pazienza

La pazienza: 4 spunti per allenarla

pazienza

Avere pazienza non è sexy …o almeno cosi dicono.

 

In una società che corre veloce e ti invita a essere immediatamente produttiva, la pazienza è una competenza decisamente poco invitante, poco desiderabile.

Velocità e gratificazione istantanea invece si: siamo costantemente invitati a scattare per raggiungere i nostri obiettivi, nella logica del tutto e subito. 

Ci muoviamo alla velocità della luce sulle autostrade della vita, spesso dimenticandoci che intorno esiste il paesaggio. E se ti stessi perdendo qualcosa di importante?

Se ti senti una persona impulsiva o ti piacerebbe essere più paziente ma non sai da dove cominciare, in questo articolo ti aiuto a fare chiarezza sull’utilità della pazienza e ti lascio quattro spunti pratici per iniziare a portarla nella tua vita.  

 

Ci vuole pazienza ad avere pazienza?

“Elena il tuo problema con le equazioni è che non ti dai tempo, non hai pazienza, vuoi subito arrivare al risultato e ti perdi il processo”.

Eccaaaallà, dicono a Roma. “Uffa prof, ma non sono io, è che non mi riescono!” borbottavo sbuffando mentre tornavo al banco. Io, la pazienza e la matematica: una storia infinita, un triangolo pericoloso, un amore mai sbocciato.

Per lungo tempo ho creduto che pazientare, attendere fosse una cosa noiosa, un passaggio obbligato ma scomodo, uno stato di inattività passiva che mi allontanava da quello che volevo ottenere.

Non ne vedevo l’utilità, non sapevo che farmene del tempo e di me stessa. Mi sembrava un inutile ostacolo alla possibilità di ottenere una gioia, e non faceva che uccidere le mie energie.

Quando poi ho scoperto che cos’è davvero la pazienza, e come potevo applicarla alla mia vita, ho capito che non potevo farne a meno e ho iniziato a vedere il mondo con occhi nuovi.

Che cos’è la pazienza?

La pazienza non è semplicemente saper aspettare; la pazienza è cosa facciamo mentre aspettiamo! E facciamo una cosa ben precisa: SENTIRE.

Infatti, reggiti che arriva un momento nerd, il termine pazienza deriva dal greco “pathos” – sentimento. Perciò, paziente è “colui che sente, che prova sentimenti”. Detta cosi non fa cosi schifo, vero?

Se è un po’ che mi segui, me lo avrai sentito dire spesso: “senti quello che senti, e non puoi non sentire”.

Sentire, percepire, esperire, sperimentare costituiscono la porta d’accesso al nostro universo interiore, ed è li che troviamo le migliori risposte alle nostre domande esistenziali.

Soffermarsi e porre attenzione a che cosa sentiamo, momento per momento nel qui e ora, ci dà quindi la possibilità di scoprire cosa ci sta accadendo, di contattare i nostri veri desideri e di immaginare possibilità per realizzarli.

Pazienza e attesa: quello che non ti aspetti

La pazienza è “uno dei sentieri che portano lontano, verso l’orizzonte della felicità”: ho trovato questa definizione di G. Salonia molto poetica, e puntuale allo stesso tempo.  

Tutti desideriamo essere felici e dare un senso alla nostra esistenza: nel farlo, procediamo sulla scorta delle esperienze passate, nel qui e ora, tesi verso la realizzazione dei nostri progetti.

Questo vuol dire che veniamo da un passato, agiamo nel presente, compiendo azioni che inevitabilmente proiettiamo nel futuro (“pro-getto” vuol dire proprio questo, gettarsi in avanti).

Quando progettiamo, abbiamo a che fare con una visione di breve e di lungo periodo. Ci troviamo quindi a dover gestire una serie di azioni nel breve termine (il qui e ora) per costruire quello che chiamiamo (il “lì e allora”).

L’inciampo più grande (e più frequente) che osservo fare alle persone che seguo è quello di pensare che l’attesa sia qualcosa di mortale, mentre ha molto a che fare con il darsi la possibilità di tornare a vivere e a generare possibilità.  

Attesa come processo “a-tendere”: non è altro il tempo che ti concedi per creare lo spazio utile ad assimilare ciò che ti accade e dare forma i tuoi desideri in concreto, tramite azioni quotidiane

A che serve avere pazienza, aspettare?

L’attesa caratterizza la nostra esistenza fin dai primi momenti. Se ci pensi, la nostra nascita inizia in una dimensione di attesa.

È in attesa la mamma che aspetta per 9 mesi di conoscere il suo bambino, e intanto immagina che forma avrà. Lo fa con pazienza, ovvero sentendo ogni giorno i movimenti di una vita che cresce nella sua pancia, sperimentando i cambiamenti del suo corpo.

Crescendo scopriamo che è nell’attesa che possiamo fare ordine e dare senso degli avvenimenti. Nel tempo dell’attesa, le emozioni, da ingenue o euforiche si trasformano, diventano sentimenti duraturi, che ci permettono di evolvere e maturare.

Ma non solo: ecco altri 4 aspetti per cui esercitare la pazienza si rivela estremamente utile:

1. Attraverso la pazienza riscopri la TOLLERANZA

Tutti noi abbiamo una voce interna che ci guida: a volte però non ha un tono troppo benevolente. Ci auto-giudichiamo costantemente, ma questo non fa altro che sabotarci.

Quando impari la pazienza e impari a stare in contatto con ciò che senti, ti dai la possibilità di essere tollerante verso ciò che fai, errori e inciampi compresi, acquisisci potere sulla tua vita senza farti sopraffare.

2. La pazienza è l’unico modo per essere padrona del tuo TEMPO

Quante volte negli ultimi anni hai sentito di non avere il controllo della tua giornata, della tua settimana, dei mesi che passano? Quante volte hai avuto l’impressione che ti scorresse tra le mani senza riuscire a prenderlo e farlo tuo?

Puoi riappropriartene: nel momento in cui ti soffermi a sentire, torni a dargli (e a darti) valore.  

3. La pazienza aiuta a prendere DECISIONI ponderate

Solo così è possibile concentrarsi sul presente e procedere valutando ogni aspetto del problema e della realtà che ti circonda in modo attento, per mettere un piede davanti all’altro senza fare il passo più lungo della gamba.

4. Senza pazienza non c’è APPRENDIMENTO

Si impara attraverso l’esperienza, e come ci siamo già dette esperire è sinonimo di sentire, sperimentare. In ogni cosa è fondamentale ricordarsi che non si può sapere tutto e che imparare è il primo passo necessario per realizzare la propria esistenza. 

Allenare la pazienza

Ora che hai capito quanto la pazienza permea già la tua vita e a cosa è utile, arriviamo alla parte pratica: la pazienza è un’abitudine e in quanto tale necessita di allenamento quotidiano.

Attenzione: non esiste una formula magica buona per tutti, o una ricetta per la felicità pre-confezionata, perché tu sei un essere umano unico e irripetibile, e come tale dovresti trattarti.

Quello che sto per dirti rappresenta il frutto della mia esperienza e di quello che vedo funzionare con le mie Meraviglie (cosi chiamo le persone che seguo).

Voglio che li consideri come un insieme di spunti pratici per riflettere: non è detto che funzionino tutti per te, cosi come non è detto che tu debba applicarli tutti insieme.

Quello che puoi fare è sperimentarli nel tuo quotidiano e monitorare cosa ti accade, cosa senti, quanto sei comoda (spoiler: se sei una persona impulsiva e impaziente, può darsi  che tu senta un po’ di scomodità all’inizio ed è funzionale alla creazione di una nuova abitudine).

 

Ecco quattro cose che puoi fare, nella tua quotidianità, per allenare la pazienza.

 

1. Lavora sui desideri

Per allenare la pazienza è fondamentale che tu prenda contatto con i tuoi obiettivi, meglio se sotto forma di desideri.

Preferisco parlare di desideri e non di obiettivi perché quando smetti di considerare gli obiettivi come “qualcosa che DEVI fare” e inizi a considerarli in termini di desideri, viene meno quel senso di costrizione legato al devo e si apre la dimensione del “posso”.

In questo modo, essere paziente diventa uno spazio di possibilità in cui muovere il tuo primo passo verso una piccola prima conquista, e poi un’altra e un’altra ancora..fino a che, tutte insieme, contribuiranno alla tua realizzazione.

 

2. Presta attenzione alle tue abitudini

Poco fa ho parlato della pazienza come di un’abitudine: questo termine deriva dal latino habitudo che indicava la struttura fisica o morale e fa riferimento a tutte quelle azioni quotidiane che ripetendosi contribuiscono a dare forma a quello che sei.

Le abitudini sono dei processi che diventano pian piano interiorizzati e automatici: in questo modo saranno facilmente disponibili alla tua mente e avranno una forza tale da spingerti a continuare a fare in quello specifico modo.

Allenati ogni giorno a portare attenzione a ciò che senti e fallo diventare un’abitudine: bastano 3 minuti al giorno, in cui porsi una semplice domanda – “cosa sento, cosa provo in questo momento?” e risponderti in termini strettamente emotivi (cerca tra le 6 emozioni di base: sorpresa, rabbia, disgusto, paura, tristezza o gioia?).

 

3. Guarda alla tua vita come un grande esperimento

Sperimentare è un processo costante nella tua vita, anche se non te ne accorgi: tutte le volte che provi a fare qualcosa anche di molto piccolo stai dando vita a un esperimento, perché stai facendo un’esperienza.

Puoi allenare la tua pazienza se at-tendi (tendi verso) la sperimentazione, non solo quando le cose vanno male, quando devi trovare una soluzione e un’alternativa ai problemi.

