non ti resta che adeguarti

 

5. Leva sul senso di colpa: se le cose vanno male, la colpa sarà sempre e solo la tua, se si arrabbia è perché tu non hai saputo comportarti come lui si aspettava da te (lui lo definirà “normale e giusto”).

 

COME MAI FUNZIONA COSÌ BENE?

 

Non c’entra niente la tua intelligenza, la tua capacità di stare al mondo.

 

Se ti è capitato di aver a che fare con un soggetto del genere, voglio chiarire bene che non si tratta di essere stupida e no, non potevi arrivarci prima (stoppa subito la vocina che ti sta giudicando!).

 

Da una parte si scatena una vera e propria reazione chimica: quando ci interagisci, il cervello rilascia dopamina e una serie di altri ormoni legati alla sensazione di sentirsi appagate. E tu non vuoi smettere di sentirti così bene.

 

Dall’altra, c’è il versante relazionale, per cui – se sei incline a vivere assecondando quello che gli altri pensano di te e a basare la tua autostima sulle conferme esterne – potrebbe essere più facile cadere nel trappolone.

 

QUINDI, COME PUOI RIMANERE SALDA E PADRONA DI TE ANCHE IN QUESTA SITUAZIONE?

 

Domande chiave che puoi farti da subito (e – perché no – sempre quando inizi una relazione!):

 

1. È tutto troppo o sta accadendo troppo presto/in fretta?

 

Mentre ci pensi, ascolta la tua pancia: lei lo sa già, ha già risposto. Respira e ascoltati.

 

Se hai l’impressione che le sue dichiarazioni di amore eterno siano premature, se senti che “te la sta raccontando” un po’ tanto da favola ma tu non ne sei la protagonista (leggi: non ti interpella, non gli interessa sapere tu che vuoi) , fai attenzione, potresti finire a vivere nel sogno di qualcun altro (e nel tuo peggior incubo).

 

2. I miei bisogni e i miei confini sono rispettati? Posso dedicarmi del tempo o so che discuteremo? Posso fare programmi da sola oppure lui pensa per due?

 

Quando hai a che fare con un love bomber è il tuo tempo la prima cosa che viene manipolata: organizza impegni a due senza nemmeno chiederti se sei libera e se avevi già un appuntamento, devi assolutamente disdirlo altrimenti… iniziate a discutere e se la prende.

 

3. Quando provi a dire la tua, diventa freddo e distaccato? Ti fa sentire un’ingrata, come se fossi l’incarnazione di tutti i mali del mondo?

 

Il love bomber non sopporta che l’altra persona possa avere una sua voce nella relazione.

 

Quando sai comunicare in modo assertivo e dire la tua senza abbassare la testa, ti rendi automaticamente impermeabile a questo tipo di dinamica.

 

SE TI SENTI PRONTA PER USCIRE DALLA TRAPPOLA DELL'ANSIA E VUOI TORNARE A SORRIDERE, LIBERA DAI PESI SUL CUORE E DI NUOVO PADRONA DELLA TUA VITA

Dalla gabbia alla scelta - Elena Formica

Cerchi l’antidoto x la tua ansia?

A volte le persone mi contattano cercando un professionista che dia loro l’antidoto per la propria ansia. 

Forse, chissà, anche tu sei qui proprio per questo. 

 

A queste persone spiego che non sono una maga, non faccio pozioni magiche.

 

Non ho questo tipo di soluzioni preconfezionate, pronte all’uso, da prendere e ingoiare come una pillola magica. 

 

Però ho guidato decine di persone a liberarsi dalla gabbia dell’ansia, conosco il processo e so come portarti fuori di li. 

 

E lo conosco perchè io per prima ho avuto a che fare con tutto questo: ho passato anni della mia vita a vivere senza prendere fiato, sommersa dalle cose da fare.

