pazienza

La pazienza: 4 spunti per allenarla

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In una società che corre veloce e ti invita a essere immediatamente produttiva, ci hanno insegnato che la pazienza è qualcosa di poco desiderabile. 

Siamo costantemente invitati a scattare per raggiungere i nostri obiettivi, e la pazienza non ci permette di essere veloci e di raggiungere una gratificazione istantanea. 

Ci muoviamo alla velocità della luce sulle autostrade della vita, spesso dimenticandoci che intorno esiste il paesaggio. 

E se ci stessimo perdendo qualcosa di importante?

Per lungo tempo ho creduto che pazientare fosse un passaggio obbligato ma scomodo, uno stato di inattività passiva che mi allontanava da quello che volevo ottenere.

Quando poi ho scoperto che la pazienza serve come serve l’azione tempestiva, e come potevo applicarla alla mia vita, ho iniziato a vedere il mondo con occhi nuovi. 

Quindi, se ti senti una persona impulsiva o ti piacerebbe essere più paziente ma non sai da dove cominciare, in questo articolo ti aiuto a fare chiarezza sull’utilità della pazienza e ti lascio quattro spunti pratici per iniziare a portarla nella tua vita.  

che cos'è la pazienza?

La pazienza non è semplicemente saper aspettare; la pazienza è cosa facciamo mentre aspettiamo! E facciamo una cosa ben precisa: SENTIRE.

Infatti, reggiti che arriva un momento nerd, il termine pazienza deriva dal greco “pathos” – sentimento. Perciò, paziente è “colui che sente, che prova sentimenti”. Detta cosi non fa cosi schifo, vero?

Se è un po’ che mi segui, me lo avrai sentito dire spesso: “senti quello che senti, e non puoi non sentire”.

Sentire, percepire, esperire, sperimentare costituiscono la porta d’accesso al nostro universo interiore, ed è li che troviamo le migliori risposte alle nostre domande esistenziali.

Soffermarsi e porre attenzione a che cosa sentiamo, momento per momento nel qui e ora, ci dà quindi la possibilità di scoprire cosa ci sta accadendo, di contattare i nostri veri desideri e di immaginare possibilità per realizzarli.

pazienza e attesa: quello che non ti aspetti

La pazienza è “uno dei sentieri che portano lontano, verso l’orizzonte della felicità”: ho trovato questa definizione di G. Salonia molto poetica, e puntuale allo stesso tempo.  

Tutti desideriamo essere felici e dare un senso alla nostra esistenza: nel farlo, procediamo sulla scorta delle esperienze passate, nel qui e ora, tesi verso la realizzazione dei nostri progetti.

Questo vuol dire che veniamo da un passato, agiamo nel presente, compiendo azioni che inevitabilmente proiettiamo nel futuro (“pro-getto” vuol dire proprio questo, gettarsi in avanti).

Quando progettiamo, abbiamo a che fare con una visione di breve e di lungo periodo. Ci troviamo quindi a dover gestire una serie di azioni nel breve termine (il qui e ora) per costruire quello che chiamiamo (il “lì e allora”).

L’inciampo più grande (e più frequente) che osservo fare alle persone che seguo è quello di pensare che l’attesa sia qualcosa di mortale, mentre ha molto a che fare con il darsi la possibilità di tornare a vivere e a generare possibilità.  

Attesa come processo “a-tendere”: non è altro il tempo che ti concedi per creare lo spazio utile ad assimilare ciò che ti accade e dare forma i tuoi desideri in concreto, tramite azioni quotidiane

a che serve avere pazienza e aspettare?

L’attesa caratterizza la nostra esistenza fin dai primi momenti. 

Se ci pensi, la nostra nascita inizia in una dimensione di attesa: è in attesa la mamma che aspetta per 9 mesi di conoscere il suo bambino, e intanto immagina che forma avrà. 

Lo fa con pazienza, ovvero sentendo ogni giorno i movimenti di una vita che cresce nella sua pancia, sperimentando i cambiamenti del suo corpo.

Crescendo scopriamo che è nell’attesa che possiamo fare ordine e dare senso degli avvenimenti: nel tempo dell’attesa le emozioni, da ingenue o euforiche, diventano sentimenti duraturi, che ci permettono di evolvere e maturare.

Ma non solo: ecco altri 4 aspetti per cui esercitare la pazienza si rivela estremamente utile:

1. Attraverso la pazienza riscopri la TOLLERANZA

Tutti noi abbiamo una voce interna che ci guida: a volte però non ha un tono troppo benevolente. Ci auto-giudichiamo costantemente, ma questo non fa altro che sabotarci.

Quando impari la pazienza e impari a stare in contatto con ciò che senti, ti dai la possibilità di essere tollerante verso ciò che fai, errori e inciampi compresi, acquisisci potere sulla tua vita senza farti sopraffare.

2. La pazienza è l'unico modo per essere padrona del tuo TEMPO

Quante volte negli ultimi anni hai sentito di non avere il controllo della tua giornata, della tua settimana, dei mesi che passano? Oppure hai avuto l’impressione che ti scorresse tra le mani senza riuscire a prenderlo e farlo tuo?

Puoi riappropriartene: nel momento in cui ti soffermi a sentire, torni a dargli (e a darti) valore

3. La pazienza ti aiuta a prendere DECISIONI ponderate

Solo allenando la pazienza ti sarà possibile concentrarti sul presente e procedere valutando attentamente ogni aspetto del problema e della realtà che ti circonda. 

Così, potrai mettere un piede davanti all’altro, senza ritrovarti piena di rimpianti a pensare di aver fatto il passo più lungo della gamba.

4. Senza pazienza non c'è APPRENDIMENTO

Si impara attraverso l’esperienza, e come ci siamo già dette esperire è sinonimo di sentire, sperimentare. 

In ogni cosa è fondamentale ricordarsi che non si può sapere tutto e che imparare è il primo passo necessario per realizzare la propria esistenza. 

ALLENARE LA PAZIENZA

Ora che hai capito quanto la pazienza permea già la tua vita e a cosa è utile, arriviamo alla parte pratica: la pazienza è un’abitudine e in quanto tale necessita di allenamento quotidiano.

Attenzione: non esiste una formula magica buona per tutti, o una ricetta per la felicità pre-confezionata, perché tu sei un essere umano unico e irripetibile, e come tale dovresti trattarti.

Quello che sto per dirti rappresenta il frutto della mia esperienza e di quello che vedo funzionare con le mie Meraviglie (cosi chiamo le persone che seguo).