Sperimentare non è un’azione da fare di tanto in tanto, anzi. Il momento migliore per sperimentare è proprio quando le cose vanno bene, perché è quello il momento in cui hai a disposizione più risorse, tempo e lucidità per valutare i risultati che hai ottenuto

 

4. Impara a apprezzare il fallimento

Mentirei se ti parlassi di sperimentare senza prendere in considerazione l’ipotesi del fallimento.

Mia nonna diceva sempre “chi non fa, non falla” – l’unico modo per assicurarti di non fallire mai, è non fare mai niente. Ma, in questo modo,  come potresti realizzare i tuoi desideri?

Ogni azione comporta una dose di rischio: ogni percorso è fatto di piccole conquiste, ma anche di fallimenti quotidiani perché il fallimento è parte del processo.

Uno degli insegnamenti che le persone che seguo apprezzano di più è una diversa lettura di successo fallimento: invece di fallimento, infatti, sarebbe meglio parlare di insegnamento, perché ogni volta che sbagli puoi imparare cosa non funziona per te e correggere il tiro.

Quanto al successo, se guardi bene a questo termine, ti accorgerai che parla del passato: successo, accaduto. Andato, passato, fatto. Quello su cui a te interessa concentrarti, se vuoi diventare felice, è il futuro, perché è nel futuro che c’è ancora vita.

 

Take away points di questo articolo

Ogni volta che durante il tuo percorso avrai la pazienza di  rialzarti da una caduta, sentendo quello che senti e desiderando un futuro diverso, avrai aggiunto qualcosa al tuo bagaglio.

E quando la strada da percorrere sarà finita, avrai raggiunto un livello di consapevolezza su quello che stai facendo per cui capirai che è stato il viaggiare che ti ha reso viva.

Nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire da Te” aiuto ogni giorno persone piene di impegni, abituate a portarsi al limite delle proprie energie incalzate da un tempo che non sembra bastare mai.

Arrivano da me in ansia, col timore di non essere abbastanza brave a fare tutto, e a gestire al meglio il loro tempo e quello dei propri cari. Se ne vanno riconoscendo i benefici che derivano dall’essere pazienti, l’at-tendere (il trattino è voluto), avendo capito che è la manifestazione della “felicità in divenire”.

La pazienza è infatti una delle 8 competenze che contribuiscono a realizzare un’esistenza felice, insieme al coraggio, alla saggezza, alla speranza, alla convinzione, all’impegno e alla perseveranza.

Come posso aiutarti?

Se ti interessa percorrere il tuo prossimo pezzo di strada insieme e vuoi il mio aiuto per Ripartire da Te, puoi compilare il form e inviare la tua candidatura a una chiamata gratuita di 30 minuti.

Le tue risposte mi aiuteranno a capire se posso effettivamente aiutarti e ti ricontatterò per fissare il momento migliore per conoscerci, approfondire la tua situazione e darti le informazioni che ti servono per dare avvio alla tua Ripartenza.

Elena Formica

Elena Formica

Ho già aiutato centinaia di persone che non si sentivano mai abbastanza a liberarsi dai pesi sul cuore, tornare a sorridere e sentirsi finalmente padrone della propria vita.

essere felici

Essere felici: 4 miti da sfatare

essere felici

Sono secoli che le persone si interrogano su questa “semplice” domanda: come si fa a essere felici? 

Ma soprattutto..si può essere felici e realizzati? Nello speciale uscito recentemente su Netflix, Alessandro Cattelan ci porta con sè nel suo personale viaggio alla scoperta della felicità…ma non è certo il primo ad essersi posto questa domanda. 

Ricordo ancora quando al liceo studiavo lunghe pagine di dibattiti tra filosofi greci, che sembravano non fare altro che passare il proprio tempo interrogandosi su quale tipo di felicità fosse la migliore da perseguire. 

Ancora prima, anche Confucio e Budda cercavano l’illuminazione e insegnavano ai propri discepoli le loro risposte a questa domanda, invitandoli a scavare e guardare dentro di sè.

In questo articolo ti accompagno a vedere che cosa si intende per felicità, sfatiamo insieme 4 miti intorno al tema e ti lascio con una serie di spunti pratici se vuoi realizzare una vita felice. 


Che cosa si intende per felicità?

Oltre all’approccio filosofico e spirituale, in campo scientifico gli studi di Psicologia Positiva hanno fatto interessanti scoperte sulla felicità e su ciò che rende la vita degna di essere vissuta.

Un cambio di rotta importante rispetto alle teorie tradizionali, che sposta il focus dell’indagine da “sistemare ciò che è rotto” a mettere in valore e far risaltare le risorse presenti in ognuno di noi.  

Ognuno ha la propria idea di felicità e una delle cose interessanti che ho scoperto parlandone con le persone nel mio Percorso, è che il significato di felicità varia notevolmente da persona a persona, ma tutti sanno dargli una definizione.

Se dico la parola “felicità” ad alcune persone, subito pensano a un’emozione transitoria, alla sensazione di eccitazione il giorno di Natale, a una buona serata fuori con gli amici o a quella piacevole sensazione di sentire il sole caldo sul loro viso.

Altri lo vedono come qualcosa di più duraturo: la sensazione di essere contenti delle proprie vite, riconosciute come ricche perché piene di significato.

In termini psicologici, questi due tipi di felicità sono spesso indicati rispettivamente come Edonìa ed Eudamonìa, ma se vogliamo trovare un modo più accessibile per definirle, potremmo definirle come “principio di piacere” e “senso di scopo”.

 

Piacere e scopo

L’aspetto del piacere nella felicità ha a che fare con una valutazione a breve termine, con il sapersi godere il momento, mentre se guardiamo a lungo termine nelle nostre vite vediamo che lo scopo e il significato assumono una maggiore rilevanza per garantirci  un senso di “felicità” nella nostra vita in generale.

Piuttosto che discutere su quale sia il migliore, è preferibile guardare in modo olistico e sistemico alla questione, andando a concentrare la nostra attenzione sulla creazione di un equilibrio.

Abbiamo bisogno di sentire un senso di direzione e significato generali, ma dobbiamo anche saper fermarci e godere di piccoli piaceri, di “annusare le rose” lungo il percorso.

Se pensiamo alla felicità in questi termini, riusciamo anche a comprendere e incorporare le differenze culturali rispetto all’idea di felicità. Nel mondo occidentale, la felicità tende a essere vista come qualcosa associato a uno stato di forte eccitazione: eccitazione, euforia, salti di gioia.

Nel mondo orientale, invece, la felicità è associata alla calma, alla pace, al relax. C’è anche una differenza tra le età: pensa alla gioia rumorosa di un bambino che vive interamente immerso nel momento, rispetto alla gioia tranquilla del nonno che lo sta guardando.

 

Essere felici: una questione di equilibrio

La comprensione di questi due diversi aspetti della felicità ci aiuta a capire dove a volte possiamo inciampare.

Se diamo la priorità al piacere a breve termine a scapito della direzione e del significato a lungo termine, corriamo il rischio di usare soluzioni rapide per nascondere il fatto che sentiamo una mancanza di scopo nelle nostre vite, che alla fine ci fa sentire vuoti quando questa poi svanisce.

Allo stesso modo, passare la vita a concentrarci su obiettivi e risultati a lungo termine può significare perderci i momenti lungo il percorso che ci danno gioia: abbiamo quindi bisogno di un equilibrio che comprenda nella nostra vita entrambi i tipi di felicità.

 

Il primo mito da sfatare sulla felicità

“Questo semplice trucco ti renderà felice”

Quante volte l’hai sentita questa? Spoiler: Non esiste una risposta semplice alla domanda su come essere felici (e dovresti diffidare da chi te ne offre). 

La realtà è che c’è un mix di cose di cui abbiamo bisogno per un funzionamento ottimale, che coinvolgono piacere e scopo, che possono variare da persona a persona, attraverso culture diverse e nel corso della vita.

Nonostante queste differenze, ci sono temi centrali che emergono quando indaghiamo su ciò che rende felici le persone, quindi più impariamo a osservarci e a chiedere a chi ci sta intorno con sincera curiosità, più possiamo riflettere e sperimentare questa conoscenza alla nostra situazione quando ci sembra appropriato. 

 

Il secondo mito da sfatare sulla felicità

“Sarò felice quando…”

Un altro preconcetto comune è che saremo più felici quando succederà finalmente quel qualcosa che tanto desideriamo (una nuova macchina, un aumento al lavoro, un nuovo lavoro, vincere alla lotteria….).

Le ricerche mostrano che, sebbene questi eventi possano aumentare la nostra felicità nel breve periodo, ci abitueremo rapidamente a queste novità e i nostri livelli di felicità torneranno alla normalità (in gergo tecnico questo effetto viene chiamato “adattamento edonistico”).

Questo non significa che le circostanze esterne non influiscano sui nostri livelli di felicità: se ci troviamo ad affrontare eventi spiacevoli come malattie, la fine di una relazione o la perdita di una persona importante, è prevedibile sperimentare tristezza, apatia, disagio e infelicità (in questo articolo ti racconto a che ti servono e come farci fronte).

La notizia interessante è che in questo caso l’adattamento funzionerà a nostro favore e i nostri livelli di serenità torneranno a ristabilirsi man mano che prenderemo delle nuove misure rispetto alla nostra nuova situazione.

È importante ricordare che riusciremo ad essere più resilienti in quel momento se nella nostra vita abbiamo costruito delle solide basi di autostima e supporto sociale.

 

Il terzo mito da sfatare sulla felicità

“O nasci felice o non lo sarai mai”.