 

Mi sentivo persa, in trappola, sempre davanti al pc a lavorare per i sogni degli altri, per vedere arrivare un “brava”, “bel lavoro”, “continua così, siamo fieri di te”…che invece non arrivava mai.

 

Mi sentivo incapace di dare una svolta alla mia vita e raggiungere la mia felicità ma nonostante questo continuavo a portarmi allo stremo delle forze, mentali e fisiche.

La decisione di smettere di accontentarmi di vivere a metà l’ho presa allo stremo delle mie forze, dopo aver toccato il fondo.

 

Ma è stato li che ho trovato il coraggio di cambiare forma alla mia vita personale e professionale.

 

Mai e poi mai avrei pensato di trovarmi a dire oggi quello che sto per dirti.

Stasera ho deciso di dedicarmi una serata di lavoro, una delle cose che due anni fa era la mia GABBIA e mi costava tantissimo.

.

“Ma come Elena, tutto ‘sto discorso, e poi viene fuori che sei ancora lì attaccata al pc?”

 

Ebbene si. Ma con una piccola differenza.

 

Il contenuto è lo stesso, ma è tutto diverso in realtà perché oggi è una SCELTA che faccio in modo consapevole e responsabile verso di me.

 

E vorrei tu fossi qui accanto a me per vedermi: mentre ti scrivo sono spettinata, mezza struccata, un po’ provata…e COL CUORE CONTENTO.

 

Sono qui a scrivere dopo aver, in questi giorni:

 

– chiuso il percorso con Giulia e averla aiutata ad essere una professionista più capace e più centrata

 

– aver osservato Francesco mentre si accorgeva di come un cambiamento sul lavoro ha portato a un miglioramento nella sua vita di coppia

 

– aver visto M. tirare fuori la poesia che ha dentro, che l’ha portata a “fare giardinaggio e decorare la sua anima”

 

– aver aiutato S. mentre trovava la sua strada per diventare un padre più consapevole e un compagno più presente.

 

Con ogni persona che seguo nel Percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te non posso fare a meno di usarmi – letteralmente.

 

Alla fine della giornata il rossetto non c’è più, il capello è arruffato e VA BENE COSÌ.

 

Vedi, non è il contenuto di quello che fai a farti felice.

 

È SCEGLIERE  CHE FA LA DIFFERENZA, per sentirti padrona della tua vita.

 

Due anni fa vedere arrivare le 20 e stare ancora davanti al pc era “cosa normale” e un peso sul cuore.

 

Oggi no.

 

Oggi ho deciso di assecondare la mia passione e prendermi il tempo per stare con la ME che VUOLE passare un’ora in più a fare quello che ama.

 

Cresco, evolvo e mi conosco ogni giorno di più: per questo posso accompagnarti a liberarti dai pesi sul cuore e a sentirti di nuovo padrona della tua vita.

 

Per far sì che il mio aiuto sia davvero efficace, mi metto in gioco, mi sporco le mani e ci metto la faccia.

 

È questo che puoi aspettarti da me.

 

Perché dove sei ora – se ti senti in gabbia e bloccata sotto il peso dei doveri, senza via d’uscita – è un posto che conosco bene.

 

E so che serve per uscirne, e l’ho distillato nel mio Percorso per accompagnarti a fare altrettanto.

 

Se vuoi il mio aiuto concreto, senza patinature e qualche volta sì – anche un po’ arruffato per uscire dalla gabbia, possiamo sentirci.

SE anche tu vuoi uscire DALLA TRAPPOLA DELL'ANSIA per TORNARE A SORRIDERE, LIBERA DAI PESI SUL CUORE E DI NUOVO PADRONA DELLA TUA VITA

A tutte le problem fixer o crocerossine all'ascolto! - Elena Formica

Come uscire dal ruolo di problem fixer (o crocerossina)

Hai mai fatto caso a quella sensazione che provi quando qualcuno ti racconta di stare male o piange o si arrabbia per qualcosa che gli è accaduto?

