comunicare bisogni lavoro professionale

Come comunicare i tuoi bisogni a lavoro rimanendo professionale

comunicare bisogni lavoro professionale

"non posso comunicare i miei bisogni a lavoro, poi penseranno che non sono professionale..."

Quante volte ti è capitato di inciampare in un pensiero del genere?

Se già è complicato farlo nella vita privata, comunicare i propri bisogni a lavoro, restando allo stesso tempo professionale per alcuni rasenta l’utopia. 

Tra scadenze da rispettare, tempistiche da gestire, richieste da evadere prima di subito, finiamo per sentirci sempre più in ansia e smettiamo di occuparci di noi e dei nostri bisogni. 

Oppure iniziamo ad accumulare stress, rabbia, frustrazione, rancore fino a pagarne le spese a livello fisico o mettere in gioco le nostre relazioni con atteggiamenti poco consoni al nostro ambiente di lavoro.

In questo articolo voglio condividere con te alcune idee su come comunicare i tuoi bisogni quando sei a lavoro, stabilendo confini chiari e definiti. 

In questo modo, potrai sentirti professionale e sicura di te, anche quando il gioco si fa duro. 

 

comunicare i tuoi bisogni a lavoro senza rinunciare alla tua umanità

Alcuni dei fattori più stressogeni in ambito lavorativo sono dati proprio da interazioni che si rivelano impegnative con colleghi, clienti e superiori. 

È qui che dovrebbero entrare in gioco le nostre abilità relazionali e comunicative, ma spesso le utilizziamo più per compiacere gli altri e far sì che la giornata finisca senza troppi conflitti.

Altre volte siamo testimoni di incoerenze che ci mandano in confusione: siamo troppo emotive in riunione ma poi ci incoraggiano a fare corsi sull’intelligenza emotiva; o ancora, usciamo da eventi di team building in cui siamo tutti una grande famiglia ma al primo errore…sei licenziato!

In questo clima, sembra che non ci siano alternative a ingoiare rospi su rospi, pur di tenersi il lavoro…”che si sa, di questi tempi….meglio non rischiare!”

Forse ti sembrerà strano, ma esiste un modo per poter esprimere i propri bisogni definire in modo chiaro i propri confini senza rinunciare ai propri valori, alla propria umanità, e rimanendo al contempo super professionali. 

Se vuoi scoprire anche tu come fare, continua a leggere! 

per comunicare i tuoi bisogni devi imparare a mettere dei confini

Prima di parlare del miglior modo per comunicare i tuoi bisogni rimanendo professionale, voglio ricordarti che quando parlo di “stabilire confini”, mi riferisco ai confini del tuo spazio vitale in tutte le relazioni, comprese quelle lavorative. 

Questo spazio vitale non è solo un concetto astratto: al suo interno ci rientrano l’idea che hai di te, della tua disponibilità, di quali comportamenti sei disposta o meno a tollerare nei tuoi confronti, della gestione del tuo tempo e delle tue relazioni con i tuoi colleghi, capi, collaboratori. 

Quando entri in relazione, non puoi fare a meno di comunicare...

Non importa che ruolo ricopri o quanti ne hai cambiati nel tempo: se è un po’ che lavori, sai bene che i contesti lavorativi sono fatti di persone, ognuna guidata da diversi bisogni, aspettative, sogni, valori e ideali. 

Sai anche che dove c’è relazione, c’è comunicazione, e che non possiamo fare a meno di comunicare per relazionarci gli uni con gli altri. 

Quello che cambia da persona a persona sono i modi di comunicare: ognuno ha il suo.  per questo conoscere il tuo a menadito è fondamentale per poi costruire la relazione con l’altro. 

In questo modo potrai rafforzare quello che già funziona e modificare quello che invece non ti porta grande vantaggio, quando si tratta di proteggere il tuo spazio a lavoro e veder riconosciuta la tua professionalità. 

 

cosa puoi ottenere se comunichi i tuoi bisogni a lavoro

Vediamo adesso quali sono i vantaggi pratici di occuparti di comunicare chiaramente i tuoi bisogni a lavoro

Uno. Ti proteggono dal burn-out chiarendo ai tuoi interlocutori quali sono le tue responsabilità e le tue priorità

Due. In secondo luogo ti aiutano a mantenere un carico di lavoro ragionevole, aumentando la tua concentrazione e la tua produttività

Tre. Terzo, ti aiutano a preservare la tua energia fisica ed emotiva, riducendo il rischio stress lavoro-correlato. 

Quattro. Infine, ti aiutano a creare relazioni chiare e supportive con i tuoi colleghi e ti permettono di dare gli altri un esempio positivo di equilibrio tra lavoro e vita privata. 

Ci guadagni in sicurezza!

Può succedere, quando non è chiaro il tuo ruolo o quali sono le tempistiche di cui hai bisogno, che gli altri invadano il tuo campo, anche involontariamente, incidendo però sul tuo benessere e la tua serenità. 

Dire in modo chiaro ciò di cui hai bisogno, esprimerti senza reprimerti e metterti alla prova nello stabilire confini chiari ti sarà utile sia nella relazione con te stessa, in termini di autostima, resilienza e soddisfazione personale e che nella relazione con gli altri, per costruire un ambiente di lavoro piacevole, professionale e di valore. 

quali difficoltà puoi incontrare nel comunicare i tuoi bisogni a lavoro....e come risolverle

Ora che abbiamo visto i vantaggi di comunicare i tuoi bisogni e stabilire confini chiari a lavoro, voglio parlare con te dei possibili inciampi che potresti trovare lungo la strada e di cosa avrai bisogno in questo processo di cambiamento. 