C’è del vero nel fatto che alcune persone hanno un’indole più incline a vedere il bicchiere mezzo pieno di altre: studi mostrano che i gemelli omozigoti hanno livelli di felicità più simili di quelli dei gemelli eterozigoti.

Ma al di là della genetica e delle circostanze, sappi che hai ampio spazio di manovra: i nostri livelli di felicità possono aumentare e diminuire in base a ciò che ci accade e al modo in cui reagiamo. 

Allo stesso tempo abbiamo anche la capacità di apprendere nuovi modi di reagire a ciò che ci succede, che a loro volta influenzeranno i nostri livelli di benessere percepito.

Ancora una volta voglio presentarti le cose nel modo più diretto possibile: la buona notizia è che puoi influenzare in una certa misura i tuoi livelli di felicità, ma non nel senso che dovresti semplicemente “pensare in modo positivo” e tutto andrà bene – non è così semplice!

In particolare, aiutami a combattere lo stigma e l’iper-semplificazione che spesso c’è intorno a queste condizioni: chi soffre di depressione o disturbi del tono dell’umore non dovrebbe mai trovarsi nella posizione di essere colpevolizzato per ciò che prova, o invitato a “sforzarsi di più” per riprendersi!)

 

Il quarto mito da sfatare sulla felicità

“Ma io so benissimo cosa mi rende felice”

Anche se abbiamo qualche idea su ciò che ci rende felici, ci sono anche momenti in cui notoriamente non siamo bravi a prevedere come ci sentiremo.

Ad esempio, in uno studio che esamina l’interazione sociale con estranei sui mezzi pubblici durante un normale tragitto giornaliero, le persone hanno previsto che sarebbero state più felici di leggere/guardare fuori dal finestrino piuttosto che parlare con gli altri passeggeri.

Tuttavia, quando i loro livelli di felicità sono stati testati subito dopo il tragitto, gli studiosi hanno scoperto che era vero il contrario: parlare con estranei ci rende più felici, nonostante i nostri timori iniziali.

Lo studio ha anche mostrato che anche le persone con cui si è parlato si sono sentite più felici dopo lo scambio.

Allo stesso modo, un altro studio sull’interazione uomo-natura ha mostrato che, quando posti davanti alla scelta se attraversare un campus universitario attraverso tunnel sotterranei o all’aperto, i partecipanti hanno sovrastimato il loro piacere di stare nei tunnel e hanno sottovalutato il vantaggio di camminare all’aria aperta.

Morale: non sempre quello che ci aspettiamo ci renda felici, lo fa davvero e restare aperti al cambiamento e al nuovo è fondamentale per scoprire nuovi modi per essere felici! 

 

Come fare quindi per essere felici?

Come dicevamo poco fa, la psicologia positiva offre una vasta gamma di spunti su cosa ci può rendere felici.

È impossibile entrare nel dettaglio qui tutto qui, e spesso nei miei post sul blog cerco di essere quanto più concreta e possibile, ma ecco alcuni input per spiegare alcuni dei temi importanti su che ci rende felici.

 

1. Connessione

Come esseri umani, ci siamo evoluti come animali sociali che vivono in un mondo naturale

Per questo connettersi con gli altri è cosi importante per il nostro benessere mentale: non importa se siamo persone estroverse, introverse che hanno bisogno di tempo di qualità con gli amici intimi alternati al tempo da soli, o persone che si identificano da qualche parte tra questi due estremi.

Desidero che tu ricordi che la connessione non deve essere solo con gli amici intimi: le piccole connessioni quotidiane con gli altri fanno bene anche al nostro benessere mentale.

Traiamo beneficio anche dell’essere connessi alla natura e dei sentimenti di connessione spirituale o religiosa con il resto del mondo.

Entrare in contatto e trascorrere del tempo nella natura, il giardinaggio, la coltivazione di piante d’appartamento o il trascorrere del tempo con gli animali, anche domestici, ci fa sentire più felici.

 

2. Prendersi cura del proprio corpo

Quando pensiamo alla psicologia, è facile fare riferimento cosa sta succedendo nella nostra testa e dimenticare l’importanza di prendersi cura di noi stessi fisicamente.

L’esercizio fisico, una buona alimentazione e il sonno sono tutti vitali per il nostro benessere mentale e fisico: la mente e il corpo sono strettamente collegati e ciò che influisce sull’uno avrà un impatto sull’altro.

 

3. Prendersi cura della propria mente

Allo stesso modo, cosi come i nostri corpi beneficiano dall’essere attivi, la stessa cosa succede anche alle nostre menti. Imparare cose nuove, parlare con nuove persone, fare nuove esperienze ci fa bene dal punto di vista emotivo e cognitivo.

Anche avere un significato e una direzione nella nostra vita è importante per la nostra felicità.

Molte persone parlano dell’importanza di fissare “obiettivi” e sebbene ciò abbia valore, a volte faccio fatica a usare con serenità la parola “obiettivo”, perché implica il dover sapere a tutti i costi dove stiamo andando prima di partire e non lascia grande spazio agli errori.

A volte i viaggi migliori sono quelli in cui non è tutto calcolato al minuto e ci prendiamo il tempo per guardarci intorno ed esplorare. 

Quindi, se ti piace fissare obiettivi, fantastico, ma prenditi del tempo per essere curiosa e concediti anche il tempo di esplorare e riflettere.

 

4. Apprezzare quello che abbiamo

Nel secondo mito da sfatare sulla felicità abbiamo parlato di “adattamento edonistico”, il fatto che ci abituiamo alle cose buone e smettiamo di apprezzarne i benefici.

Ma il vantaggio è che possiamo cercare di contrastare questa tendenza prendendoci del tempo per apprezzare ciò che abbiamo. Scrivere nel diario della gratitudine, assaporare, pregare con l’intenzione di ringraziare (se siamo religiosi), essere consapevoli e prestare attenzione al momento presente ci aiuterà ad apprezzare ciò che ci circonda e aumenterà i nostri livelli di felicità.

Inoltre, più prestiamo attenzione alle cose belle della nostra vita, più le notiamo, quindi questo ha un effetto continuo per aiutarci a guardare il lato positivo, anche quando il gioco si fa duro. 

 

Cosa ti puoi portare a casa da questo articolo sull’essere felici…

La domanda “cosa ci rende felici” è interessante, ma non ha una risposta rapida.

Ci sono dei temi di fondo comuni a tutti gli esseri umani e più impariamo, più possiamo scegliere di influenzare il nostro comportamento e le nostre azioni, che possono influenzare le nostre circostanze e il modo in cui ci sentiamo.

È anche divertente sperimentare su noi stessi: provando cose diverse, possiamo vedere cosa funziona per noi. Il diario della gratitudine potrebbe essere la mia passione, correre le maratone potrebbe essere la tua: ognuno di noi è diverso, unico, irripetibile.

La cosa interessante di adottare un approccio basato sulla scienza per comprendere questa domanda, è che possiamo iniziare a sfatare i miti e separarli dalle verità su ciò che ci renderà più felici senza cadere in trappole.

Fammi sapere in che modo ti è stato utile questo articolo nei commenti o su Instagram  e se mentre leggevi ti è venuto in mente qualcuno che potrebbe trarne beneficio, condividilo!

Inoltre, se vuoi ricevere tutti i miei contenuti e i mini-training mensili che condivido solo con la community delle Meraviglie, puoi unirti gratuitamente al mio canale su Telegram! 

Un abbraccio, alla prossima!

Elena Formica

Elena Formica

Ho già aiutato centinaia di persone che non si sentivano mai abbastanza a liberarsi dai pesi sul cuore, tornare a sorridere e sentirsi finalmente padrone della propria vita.

eva copertina

L’esperienza di Eva

da essere bloccata e sotto attacco a lavoro

a sentirsi di nuovo grintosa e libera di essere sè stessa.



si può fare?

 

Eva ce l’ha fatta, eccome!

Chi: Eva è una brand marketing manager, seo copywriter e ux designer piena di talento e di energia.

 

Quando mi ha contattata stava vivendo una situazione di #mobbing sul lavoro che non le permetteva di alzarsi la mattina serena, pronta ad affrontare la giornata dando il meglio di sè.

 

Ha sentito che era il momento di fare un passo concreto verso la sua felicità, perchè lo doveva a sè stessa: agli anni di studio fatti, ai sacrifici, alle sue ambizioni, ai suoi sogni.

 

Da super professionista qual è, sapeva bene quanto il benessere interiore si riflettesse sulle prestazioni lavorative e no..non poteva accettare di rimanere in quel limbo, in gabbia, accontentandosi dello status quo

 

Qui sotto trovi le sue parole, la sua testimonianza diretta con cui descrive quello che l’ha portata a decidere di iniziare il mio Percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te .

 

Se ancora non lo conosci, è un Percorso di 10 Settimane super collaudato che aiuta chi sente di aver perso le coordinate della propria felicità a tornare a sorridere e sentirsi di nuovo padrona della propria vita. 

eva 1

 

Ti stai chiedendo se il Percorso ha funzionato?

 

Ebbene si…e sono super fiera di come si è approcciata al Percorso e di quello che ha raggiunto! 😎

Già dai primi momenti di lavoro insieme, Eva ha messo in gioco tutta sè stessa, con coraggio e determinazione, cambiando non solo ambiente di lavoro ma anche il suo mindset e la sua visione del mondo.

👉Ci siamo fin da subito concentrate sul cuore del suo blocco senza perderci in mille rivoli per sciogliere quei nodi che la tenevano ingabbiata, scomoda e poco a suo agio.