 

Ti parte dentro una vocina che non ti dà tregua finché non hai risolto il problema dell’altra persona.

 

Se ti è mai successo, allora sappi che stai cercando di risolvere altro.

 

Stai cercando di “risolvere” quella persona.

E facendolo stai cercando di risolvere te.

 

“E che c’è di male, alla fine sto solo cercando di aiutare qualcuno”… potresti dirmi.

 

In effetti, sono sicura che le tue intenzioni sono più che buone.

 

Se non fosse che ci si mette di mezzo una parte di noi – quella “crocerossina” – che non sente ragioni, a tal punto che se l’altro non accetta i nostri consigli e non li esegue, iniziamo a sentirci impotenti, frustrate e in difetto.

 

“Ma come?” Potresti iniziare a dirti tra te e te “e io che ho fatto tanto per aiutarlo/a e questo manco mi ascolta…”

 

Già.

 

La mia domanda per te: Hai fatto tanto per chi?

E se fosse che invece il disagio nel quale si trova l’altra persona sia per te insopportabile?

 

Quando eri piccola ti dicevano “non piangere dai, non è successo niente” o anche “non piangere, non sta bene” o anche “non piangere che ti sentono” anche “fai piangere la mamma cosi…”

 

Quest’ultima è super gettonata tra le mamme di chi aiuto nel Percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te.

 

“Ed è subito senso di colpa”, parafrasando una famosa poesia.

 

Inizi a pensarti (perché questo è il rimando latente) come causa delle emozioni e dello stare male altrui, solo per esserti data il permesso di esprimere le tue. E impari che non si fa.

 

Quindi: se non sei in grado di accettare il disagio, il dolore, la rabbia, la frustrazione (perché vedendole negli occhi e volti degli altri diventano così reali da essere quasi insopportabilI), chi può biasimarti?

 

Si tende ad insegnare a reprimere le emozioni, non ad accettarle.

E magari in questa rete ci sei cascata anche tu.

 

Ti sei trovata un modo tutto tuo per combattere o annullare la sofferenza dell’altro: risolvere il suo problema e il più in fretta possibile (…e fare esattamente la stessa cosa con te).

 

Cosi mentre “aggiusti” lui/lei, sistemi anche la tua mamma e non la fai piangere più.

 

Solo che così, tu, le emozioni non le accetterai mai.

 

E invece è importante.

Perché sono tue.

E quindi sono bellissime.

 
 

Un giorno alla volta, un‘emozione alla volta, un respiro alla volta: ascoltale e tieni le mani in tasca, non cercare di risolvere gli altri. Non cercare di risolvere te.

 

Perché non sei un cubo di Rubik, sei una meravigliosa molteplicità!

 
 

SE TI SENTI PRONTA PER USCIRE DALLA TRAPPOLA DELL'ANSIA E VUOI TORNARE A SORRIDERE, LIBERA DAI PESI SUL CUORE E DI NUOVO PADRONA DELLA TUA VITA

Il perfezionismo- il muschio che rende lo scoglio della tua realizzazione scivoloso - Elena Formica

Abbraccia l’im-perfezionista in te

Il mare di Bari è fatto principalmente di scogli, e da ragazzina odiavo gli scogli.

 

Ogni volta che cercavo il punto più accessibile per un tuffo rinfrescante il piede mi finiva su qualcosa di scivoloso che mi faceva sentire insicura del mio passo e incerta su come proseguire.

 

MI sentivo bloccata li e mi partiva in automatico la ricerca del “percorso migliore in assoluto” per arrivare in acqua.

 

Solo dopo ho capito come mai non fosse mai scattato l’amore con gli scogli: mi attivava il perfezionismo.

 

Non mi interessava più arrivare, ci dovevo arrivare nel “modo migliore”. E questo mi rendeva subito orgogliosa di me, mi rassicurava, mi dicevo che stavo facendo il meglio!