1. Avrai bisogno di fare pratica

All’inizio ti sembrerà di parlare una lingua straniera, come se stessi facendo qualcosa di meccanico e molto difficile.

Ricordati com’era quando hai imparato ad andare in bicicletta, e non scoraggiarti se qualche volta avrai l’impressione di “cadere” nelle solite dinamiche relazionali. 

L’importante è montare di nuovo in sella e continuare a provare, per trovare un modo che sia aderente a te e ai tuoi valori.  

2. Gli altri (e anche tu!) sono abituati a sentirti dire sempre di sì e storceranno il naso

Se sei abituata a togliere le castagne dal fuoco a tutti e risolvere sempre i problemi, dire di no quando senti che è troppo potrebbe lasciare gli altri a bocca aperta. 

Potrebbero anche farti notare che “prima era meglio”, e non c’è dubbio che per loro fosse proprio cosi: quello che hai fatto fino ad ora è stato per loro sia comodo che rassicurante. 

Quando noteranno che non sei più “a completa disposizione” forse protesteranno: tu ricorda per-chè (e soprattutto per chi!) lo stai facendo…tu, il tuo benessere, la tua felicità.

3. Avrai bisogno di avere chiaro come funzioni e cosa quali sono le condizioni in cui dai il tuo meglio

Conoscerti e sapere come funzioni, quali sono i tuoi punti di forza e le tue aree di miglioramento è un passaggio fondamentale per riuscire a restare fedele a te stessa anche quando il gioco si fa duro.

Per questo, quando entri nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire Da Te” ti invito a costruire il tuo “manuale d’istruzioni” attraverso la compilazione di un workbook dedicato, che fornisco prima di iniziare le sedute insieme. 

In questo modo, alla fine di ogni incontro, potrai prendere nota di ciò che hai scoperto su di te e tenere traccia del tuo cambiamento e della tua evoluzione.

 

4. Avrai bisogno di avere una visione globale di te e dei tuoi progetti

Spesso guardiamo le cose nel breve termine e cerchiamo di spuntare le nostre to-do list il più velocemente possibile.

Altrettanto spesso accade che le richieste che riceviamo sembrano tutte prioritarie (e in questo modo niente lo è davvero) e urgenti (quando lo sono magari per gli altri, non per noi). 

Se vuoi stabilire in modo chiaro i tuoi confini e non sovraccaricarti eccessivamente, dovrai iniziare a sviluppare una visione globale sui tuoi progetti interrogarti su ciò che è importante per te, mettendo questo come punto centrale del tuo focus.  

5. Avrai bisogno di essere coerente e perseverare

Se continui a rispondere alle mail mentre sei in vacanza, disporre in modo chiaro i tuoi confini con il risponditore automatico che avverte che “sei fuori dall’ufficio” non servirà a molto. 

Ciò che rende la comunicazione davvero efficace è la coerenza tra detto e fatto, ed è a questo secondo elemento che le persone prestano di solito più attenzione (ed è per questo motivo che da bambini impariamo seguendo l’esempio, non le parole, dei grandi).

come suoni quando sai come comunicare i tuoi bisogni e stabilire confini

Per concludere, voglio lasciarti qualche esempio per iniziare a sperimentare com’è comunicare i tuoi bisogni e stabilire confini del tuo tempo e del tuo spazio a lavoro, restando naturale, educata e professionale. 

Per ogni sezione ho scelto una canzone come riassunto, cosi te le ricordi meglio! Inoltre, per ogni punto ti sottolineo il razionale che c’è dietro, in modo tale che tu possa usare la struttura aggiungendo le tue parole. 

"Dimmi dove e quando..."

Di solito non guardo le mail di lavoro durante il weekend (qui affermi la tua intenzione per te, il tuo bisogno). Mi assicurerò di tornare da te lunedì entro le 12.00 con la mia proposta/con una risposta alle tue domande” (qui fai sapere all’altro che hai preso in carico la sua richiesta, che hai visto e ascoltato la sua esigenza e metti i confini, anche temporali, su cosa può aspettarsi da te). 

 

“Mi fa piacere ricevere il tuo messaggio, sono impegnata su un’attività importante in questo momento. Ci incontriamo per pranzo?” (qui abbiamo la prima parte in cui dici cosa senti, poi prosegui condividendo che adesso non è un buon momento per te perché altro ha la tua attenzione, senza scusartene; concludi poi con una proposta di vedervi in un tempo comodo per te, senza importi). 

"I'm not the only one" + "Let me think about it"

“Grazie per avermi pensata. In questo momento non ho altri spazi disponibili, c’è qualcun altro che può darti supporto?” Questa è una delle mie preferite, perché lasci all’altro la responsabilità di trovare una soluzione buona per sè, senza sostituirti a lui o lei e senza venire meno al rimanere presente nella relazione. 

 

“Non posso darti una risposta adesso. Possiamo fissare un momento per sentirci/incontrarci, cosi ne parliamo dopo che ho avuto modo di rifletterci sopra?” Anche in questo caso ti occupi di te, per garantirti di avere il tempo adeguato per riflettere sulle cose (del resto…sei una professionista, non un bancomat di soluzioni)

"With a little help from my friends"

“Sarò felice di aiutarti con X, ma questo vorrà dire che dovrò rallentare su Y e spostare la scadenza in avanti di qualche giorno. C’è qualcun altro che può occuparsi di X / Y?”. Questa frase puoi usarla con i tuoi capi o superiori, soprattutto con quelli che hanno la tendenza di arrivare alla tua scrivania (digitale o reale che sia) e lasciarti pile di attività da svolgere senza preavviso. In questo modo farai vedere che hai chiaro cosa c’è sul tuo piatto e che per avere qualcosa, bisogna cedere qualcos’altro in cambio.  