📌Ha scoperto che immaginarsi infallibile era quello che la teneva bloccata e che conoscere i suoi limiti era solo la porta d’accesso per sbloccare tutto il suo potenziale!

eva 2

eva 3

 

💬 Come dice lei stessa “sono riuscita ad accettare i miei limiti, non in quanto tali, ma come momento in cui riflettere e capire come posso #evolvere!”

 

 

eva 4

eva 5

 

🦁 Oggi si sente grintosa e libera di essere sè stessa, completamente.

💥 Ha smesso di dire sempre “si” per rendere felici gli altri e risultare adeguata al contesto: adesso la sua attenzione è rivolta a sè, al suo benessere e alla sua felicità!

 

 

eva 6

 

Ci ha anche tenuto ad aggiungere che….

eva 7

 

 

🤗 E io non potrei essere più felice di averla accompagnata in questo viaggio e grata di essere stata testimone della sua Ripartenza!

 

 

Se vuoi anche tu, come Eva, riscoprirti capace di affrontare le sfide della vita a testa alta

 

 

Puoi inviare la tua candidatura per iscriverti al mio Percorso!

Il primo passo sarà conoscerci in una videochiamata gratuita di 30 minuti e lì valuteremo insieme se posso aiutare anche te a raggiungere gli obiettivi che desideri.

 

Per inviare la tua richiesta puoi compilare il form che trovi qui sotto!

 

emozioni

E se le “emozioni negative” fossero la tua vera forza?

(PSSST….AVVICINATI…PICCOLO SPOILER: IN FONDO A QUESTO POST TROVI UN ESERCIZIO PER INIZIARE A TRASFORMARLE IN STRUMENTI POTENTI PER LA TUA VITA !)

 

Un passaggio fondamentale che non manca mai quando iniziamo il Percorso #10SettimaneXRipartireDaTe è chiarire quanto potere si nasconde dietro quelle emozioni che tutto il mondo definisce come negative.

.

Sì, hai letto bene, POTERE – a cui forse ti stai impedendo di accedere.

.

La nostra cultura porta avanti da secoli l’idea che se ti senti arrabbiato, confuso, triste, nostalgico, disgustato, vulnerabile non va bene.

.

Dovresti essere sempre e solo gioiosa, allegra, estroversa, flessibile, accomodante, comprensiva.

.

Come se sentirsi tristi o arrabbiati fosse un difetto di fabbrica da nascondere o da correggere, perché chi è triste o arrabbiato non va bene per questo mondo e non sarà accettato.

.

Come se non superasse il “controllo qualità”.

.

Si pensa che la tristezza o la rabbia siano brutte, sconvenienti, deprecabili, assolutamente non “figo”, che danneggia gli altri – e quando sento questo penso sempre a quelle frasi che le mamme a volte dicono per consolarci quando siamo piccoli “non piangere che poi diventi brutta” o “non piangere che poi la mamma sta male”.

.

Io credo invece che sentire ed essere consapevoli di tutte le proprie emozioni porti tanti doni, tante informazioni di cui sarebbe necessario iniziare a tenere conto.

.

E che il problema non sia sentirle ed esprimerle, ma semmai non esserne consapevoli e agirle a caso.

.

Perché tanto vengono fuori lo stesso, ma se non le accogli, un modo per manifestarsi lo trovano lo stesso e allora ti svegli con i dolori alla schiena, hai le gambe molli, hai la gastrite e ti senti sopraffatta.

.
 
Per tornare a sentirti stabile sulle tue gambe, e padrona della tua vita con le tue emozioni, e grazie alle tue emozioni puoi 👉iniziare con un esercizio.

Ti chiedo:

Cosa sei in grado di fare proprio grazie a queste emozioni?

Cosa sei in grado di fare quando sei impaurito? e quando sei arrabbiata? e quando sei triste?

Che doni ti porta l’essere capace di sentire tutte le emozioni?

 

Ti lascio degli spunti per rispondere:.

 

❤️Sei dannatamente viva. Ci sono persone che passano giorni, mesi, anni e secoli senza avere la minima idea di dove si trova la propria “bussola” interiore.

❤️Ti danno la direzione e ti aiutano a capire quello di cui hai bisogno, così puoi muoverti nel mondo per ottenerlo.

 

❤️Smetti di sprecare le tue energie in battaglie inutili e inizi a scegliere quali vale la pena combattere, per te.

 

❤️Quando parli arrivi dritta al punto senza girarci intorno, gli altri iniziano a capirti e tu ti senti compresa, più soddisfatta e più leggera.

 

❤️Smetti di nasconderti e di farti manipolare: ti scopri più forte, coerente e autentica – che è quello che ti dà la solidità che ti serve per superare ogni tempeste.

 

❤️Capisci “che aria tira” nella relazione che stai vivendo molto più velocemente, in pochissimi istanti, e se è buona per te oppure no.

.

E questi sono solo alcuni doni dello smettere di giudicare le tue emozioni e di categorizzarle come “positive” o “negative”.

.

Ogni volta che giudichi le tue emozioni perdi questo potere che è cosi vasto e cosi abilitante..ed è davvero un peccato.

.

Accogliere quello che senti ti aiuterà a trasformare il tuo punto di vista, come se tu avessi a un paio di “occhiali a raggi x” che ti permettono di non farti invadere e di fare attenzione ai dettagli, per ottenere di più da ogni momento della tua giornata.

.

E’ solo quando hai tra le mani tutto il tuo potere che puoi usarlo per costruire la vita che vuoi.

SE vuoi il mio aiuto e TI SENTI PRONTA PER USCIRE DALLA TRAPPOLA DELL'ANSIA E VUOI TORNARE A SORRIDERE, LIBERA DAI PESI SUL CUORE E DI NUOVO PADRONA DELLA TUA VITA

10 punti di svolta

Psicoterapia: i 10 punti di svolta di un percorso

10 punti di svolta

Cosa succede in un percorso di psicoterapia?

 

Se ultimamente niente gira come vorresti e ti senti spenta, in ansia e frustrata, forse ti sarà passato per la mente di cercare informazioni su come funziona un percorso di psicoterapia

Curiosa di sapere che cosa succede di seduta in seduta, magari hai cercato informazioni da chi ci è già passato.

A volte, però, le persone che hanno iniziato un percorso non riescono a spiegarti cosa potrai ottenere dai vari incontri, proprio perché loro per primi si trovano ancora immersi in questo processo trasformativo.

Ogni esperienza è diversa nella sua unicità, ma per aiutarti a venirne a capo, in questo articolo ho deciso di parlarti di 10 diversi punti di svolta incontrati da alcune persone che ho seguito, con successo, in questi anni nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire da Te”.

Sei pronta? Cominciamo!

 

Punto n. 1 – Scopri che il cambiamento non è dove ti aspetti 

Il processo di cambiamento spesso assomiglia a una lotta, in cui possiamo perdere la motivazione, fino a mollare la presa anche per paura di scoprire di essere diventati qualcosa di totalmente diverso da quello che siamo già.

Lascia che ti dica che non è così: in terapia si va per diventare sè stessi, non per diventare altro da sè. Comprendere questo primo, fondamentale punto, ti sarà d’aiuto per velocizzare il raggiungimento dei tuoi obiettivi.

Nella “Teoria Paradossale del Cambiamento”, A. Beisser  afferma che è solo quando accettiamo tutto ciò che siamo che arriviamo a una vera trasformazione.

Combattere contro ciò che sei è una scommessa persa in partenza che ti ingabbia e non fa altro che prosciugare le tue energie.

Invece quando ti accetti fai una promessa a te stessa: che saprai osservare ciò che ti accade, che sarai pronta ad accogliere ciò che esiste, e a lasciare che il tuo potenziale emerga per dare forma a ciò che sei.

Domenico racconta che, grazie al nostro percorso di psicoterapia, ha scoperto che poteva darsi il permesso di essere sè stesso: un insegnamento che gli è entrato talmente tanto sotto la pelle, che ha deciso di tatuarselo (letteralmente!).

Oggi si è liberato dal peso di una relazione ormai al capolinea e ha ricominciato a camminare verso il suo futuro, più libero e più leggero. Puoi leggere il suo caso di studio, cliccando qui.

 

Punto n. 2 – Impari a gestire la tua critica interiore

Gli schemi mentali, emotivi e comportamentali che. ti fanno soffrire hanno un significato preciso nella tua vita: sono state la migliore risposta che hai trovato in passato per cavartela e sopravvivere in situazioni difficili e dolorose.

Giudicarti, incolparti e farti del male per aver sentito, pensato o agito nello stesso modo “di sempre” non fa altro che mantenere il problema allo stesso posto: è la manifestazione della tirannia del tuo giudice interno, quella vocina criticona che ti strapazza come un uovo al tegamino.

Puoi uscire dal loop se impari a usare con te stessa quella che il filosofo Daisaku Ikeda chiama la compassione e che in Psicoterapia della Gestalt viene definita come Benevolenza.

Non si tratta di avere pietà nei tuoi confronti ma di vivere “con-passione“, volendo bene a tutte le parti di te: quella che sei stata, quella che sei, quella che vuoi diventare.

Nel video-racconto della sua esperienza, Giulia afferma che la svolta più grande nel suo percorso di psicoterapia è stato imparare a esprimersi in modo benevolente nei suoi stessi confronti, invece che giudicarsi ad ogni respiro.

Questo le ha permesso di avere chiara la sua direzione e raggiungere vette importanti nel suo lavoro di coach, ritrovando l’armonia nella sua vita come professionista, moglie e mamma di due splendidi cuccioli.

 

Punto n. 3 – Guardi il mondo con occhi nuovi

Tante volte le Meraviglie (cosi chiamo le persone che seguo, perché sono esseri umani meravigliosi) mi hanno chiesto un parere oggettivo sulla loro situazione.