 

Forse da tempo anche tu ti dici con orgoglio che essere molto esigente con te stessa e un po’ perfezionista è quello che ti ha permesso di raggiungere una buona posizione lavorativa e un buon grado di successo nella tua vita.

 

Ogni volta che aiuto qualcuno nel percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te a sbarazzarsi del perfezionismo facciamo attenzione a due elementi:

 

1. Il perfezionismo sposta l’asse dei tuoi obiettivi (dal piacere del tuffo nell’acqua, al dovere auto-imposto di arrivarci SOLO tramite scogli asciutti e stabili)

 

2. Si attiva nel momento in cui ti senti insicura, quando il “terreno” diventa scivoloso, proprio come quello scoglio.

 

Quando ci sentiamo insicure tendiamo a dare il meglio di noi, a fare tutto, appunto, alla perfezione.

 

Spesso perché, sin dall’infanzia, ci è stato subito chiaro che se prendevamo buoni voti, il nostro comportamento era ineccepibile, eravamo responsabili e giudiziose andavamo bene, eravamo brave, potevamo aspirare ad essere l’orgoglio di mamma e papà.

 

Esperienza dopo esperienza, l’attenzione microscopica a non fare il minimo errore (cosi nessuno si arrabbia e QUINDI tutti mi vorranno bene) inizia a diventare il setaccio con cui analizziamo la nostra vita, con maglie cosi fini da lasciarci passare sempre meno cose.

 

Per quanto capace di portare buoni risultati a prima vista, il perfezionismo è un sistema che ha costi altissimi e alla lunga non tiene.

 

Quello che vedi in primo piano è arrivare ad avere un buon percorso di studi, o un buon lavoro, o una buona posizione o magari una bella casa, dipende da quali erano gli obiettivi.

 

MA…

 

Quello che rimane sullo sfondo è che siamo sostanzialmente infelici.

 

Con la sensazione di non essere mai abbastanza, di avere un grande vuoto, come se ci fossimo perse e non sapessimo più dove dirigerci.

 

Ti riconosci in questa descrizione?

 

E il perfezionismo ci arriva come in soccorso, ci tende la mano, per poi stritolarcela.

 

Diventa cosi una gabbia immutabile, fatta di scelte che devono essere continuamente confermate e se non lo sono significa che sino ad oggi hai sbagliato tutto e sprecato tempo inutile.

 

Ma ogni scelta è solo una scelta. E in ogni “qui e ora” puoi fermarti ad ascoltare, riconnettendoti a te e a quello che davvero desideri.

 

Nelle piccole e nelle grandi cose, tra gli scogli o nella vita.

 

Se avessi continuato a cercare il miglior percorso senza alghe, continuando a boicottarmi, non avrei mai raggiunto il mare.

 

Se avessi continuato a voler soddisfare le aspettative che gli altri avevano nei miei confronti non mi sarei mai trasferita né avrei mai lasciato il mio vecchio lavoro.

 

Non sarebbero arrivano le proposte, le occasioni, le strade giuste – giuste per me (l’acqua fresca).

 

Le persone felici e realizzate sono quelle che hanno abbracciato l’imperfezione. Hanno smesso di combatterla, l’hanno accolta.

 

Come? No, non è magia.

 

Accade quando sei ben sintonizzata su di te e su quello che fa per te invece che essere occupata a mantenere in piedi aspettative e posizioni che non sono più tue e forse non lo sono mai state.

 

Mentre, ti svelerò un segreto, quelle che appaiono sempre perfette spessissimo sono affaticate, stressate, per nulla felici e con un conto altissimo in fatto di salute fisica.

 

Tu che cosa scegli?

SE TI SENTI PRONTA PER USCIRE DALLA TRAPPOLA DELL'ANSIA E VUOI TORNARE A SORRIDERE, LIBERA DAI PESI SUL CUORE E DI NUOVO PADRONA DELLA TUA VITA