“Sarò fuori dall’ufficio in questi giorni. Puoi contattare TIzioCaio Sempronio (mail tiziocaio.sempronio@lavoro.com) per avere un supporto su queste questioni”. Dare al tuo interlocutore un’alternativa concreta lo aiuterà a comprendere che continuare a inviarti cento mail non è la strada giusta per ottenere ciò che cerca. 

"Happy, shallala...."

“Preferisco non discutere di questioni così personali al lavoro, ho scoperto che mi rende più felice”. In questo modo il tuo interlocutore sarà informato che ha toccato un tema per te personale, che non è quello lo spazio per discuterne e avrà chiaro che non proseguendo ti sta dando un aiuto concreto per la tua felicità.

ti è piaciuto questo articolo?

Cara Meraviglia, spero di averti dato spunti utili e concreti per alleggerire il tuo cuore quando sei a lavoro.  

Se mentre leggevi ti è venuto in mente qualcuno che avrebbe proprio bisogno di sentire queste parole, puoi condividere l’articolo e fargli conoscere il mio account Instagram (mi trovi come @laformicapsicologa).

Se invece ti piacerebbe entrare a far parte della mia Community e avere accesso ad altri contenuti come questo e risorse esclusive con esercizi pratici per allenarti ad essere libera dall’ansia e padrona della tua vita. puoi iscriverti alla mia newsletter, le PSICOLETTERE, compilando il form che trovi qui sotto. 

L’ho pensato come momento mensile di self-care per la tua anima e – per partire alla grande – riceverai subito in regalo il mio ebook “Autostima: le 5 frasi da non dire più se vuoi farla crescere”.

 

Iscriviti alle Psicolettere

Iscrivendoti alla newsletter, dichiari di aver letto  l’Informativa sulla privacy e di aver acconsentito al Trattamento dei Dati Personali ai sensi del Regolamento Europeo n. 2016/679. Proteggerò i tuoi dati come previsto dal GDPR e potrai aggiornarli e cancellarli in qualsiasi momento.

Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

flessibilità

Flessibilità lavorativa: oltre lo smartworking!

flessibilità

FLESSIBILITÀ LAVORATIVA: VAI OLTRE LO SMARTWORKING!

Di rientro dalla pausa estiva ti senti già ingabbiata al pensiero di ripiombare nella routine casa-lavoro? Per rompere la catena dell’ansia e sentirti libera di vivere il tuo lavoro senza pesi sul cuore, ti serve allenare una competenza fondamentale: la flessibilità. 

Per sopravvivere in qualunque contesto lavorativo al giorno d’oggi, di flessibilità ce ne vuole a chili. 

Purtroppo però, non sempre lavoratore e datore di lavoro intendono la stessa cosa e spesso si crea confusione su che cosa significhi davvero essere flessibili e come fare per padroneggiare questa competenza.

Oggi vediamo quindi alcuni consigli e spunti pratici per integrare questa competenza nella tua vita quotidiana

Fraintendimenti e falsi miti sulla flessibilità lavorativa

Sgomberiamo subito il campo da possibili fraintendimenti e falsi miti. 

Quando parlo di flessibilità lavorativa non intendo la disponibilità a fare straordinari non pagati, accettare cambi di mansione imposti senza un’adeguata negoziazione dei termini, ecc. – perché questa non è flessibilità, è una gestione disfunzionale delle risorse umane

Mi sto riferendo piuttosto a quella capacità di adattarsi (in modo consapevole e responsabile) ai diversi scenari e sfide che ci si presentano davanti, in particolare quando siamo a lavoro. 

Guardando alla flessibilità in questa accezione, ti sarà facile comprendere che non ha a che fare nemmeno con modalità alternative di lavoro (es. lo smartworking, per come è stato inteso durante la pandemia).

Se cambia il luogo di lavoro, ma il mindset con cui gestisci le attività lavorative rimane lo stesso, le attività e le relazioni con capi, fornitori, colleghi e clienti continueranno a pesarti nello stesso modo. 

Cosa significa AVERE flessibiTà a lavoro?

La flessibilità lavorativa va intesa come una competenza trasversale che ti permette di trarre il meglio dalle situazioni e mettere in atto tutte le tue risorse, talenti e capacità, al momento giusto. 

Quando lavori ti trovi in un flusso di eventi che è dinamico, ricco di stimoli e in costante cambiamento.

Per riuscire a cavalcare l’onda senza affogare, è necessario saper cambiare di volta in volta strategie, mettendo in atto piani d’azione differenti a seconda dei bisogni emergenti e/o dei problemi che si presentano in quel momento. 

Ti faccio questa differenza tra “bisogni emergenti” e problemi appositamente, perchè so che in molti assimilano queste due competenze e considerano la flessibilità come un sinonimo della capacità di risoluzione dei problemi

Questo non è del tutto vero: infatti, non tutto quello che incontri mentre lavori è sempre un problema. A volte possono essere delle opportunità che aspettano solo di essere colte.

Quindi, è vero che avere una buona dose di problem solving a lavoro non guasta, ma di sicuro non basta. 

È più utile restare aperte all’ascolto per intercettare i vari bisogni (nostri e degli altri) che emergono nel nostro scenario di lavoro, per essere abili a vedere e sfruttare le occasioni che spesso rimangono nascoste tra le pieghe dei problemi.

cosa fa una persona CHE HA FLESSIBILITà a lavoro, in concreto?