Non gliel’ho dato, perchè volevo capissero che quella dell‘oggettività è una gran bufala: tutti leggiamo il nostro presente con il prisma delle esperienze del nostro passato, spesso inconsapevolmente.

Il punto è proprio questo: in psicoterapia diventi consapevole del fatto che hai una tua personale visione delle cose e conta tanto quanto quella di chiunque altro, psicoterapeuta compresa.

Quello che possiamo fare è toglierci i “soliti” occhiali con cui siamo abituate a guardare le cose della vita e imparare a guardare il mondo, interiore ed esterno, con occhi nuovi.

Che cosa intendo? Che è possibile riappropriarci, e iniziare a dare valore al nostro essere “soggetti”, ovvero agenti attivi della nostra vita.

Quando Lucia ha iniziato a farlo, si è sentita sollevata perchè si è accorta che essere un soggetto attivo della sua vita comportava avere potere sulle sue decisioni. In pratica, poteva prendere in autonomia le sue scelte e costruire relazioni – sia personali che professionali – che le stessero bene come un vestito cucito addosso.

Quando ha smesso di vedersi come un oggetto nella sua vita, ha combattuto per ottenere una promozione e ha iniziato a esprimere i suoi bisogni e i suoi desideri all’interno della coppia.

Questo l’ha portata a fare un balzo in avanti verso la sua realizzazione, descrivendo la psicoterapia come “il miglior regalo che poteva fare alla sua vita”.

 

Punto n. 4 – Diventi presente a te stessa

In tanti ti avranno parlato dell’importanza di vivere nel qui e ora, e delle grandi possibilità che derivano dall’essere presenti a sè stessi.

Magari ti hanno consigliato di meditare, ma poi ti annoi e ti sembra di esserti fatta abbindolare dall’ennesima tendenza senza ottenere risultati concreti.

Cosa significa davvero stare nel qui e ora? In psicoterapia della Gestalt, essere presenti significa essere integri nelle proprie sensazioni, emozioni e pensieri nell’unico tempo che ci è dato vivere davvero, quello presente.

Non si tratta di impiegarlo cercando di indovinare il futuro o restando bloccate a rimuginare sul passato.

Si tratta di imparare a stare con te stessa, in tua compagnia, con ciò che accade intorno a te, e non con ciò che vorresti che fosse accaduto o ciò che è già stato. Come farlo? Puoi iniziare dal porre attenzione al tuo respiro che, senza fretta, ma senza sosta, ti mantiene in vita.

Non occorre che tu prenda cuscini e coperte, puoi farlo ora, esattamente dove ti trovi.

Accorgiti del suo ritmo, sgancia la mascella dalla mandibola che era serrata, passati una mano tra le sopracciglia che rimangono sempre aggrottate e riporta la lingua a contatto con il palato, in modo morbido, non schiacciato.

E ora prendi bene aria dal naso e inspira…trattieni qualche secondo, poi espira buttando bene tutta l’aria fuori da pancia e polmoni.

Visto? Ci vuole solo qualche secondo, ma è una delle grandi àncore a cui puoi tornare ogni volta che noti che la tua attenzione si disperde e vola via.

È proprio dal respiro che Ilaria, ha ridimensionato il timore della malattia e della morte e ha trovato la sua strada come Interior Designer senza rimanere incastrata in una relazione che le andava stretta e senza più passare notti insonni in balia dell’ansia. 

 

Punto n. 5 – Tieni conto del contesto, a tuo vantaggio

Come esseri umani, viviamo in relazione con il nostro ambiente esterno (il mondo) e con quello interno (noi stesse), quindi per capire come funzioniamo, le nostre esperienze e le nostre difficoltà è sempre necessario tenere conto del contesto.

Secondo il principio dell’interdipendenza, c’è una reciproca influenza: tu hai un impatto sul tuo ambiente, l’ambiente in cui sei immersa ha un impatto su di te e su come vedi il mondo.

Esistono anche dei confini che ti circondano: sta a te decidere quanto renderli permeabili e quanto filtrare gli scambi con il mondo e con le persone che ti circondano.

Quando Francesca ha cominciato il suo percorso di psicoterapia, era ingabbiata proprio in questa dinamica: non riusciva a mettere fine alle continue incursioni della sua famiglia nelle sue decisioni.

Dal momento in cui ha compreso il suo ruolo in questa dinamica, ha iniziato a darsi valore comprendendo che se non poteva evitare che gli altri le dicessero determinate cose, poteva almeno  smettere di accontentare tutti. Ha iniziare a prendere decisioni che accontentassero sè stessa…e finalmente ha avverato il suo grande sogno, quello di andare a vivere da sola e mantenersi grazie al suo lavoro.

 

Punto n. 6 – Ti accorgi di quanto il tuo corpo è saggio

Imparare ad ascoltare e sentire il tuo corpo è essenziale, perchè per incontrare i tuoi veri desideri hai bisogno di contattare la sensazione fisica che quel desiderio produce.

Il luogo concreto dove si raccoglie questa sensazione è proprio nel tuo corpo, l’head quarter della tua esistenza. 

Pensa a quando hai bisogno d’acqua: prima di tutto senti la bocca secca, hai sete, ed è questa sete che ti guida nella ricerca di una modalità possibile per soddisfarla con i mezzi a tua disposizione.

Tutto nella vita segue questo stesso processo: quando Marta ha scoperto quante informazioni conteneva il suo corpo e come poteva tenere conto di quelle informazioni per fare le scelte migliori per sè, ha svoltato nella vita e sul lavoro.

Nel video-racconto della sua esperienza ci racconta come è riuscita a vincere un concorso a tempo indeterminato da infermiera nel più grande ospedale di Firenze e a co-costruire insieme al suo compagno una relazione di coppia felice (edit 2022: oggi hanno anche una meravigliosa bambina).

 

Punto n. 7 – Dai uno stop al senso di colpa

Passiamo molto del nostro tempo a lottare con i nostri sensi di colpa, a giustificarci e pensare “ai nostri diritti”. Tutto cambia quando in psicoterapia impari a spostare la prospettiva e inizi a comprendere che non si tratta di colpa, ma di Responsabilità.

La “response-ability” è la capacità che abbiamo di rispondere alle nostre azioni, emozioni e pensieri. Riconoscere di che cosa puoi tornare a essere responsabile (le tue azioni, le tue decisioni, la tua felicità) e che cosa invece è responsabilità degli altri, ti aiuta a evitare le manipolazioni di chi vuole approfittarsi della tua sensibilità, che è un dono.

Quando Chiara ha riconosciuto questo, sganciandosi dal senso di colpa, ha capito che la sua grande sensibilità poteva essere il suo miglior punto di forza e ha smesso di farsi assorbire dagli altri.

Ha completato la sua formazione con una specializzazione che le permetteva di accedere a posizioni lavorative migliori come educatrice e ha trovato il coraggio di lasciare un lavoro che non le corrispondeva più, senza rovinare i rapporti con responsabile e colleghi costruiti nel tempo.

 

Punto n. 8  – Smetti di combattere contro i tuoi sintomi

Nonostante ti abbiano sempre detto il contrario, sappi che quelli che chiami “sintomi” non sono il problema, anzi. Sono la porta di ingresso per la soluzione: un richiamo – a volte, un vero e proprio grido – che ti permette di mettere attenzione su ciò che non funziona più.

Invece di liberartene, quando lavoriamo insieme nelle sedute del percorso di psicoterapia possiamo soffermarci insieme ad ascoltare quale messaggio portano. In questo modo andremo insieme alla radice della questione, invece di insabbiarla temporaneamente e finendo per aggravarla.

Quando Irene ha iniziato ad ascoltare il suo corpo, tutto è finalmente diventato chiaro: il suo mal di stomaco prima di un esame si è trasformato da  un generico “oh no, sono di nuovo in ansia” a “sono consapevole di avere paura di non farcela, e posso occuparmene”.

Solo dopo aver riconosciuto quella paura, ha potuto agire su di essa per superarla e per imparare a mettersi al primo posto nella sua vita. 

Punto n. 9 – Non ti perdi in mille interpretazioni

Interpretare è una delle abitudini preferite della nostra mente, e non è un caso: ci serve per sopravvivere.

Solo che tra un’interpretazione e l’altra, ci perdiamo: a furia di fantasticare sulle intenzioni e i desideri degli altri, presupponendo cosa si nasconde dietro parole, gesti, silenzi, non detti…smettiamo di stare in contatto con ciò che vogliamo e iniziamo ad auto-sabotarci.  

Giada, ad esempio, interpretava ogni parola del suo fidanzato e aveva paura che dirgli di no avrebbe portato ad un loro allontanamento.

Quando ha smesso di interpretare e ha iniziato a rispettarsi, chiedendo ciò di cui aveva bisogno, si è sentita finalmente sicura di sè.

Come una cassaforte di cui finalmente conosceva la combinazione, la relazione è ripartita: è cambiato anche il comportamento del compagno nei suoi confronti, fino a che si sono ritrovati più complici e più uniti di prima.

 

Punto n. 10 – Onori ciò che è stato per accogliere ciò che sarà

Quando siamo impegnati nella difficile e straordinaria arte del vivere, facciamo del nostro  meglio con le risorse che abbiamo in quel momento. In effetti, se ti guardi indietro, è questo quello che hai sempre fatto – è arrivato il tempo di imparare anche a perdonarti.

Una volta che sei capace di perdonare te stessa, onori quello che è stato, quella che sei stata e ti predisponi ad accogliere ciò che sarà.