Voglio che li consideri come un insieme di spunti pratici per riflettere: non è detto che funzionino tutti per te, cosi come non è detto che tu debba applicarli tutti insieme.

Sperimentali nel tuo quotidiano e monitora come ti senti senti, quanto sei comoda (spoiler: se sei una persona impulsiva e impaziente, può darsi che tu senta un po’ di scomodità all’inizio ed è funzionale alla creazione di una nuova abitudine).

Vuoi iniziare a lavorare con me sulla tua capacità di essere paziente? Richiedi la tua chiamata gratuita di 30 minuti per scoprire il mio Percorso

sviluppare la pazienza: 4 cose che puoi fare nella tua quotidianità

1. Lavora sui desideri

Per allenare la pazienza è fondamentale che tu prenda contatto con i tuoi obiettivi, meglio se sotto forma di desideri.

Preferisco parlare di desideri e non di obiettivi perché quando smetti di considerare gli obiettivi come “qualcosa che DEVI fare” e inizi a considerarli in termini di desideri, viene meno quel senso di costrizione legato al devo e si apre la dimensione del “posso”.

In questo modo, essere paziente diventa uno spazio di possibilità in cui muovere il tuo primo passo verso una piccola prima conquista, e poi un’altra e un’altra ancora..fino a che, tutte insieme, contribuiranno alla tua realizzazione.

 

2. Presta attenzione alle tue abitudini

Poco fa ho parlato della pazienza come di un’abitudine: questo termine deriva dal latino habitudo che indicava la struttura fisica o morale e fa riferimento a tutte quelle azioni quotidiane che ripetendosi contribuiscono a dare forma a quello che sei.

Le abitudini sono dei processi che diventano pian piano interiorizzati e automatici: in questo modo saranno facilmente disponibili alla tua mente e avranno una forza tale da spingerti a continuare a fare in quello specifico modo.

Allenati ogni giorno a portare attenzione a ciò che senti e fallo diventare un’abitudine: bastano 3 minuti al giorno, in cui porsi una semplice domanda – “cosa sento, cosa provo in questo momento?” e risponderti in termini strettamente emotivi (cerca tra le 6 emozioni di base: sorpresa, rabbia, disgusto, paura, tristezza o gioia?).

 

3. Guarda alla tua vita come un grande esperimento

Sperimentare è un processo costante nella tua vita, anche se non te ne accorgi: tutte le volte che provi a fare qualcosa anche di molto piccolo stai dando vita a un esperimento, perché stai facendo un’esperienza.

Puoi allenare la tua pazienza se at-tendi (tendi verso) la sperimentazione, non solo quando le cose vanno male e devi trovare una soluzione e un’alternativa ai problemi.

Il momento migliore per sperimentare è proprio quando le cose vanno bene, perché è quello il momento in cui hai a disposizione più risorse, tempo e lucidità per valutare i risultati che hai ottenuto

 

4. Impara a apprezzare il fallimento

Mentirei se ti parlassi di sperimentare senza prendere in considerazione l’ipotesi del fallimento.

Mia nonna diceva sempre “chi non fa, non falla” – l’unico modo per assicurarti di non fallire mai, è non fare mai niente. Ma, in questo modo,  come potresti realizzare i tuoi desideri?

Ogni azione comporta una dose di rischio: ogni percorso è fatto di piccole conquiste, ma anche di fallimenti quotidiani perché il fallimento è parte del processo.

Uno degli insegnamenti che le persone che seguo apprezzano di più è una diversa lettura di successo fallimento: invece di fallimento, infatti, sarebbe meglio parlare di insegnamento, perché ogni volta che sbagli puoi imparare cosa non funziona per te e correggere il tiro.

Quanto al successo, se guardi bene a questo termine, ti accorgerai che parla del passato: successo, accaduto. Andato, passato, fatto. Quello su cui a te interessa concentrarti, se vuoi diventare felice, è il futuro, perché è nel futuro che c’è ancora vita.

ricapitolando...

Ogni volta che durante il tuo percorso avrai la pazienza di  rialzarti da una caduta, sentendo quello che senti e desiderando un futuro diverso, avrai aggiunto qualcosa al tuo bagaglio.

E quando la strada da percorrere sarà finita, avrai raggiunto un livello di consapevolezza su quello che stai facendo per cui capirai che è stato il viaggiare che ti ha reso viva.

Nel mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire da Te” aiuto ogni giorno persone piene di impegni, abituate a portarsi al limite delle proprie energie incalzate da un tempo che non sembra bastare mai.

Arrivano da me in ansia, col timore di non essere abbastanza brave a fare tutto, e a gestire al meglio il loro tempo e quello dei propri cari. 

Se ne vanno riconoscendo i benefici che derivano dall’essere pazienti, l’at-tendere (il trattino è voluto), avendo capito che è la manifestazione della “felicità in divenire”.

La pazienza è infatti una delle 8 competenze che contribuiscono a realizzare un’esistenza felice, insieme al coraggio, alla saggezza, alla speranza, alla convinzione, all’impegno e alla perseveranza.

Come posso aiutarti?

Se ti interessa percorrere il tuo prossimo pezzo di strada insieme e vuoi il mio aiuto per Ripartire da Te, puoi compilare il form che trovi qui sotto e inviare la tua richiesta per accedere a una chiamata gratuita di 30 minuti.

Le tue risposte mi aiuteranno a capire se posso effettivamente aiutarti e ti ricontatterò per fissare il momento migliore per conoscerci, approfondire la tua situazione e darti le informazioni che ti servono per dare avvio alla tua Ripartenza.

Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

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tristezza

A cosa serve la tristezza?

tristezza

Tra tutte le emozioni, la tristezza da sempre rimane quella più enigmatica e complessa da gestire. 

Una domanda che mi fanno spesso le mie pazienti – che io chiamo Meraviglie – è proprio questa: “a che serve la tristezza? Chi ce lo fa fare di soffrire cosi? Ma soprattutto…come si fa per eliminarla?”.

Se è più intuitivo capire che paura, rabbia, felicità, sorpresa disgusto hanno una loro precisa funzionalità, quella della tristezza rimane il vero enigma. 

In questo articolo ti accompagno a fare chiarezza su alcuni punti chiave della tristezza: potrai scoprire come mai non ti conviene cercare di eliminarla, qual è il suo messaggio e a cosa serve. 

Così, potrai evitare di farti sopraffare e saprai cosa fare quando si fa molto intensa e tu ti senti persa e senza una vita d’uscita. 

tristezza: un problema a cui trovare una soluzione?