Prima della specializzazione in psicoterapia della Gestalt, come psicologa del lavoro ho condotto decine e decine di valutazioni delle competenze trasversali per l’inserimento delle persone in aziende di diverse dimensioni e settori merceologici. 

Tutte queste realtà aziendali, senza eccezioni, ricercavano persone con un’ottima dose di flessibilità (definita solitamente come flessibilità mentale o cognitiva – se vuoi approfondire, trovi nel blog un articolo proprio su questo tema!)

Ma cosa fa una persona flessibile a lavoro? Dopo aver osservato i loro comportamenti durante le varie prove individuali e di gruppo, la valutazione era solitamente favorevole se la persona:

 

a. Sapeva accogliere rapidamente le novità introdotte nello scenario di prova

b. Riusciva tollerare i cambiamenti di schema 

c. Aveva la capacità di generare più soluzioni allo stesso problema e a valutarle per prendere una decisione

d. Entrava in relazione con facilità, creando armonia e superando “i colli di bottiglia” per raggiungere un accordo comune.

Non si tratta quindi solo di risolvere problemi, né di accettare passivamente condizioni imposte da altri!

La flessibilità è una funzione esecutiva cruciale per formulare obiettivi, pianificare, monitorare e correggere le proprie azioni sulla base dei risultati ottenuti.

Inoltre, c’è una componente che riguarda anche le relazioni: permette di considerare i valori altri, rispettare idee o modi di pensare diversi dai nostri. 

È quindi una competenza legata anche con l’empatia e alle nostre capacità di interagire nei contesti sociali. 

METTERE IN PRATICA LA FLESSIBILItÀ: COME PUOI FARE?

Ti lascio adesso qualche spunto per provare ad esercitare la tua flessibilità e sconfiggere la temuta routine:

1. Flessibilità significa avere occhi nuovi nel tuo PRESENTE

Per individuare i bisogni emergenti bisogna imparare a prestare attenzione al presente e osservare i dettagli, senza però rimanerci troppo ancorati.

Ti ricordi quando com’era quando hai iniziato a lavorare nel tuo ufficio? Tutto era nuovo, degno di nota e da memorizzare, per imparare. 

Mentre sei alla scrivania, guarda a quello che accade nel qui e ora come se fosse la prima volta che metti piede a lavoro: cosa ti salta all’occhio? Cosa noti? 

Osserva quel collega, quella scrivania, quella mail, passando lo sguardo sopra come fa un pittore con il suo pennello su una tela bianca. 

Con delicatezza, in modo leggero, sospendendo il giudizio: non sono i tratti finali prima di concludere il quadro, sono solo le prime bozze. Annota quello che osservi e vedi se cogli degli aspetti che nel solito tran tran ti erano rimasti invisibili.

2. Accogli le NOVITÀ grazie alla flessibilità

Inizia a aprirti alle novità, immaginando che ogni nuova situazione abbia in serbo per te una lezione preziosa.

Cambia percorso per arrivare a lavoro, cerca nuovi modi di fare le solite cose, o nuove sfide da affrontare: il mondo intorno a te cambia forma costantemente. 

Che cosa c’è ancora da imparare, su cui non ti sei sperimentata?

3. Metti a tacere il tuo GIUDICE INTERIORE

Presta attenzione a come ti parli. perché un’eccessiva rigidità nel comportamento è solitamente prodotta da un dialogo interno svalutante e iper-critico, tendente al perfezionismo.

Lo scopo della tua esistenza non è quello di fare le cose ottimamente, non si vince nessuna bambolina alla fine del nostro tempo su questa terra. Il fine ultimo è quello di vivere trovando il tuo equilibrio e la tua serenità

La flessibilità è una competenza anche relazionale e, per essere empatici e rispettosi con gli altri, si parte sempre dall’esperienza di empatia e rispetto che facciamo con noi stessi. 

VUOI FARE UN ULTERIORE PASSO VERSO UNA MAGGIORE FLESSIBILITÀ LAVORATIVA?

Se vuoi iniziare a fare un primo passo concreto per allenare la tua capacità di essere flessibile, puoi iscriverti alle Psicolettere – la newsletter pensata per essere l’appuntamento mensile di self-care per la tua anima. 

Nell’appuntamento di questo mese ho pensato per te una checklist, in cui troverai lo spazio per definire non solo quanto stai mettendo in campo la flessibilità nella tua vita. 

Ma non solo: avrai anche lo spazio per capire in che modo lo stai facendo, cosi avrai una guida utile da utilizzare subito per fare chiarezza e guardare con lucidità alla situazione in cui ti trovi! 

Inoltre, all’iscrizione riceverai un ulteriore regalo, che ti sarà utile sia nel tuo lavoro che nella tua vita privata: ti aspetto lì! 

Iscriviti alla Newsletter

per ricevere ogni mese le mie Psicolettere

Ti arriverà subito in regalo il mio e-book “Autostima: 5 frasi da non dire se vuoi farla crescere”

Iscrivendoti alla newsletter, dichiari di aver letto  l’Informativa sulla privacy e di aver acconsentito al Trattamento dei Dati Personali ai sensi del Regolamento Europeo n. 2016/679. Proteggerò i tuoi dati come previsto dal GDPR e potrai aggiornarli e cancellarli in qualsiasi momento.

Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

pazienza

La pazienza: 4 spunti per allenarla

pazienza

In una società che corre veloce e ti invita a essere immediatamente produttiva, ci hanno insegnato che la pazienza è qualcosa di poco desiderabile. 