Quando P. G. (che mi ha chiesto di rimanere anonima) ha fatto questo grande passo, la sua vita ha preso una piega diversa: si è sbloccata nel suo percorso universitario, nelle sue relazioni e ha ricominciato a guidare la macchina…dicendo “ciaone!” agli attacchi di panico. 

Quando è arrivata in ritardo all’ultima seduta del nostro Percorso di psicoterapia (perchè rimasta inaspettatamente ferma nel traffico cittadino), ti puoi immaginare la mia immensa gioia: non sono stata mai cosi felice di aspettare l’arrivo di un paziente per festeggiare insieme!

 


 

In psicoterapia non accadono magie, ma conquiste

Siamo arrivate alla fine di questo articolo! Ognuno di questi punti rappresenta una vera e propria conquista nella vita delle persone che ho seguito quest’anno.

Credo che non ci sia modo migliore di raccontarti cosa può accadere nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire Da Te”, se non partire delle loro esperienze concrete.

Se ti senti pronta per trasformare ciò che non funziona più nella tua vita, puoi prenotare la tua chiamata gratuita di 30 minuti

Le tue risposte mi aiuteranno a fare una prima valutazione e, se ritengo di poterti effettivamente aiutare, ti ricontatterò per fissare il nostro appuntamento.

Elena Formica

Elena Formica

Ho già aiutato centinaia di persone che non si sentivano mai abbastanza a liberarsi dai pesi sul cuore, tornare a sorridere e sentirsi finalmente padrone della propria vita.

bari lungomare

Quando la vita scorre a 2x

Quante volte sei caduta nella trappola dell’"AVANTI VELOCE" senza riuscire ad assaporare le tue giornate, a trattenerne momenti, ricordi per renderle uniche e significative? A volte sembra che tutto si allinei per farti andare avanti a velocità 2x...ci si è messo anche Whatsapp ultimamente!

Ti ritrovi come dentro a un FRULLATORE, in balia dei mille impegni presi e dell’agenda sotto mano, proiettata nel domani...

Il qui ed ora, questo sconosciuto! 🙄

Ma guardando bene…

Ti sei accorta che passi la maggior parte del tuo tempo in attività che né ti coinvolgono né ti danno energia? Quando ci soffermiamo con le persone che seguo a valutare la qualità della loro vita, si accorgono che per la maggior parte del tempo sono "super-impegnate" a fare qualcosa di cui non gli importa davvero...

Lo fanno solo perchè "devono".

Sei sicura che non ci sia altro da fare che continuare così?

Ti svelerò un segreto… In realtà hai tante alternative molto più allettanti della modalità 2x in cui ti sei cacciata...e hanno a che fare con la tua capacità di riconoscere quello che ti coinvolge e ti dà energia.

Puoi raggiungere una qualità di vita che ti permetta di goderti ogni momento di quello che stai facendo.

E' possibile diventare padrona di te e non succube degli eventi che ti accadono… ma serve spegnere la modalità 2x, rallentare e diventare consapevole di ciò che senti profondamente.
Prendi la giornata di oggi: sto lavorando al back-office del Percorso in vista della ripresa delle sessioni lunedi..ma oggi fermo il mio 2x nel mio rifugio preferito: il LUNGOMARE!

La spesa può aspettare e non succede niente se a cena mangeremo un piatto di pasta in bianco…

Perché ciò che conta… è come ci arrivi alla cena 🙂

Se pensi che sia arrivato il momento di riprenderti il tuo tempo e la tua vita, puoi richiedere la tua chiamata conoscitiva gratuita da 30 minuti con me.

Insieme andremo a scoprire qual è la situazione che ti fa sentire bloccata e ti accompagnerò a trovare le tue modalità per tornare a sentirti capace di prendere le tue decisioni con il sorriso, fedele a te e a quello che senti.

Clicca qui sotto per accedere al form e inviare la tua candidatura.

Sai riconoscere la manipolazione di un love-bomber e non farti fregare - Elena Formica

Lovebombing: non farti fregare!

Sembrava amore, e invece… era Lovebombing.

 

“Come si fa a non cascare in una dinamica di love bombing con un narcisista?”

 

Sai cos’è il LoveBombing?

È quella pratica in cui una nuova conoscenza ti bombarda di attenzioni, messaggi d’amore e promesse eterne.

 

Sembra un corteggiamento serrato, ma c’è molto di più dietro.

 

È una forma sottile di manipolazione in cui l’altro si manifesta come il partner ideale, amico e amante perfetto, con comportamenti che superano ogni tua aspettativa e che ti lasciano interdetta per la loro grandiosità.

 

Ad esempio, ti dice subito che vuole farti conoscere la sua famiglia, pianifica una vacanza romantica, ti chiede di andare a vivere insieme…

 

Tutto il pacchetto ti fa pensare che stai sognando e la bambina che è dentro di te, allevata a pane e Disney, dentro esclama:

 

“Sìììì! lo sapevo! il principe azzurro esiste davvero!”

 

Perché, diciamocelo, se sei cresciuta come me nei primi anni ’90 – sai bene che le “Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli” non erano ancora uno strumento educativo accessibile!

 

Di fatto, quello che accade nel Lovebombing non è tanto lontano da quello che fanno gli squali quando girano intorno alla preda.

 

Ti sta prendendo le misure, cogliendo i tuoi punti di vulnerabilità, entrando nel tuo spazio “con la vasellina” delle lusinghe e dell’adorazione.

 

Tutta la pratica avviene solitamente in 5 fasi:

 

1. Piedistallo: tu sei l’unico grande amore della sua vita, mai nessuno come te è riuscita nell’ardua impresa di sbloccare il suo cuore

 

2. Isolamento: tagli i ponti con il mondo esterno quasi senza rendertene conto, come magnetizzata dalla sua presenza. State sempre insieme, non c’è spazio per vedere o sentire nessun altro (nemmeno parenti e amici)

 

3. Controllo, in nome dell’Amore: non puoi più fare determinate cose prima normalissime (es. se davvero mi ami, non esci con quel vestito)

 

4. Disorientamento e distorsione della realtà: quando ci parli, ti sembra di essere in un labirinto – ne esci solo se concordi con lui, l’unica opinione accettabile è il sua… a te, non ti resta che adeguarti

 

5. Leva sul senso di colpa: se le cose vanno male, la colpa sarà sempre e solo la tua, se si arrabbia è perché tu non hai saputo comportarti come lui si aspettava da te (lui lo definirà “normale e giusto”).

 

COME MAI FUNZIONA COSÌ BENE?

 

Non c’entra niente la tua intelligenza, la tua capacità di stare al mondo.

 

Se ti è capitato di aver a che fare con un soggetto del genere, voglio chiarire bene che non si tratta di essere stupida e no, non potevi arrivarci prima (stoppa subito la vocina che ti sta giudicando!).

 

Da una parte si scatena una vera e propria reazione chimica: quando ci interagisci, il cervello rilascia dopamina e una serie di altri ormoni legati alla sensazione di sentirsi appagate. E tu non vuoi smettere di sentirti così bene.

 

Dall’altra, c’è il versante relazionale, per cui – se sei incline a vivere assecondando quello che gli altri pensano di te e a basare la tua autostima sulle conferme esterne – potrebbe essere più facile cadere nel trappolone.

 

QUINDI, COME PUOI RIMANERE SALDA E PADRONA DI TE ANCHE IN QUESTA SITUAZIONE?

 

Domande chiave che puoi farti da subito (e – perché no – sempre quando inizi una relazione!):

 

1. È tutto troppo o sta accadendo troppo presto/in fretta?

 

Mentre ci pensi, ascolta la tua pancia: lei lo sa già, ha già risposto. Respira e ascoltati.

 

Se hai l’impressione che le sue dichiarazioni di amore eterno siano premature, se senti che “te la sta raccontando” un po’ tanto da favola ma tu non ne sei la protagonista (leggi: non ti interpella, non gli interessa sapere tu che vuoi) , fai attenzione, potresti finire a vivere nel sogno di qualcun altro (e nel tuo peggior incubo).

 

2. I miei bisogni e i miei confini sono rispettati? Posso dedicarmi del tempo o so che discuteremo? Posso fare programmi da sola oppure lui pensa per due?

 

Quando hai a che fare con un love bomber è il tuo tempo la prima cosa che viene manipolata: organizza impegni a due senza nemmeno chiederti se sei libera e se avevi già un appuntamento, devi assolutamente disdirlo altrimenti… iniziate a discutere e se la prende.

 

3. Quando provi a dire la tua, diventa freddo e distaccato? Ti fa sentire un’ingrata, come se fossi l’incarnazione di tutti i mali del mondo?

 

Il love bomber non sopporta che l’altra persona possa avere una sua voce nella relazione.

 

Quando sai comunicare in modo assertivo e dire la tua senza abbassare la testa, ti rendi automaticamente impermeabile a questo tipo di dinamica.

 

SE TI SENTI PRONTA PER USCIRE DALLA TRAPPOLA DELL'ANSIA E VUOI TORNARE A SORRIDERE, LIBERA DAI PESI SUL CUORE E DI NUOVO PADRONA DELLA TUA VITA

dott.ssa elena formica

Con che animo ti impegni per raggiungere la tua felicità?

Quando ero una bambina mi arrampicavo come una scimmietta tra i mobili di casa, perchè volevo fare la ginnasta.
 
Con buona pace di mia madre che si dannava preoccupata che battessi la testa ogni 5 secondi, come ogni bambino non mollavo nemmeno di un cm dietro alle sue raccomandazioni.
 
Con tenacia, provavo e riprovavo. Ruote, rondate, spaccate.
 