Spesso trattiamo la nostra tristezza (o quella degli altri) come se fosse un PROBLEMA a cui dobbiamo trovare una SOLUZIONE.

Dove lo abbiamo imparato? È una regola che abbiamo imparato a interiorizzare tutte le volte che ci siamo sentite dire nel nostro passato: “Dai, Non essere triste”, “Tirati su, non piangere”, “Dai la situazione non è poi così male” oppure ancora “Prova a fare x, prova z.

Quante volte ha funzionato? Quasi mai, vero?

Quello che le persone mi riportano nelle sedute durante il Percorso è che quando ascoltano queste parole dagli altri non funziona quasi mai o – se funziona – è come un palliativo che dura poco tempo e non aiuta davvero a stare meglio.

Il fatto è che essere triste non è un "problema" con cui dobbiamo fare qualcosa, è un'esperienza emotiva.

Tutte le emozioni sono segnali intrapsichici che ci parlano di ciò che ci accade dentro, e di un bisogno che necessita di essere soddisfatto.

Con tutta probabilità. quando siamo tristi, ci è capitato qualcosa di significativo per noi e doloroso. Tutto quello che dovremmo fare è legittimare il nostro stato emotivo. e da qui lavorare dentro di noi per re-integrare quel vissuto e quella parte di noi che ha subito una perdita.

Per farlo, la tristezza ci invita ad un’azione specifica che però, nella società in cui viviamo della velocità e del tutto e subito, è contro-intuitiva.

Ci invita al raccoglimento, a smettere di fare, al fermarci per guardarci dentro e poter dare un posto a ciò che è successo nella nostra storia. 

Ascoltare noi stessi, prestare attenzione a quel movimento e dargli spazio è ciò che ci permetterà di tornare all’equilibrio. Quando cerchiamo di “aggiustare” la tristezza, la trasformiamo in un problema.

Quando cerchiamo di togliere o trovare una soluzione alla tristezza dell’altro, gli inviamo un messaggio spesso identico a quello che ci hanno insegnato a inviare a noi stessi quando siamo tristi: “non so cosa fare con te e tu mi metti a disagio (o mi spaventi), preferisco essere comodo che stare con te e sentire quello che senti.”

cosa serve fare quindi con la nostra tristezza?

Un primo punto da ricordare è che le emozioni (anche la tristezza) sono per loro natura fugaci: fisiologicamente ogni emozione è come un’ondata che dura all’incirca 90 secondi…incredibile vero?

Questo ci dice che non sono eterne e anche che non sono le emozioni con cui poi ci troviamo a fare i conti: non sono loro che ci restano appiccicate addosso come la colla.

Più duraturi nel tempo sono i pensieri legati a quell’emozione: ad esempio, “che penseranno di me se mi vedono triste?” oppure “mi vorranno bene lo stesso?”.

Questo succede perché da qualche parte nel nostro passato ci è arrivato un monito ben preciso: per alcune potrebbe essere stata una frase come “non essere triste che poi diventi brutta” o magari “non essere triste che poi anche la mamma sta male”. 

O magari ancora ci hanno insegnato che quando si è tristi, quello che serve è un bel gelato: e cosi abbiamo imparato che la tristezza non va bene e che si risolve con qualcosa di esterno, di compensatorio, che lo scacci via. Ma non funziona. 

Invece, quello che funziona è essere presenti (per noi o per gli altri) e imparare a validare la nostra emozione, darci il permesso di sentirla e di accoglierla per quello che è: un’inform-azione, ovvero qualcosa che può dare forma al nostro comportamento.

Qual è l’informazione utile che ci porta la tristezza? Per rispondere a questa domanda dobbiamo iniziare a parlare di CONFORTO, perchè è questo quello di cui abbiamo bisogno.

Che cosa è il conforto?

"Sentimento di sollievo che una persona afflitta da dolori, disgrazie, preoccupazioni e sim. prova per le parole di una persona amica o per altro"

In altre parole: per sperimentare il conforto abbiamo bisogno di sentire di avere accanto una persona amica, presente e benevolente nei nostri confronti. 

Una persona che non tema il contatto con noi che siamo doloranti, che non scappi davanti al nostro dolore. 

Qualcuno che sia disponibile a stare con noi che in quel momento soffriamo, a prescindere dalla sensatezza o ragionevolezza della nostra sofferenzasenza giudicarla

È questo aspetto che ci permette di sentire sollievo: la presenza, il semplice – ma non scontato – fatto di essere lì insieme, pronte a sospendere il giudizio e ascoltare con le “orecchie del cuore”.

Vorrei ora portare la tua attenzione su un aspetto fondamentale: essere presenti non richiede di avere una soluzione in tasca, nè di essere brillanti e performanti, ma semplicemente di STARE con sè e con l’altro. 

Se vuoi imparare a confortare te stessa e gli altri senza farti sopraffare, puoi entrare nel mio Percorso dove lavoriamo fianco a fianco per tornare padrona di te e di tutte le tue emozioni.

IMPARA A ESSERE PRESENTE PER TE E PER GLI ALTRI

Avendo chiaro che la tristezza chiama conforto e che non è un problema a cui trovare una soluzione, si apre davanti a noi un nuovo panorama: possiamo imparare ad essere presenti per gli altri e per noi stesse.

Tutte le volte che attueremo questo comportamento, invece di affannarci alla ricerca di una pillola magica che scacci via la tristezza, invieremo a noi stesse e agli altri  un messaggio molto potente: quello della POSSIBILITÀ DI ESISTERE NELLA NOSTRA FORMA PRESENTE, ESATTAMENTE COSI COME SIAMO, SENZA CERCARE DI CAMBIARCI.

Quando cerchiamo di non sentire le nostre emozioni ed evitiamo di occuparcene ed esprimerle, è quello il momento in cui le manipoliamo e creiamo un ostacolo che può tenerci in gabbia per lungo tempo, trattenendoci dall’essere autenticamente noi stesse.

Posso aiutarti a gestire la tua tristezza e superare i momenti dolorosi

Nel mio percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te lavoriamo con le tue emozioni, rivolgiamo loro attenzione e ti aiuto a trovare il tuo modo di entrare in relazione con gli altri e come gestirle per generare un maggior benessere e equilibrio emotivo.

Fare questo rappresenta il primo passo di un cambiamento concreto e sostenibile nel tempo, che si riversa in tutti gli ambiti della tua vita: dalle tue relazioni di coppia, al benessere nel luogo di lavoro, ad una relazione armoniosa nella tua famiglia.