Siamo costantemente invitati a scattare per raggiungere i nostri obiettivi, e la pazienza non ci permette di essere veloci e di raggiungere una gratificazione istantanea. 

Ci muoviamo alla velocità della luce sulle autostrade della vita, spesso dimenticandoci che intorno esiste il paesaggio. 

E se ci stessimo perdendo qualcosa di importante?

Per lungo tempo ho creduto che pazientare fosse un passaggio obbligato ma scomodo, uno stato di inattività passiva che mi allontanava da quello che volevo ottenere.

Quando poi ho scoperto che la pazienza serve come serve l’azione tempestiva, e come potevo applicarla alla mia vita, ho iniziato a vedere il mondo con occhi nuovi. 

Quindi, se ti senti una persona impulsiva o ti piacerebbe essere più paziente ma non sai da dove cominciare, in questo articolo ti aiuto a fare chiarezza sull’utilità della pazienza e ti lascio quattro spunti pratici per iniziare a portarla nella tua vita.  

che cos'è la pazienza?

La pazienza non è semplicemente saper aspettare; la pazienza è cosa facciamo mentre aspettiamo! E facciamo una cosa ben precisa: SENTIRE.

Infatti, reggiti che arriva un momento nerd, il termine pazienza deriva dal greco “pathos” – sentimento. Perciò, paziente è “colui che sente, che prova sentimenti”. Detta cosi non fa cosi schifo, vero?

Se è un po’ che mi segui, me lo avrai sentito dire spesso: “senti quello che senti, e non puoi non sentire”.

Sentire, percepire, esperire, sperimentare costituiscono la porta d’accesso al nostro universo interiore, ed è li che troviamo le migliori risposte alle nostre domande esistenziali.

Soffermarsi e porre attenzione a che cosa sentiamo, momento per momento nel qui e ora, ci dà quindi la possibilità di scoprire cosa ci sta accadendo, di contattare i nostri veri desideri e di immaginare possibilità per realizzarli.

pazienza e attesa: quello che non ti aspetti

La pazienza è “uno dei sentieri che portano lontano, verso l’orizzonte della felicità”: ho trovato questa definizione di G. Salonia molto poetica, e puntuale allo stesso tempo.  

Tutti desideriamo essere felici e dare un senso alla nostra esistenza: nel farlo, procediamo sulla scorta delle esperienze passate, nel qui e ora, tesi verso la realizzazione dei nostri progetti.

Questo vuol dire che veniamo da un passato, agiamo nel presente, compiendo azioni che inevitabilmente proiettiamo nel futuro (“pro-getto” vuol dire proprio questo, gettarsi in avanti).

Quando progettiamo, abbiamo a che fare con una visione di breve e di lungo periodo. Ci troviamo quindi a dover gestire una serie di azioni nel breve termine (il qui e ora) per costruire quello che chiamiamo (il “lì e allora”).

L’inciampo più grande (e più frequente) che osservo fare alle persone che seguo è quello di pensare che l’attesa sia qualcosa di mortale, mentre ha molto a che fare con il darsi la possibilità di tornare a vivere e a generare possibilità.  

Attesa come processo “a-tendere”: non è altro il tempo che ti concedi per creare lo spazio utile ad assimilare ciò che ti accade e dare forma i tuoi desideri in concreto, tramite azioni quotidiane

a che serve avere pazienza e aspettare?

L’attesa caratterizza la nostra esistenza fin dai primi momenti. 

Se ci pensi, la nostra nascita inizia in una dimensione di attesa: è in attesa la mamma che aspetta per 9 mesi di conoscere il suo bambino, e intanto immagina che forma avrà. 

Lo fa con pazienza, ovvero sentendo ogni giorno i movimenti di una vita che cresce nella sua pancia, sperimentando i cambiamenti del suo corpo.

Crescendo scopriamo che è nell’attesa che possiamo fare ordine e dare senso degli avvenimenti: nel tempo dell’attesa le emozioni, da ingenue o euforiche, diventano sentimenti duraturi, che ci permettono di evolvere e maturare.

Ma non solo: ecco altri 4 aspetti per cui esercitare la pazienza si rivela estremamente utile:

1. Attraverso la pazienza riscopri la TOLLERANZA

Tutti noi abbiamo una voce interna che ci guida: a volte però non ha un tono troppo benevolente. Ci auto-giudichiamo costantemente, ma questo non fa altro che sabotarci.

Quando impari la pazienza e impari a stare in contatto con ciò che senti, ti dai la possibilità di essere tollerante verso ciò che fai, errori e inciampi compresi, acquisisci potere sulla tua vita senza farti sopraffare.

2. La pazienza è l'unico modo per essere padrona del tuo TEMPO

Quante volte negli ultimi anni hai sentito di non avere il controllo della tua giornata, della tua settimana, dei mesi che passano? Oppure hai avuto l’impressione che ti scorresse tra le mani senza riuscire a prenderlo e farlo tuo?

Puoi riappropriartene: nel momento in cui ti soffermi a sentire, torni a dargli (e a darti) valore

3. La pazienza ti aiuta a prendere DECISIONI ponderate

Solo allenando la pazienza ti sarà possibile concentrarti sul presente e procedere valutando attentamente ogni aspetto del problema e della realtà che ti circonda. 

Così, potrai mettere un piede davanti all’altro, senza ritrovarti piena di rimpianti a pensare di aver fatto il passo più lungo della gamba.

4. Senza pazienza non c'è APPRENDIMENTO

Si impara attraverso l’esperienza, e come ci siamo già dette esperire è sinonimo di sentire, sperimentare. 