Lo stesso movimento milioni di volte, mettendoci tutta la forza che avevo, senza preoccuparmi degli spigoli, della fatica e delle cadute.
 
Passavo pomeriggi interi in questo modo, tra la madia e il tavolino, in movimento.
.
(Poi per fortuna è arrivata l’età per mandarmi a ginnastica artistica e mia madre è tornata a respirare)
 
Oggi sono tornata a Firenze e a casa ho ritrovato quella madia e quel tavolino (ebbene si, mi sono sopravvissuti 😂) ed è partito il film dei ricordi.
 
 
 
Vedo la stessa energia e la stessa determinazione nei bambini dei miei amici e ho riflettuto come a quell’età:
 
🌱 nutriamo una #fiducia piena nelle nostre capacità, zero dubbi, zero domande.
 
🌱abbiamo voglia di trovare il modo di seguire ciò che veramente ci rende #felici a prescindere dal contesto e dagli sguardi esterni, anche (e soprattutto) se non siamo nel posto giusto.
 
🌱 ci tengono compagnia #determinazione e voglia di impegnarsi (altro che ansia e sensi di colpa…).
.
E mi è sorta una domanda, che ti faccio:
.
Quanto sarebbero fondamentali per la tua vita di adesso tutte queste cose se solo ti lasciassi libera di esprimere ciò che hai sempre posseduto?
.
Perchè questa libertà ti ha sempre abitato, è sempre stata lì e non è scomparsa, l’hai solo coperta con altro, l’hai ri-vestita di strati.
.
Nel mio lavoro spesso le sedute “sono piene”: le persone che seguo arrivano con i cuori colmi di disagio, sofferenza, parole, giudizi, critiche, colpe, pesi.
.
Per questo la chiave spesso sta nel “fare vuoto”.
.

Cosa succederebbe se tu iniziassi a togliere:

.
👉🏻 tutti i “non mi riesce” che ti dici (chi lavora con me sa che questa è una frase tabù che andrà riformulata…e si starà facendo una risata adesso 😅)?
 
👉🏻 tutti i “non si può” che pensi?
 
👉🏻 tutti i “non è il momento” che lasci passare perchè c’è sempre altro che ha la priorità rispetto a te?
 
👉🏻 la censura dei giudizi con cui immobilizzi la bambina che sei stata?
 
Perché (spoiler!) quella bambina che sa, che vuole prendere ogni spigolo di ogni mobile e trasformarlo in una leva per sollevarsi da terra, dal mondo, è ancora li che ti aspetta – chiusa nella cantina del tuo condominio interno.
 
E quando impari a togliere di mezzo tutti gli strati, tutto il pieno, tutte le parole, puoi sentirne l’eco, il richiamo.
 
Per questo ogni persona che seguo nel Percorso #10SettimaneXRipartireDaTe torna padrona della sua vita.

Perchè crea valore nella sua vita lavorando PER SE STESSA, SU SE STESSA, CON SE STESSA.

 
(Nei prossimi giorni ti parlerò di quanto ha realizzato e di come si è resa autonoma Irene, dopo un anno nei reparti Covid)
 
 
Perchè non è questione di trovare un PIENO che riempia ciò che di cui sei manchevole…
 
Quanto piuttosto di creare uno SPAZIO che ti permetta di far espandere e crescere te stessa.
 

Se inizi a fare spazio e a togliere gli strati che ti ho elencato, che scelte faresti nella tua vita?

 
Se vuoi farlo insieme a me, per Settembre ci sono ancora 3 posti disponibili: clicca sul bottone qui sotto per compilare il form e richiedere la tua chiamata gratuita di 30 minuti.
 
Insieme faremo chiarezza sulla tua situazione e ti darò tutti i dettagli sul Percorso cosi potrai valutare se il percorso è quello che ti serve in questo momento per svoltare e tornare padrona della tua vita.
opportunità

Riesci a svincolarti e cogliere le opportunità nascoste?

COME GIORGIO HA SOSTENUTO UN ESAME IMPORTANTE E UN COLLOQUIO DI LAVORO,
🥳SUPERANDOLI ENTRAMBI🥳 - nel giro di una settimana

(+ tip pratico per iniziare a uscire dalle difficoltà vedendo con
👁 occhi nuovi 👁 la tua realtà)

Oggi voglio condividere un insight davvero prezioso che Giorgio (nome di fantasia per la privacy) ha avuto nella nostra sessione insieme.

Quando è arrivato nel Percorso #10SettimaneXRipartireDaTe sentiva di essere in caduta libera dentro ad un imbuto da cui non riusciva a uscire.

Si sentiva insoddisfatto, ingabbiato dalla vita che stava conducendo (soprattutto a livello lavorativo), con la sensazione di affanno nel girare in tondo, senza arrivare a ottenere niente di davvero gratificante per sé.
E, a cascata, questo si riversava anche sugli altri ambiti della sua vita.

Non sapeva più che pesci prendere e ha deciso di contattarmi per iniziare a lavorare insieme.

Durante le sessioni siamo andati dritti al punto (sai che non amo la fuffa e il perdersi in mille rivolti quando si tratta di aiutarti a tornare felice e padrone della tua vita…) per sciogliere quei nodi che lo tenevano ancorato ad una visione di sé che stava portando avanti da anni.

Il suo giudice interno continuava a ripetergli che “non ce la farai, non sei abbastanza bravo, esperto, capace; non hai esperienze, se dovesse andare male non ci sarà scampo, non ti riprenderai”.

A muovere quella voce, tante emozioni: paura, rabbia, tristezza conservate dentro di sé per lungo tempo.

Quando abbiamo iniziato ad occuparcene concretamente, si è sbloccato.

Perché come ti ripeto spesso, le emozioni (soprattutto quelle spiacevoli) non sono qualcosa da eliminare, ma da comprendere nel prezioso messaggio che ti stanno portando e da usare al tuo servizio, per portarti fuori dal blocco.

👉In questa settimana Giorgio ha:
1. sostenuto la prima parte di un importante esame di stato
2. un colloquio per un nuovo lavoro.

🎯Risultato? Ha passato la prova con un punteggio più alto delle sue aspettative e ha ottenuto il lavoro.


❌ Tecniche magiche? No, non è magia.

dott.ssa elena formica

cosa ha fatto allora giorgio nel percorso insieme?

1️⃣ Ha trovato i suoi valori chiave ed è diventato consapevole dell’importanza che ha per la sua vita: il poter scegliere e il sentirsi autonomo, capace di stabilire le sue regole

2️⃣ Si è visto davvero e si è riconosciuto di poter essere responsabile verso sé stesso nel mettersi in gioco, non per il risultato ma per il processo.

3️⃣ Sentendo tutte le sue emozioni, chiedendosi ciò che voleva per sé e da sé stesso, ha creato attivamente delle alternative (senza aspettare che gli piovessero dal cielo)

Questo gli ha permesso di arrivare in sessione oggi e di condividere un prezioso insight, frutto del lavoro fatto insieme.

E cioè…

💥 Che la barriera più grande che ci trattiene dal realizzarci spesso siamo noi per primi a mettercela e si abbatte solo quando si è disposti ad accettarsi per quelli che siamo, umani, imperfetti, costantemente emozionati.

💥 Che solo quando ti riconosci libero di auto-determinarti, allora puoi uscire dall’imbuto e immaginare, individuare, e poi provare a percorrere, le strade alternative che ancora non vedevi.

💥 Che il coraggio si trova solo quando ti dici che sì, hai paura, e scegli di concederti la possibilità di vedere che succede se la tieni con te un minuto di più, fino a entrare nell’azione.


Per dirla in gergo tecnico, si è accorto dei “bias di mindset” che lo tenevano immobile in una vita in loop, sempre uguale a sé stessa.

Per iniziare a uscirne, il primo passo è stato scovare tutte quelle voci interne, quelle credenze che vanno a costituire i nostri “filtri con cui guardiamo il mondo”, a cui crediamo ciecamente, senza metterle mai in discussione.

Questi filtri non fanno altro che tenerci bloccati esattamente dove siamo, immobilizzati e atterriti da quello che potremmo ottenere da noi stessi e dalla nostra vita se solo ci dessimo la possibilità di PROVARE.

SONO GLI STESSI CHE CI IMPEDISCONO DIVEDERE L'OPPRTUNITA' OLTRE AI VINCOLI NELLE SITUAZIONI CHE VIVIAMO QUOTIDIANAMENTE.

il mio tip pratico per te

Se anche tu ti senti bloccata in una strada senza uscita, prova a fare questo – chiediti:

👉 Quali sono i reali vincoli ESPLICITI della situazione che sto vivendo e quali sono invece le opportunità IMPLICITE, nascoste dietro ai vincoli, che non vedo, cioè l’invisibile di cui non mi sto accorgendo?

E’ spesso lì che si nasconde un POTENZIALE INESPLORATO che hai già in te e che può fare la differenza nella qualità della tua vita.

Se vuoi il mio aiuto per riuscire a vedere l’invisibile e far sì che questo porti risultati concreti nella tua vita come per Giorgio, clicca sul bottone qui sotto per richiedere la tua chiamata conoscitiva gratuita di 30 minuti.

Ho ancora 4 POSTI DISPONIBILI per Settembre e se dalla chiamata valuteremo di poter lavorare insieme, avrai la possibilità di ricevere da subito un prezioso bonus-training esclusivo.

good enough

Il perfezionismo è un’illusione

l'atteggiamento invisibile che fa da scudo ai tuoi risultati e ti impedisce di spiccare il volo

(attenzione: articolo lungo e senza mezzi termini, ma con un pezzo di cuore dentro 💝)

Nel mio Percorso #10SettimaneXRipartireDaTe aiuto ogni giorno persone che non si accontentano, che lottano strenuamente per migliorarsi e per crescere.