Se ti è stato utile, condividi questo articolo con le persone che possono trarne beneficio, che stanno cercando di venirne a capo per non farsi sopraffare da questa emozione, così importante e così difficile a volte da mettere in contatto.

E se vuoi ricevere ogni settimana degli stimoli di riflessione extra, dei suggerimenti per crescere e migliorare la tua vita puoi iscriverti nel box qui sotto alle Psicolettere, la mia newsletter pensata per essere il momento mensile di self-care per la tua anima. 

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Elena Formica

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emozioni negative

Emozioni “negative”: la cosa più importante da sapere

Ti hanno detto per una vita che puoi gestire le tue “emozioni negative” e ti hanno anche detto come farlo. Si sono però dimenticati di dirti prima una cosa, la più importante: le emozioni negative non esistono.

SI SI, HAI LETTO BENE. LE EMOZIONI NEGATIVE NON ESISTONO.

L’ho voluto ripetere due volte, per sicurezza, perché desidero davvero sfatare questo falso mito una volta per tutte insieme a te.

Ma non preoccuparti, lo faremo insieme in questo articolo e ti accompagnerò a vedere punto per punto cosa fare per vivere la tua vita in modo integrato, sentendoti sempre padrona di te.

Arriva fino in fondo all’articolo, perché troverai anche un esercizio per iniziare a trasformare queste famose “emozioni negative” in strumenti potenti per la tua vita.

Sei pronta? Cominciamo!

 

cosa ti hanno detto circa le emozioni negative

Si pensa che la tristezza o la rabbia siano brutte, sconvenienti, deprecabili, qualcosa di assolutamente non “figo”, che può danneggiare gli altri. 

La nostra cultura porta avanti da secoli l’idea che se ti senti arrabbiato, confuso, triste, nostalgico, disgustato, vulnerabile non va bene. Dovresti essere sempre e solo gioiosa, allegra, estroversa, flessibile, accomodante e comprensiva, sopratutto se sei una donna. 

Come se sentirsi tristi o arrabbiati fosse un difetto di fabbrica da nascondere o da correggere, perché chi è triste o arrabbiato non va bene per questo mondo e non sarà accettato. Come se non superasse il controllo qualità.

Se hai la sensazione di subire costantemente una pressione in questo senso, posso tranquillizzarti: non è solo la tua immaginazione, e la cosa va avanti più o meno da quando sei nata. 

Pensa alle frasi che tante madri (spesso in assoluta buona fede) dicono per cercare di consolare i propri piccoli: “non piangere che poi diventi brutta” o “non piangere, che poi la mamma sta male”…hai presente no? 

Cosa ti aspetti che apprendano quei bambini? Probabilmente che esprimere quelle emozioni che gli stanno causando sofferenza sia qualcosa di “negativo”. 

Credo invece che sentire ed essere consapevoli di tutte le proprie emozioni porti tanti doni, tante informazioni di cui è necessario iniziare a tenere conto, se uno vuole vivere pienamente la propria vita. 

 

E credo anche che il problema non sia sentire ed esprimere le proprie emozioni, ma non esserne consapevoli e agirle a caso.

 

cosa dice la PSICOLOGIA: esistono le EMOZIONI NEGATIVE?

Vediamo insieme cosa dicono le principali teorie psicologiche riguardo alle emozioni e se ci sono riscontri circa un’attribuzione negativa o positiva ad alcune di esse.

Le emozioni sono definite come un:

“segnale intrapsichico fisiologico che avverte di un cambiamento, nello stato del mondo esterno o interno, che viene soggettivamente percepito come saliente, come rilevante”. 

 

Tanti diversi studiosi (tra cui Charles Darwin, Daniel Goleman, Paul Ekman, per citare.i più conosciuti) nel corso degli anni, hanno elaborato le loro teorie circa le emozioni. 

In nessun caso si fa riferimento alla negatività o positività delle emozioni, e il motivo è semplice: tutte le emozioni sono necessarie alla sopravvivenza dell’essere umano.

Sarebbe quindi un clamoroso autogol del nostro organismo se avessimo messo “a sistema” qualche meccanismo che mette a repentaglio le nostre possibilità di adattamento, non credi?

Tuttavia, diverse scuole di pensiero, soprattutto agli inizi della storia della psicologia, hanno considerato alcune emozioni come fattori di disturbo, soprattutto a causa delle alterazioni nel corpo che queste possono provocare, specialmente se intense.

Questo può essere vero per determinate azioni e comportamenti (pensiamo al guidare in condizioni di rischio o alla necessità di prendere decisioni in modo tempestivo) ma iniziamo a vedere come possa diventare problematica non l’emozione in sè, ma la risposta comportamentale che da questa emozione si genera in noi. 

 

COSA TI FA DIRE CHE LE TUE EMOZIONI SONO NEGATIVE

Ora che ti è chiaro che questa distinzione tra emozioni positive ed emozioni negative non ha alcuna base teorica, vediamo insieme come mai questa definizione ha avuto senso nella tua testa per tutto questo tempo.

Quello che ci aiuta nel definire alcune delle nostre emozioni come “negative” è l’esperienza che viviamo quando si presentano.

Quando senti rabbia è probabile che ti si annodi lo stomaco, si irrigidisca tutto il tuo corpo e tu senta la pancia che ribolle e questo è poco piacevole.

Allo stesso modo, quando senti la paura il tuo corpo inizia a sudare, ti batte forte il cuore e ti si accorcia il respiro. Anche in questo caso, la sensazione è spiacevole. 

Con la tristezza che succede? Il corpo rallenta, ti senti senza forze, il mondo intorno a te perde di senso e ti sembra di avere un macigno sul petto che ti impedisce di respirare. Non c’è bisogno di dirlo, anche in questo caso zero piacere. 

Ricapitolando, quello che ti fa definire queste emozioni come negative è l’esperienza di spiacevolezza che le accompagna. Se però, accanto a questo, impari a che cosa servono, qual è il loro scopo in quel momento e che cosa stanno provando a dirti, puoi smettere di evitare di sentire e iniziare a usarle in modo utile per la tua vita. 

È proprio facendo questo che puoi sbloccare il tuo potere e tornare a sentirti padrona di te anche in queste circostanze: per questo motivo il lavoro sulle emozioni è il punto di inizio del mio Percorso “10 Settimane Per Ripartire Da Te” che aiuta le persone a superare le difficoltà a testa alta, ritrovare la propria autostima e tornare a sentirsi al centro della propria vita. 