In ogni cosa è fondamentale ricordarsi che non si può sapere tutto e che imparare è il primo passo necessario per realizzare la propria esistenza. 

ALLENARE LA PAZIENZA

Ora che hai capito quanto la pazienza permea già la tua vita e a cosa è utile, arriviamo alla parte pratica: la pazienza è un’abitudine e in quanto tale necessita di allenamento quotidiano.

Attenzione: non esiste una formula magica buona per tutti, o una ricetta per la felicità pre-confezionata, perché tu sei un essere umano unico e irripetibile, e come tale dovresti trattarti.

Quello che sto per dirti rappresenta il frutto della mia esperienza e di quello che vedo funzionare con le mie Meraviglie (cosi chiamo le persone che seguo).

Voglio che li consideri come un insieme di spunti pratici per riflettere: non è detto che funzionino tutti per te, cosi come non è detto che tu debba applicarli tutti insieme.

Sperimentali nel tuo quotidiano e monitora come ti senti senti, quanto sei comoda (spoiler: se sei una persona impulsiva e impaziente, può darsi che tu senta un po’ di scomodità all’inizio ed è funzionale alla creazione di una nuova abitudine).

Vuoi iniziare a lavorare con me sulla tua capacità di essere paziente? Richiedi la tua chiamata gratuita di 30 minuti per scoprire il mio Percorso

sviluppare la pazienza: 4 cose che puoi fare nella tua quotidianità

1. Lavora sui desideri

Per allenare la pazienza è fondamentale che tu prenda contatto con i tuoi obiettivi, meglio se sotto forma di desideri.

Preferisco parlare di desideri e non di obiettivi perché quando smetti di considerare gli obiettivi come “qualcosa che DEVI fare” e inizi a considerarli in termini di desideri, viene meno quel senso di costrizione legato al devo e si apre la dimensione del “posso”.

In questo modo, essere paziente diventa uno spazio di possibilità in cui muovere il tuo primo passo verso una piccola prima conquista, e poi un’altra e un’altra ancora..fino a che, tutte insieme, contribuiranno alla tua realizzazione.

 

2. Presta attenzione alle tue abitudini

Poco fa ho parlato della pazienza come di un’abitudine: questo termine deriva dal latino habitudo che indicava la struttura fisica o morale e fa riferimento a tutte quelle azioni quotidiane che ripetendosi contribuiscono a dare forma a quello che sei.

Le abitudini sono dei processi che diventano pian piano interiorizzati e automatici: in questo modo saranno facilmente disponibili alla tua mente e avranno una forza tale da spingerti a continuare a fare in quello specifico modo.

Allenati ogni giorno a portare attenzione a ciò che senti e fallo diventare un’abitudine: bastano 3 minuti al giorno, in cui porsi una semplice domanda – “cosa sento, cosa provo in questo momento?” e risponderti in termini strettamente emotivi (cerca tra le 6 emozioni di base: sorpresa, rabbia, disgusto, paura, tristezza o gioia?).

 

3. Guarda alla tua vita come un grande esperimento

Sperimentare è un processo costante nella tua vita, anche se non te ne accorgi: tutte le volte che provi a fare qualcosa anche di molto piccolo stai dando vita a un esperimento, perché stai facendo un’esperienza.

Puoi allenare la tua pazienza se at-tendi (tendi verso) la sperimentazione, non solo quando le cose vanno male e devi trovare una soluzione e un’alternativa ai problemi.

Il momento migliore per sperimentare è proprio quando le cose vanno bene, perché è quello il momento in cui hai a disposizione più risorse, tempo e lucidità per valutare i risultati che hai ottenuto

 

4. Impara a apprezzare il fallimento

Mentirei se ti parlassi di sperimentare senza prendere in considerazione l’ipotesi del fallimento.

Mia nonna diceva sempre “chi non fa, non falla” – l’unico modo per assicurarti di non fallire mai, è non fare mai niente. Ma, in questo modo,  come potresti realizzare i tuoi desideri?

Ogni azione comporta una dose di rischio: ogni percorso è fatto di piccole conquiste, ma anche di fallimenti quotidiani perché il fallimento è parte del processo.

Uno degli insegnamenti che le persone che seguo apprezzano di più è una diversa lettura di successo fallimento: invece di fallimento, infatti, sarebbe meglio parlare di insegnamento, perché ogni volta che sbagli puoi imparare cosa non funziona per te e correggere il tiro.

Quanto al successo, se guardi bene a questo termine, ti accorgerai che parla del passato: successo, accaduto. Andato, passato, fatto. Quello su cui a te interessa concentrarti, se vuoi diventare felice, è il futuro, perché è nel futuro che c’è ancora vita.

ricapitolando...

Ogni volta che durante il tuo percorso avrai la pazienza di  rialzarti da una caduta, sentendo quello che senti e desiderando un futuro diverso, avrai aggiunto qualcosa al tuo bagaglio.

E quando la strada da percorrere sarà finita, avrai raggiunto un livello di consapevolezza su quello che stai facendo per cui capirai che è stato il viaggiare che ti ha reso viva.

Nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire da Te” aiuto ogni giorno persone piene di impegni, abituate a portarsi al limite delle proprie energie incalzate da un tempo che non sembra bastare mai.

Arrivano da me in ansia, col timore di non essere abbastanza brave a fare tutto, e a gestire al meglio il loro tempo e quello dei propri cari. 

Se ne vanno riconoscendo i benefici che derivano dall’essere pazienti, l’at-tendere (il trattino è voluto), avendo capito che è la manifestazione della “felicità in divenire”.