Quello che mi descrivono sono situazioni di vita quotidiana che le porta ad essere esauste, in cui:

🌵Finiscono ogni giornata con l’acqua alla gola,
🌵Pregano di non ammalarsi, perché non saprebbero come uscire indenni dagli incastri della loro agenda,

🌵Non riescono a godersi una cena in santa pace con il proprio compagno/a perché sono costantemente bombardate di notifiche sul telefono,
🌵Pensano che non ci sia una via d’uscita, non sanno più che fare e non si spiegano come mai non riescono a raggiungere i risultati che desiderano.

Danno tutto, letteralmente tutto (energia, tempo, spazio) a cercare di far quadrare il cerchio e a volte si definiscono delle PERFEZIONISTE.

Lavorando con queste persone, mi sono accorta che c’è una specie di orgoglio nascosto quando pronunciamo quella parola.

Io per prima mi sono riconosciuta in questo termine con una punta di soddisfazione per tanti anni.

Ricordo perfettamente quanto fosse rassicurante dirmi che stavo solo sforzandomi di fare del mio meglio, che ci tenevo a crescere e a migliorarmi.

Eppure, non trovavo pace..

😣La casa non era mai abbastanza pulita.

😣Lo stipendio non era mai abbastanza alto.

😣I risultati non erano mai all’altezza.

😣Il divertimento non era mai un’opzione percorribile, se prima non mi sentivo a posto con quello che avevo da fare.

La mia “commissione interna” alzava le palette alla fine di ogni giornata come alla fine di una gara e sui quei maledetti cartelli c’era sempre, al massimo, un 7.5.

Mai un 10.

Era estenuante.

Tutti i giorni cosi, un giorno dopo l’altro.

A ripetizione.
Solo quando mi sono concessa di vedere l’invisibile mi sono accorta di come stavo scambiando lucciole per lanterne.

Se anche tu sei arrivata al limite e ti riconosci in questo esempio, voglio dirti una cosa che ha cambiato il mio punto di vista e da cui ho imparato molto. . Il perfezionismo:

❌non è la stessa cosa che sforzarsi di fare il nostro meglio.

❌non significa migliorare.

❌non ha a che vedere con ottenere dei sani risultati e crescere.

Il perfezionismo è la convinzione subdola e invisibile che:

- se viviamo in modo perfetto..
- se abbiamo un aspetto perfetto..
- se ci comportiamo in modo perfetto...
Solo allora potremo minimizzare il dolore provocato dal senso di colpa e dalla paura del giudizio.

MA QUESTO NON ACCADE MAI.

Anzi, il perfezionismo aumenta le probabilità di provare queste emozioni dolorose e spesso porta ad auto-accusarsi. . Ti sei mai chiesta perché?

Nella mia esperienza, la maggior parte dei perfezionisti è cresciuta a “pane e lodi” per i risultati ottenuti e per le proprie performance (buoni voti a scuola, essere educati, seguire le regole, piacere alla gente, avere un bell’aspetto, essere eccellenti nello sport). Questo innesca un corollario pericoloso: “io sono quello che realizzo e il modo in cui lo realizzo”. Piacere, offrire una buona prestazione, essere perfetto. SIAMO ABITUATI A PENSARE CHE IL PERFEZIONISMO ABBIA A CHE FARE CON Sè STESSI E CON I RISULTATI CHE RAGGIUNGIAMO. La pensi anche tu cosi? . Quello di cui mi sono accorta è che il perfezionismo non mi ha portato ad avere risultati. Mi ha portato a dirmi “potevi fare di più, non sei stata in grado di prevedere tutto, di controllare tutte le variabili e tutte le possibili conseguenze nella situazione…” E mi ha spesso portato a finire il barattolo della nutella. . Conosci la sensazione? QUESTO ATTEGGIAMENTO INVISIBILE CHE CONDUCE LA TUA VITA NON TI PORTA A CONCENTRARTI DAVVERO SU DI TE MA A CONCENTRARTI SUGLI ALTRI. . E diventa una questione di PERCEZIONE: non vogliamo essere davvero perfetti, vogliamo che ci percepiscano come perfetti, a prescindere da quanto tempo e da quanta energia spendiamo per riuscirci. Sai già che tutto questo è devastante. ------ E ALLORA COME PUOI USCIRE DA QUESTO GIOCO IMPOSSIBILE? Hai due opzioni: 👉finire completamente le tue energie 👉smettere di renderli tutti contenti. E’ letteralmente impossibile controllare come ti percepiscono gli altri. Avranno sempre qualcosa da ridire. In più rischi di perdere di vista ciò che davvero conta, la connessione con te stessa e con le persone a cui vuoi davvero bene. . E allora tanto vale giocare nella tua squadra, con il preciso obiettivo di rendere contenta te stessa e di agire per quello a cui dai realmente valore. Quando ho iniziato a giocare nella mia squadra ho trovato la forza per 🌟non esaurire completamente le mie energie 🌟per essere PRESENTE per il mio compagno, riuscendo a godermi una cena in pace senza che il telefono controllasse più la mia vita. LA MIA SQUADRA HA UN NOME: #AspiranteAbbastanzaBrava E ci voglio mettere la faccia. E un nome che mi ricorda di amarmi per quella che sono e di guardarmi con passione e con stima per tutti gli sforzi che faccio ogni giorno, senza pietà e giudizio. Che posso essere ABBASTANZA BRAVA PER ME, rinunciando alla tortura di essere bravissima per tutti. 💥 PERCHÉ LA COSA PIÙ RIVOLUZIONARIA CHE TU POSSA FARE È ABBANDONARE L’IDEA DI ESSERE PERFETTA E COMINCIARE A DIVENTARE TE STESSA.💥 Imparando a piccoli passi come amarti ogni giorno di più. Commenta qui sotto come intendi farlo in questo 2021 che ci aspetta, ti leggo! . #10settimanexripartiredate

IL PERFEZIONISMO è UNO SCUDO DI VENTI TONNELLATE CHE CI TRASCINIAMO DIETRO, PENSANDO CHE CI PROTEGGERà DA TUTTO MA IN REALTA è PROPRIO QUELLO CHE CI IMPEDISCE DI SPICCARE IL VOLO.

Nella mia esperienza, la maggior parte dei perfezionisti è cresciuta a “pane e lodi” per i risultati ottenuti e per le proprie performance (buoni voti a scuola, essere educati, seguire le regole, piacere alla gente, avere un bell’aspetto, essere eccellenti nello sport).

Questo innesca un corollario pericoloso: “io sono quello che realizzo e il modo in cui lo realizzo”.

Piacere, offrire una buona prestazione, essere perfetto.

SIAMO ABITUATI A PENSARE CHE IL PERFEZIONISMO ABBIA A CHE FARE CON Sè STESSI E CON I RISULTATI CHE RAGGIUNGIAMO.

La pensi anche tu cosi?

Quello di cui mi sono accorta è che il perfezionismo non mi ha portato ad avere risultati.

Mi ha portato a dirmi “potevi fare di più, non sei stata in grado di prevedere tutto, di controllare tutte le variabili e tutte le possibili conseguenze nella situazione…”

E mi ha spesso portato a finire il barattolo della nutella. Conosci la sensazione?

QUESTO ATTEGGIAMENTO INVISIBILE CHE CONDUCE LA TUA VITA NON TI PORTA A CONCENTRARTI DAVVERO SU DI TE MA A CONCENTRARTI SUGLI ALTRI.

E diventa una questione di PERCEZIONE:

Non vogliamo essere davvero perfetti, vogliamo che ci percepiscano come perfetti, a prescindere da quanto tempo e da quanta energia spendiamo per riuscirci.

Sai già che tutto questo è devastante.

------

E ALLORA COME PUOI USCIRE DA QUESTO GIOCO IMPOSSIBILE?

Hai due opzioni:

👉finire completamente le tue energie

👉smettere di renderli tutti contenti.

E’ letteralmente impossibile controllare come ti percepiscono gli altri.

Avranno sempre qualcosa da ridire.

In più rischi di perdere di vista ciò che davvero conta, la connessione con te stessa e con le persone a cui vuoi davvero bene.

E allora tanto vale giocare nella tua squadra, con il preciso obiettivo di rendere contenta te stessa e di agire per quello a cui dai realmente valore.

Quando ho iniziato a giocare nella mia squadra ho trovato la forza per

🌟non esaurire completamente le mie energie

🌟per essere PRESENTE per il mio compagno, riuscendo a godermi una cena in pace senza che il telefono controllasse più la mia vita.

LA MIA SQUADRA HA UN NOME: #AspiranteAbbastanzaBrava

E ci voglio mettere la faccia.

dottssa elena formica

E un nome che mi ricorda di amarmi per quella che sono e di guardarmi con passione e con stima per tutti gli sforzi che faccio ogni giorno, senza pietà e giudizio.

Che posso essere ABBASTANZA BRAVA PER ME, rinunciando alla tortura di essere bravissima per tutti.

💥 PERCHÉ LA COSA PIÙ RIVOLUZIONARIA CHE TU POSSA FARE È ABBANDONARE L’IDEA DI ESSERE PERFETTA E COMINCIARE A DIVENTARE TE STESSA.💥

Imparando a piccoli passi come amarti ogni giorno di più.

Se anche tu pensi di essere incastrata su questo punto e vuoi uscirne per iniziare a vivere la vita che ti piace (e non quella che soddisfa le aspettative degli altri) e vuoi il mio aiuto,

richiedi la tua chiamata conoscitiva gratuita cliccando sul bottone qui sotto