 

COSA PUOI FARE CON LE TUE EMOZIONI, GRAZIE ALLE TUE EMOZIONI: UN ESERCIZIO PER TE

Abbiamo visto che non ci sono emozioni positive o emozioni negative: adesso passiamo alla pratica. 

Per non farti sopraffare dalla spiacevolezza quando le tue emozioni sono troppo intense, ho preparato per te qualche domanda che ti aiuta a sentirti stabile sulle tue gambe e padrona della tua vita. 

Prova a chiederti:

  1. Che emozione che sento in questo momento?

  2. Qual è il cambiamento rilevante nel mio mondo interno o fuori, nel mondo esterno che ho bisogno di notare?

  3. Cosa sono in grado di fare proprio grazie all’emozione che sento adesso?

  4. Se ci fosse un dono inaspettato che posso ricevere se mi concedo di essere triste, impaurita o arrabbiata ora, quale sarebbe? 

CONSIDERA UNA NUOVA PROSPETTIVA 

Voglio lasciarti anche degli spunti per rispondere a queste domande, dal mio punto di vista, che spero ti aiutino a considerare una nuova prospettiva. 

1. Sei dannatamente viva: grazie alle tue emozioni, tutte – nessuna esclusa, puoi riconoscere che hai ancora spazio per agire e portare un cambiamento nella tua vita, Ci sono persone che passano giorni, mesi, anni e secoli senza avere la minima idea di dove si trova la propria “bussola” interiore.

2. Le tue emozioni ti danno la direzione: ti aiutano a capire quello di cui hai bisogno, cosi puoi muoverti nel mondo per ottenerlo.

3. Smetti di sprecare le tue energie in battagli inutili e inizi a scegliere quali vale la pena combattere, per te.

4. Riesci a comunicare meglio con gli altri: quando arrivi dritta al punto senza girarci intorno, gli altri iniziano a capire quello che vuoi – cosi tu ti senti compresa, soddisfatta e più leggera. 

5. Smetti di nasconderti e di farti manipolare: quando accogli le tue emozioni invece di evitarle, ti scopri più forte, coerente e autentica – spoilerino: è questo quello che ti dà la solidità che ti serve per superare ogni tempesta.

6. Capisci “che aria tira” nelle tue relazioni molto più velocemente e, in pochi istanti, riesci a capire se è buona per te oppure no. 

Questi sono solo alcuni doni dello smettere di giudicare le tue emozioni e di categorizzarle come positive o negative.

 

Ogni volta che giudichi così le tue emozioni, ne eviti alcune e perdi questo potere che è cosi vasto e cosi abilitante per far emergere tutti i tuoi talenti…ed è davvero un peccato. 

 

per concludere

Accogliere quello che senti ti aiuterà a trasformare il tuo punto di vista, come se tu avessi a un paio di “occhiali a raggi x” che ti permettono di non farti invadere e di fare attenzione ai dettagli, per ottenere di più da ogni momento della tua giornata.

È solo quando hai tra le mani tutto il tuo potere che puoi usarlo per costruire la vita che vuoi.

 

Se senti che è arrivato il momento per te di iniziare a trasformare ciò che non funziona più nella tua vita e vuoi il mio aiuto professionale, compila il form cliccando qui per richiedere la tua chiamata conoscitiva gratuita di 30 minuti. 

Una volta ricevute le tue risposte, valuterò se posso effettivamente aiutarti e – in caso positivo – ti contatterò per fissare il momento migliore per sentirci. 

Durante la chiamata analizzeremo insieme la tua situazione e ti darò tutti i dettagli che ti servono per capire come funziona il mio Percorso, in modo che tu possa decidere liberamente se fa per te.

 

 

Chi sono

elena formica

Elena Formica

Psicologa e psicoterapeuta della Gestalt

Aiuto le persone che si sentono bloccate in una vita che non gli piace più a Ripartire, per gestire l’ansia, liberarsi dai pesi sul cuore e tornare a sentirsi padrone della propria vita.

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bari lungomare

Quando la vita scorre a 2x

Quante volte sei caduta nella trappola dell’"AVANTI VELOCE" senza riuscire ad assaporare le tue giornate, a trattenerne momenti, ricordi per renderle uniche e significative? A volte sembra che tutto si allinei per farti andare avanti a velocità 2x...ci si è messo anche Whatsapp ultimamente!

Ti ritrovi come dentro a un FRULLATORE, in balia dei mille impegni presi e dell’agenda sotto mano, proiettata nel domani...

Il qui ed ora, questo sconosciuto! 🙄

Ma guardando bene…

Ti sei accorta che passi la maggior parte del tuo tempo in attività che né ti coinvolgono né ti danno energia? Quando ci soffermiamo con le persone che seguo a valutare la qualità della loro vita, si accorgono che per la maggior parte del tempo sono "super-impegnate" a fare qualcosa di cui non gli importa davvero...

Lo fanno solo perchè "devono".

Sei sicura che non ci sia altro da fare che continuare così?

Ti svelerò un segreto… In realtà hai tante alternative molto più allettanti della modalità 2x in cui ti sei cacciata...e hanno a che fare con la tua capacità di riconoscere quello che ti coinvolge e ti dà energia.

Puoi raggiungere una qualità di vita che ti permetta di goderti ogni momento di quello che stai facendo.

E' possibile diventare padrona di te e non succube degli eventi che ti accadono… ma serve spegnere la modalità 2x, rallentare e diventare consapevole di ciò che senti profondamente.
Prendi la giornata di oggi: sto lavorando al back-office del Percorso in vista della ripresa delle sessioni lunedi..ma oggi fermo il mio 2x nel mio rifugio preferito: il LUNGOMARE!

La spesa può aspettare e non succede niente se a cena mangeremo un piatto di pasta in bianco…

Perché ciò che conta… è come ci arrivi alla cena 🙂

Se pensi che sia arrivato il momento di riprenderti il tuo tempo e la tua vita, puoi richiedere la tua chiamata conoscitiva gratuita da 30 minuti con me.

Insieme andremo a scoprire qual è la situazione che ti fa sentire bloccata e ti accompagnerò a trovare le tue modalità per tornare a sentirti capace di prendere le tue decisioni con il sorriso, fedele a te e a quello che senti.

Clicca qui sotto per accedere al form e inviare la tua candidatura.