La pazienza è infatti una delle 8 competenze che contribuiscono a realizzare un’esistenza felice, insieme al coraggio, alla saggezza, alla speranza, alla convinzione, all’impegno e alla perseveranza.

Come posso aiutarti?

Se ti interessa percorrere il tuo prossimo pezzo di strada insieme e vuoi il mio aiuto per Ripartire da Te, puoi compilare il form che trovi qui sotto e inviare la tua richiesta per accedere a una chiamata gratuita di 30 minuti.

Le tue risposte mi aiuteranno a capire se posso effettivamente aiutarti e ti ricontatterò per fissare il momento migliore per conoscerci, approfondire la tua situazione e darti le informazioni che ti servono per dare avvio alla tua Ripartenza.

Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

Iscriviti alla Newsletter

per ricevere ogni mese le mie Psicolettere

Ti arriverà subito in regalo il mio e-book “Autostima: 5 frasi da non dire se vuoi farla crescere”

Iscrivendoti alla newsletter, dichiari di aver letto  l’Informativa sulla privacy e di aver acconsentito al Trattamento dei Dati Personali ai sensi del Regolamento Europeo n. 2016/679. Proteggerò i tuoi dati come previsto dal GDPR e potrai aggiornarli e cancellarli in qualsiasi momento.
relazioni lavoro

Relazioni lavorative: come influiscono sul fisico

relazioni lavoro

mente e corpo non sono cosi separati

Se ti dico che quel mal di schiena che ti attanaglia ogni mattina non è solo un problema fisico ma ha molto a che fare con le tue relazioni, con l’ultimo “No!” che non hai detto al tuo capo o al tuo partner, con le emozioni che ti sei tenuta dentro, ti suona un po’ incredibile vero?. 

“Ma no, è solo un mal di schiena, devo assolutamente cambiare materasso!” mi dirai…Eppure è proprio così.

Siamo abituate a pensare che ci sia una netta divisione tra la nostra mente, il nostro cuore e il nostro corpo ma in realtà sono aspetti diversi di un’unica realtà…Te Stessa, tutta intera, nella tua unicità.

Partendo dal caso studio di una mia paziente che ha da poco concluso il Percorso “10 Settimane Per Ripartire da Te” , in questo articolo ti accompagno a vedere come posso aiutarti a liberarti dall’ansia e dai pesi sul cuore e tornare a sentirti padrona della tua vita.

Il caso studio di Cristina: tra corpo e relazioni lavorative

Cristina è una meravigliosa donna di 45 anni, dipendente d’azienda, moglie e madre di un bimbo di 7 anni. 

Quando è arrivata da me si sentiva “come la sabbia di una clessidra quando passa dalla sua strozzatura…ansiosa, paurosa, titubante, bloccata..come contromano in una strada a senso unico. 

Non potevo continuare cosi..il mio cuore la mia mente e la mia anima erano totalmente in confusione…mi dovevo svegliare da questo torpore che rendeva tutte le mie giornate uguali..pesanti”.

C’erano tanti aspetti che non andavano, in particolare in due ambiti della sua vita:

1) le relazioni a lavoro erano diventata insostenibili: sentiva di non essere rispettata e ascoltata dai suoi responsabili e che i suoi colleghi non vedevano l’ora di giocare a scaricabarile alla fine del proprio turno, aggravando il suo carico di lavoro.

2) Il suo corpo mandava segnali che non era più possibile ignorare: conviveva con un mal di pancia continuo che la costringeva a dover calcolare gli spostamenti in macchina con molta attenzione, sempre sulla base della possibilità di fermarsi in caso di necessità.

Il primo passo con Cristina: "considerare il tutto come più della somma delle singole parti"

Uno degli autori di riferimento della Psicoterapia della Gestalt, Kurt Lewin ha teorizzato che quando una serie di elementi in un campo di forze vanno a creare un insieme (come ad esempio gli atomi di un oggetto), questi non sono più separabili tra loro.

Vanno perciò presi in considerazione come una nuova forma, unica nel suo genere: è qualcosa di diverso dalla somma delle parti, è qualcosa di più, e come tale va gestito.

Per questo motivo con Cristina la prima cosa di cui ci siamo occupate è stato vedere i vari punti di blocco non come tanti pezzi sparsi, ma come un insieme unico: relazioni a lavoro e salute fisica come parti di un tutto integrato.

Se ti consideri divisa a compartimenti stagno, quello che ti salterà all’occhio guardando alla tua vita è che sei piena di problemi, di cose che non vanno. 

Se invece trovi il filo rosso invisibile che collega tutti i pezzi, puoi occuparti di una cosa sola, e farlo nel modo più efficace possibile.

Il secondo passo: ascoltare l'insieme, insieme

Una volta capito che esiste questo filo rosso, abbiamo provato a cambiare modo di vedere l’insieme: da uno sguardo severo e giudicante, Cristina ha imparato ad usare uno sguardo curioso e benevolente del suo corpo.

L’esplorazione che faccio con la persona che ho davanti è sempre diversa e specifica per ognuno, ma segue una rotta ben precisa. 

Con Cristina ci siamo soffermate sulle diverse sensazioni che le rimandava il suo corpo, ci siamo occupate di monitorare il suo mal di pancia nelle varie situazioni e nel qui e ora di ogni sessione.

Il corpo è la sede di tutto il nostro insieme, la manifestazione incarnata del nostro esistere. Senza dare niente per scontato, l’ho invitata di volta in volta a stare in ascolto di sè, e a trovare quali sensazioni fisiche accompagnavano la sua presenza nel nostro spazio.