A tutte le problem fixer o crocerossine all'ascolto! - Elena Formica

Come uscire dal ruolo di problem fixer (o crocerossina)

Hai mai fatto caso a quella sensazione che provi quando qualcuno ti racconta di stare male o piange o si arrabbia per qualcosa che gli è accaduto?

 

Ti parte dentro una vocina che non ti dà tregua finché non hai risolto il problema dell’altra persona.

 

Se ti è mai successo, allora sappi che stai cercando di risolvere altro.

 

Stai cercando di “risolvere” quella persona.

E facendolo stai cercando di risolvere te.

 

“E che c’è di male, alla fine sto solo cercando di aiutare qualcuno”… potresti dirmi.

 

In effetti, sono sicura che le tue intenzioni sono più che buone.

 

Se non fosse che ci si mette di mezzo una parte di noi – quella “crocerossina” – che non sente ragioni, a tal punto che se l’altro non accetta i nostri consigli e non li esegue, iniziamo a sentirci impotenti, frustrate e in difetto.

 

“Ma come?” Potresti iniziare a dirti tra te e te “e io che ho fatto tanto per aiutarlo/a e questo manco mi ascolta…”

 

Già.

 

La mia domanda per te: Hai fatto tanto per chi?

E se fosse che invece il disagio nel quale si trova l’altra persona sia per te insopportabile?

 

Quando eri piccola ti dicevano “non piangere dai, non è successo niente” o anche “non piangere, non sta bene” o anche “non piangere che ti sentono” anche “fai piangere la mamma cosi…”

 

Quest’ultima è super gettonata tra le mamme di chi aiuto nel Percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te.

 

“Ed è subito senso di colpa”, parafrasando una famosa poesia.

 

Inizi a pensarti (perché questo è il rimando latente) come causa delle emozioni e dello stare male altrui, solo per esserti data il permesso di esprimere le tue. E impari che non si fa.

 

Quindi: se non sei in grado di accettare il disagio, il dolore, la rabbia, la frustrazione (perché vedendole negli occhi e volti degli altri diventano così reali da essere quasi insopportabilI), chi può biasimarti?

 

Si tende ad insegnare a reprimere le emozioni, non ad accettarle.

E magari in questa rete ci sei cascata anche tu.

 

Ti sei trovata un modo tutto tuo per combattere o annullare la sofferenza dell’altro: risolvere il suo problema e il più in fretta possibile (…e fare esattamente la stessa cosa con te).

 

Cosi mentre “aggiusti” lui/lei, sistemi anche la tua mamma e non la fai piangere più.

 

Solo che così, tu, le emozioni non le accetterai mai.

 

E invece è importante.

Perché sono tue.

E quindi sono bellissime.

 
 

Un giorno alla volta, un‘emozione alla volta, un respiro alla volta: ascoltale e tieni le mani in tasca, non cercare di risolvere gli altri. Non cercare di risolvere te.

 

Perché non sei un cubo di Rubik, sei una meravigliosa molteplicità!

 
 

SE TI SENTI PRONTA PER USCIRE DALLA TRAPPOLA DELL'ANSIA E VUOI TORNARE A SORRIDERE, LIBERA DAI PESI SUL CUORE E DI NUOVO PADRONA DELLA TUA VITA

ignorare emozioni

Cosa accade a ignorare le emozioni

Ignorare le tue emozioni è una battaglia persa.

Anche se pensi di controllarle, si manifesteranno sotto forma di tensioni e contratture, sfoghi con i tuoi cari, sintomi psicosomatici, depressione, spossatezza...


Anche se pensi di controllarle, influenzeranno le tue relazioni e il tuo modo di vivere.

Le tue emozioni ti INFORMANO su di te e su ciò che stai vivendo, ti GUIDANO verso un'azione affinché tu possa tornare all'equilibrio.

Userò un'immagine un po' forte, ma che credo aiuti nel farti ricordare questo:

Negare a te stesso quell'informazione è come amputare una parte del tuo corpo che ha una funzione e un significato essenziali.

Ci sono emozioni che ci spaventano, con cui non vogliamo entrare in contatto, perché chissà “cosa potrebbe succedere” o perchè magari non sei sicura di riuscire ad uscire da quel pantano.

Come mai?

Accade perchè abbiamo una storia emotiva, viviamo le nostre emozioni come abbiamo imparato a gestirle nella nostra infanzia.

Questo abbiamo visto oggi in sessione con Francesco, un ragazzo che ha da poco iniziato il mio percorso.

Sono apprendimenti fatti in base a come le nostre figure di riferimento le hanno vissute, cosa ci è stato permesso di sentire o meno, di esprimere o meno, nel nostro ambiente sociale.

Significa che - anche se ora è solo un ricordo lontano - c'è stato un momento in cui ci sono state reazioni intorno a te quando hai espresso rabbia, dolore, o tristezza o paura...

Tutto questo ha contribuito a creare una sorta di "manuale di istruzioni" rispetto a come vivere certe emozioni, le stesse che trovi difficile attraversare oggi.

La buona notizia è che puoi imparare un altro modo di viverle, e tornare padrone della tua vita.

E’ questo che insegno a chi entra nel Percorso #10SettimaneXRipartireDaTe e diamo avvio al Percorso iniziando a smontare la brutta opinione che hai su quell'emozione che ti sta soffocando.

Ricorda che le emozioni non sono nemici da combattere ma un'esperienza preziosa che ti assiste e ti permetteranno di adattarti a ciò che accade nella tua vita... se le ascolti.

E questo non vuol dire essere deboli o lasciarsi controllare dalle emozioni, anzi, ti apre alla possibilità di scegliere come agire.

Te ne parlerò meglio nel prossimo post (quindi attenzione al feed!), intanto dimmi...che ne pensi?

Scrivimi sui miei canali social o clicca qui sotto per richiedere la tua chiamata conoscitiva gratuita da 30 minuti in cui analizzeremo quali emozioni ti stanno bloccando e capiremo se possiamo lavorare insieme alla tua Ripartenza!

Ignorare le tue emozioni è una battaglia persa - Elena Formica

Ignori le tue emozioni? Ecco cosa ti perdi

Anche se pensi di controllarle, si manifesteranno sotto forma di tensioni e contratture, sfoghi con i tuoi cari, sintomi psicosomatici, depressione, spossatezza…

 

Anche se pensi di controllarle, influenzeranno le tue relazioni e il tuo modo di vivere.

 

Le tue emozioni ti INFORMANO su di te e su ciò che stai vivendo, ti GUIDANO verso un’azione affinché tu possa tornare all’equilibrio.