Il terzo passo: dallo spazio fuori allo spazio dentro

Una volta raccolte le preziose informazioni del suo corpo, siamo andate alla ricerca delle emozioni che coloravano la sua esperienza: rabbia, paura, tristezza… restavano tutte aggrovigliate nella pancia di Cristina. 

Entrandoci finalmente in contatto e dando a ognuna lo spazio che meritava, ha iniziato a liberare ciò che sentiva, lasciando emergere di volta in volta l’utile messaggio che ogni emozione porta con sé.

Perché si, le emozioni sono tutte utili, ci parlano di un desiderio e ci muovono verso la sua realizzazione, se non le blocchiamo con il pensiero e con il giudizio.

Il quarto passo: dalle emozioni al pensiero, dal desiderio alla volontà

Se è vero che il pensiero può essere una gabbia limitante, devi sapere che rappresenta anche il timone della tua barca, il ponte tra quello che senti e quello che fai. Per questo, dopo aver s-catenato le emozioni e aver ascoltato i desideri nascosti sotto la coltre di mille giudizi, con Cristina ci siamo occupate di rimettere in connessione il cuore con la testa.

Pensava che mettere davanti gli altri, e considerare le loro esigenze più importanti delle sue, fosse l’unico modo per sentirsi sicura nelle sue relazioni e gran parte dei suoi pensieri erano rivolti a valutare le reazioni degli altri come metro di giudizio della sua amabilità.

Meno spesso si era interrogata su cosa fosse davvero importante per lei e cosa lei volesse dagli altri. Iniziando a chiederselo, ha iniziato a vivere serenamente anche le sue relazioni in quel luogo di lavoro che le toglieva il respiro. 

Ha imparato a chiedere, a cercare soluzioni concrete per instaurare relazioni basate sulla professionalità e non sull’assistenzialismo ed è riuscita a darsi sostegno nel difendere i propri spazi. E il mal di pancia ha iniziato a essere meno ingombrante nelle sue giornate.

Il quinto passo: dalla consapevolezza all'azione

Passare all’azione è importantissimo per aumentare la tua autostima e sentire di avere il potere di governare la tua vita. Una delle cose che Cristina ha apprezzato di più è che non ci siamo perse in chiacchiere inutili: perché non basta sapere cosa vuoi, per farlo accadere.

Per questo, ogni nostra seduta si è conclusa sempre con la ricerca di un’azione concreta da mettere in pratica in vista della sessione successiva.

Mia cara Meraviglia, sappi che non troverai nessuna soluzione pre-confezionata né un’accozzaglia di tecniche e strumenti già pronti all’uso per gestire le tue relazioni. 

MIi fido di te e ti ritengo capace, in quanto essere umano, di trovare la tua strada fuori dal pantano. Nel mentre, io sarò al tuo fianco ad ogni passo.

Cristina ama scrivere poesie e ha un animo fortemente artistico e creativo: facendo leva su queste sue risorse, l’ho accompagnata a cercare le opportunità nascoste nei vincoli della sua situazione. 

Sessione dopo sessione, ha cercato soluzioni per mettere al tappeto quelli che sentiva come i suoi avversari, con non chalance, tenendo per mano una “nuova Cry”.

Scopriamo insieme come far emergere una nuova versione di te: richiedi la tua chiamata conoscitiva gratuita di 30 minuti

ha funzionato?

Nella lettera che mi ha scritto alla fine del percorso, riassume cosi la sua esperienza:

Fare un percorso di psicoterapia ti serve anche a capire che la prima persona a cui devi tenere, sei te stessa e prima lo fai, prima raccogli i frutti.

 

Bisogna innaffiarla questa vita, con la consapevolezza che siamo esseri umani, con un cuore e con un’anima e che se non ce la facciamo da soli a rimettere insieme i pezzi del nostro essere basta chiedere aiuto, basta decidere di farlo.

 

Io ringrazio Elena per questo ma soprattutto ringrazio me stessa per essermi fatta questo regalo! Spesso la vita è piena di ostacoli ma è la determinazione che ci metti a superarli che la rende miracolosa..Arrendersi mai, avanti tutta e sempre con il sorriso stampato in faccia. Benvenuta nuova Cri, grazie Elena!”

testimonianza relazioni

come può esserti utile l'esperienza di cristina?

Esiste un filo rosso invisibile dietro a quello che non funziona più nella tua vita. Il tuo corpo ti invia segnali importanti quando è arrivato il momento di cambiare e quello che puoi fare è farti sostenere nella delicata attività di unire i puntini per dare forma a un nuovo modo di vivere la tua vita.

 

Se ti trovi in una situazione in cui non hai chiaro quello che senti, non sai che pesci prendere davanti a una decisione importante o vuoi sbloccarti dall’ansia in modo concreto, possiamo sentirci. 

Puoi prenotare una chiamata conoscitiva gratuita di 30 minuti in cui analizzeremo insieme la tua situazione specifica e valuterò se posso esserti concretamente d’aiuto.

Ritrova chiarezza, serenità e autostima iniziando il tuo viaggio con me dalla Paura al Coraggio

Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

Iscriviti alla Newsletter

per ricevere ogni mese le mie Psicolettere

Ti arriverà subito in regalo il mio e-book “Autostima: 5 frasi da non dire se vuoi farla crescere”

Iscrivendoti alla newsletter, dichiari di aver letto  l’Informativa sulla privacy e di aver acconsentito al Trattamento dei Dati Personali ai sensi del Regolamento Europeo n. 2016/679. Proteggerò i tuoi dati come previsto dal GDPR e potrai aggiornarli e cancellarli in qualsiasi momento.