 

Negare a te stesso quell’informazione è come amputare una parte del tuo corpo che ha una funzione e un significato essenziali.

 

Ci sono emozioni che ci spaventano, con cui non vogliamo entrare in contatto, perché chissà “cosa potrebbe succedere” o perché magari non sei sicura di riuscire ad uscire da quel pantano.

 

Come mai?

 

Accade perché abbiamo una storia emotiva, viviamo le nostre emozioni come abbiamo imparato a gestirle nella nostra infanzia.

 

Questo abbiamo visto oggi in sessione con Francesco, un ragazzo che ha da poco iniziato il mio Percorso.

 

Sono apprendimenti fatti in relazione a come le nostre figure di riferimento le hanno vissute, cosa ci è stato permesso di sentire o meno, di esprimere o meno, nel nostro ambiente e socialmente.

 

Significa che – anche se ora è solo un ricordo lontano – c’è stato un momento in cui ci sono state reazioni intorno a te quando hai espresso rabbia, dolore, o tristezza o paura.

 

Tutto questo ha contribuito a creare una sorta di “manuale di istruzioni” rispetto a come vivere certe emozioni così pericolose, le stesse che trovi difficile attraversare oggi.

 

La buona notizia è che puoi imparare un altro modo di viverle, e tornare padrone della tua vita.

 

È questo che insegno a chi entra nel Percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te e diamo avvio al Percorso iniziando a smontare la brutta opinione che hai su quell’emozione che ti sta soffocando.

 

Ricorda che le emozioni non sono nemici da combattere ma un’esperienza preziosa che ti assiste e ti permetteranno di adattarti a ciò che accade nella tua vita… se le ascolti.

 

E questo non vuol dire essere deboli o lasciarsi controllare dalle emozioni, anzi, ti apre alla possibilità di scegliere come agire.

 

 

SE anche tu sei pronta a passare al livello successivo, smettere di farti travolgere dalle emozioni e tornare a padroneggiarle per vivere felice

compila il form e invia la tua candidatura per entrare nel mio percorso.

nella chiamata gratuita di 30 minuti che ti ho riservato, valuteremo insieme se siamo un buon match e come posso aiutarti concretamente a ripartire da te.

dott.ssa elena formica

Pensi di essere “troppo emotiva”?

se pensi che sia un problema, leggi qui

Una delle richieste "tra le righe" che spesso mi arriva da chi mi contatta per iniziare il Percorso è quella di essere "meno emotiva" o eliminare qualche emozione ritenuta spiacevole, come la paura o la rabbia.

Mi accorgo che questa richiesta arriva perchè tante, troppe volte queste persone sono state definite "troppo emotive" da chi le circonda, come se sperimentare anche quel tipo di emozioni fosse un motivo di vergogna o di disagio.

E' una frase che ho sentito spesso anche io nella mia vita, e accidenti se fa male.

Ti senti come in trappola:

come se dovesse predominare sempre la razionalità, a scapito delle regole del cuore.

Eppure tu, quelle cose le senti e non puoi non sentirle.

Spesso chi condanna l'essere emotivo, non intende veramente questo.

Usa questa espressione, emotiva, come sinonimo "politicamente corretto" di suscettibile, veemente, complicata, isterica, disturbata e altre qualità che ricadono nella definizione di "stati d'animo difficili da gestire nella relazione".

Karla McLaren in "Il linguaggio delle emozioni" ride al pensiero che questa frase possa veramente essere detta a qualcuno - e io con lei.

Perchè grazie al mio lavoro so che non c'è un altro modo di esistere, o per lo meno un altro modo che sia altrettanto autentico.

Tutti abbiamo delle emozioni, tutti siamo emotivi, perchè le emozioni sono dannatamente utili alla sopravvivenza umana.

Altrimenti, saremmo dei robot.

Se ti hanno rivolto questa frase, vorrei che tu ti rendessi conto che non c'è niente di sbagliato nell'avere emozioni.

Il contrario di emozionata è "indifferente, noncurante, apatica, distaccata, immobile"...davvero mi stai dicendo che ti piacerebbe essere cosi?

Probabilmente chi sta condannando questo tuo essere "emozionata" è a sua volta in difficoltà, perchè non sa che farci di quelle emozioni che sono emerse nella vostra relazione.

A scuola non ci insegnano cosa fare delle emozioni, e soprattutto come esprimerle e creare relazioni durature e appaganti.

(Ma in compenso sappiamo a memoria la data della conquista dell'America 🤷‍♀️).

Se credi che le tue emozioni siano un ostacolo a vivere una vita felice e realizzata, quello che puoi imparare a fare è

Capire come esprimerle e farle diventare una bussola, una risorsa da usare a tuo vantaggio

Come Francesca che ha da poco finito il Percorso #10SettimaneXRipartireDaTe.

Grazie al lavoro che abbiamo fatto insieme sulle emozioni adesso ha imparato come usarle e, finalmente, ha trovato il coraggio per andare a vivere da sola e affrontare le sue relazioni affettive e lavorative con una nuova consapevolezza che la fa sentire davvero serena e padrona delle sue scelte.

Leggi i dettagli della sua esperienza cliccando qui.

E tu, che ne pensi?

Ti sei mai sentita (o ti hanno fatto sentire) "troppo emotiva"?

C'è qualche emozione che vorresti imparare a gestire meglio in un ambito della tua vita?

Contattami sui social o clicca sul bottone che trovi qui sotto per richiedere la tua Chiamata conoscitiva gratuita di 30 minuti.

In chiamata andremo ad analizzare la situazione che ti blocca, cosi potrò darti il mio feedback personalizzato, oltre a tutti i dettagli che ti servono per capire se sei adatta al percorso e se fa per te in questo momento .

Perchè...

NON PUOI CAMBIARE QUELLO CHE SENTI MA PUOI DIVENTARE UN'EMOZIONATA DI LIVELLO PRO E REALIZZARTI!

Io sono qui con te.

Elena

difficoltà della vita - Elena Formica

Le difficoltà ti arrivano addosso come uno tsunami? Impara a risalire la corrente

Quando le difficoltà e i mille impegni ti arrivano addosso come uno tsunami, riuscire a rimanere salda e felice è davvero un’impresa.

 

È come se fosse impossibile distogliere lo sguardo dall’onda che arriva e cambiare punto di vista è difficile.

 

Con gli altri di solito è più facile, vero?

 

Potrebbe darsi che quello ti riesca benissimo, e che anzi tu venga cercata da amici, colleghi e parenti proprio per questa tua capacità.

 

Ma magari con te stessa, è un casino.

 

Se ti senti bloccata proprio su questo punto, vieni con me.

 

Hai bisogno di muoverti da dove ti trovi, da quello che conosci già, smettendo di dare per scontato che l’onda che vedi davanti a te stia per travolgerti.

 

Quando le persone finiscono il mio Percorso 10 Settimane Per Ripartire Da Te, quello che sentono di aver raggiunto – oltre a una serie di prove concrete di miglioramenti per la propria vita – è la capacità di fronteggiare le difficoltà di tutti i giorni in modo autonomo.

 

Per questo raccontano che è cosi efficace.

 

Alla base di questa capacità, c’è la possibilità di guardare le situazioni da diversi punti di vista.

 

Vuoi provare ad acquisire questa capacità adesso?

 

Leggi qui:

 

Oggi è stata la giornata più brutta di sempre

E non provare a convincermi che

C’è qualcosa di buono in ogni giorno

Perché, se guardi da vicino,

Il mondo è un posto piuttosto malvagio.

Anche se

Un po’ di gentilezza ogni tanto traspare

La soddisfazione e la felicità non durano.

E non è vero che

Sta tutto nella testa e nel cuore

Perché

La vera felicità si ottiene

Solo se la propria condizione è elevata

Non è vero che il bene esiste

Sono sicuro che sei d’accordo che

La realtà

Crea il mio atteggiamento

È tutto fuori dal mio controllo

E nemmeno tra un milione di anni mi sentirai dire che

Oggi è stata una bella giornata

 

Piuttosto deprimente, vero?

 

Adesso cambia punto di vista.

 

Sposta la tua prospettiva e Riparti.

 

Ti hanno insegnato che si legge dall’alto verso il basso (ci insegnano un sacco di cose del genere… essere brava, bella e buona, composta, educata, silenziosa, perfetta…)

 

Per un attimo, smetti di credergli – rinuncia a pensare che possa essere solo così.

 

RIBELLATI A CIÒ CHE È NOTO. AL CONOSCIUTO. AL “SI FA COSI”. AL DATO PER SCONTATO. RESPIRA E RISALI LA CORRENTE.

 

Leggi di nuovo il testo, stavolta dal basso verso l’alto.

 

Una frase alla volta.

 

Vai.

Poi torna qui, ti aspetto.

 

Tutta un’altra musica vero?

 

Ora ti faccio una domanda per metterti in contatto con te stessa.

 

E se tu potessi fare questa stessa cosa con la tua vita?

Che succederebbe?

Quali vantaggi potresti ottenere?

A quali benefici potresti accedere?

 

essere felici è una questione di scelta. di attenzione. di movimento. di cura per te.

SE TI SENTI PRONTA PER USCIRE DALLA TRAPPOLA DELL'ANSIA E VUOI TORNARE A SORRIDERE, LIBERA DAI PESI SUL CUORE E DI NUOVO PADRONA DELLA TUA VITA

la trappola del fare - elena formica

La trappola del fare, fare, fare: come imparare a NON caderci!

Se non la conosci, ecco quello che di solito capita quando caschi in questa voragine:

 

…Ti ritrovi spesso FARE l’ennesima lista dei buoni propositi di tutto quello che intendi fare da settembre in poi, pensando che ti aiuterà ad aumentare la tua produttività e a recuperare del tempo per te?

 

…Ti ritrovi a FARE ordine in ogni angolo della casa, spostando tutto e girando come un criceto sulla ruota per ore intere, con l’obiettivo di vedere tutto bello, preciso, in ordine… E poi sei sempre sommersa dal solito delirio?

 

…Ti ritrovi a FARE diecimila progetti su altrettante agende/file/strumenti online diversi, tutti bellissimi, grandiosi, entusiasmanti… E alla fine non ne hai finito di scrivere nemmeno uno?

 

Insomma, sei sempre lì a FARE FATICA per arrivare alla fine della giornata, ma finisce che ti senti stremata e senza davvero aver concluso niente, non sei appagata ma solo più in confusione.

 

COME SI FA PER INIZIARE A USCIRNE?

 

Seguimi che ti accompagno a guardare i primi passi chiave per riprendere in mano la tua felicità!

 

1. FARE È UNO DEI MIGLIORI ANESTETICI AL SENTIRE LE TUE EMOZIONI E AL PENSARE IN MODO FUNZIONALE

 

È un buon modo per darti l’illusoria sensazione di liberarti dall’ansia e dalle paure che senti.

 

Purtroppo ha un’efficacia limitatissima, a breve termine, e te ne accorgi perché poco dopo senti la spinta a… Indovina un po? Esatto!

 

Fare qualcos’altro!

 

Cerchi di tenerti in movimento, attivo, allenato – chi si ferma è perduto, no? – ma è un movimento a-finalistico, senza uno scopo o una direzione precisa che finisce per risucchiarti.

 

Insomma… Un gioco neanche troppo bello, sicuramente faticoso che.. Dura poco.

 

MA…

 

2. È ANCHE UNO DEI TUOI MIGLIORI ALLEATI, SE IMPARI A RICONOSCERLO COME SEGNALE CHE SEI ENTRATA NEL LOOP

 

Invece di pensarlo come L’UNICO MODO di gestire il tuo tempo e le tue emozioni, puoi cambiare l’uso che ne fai!

 

Puoi considerarlo come un segnale, il segnale che sei entrata nella solita trappola e dirti che… Stavolta ti puoi attivare per disinnescarla!

 

Come?

 

3. RIPARTI DA TE, basandoti su ciò che conta davvero: TU, LE TUE EMOZIONI, LE TUE AMBIZIONI E I TUOI DESIDERI

 

Un pezzettino, ogni settimana, per costruire e favorire la tua crescita! 

 

Questo è quello che propongo alle persone che seguo nel mio Percorso #10SettimaneXRipartireDaTe

 

Lavorando insieme, fianco a fianco, ti aiuto a liberarti dai pesi sul cuore e a prendere in mano le redini della tua vita con un metodo preciso e ben strutturato.

 

Se vuoi leggere le tante testimonianze delle persone che ho aiutato a ritrovare le coordinate della propria felicità, clicca qui!

SE invece è arrivato per te il momento di USCIRE DALLA TRAPPOLA DELL'ANSIA E VUOI TORNARE A SORRIDERE, LIBERA DAI PESI SUL CUORE E DI NUOVO PADRONA DELLA TUA VITA